“In Ucraina l’Ue dovrebbe essere mediatrice ma non neutrale: deve schierarsi, perché si tratta di un Paese europeo, e mandare a Kiev come inviato speciale per la pace un leader come Draghi”. Così Wolfgang Ischinger, architetto della diplomazia nel Vecchio Continente per decenni, ambasciatore tedesco a Washington e Londra, mente e regista della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco. In un colloquio con La Stampa spiega: “L’Unione Sovietica voleva semplicemente mantenere i territori che aveva ottenuto con la seconda guerra mondiale, invece la Russia di oggi è imperialista, punta a cambiare i confini ed espandere la sua influenza attraverso l’uso della forza militare. Così è molto più difficile parlare con la Russia di quanto lo fosse con l’Unione Sovietica all’epoca. Però un dialogo con Mosca bisogna averlo. È cruciale”. Perché “non si può arrivare alla pace senza negoziazioni”. E ancora: “Dal punto di vista europeo l’approccio americano è sbagliato, perché la Casa Bianca si considera un interlocutore neutrale, ma noi non possiamo essere neutrali: dobbiamo essere di parte perché l’Ucraina è un Paese europeo la cui sovranità continua a essere costantemente minata dalla Russia. Quindi dobbiamo essere mediatori ma non neutrali”. Il primo passo dell’Unione europea dovrebbe essere “nominare un inviato speciale in Ucraina. Avrebbe dovuto farlo molto tempo fa. Una persona come Mario Draghi. Oppure l’ex presidente della finlandia Sauli Niinistö. E la domanda da porci prima di tutto è: che tipo di format di negoziazione vogliamo creare?”.