Concordato preventivo, nuovo ravvedimento speciale

La misura estende la copertura anche al 2023

l nuovo ravvedimento speciale introdotto dal decreto Omnibus si rivolge a una platea ristretta di contribuenti: possono accedervi solo coloro che decidono di rinnovare l’adesione al Concordato preventivo biennale (CPB) per il periodo 2026-2027, dopo aver aderito al precedente accordo per il biennio 2024-2025.
La nuova misura riguarda i periodi d’imposta dal 2020 al 2023 e introduce una possibilità particolarmente rilevante: estendere la copertura anche al 2023, anno che è stato utilizzato per elaborare la prima proposta di concordato.
“L’adesione consente di escludere le rettifiche sul reddito d’impresa e di lavoro autonomo – sottolinea Fedele Santomauro, consigliere d’amministrazione della Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili – effettuate attraverso determinate forme di accertamento, oltre agli accertamenti presuntivi ai fini IVA. Restano fuori dalla protezione le procedure di controllo automatizzato e formale delle dichiarazioni, il recupero dei crediti d’imposta e gli accertamenti sintetici o basati sul redditometro”.
L’elemento più significativo della nuova misura riguarda proprio il periodo d’imposta 2023, sul quale era stata elaborata la proposta di concordato 2024-2025.
“La possibilità di includere il 2023 consente di neutralizzare le rettifiche che potrebbero mettere a rischio il concordato 2024-2025 e, di conseguenza – conclude Santomauro – anche il precedente ravvedimento speciale riferito alle annualità 2018-2022”.
Per chi rinnova il concordato per il biennio 2026-2027 e aderisce al ravvedimento per il 2023, la nuova misura diventa quindi uno strumento per consolidare la prima edizione del CPB e la relativa regolarizzazione fiscale.