Punte di 570millimetri di pioggia, onde alte fino a 9,7 metri e raffiche di vento a oltre i 120 chilometri orari. Il ciclone Harry non si placa e mette in ginocchio l’Italia del Sud, la Sicilia, la Calabria e la Sardegna in particolare. Sono stati oltre milleseicento gli interventi dei vigili del fuoco in tre giorni, oltre mille solo in Sicilia.
Il governo si mobilita. Nei prossimi giorni il ministro della Protezione civile Nello Musumeci e il Capo Dipartimento Ciciliano andranno nelle aree colpite per individuare, insieme ai presidenti delle Regioni, le azioni necessarie al superamento dell’emergenza. “Sosterremo le comunità che hanno subito danni“, garantisce Giorgia Meloni, che riferisce di seguire con attenzione, in costante contatto con Musumeci, l’evoluzione dell’eccezionale ondata di maltempo. Meloni si dice “particolarmente vicina” alle comunità colpite e raccomanda di seguire le indicazioni delle autorità locali, “evitando ogni esposizione al rischio”.
Anche Matteo Salvini sta seguendo con “grande attenzione” gli effetti del maltempo, soprattutto rispetto alle ricadute sulle infrastrutture. Dal Question Time della Camera, il ministro porta la vicinanza di tutto il governo alle popolazioni coinvolte nella catastrofe. Le ultime notizie, informa, danno l’interruzione alla tratta ferroviaria Messina-Catania-Siracusa, un tratto chiuso dalla metropolitana di Cagliari, in ripresa la linea ferroviaria fra Battipaglia e Paola e chiusa anche la Sulcitana, la Statale nel tratto fra Cagliari e Capoterra. Tutte e tre le Regioni hanno chiesto lo stato di emergenza: “Conto che saremo veloci e solerti a intervenire in queste situazioni di emergenza“, scandisce.
Non è ancora il momento di fare la conta dei danni, secondo Musumeci, ma di “vigilare sulla corretta applicazione di ogni condotta responsabile”. Quando saranno rientrate le condizioni di pericolo, garantisce, “penseremo al resto e il governo Meloni sarà anche stavolta vicino alle regioni colpite”.
Il conto però lo fa il governatore della Sicilia, Renato Schifani, e lo stima per centinaia di milioni di euro. Per tutta la notte scorsa, dalla sala operativa, il capo della Protezione civile regionale Salvo Cocina ha coordinato gli interventi sui territori interessati. Ora si iniziano a raccogliere le segnalazioni e le prime valutazioni sui danni materiali: “Stanno arrivando le notizie sui danni che, purtroppo, sono molto gravi su oltre 100 chilometri di litorale ionico”, riferisce il governatore. Strade litoranee, stabilimenti turistici e balneari, abitazioni e strutture portuali: da quanto emerso da una prima valutazione “siamo già nell’ordine di oltre mezzo miliardo di euro”, afferma. Per domani Schifani ha convocato una seduta straordinaria della giunta per deliberare lo stato di crisi di emergenza regionale e chiedere al governo centrale la dichiarazione di emergenza nazionale.
E’ più ottimista Roberto Occhiuto: “Secondo le previsioni, il peggio dovrebbe essere ormai alle spalle, e nelle prossime ore le condizioni meteo dovrebbero gradualmente tornare alla normalità”, afferma. Non si registrano né vittime né feriti: fondamentali, per Occhiuto, “il tempestivo lavoro di informazione e le misure di prevenzione adottate nei giorni precedenti l’arrivo della tempesta”. La macchina dei soccorsi ha funzionato, nelle prossime ore inizierà la conta dei danni. Il governo regionale è pronto a chiedere lo stato di emergenza nazionale e valuterà tutte le iniziative necessarie da intraprendere, con risorse nazionali e comunitarie, per “risollevarci insieme nel migliore dei modi e nel più breve tempo possibile”.
La presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, sente Salvini per aggiornarlo sull’impatto del ciclone e resta in contatto con la protezione civile e gli amministratori locali più colpiti per “affrontare insieme le criticità che stanno emergendo”: “Tutte le strutture operative sono al lavoro”.