Usa fuori controllo: più carbone e data center, emissioni energetiche in aumento

È questo il quadro che emerge dalla 'Statistical Review of World Energy' dell’Energy Institute, realizzato con Ember e il supporto di Kearney e Kpmg

emissioni industriali

Le emissioni globali del settore energetico tornano a crescere e ridisegnano gli equilibri tra i grandi emettitori. La novità non è solo l’aumento, ma la sua concentrazione geografica: gli Stati Uniti da soli contribuiscono a oltre un terzo della crescita mondiale (36%), superando Cina e India messe insieme e riportando il carbone al centro della generazione elettrica proprio mentre la transizione energetica accelera altrove.

È questo il quadro che emerge dalla ‘Statistical Review of World Energy’ dell’Energy Institute, realizzato con Ember e il supporto di Kearney e Kpmg. Le emissioni globali del settore energetico sono aumentate dell’1,1%, a 35,8 miliardi di tonnellate di CO2 (e fino a circa 41 miliardi includendo metano e gas flaring). Negli Stati Uniti la crescita è stata del 3,2%, spinta da un aumento del 13% della produzione elettrica da carbone. Cina e India restano su ritmi molto più contenuti, rispettivamente +0,3% e +0,9%.

Il punto centrale non è la variazione annuale in sé, ma il contesto in cui si inserisce. La domanda globale di energia continua a battere record: +1,7% nel 2025, con tutte le principali fonti ai massimi storici per il secondo anno consecutivo. E per la prima volta fuori da una fase recessiva, la crescita della domanda è stata intercettata soprattutto dalle rinnovabili, con il solare in aumento del 30% e le fonti low-carbon che hanno superato il carbone nella nuova capacità installata.

Nick Wayth, amministratore delegato dell’Energy Institute, descrive un sistema “a un punto di svolta”, segnato da domanda record, accelerazione delle tecnologie pulite e divergenze regionali sempre più evidenti. Ma il messaggio implicito del rapporto è più critico: la transizione avanza, ma non abbastanza velocemente da invertire la traiettoria delle emissioni.

Il nodo sta nella struttura della domanda mondiale. L’elettricità cresce del 3% annuo, più rapidamente del consumo energetico complessivo, sostenuta da veicoli elettrici, data center e intelligenza artificiale. Solo i data center hanno consumato 788 TWh nel 2025, con il 40% concentrato negli Stati Uniti. In questo quadro, anche la forte crescita del solare americano (+28%) non riesce a compensare il ritorno del carbone nel mix di generazione.

La frattura geografica è altrettanto evidente. L’Asia-Pacifico resta il principale emettitore mondiale con il 54% delle emissioni del settore energetico, ma la crescita recente si sposta altrove: il Nord America segna +2,7%, secondo incremento regionale più alto, interrompendo un trend di riduzione durato oltre dieci anni. Aditya Lolla di Ember parla di un sistema energetico sempre più “frammentato”, in cui sicurezza energetica, costi e clima pesano in modo simultaneo sulle decisioni politiche. Wafa Jafri di KPMG evidenzia invece lo spostamento strutturale dell’offerta petrolifera verso le Americhe, ormai stabilmente sopra il Medio Oriente.