Leonardo aggiorna il piano industriale: previsti 142 miliardi di ordini al 2030

Cingolani: Guardiamo a un maggiore consolidamento del ruolo di player high-tech della sicurezza globale

Il portafoglio è il più ampio del panorama internazionale e punta tutto sulla tecnologia. Per questo e per il contesto che evolve, Leonardo aggiorna il Piano industriale al 2030 e parla di crescita in ordini e ricavi.

Sono previsti ordini cumulati per 142 miliardi (con un ritmo di crescita media annua da qui a fine piano del 6,1%) e ricavi cumulati per 126 miliardi (con un incremento medio annuo del 9%).

Le stime parlano di un rialzo del budget della sicurezza globale da 0,4 trilioni di dollari l’anno del 2020 a oltre 1 trilione di dollari nel 2030 con un incremento anche dell’impatto economico del cyber crime. Leonardo conta di raggiungere i 32 miliardi di ordini nel 2030 (25 miliardi sono stati raggiunti alla fine di quest’anno), 30 miliardi di euro di ricavi nel 2030, con un Ebita di 3,59 miliardi e un free cash flow operativo raddoppiato a 2,06 miliardi (1,11 miliardi nel 2026).

Due, spiega l’ad e dg Roberto Cingolani, sono principalmente i motori di crescita: la capacità di integrare le tecnologie nel Michelangelo Dome e l’utilizzo delle tecnologie per la sicurezza globale. Il collante dell’azienda, “l’anima di tutte le piattaforme”, sono gli elementi elettronici, oltre che aver guardato in alto, puntando sullo spazio.

La piattaforma multidominio Michelangelo Dome è il cuore degli asset, con competenze su aria, terra, mare, spazio e cyber. Si stima che possa sbloccare 21 miliardi di euro di nuove opportunità di business nel prossimo decennio, di cui 6 miliardi tra il 2026 e il 2030 e altri 15 miliardi tra il 2031 e il 2035, con ricadute attese su elettronica, cyber, droni, piattaforme ad ala fissa e rotante, integrazione di piattaforme, HPC/AI e nuovi sistemi spaziali. Al momento, Leonardo sta realizzando il primo componente dello scudo per “i nostri amici in Ucraina”, spiega Cingolani, precisando che sarà testato e consegnato entro la fine dell’anno.

Il gruppo, negli ultimi anni, ha accelerato la digitalizzazione a un ritmo senza precedenti, sviluppando una capacità di calcolo ad alte prestazioni. Sono 2mila gli ingegneri che operano con l’intelligenza artificiale e più di 100 gli sviluppatori di codici. Un investimento che ha permesso, a caduta, di aumentare i servizi nelle diverse piattaforme. Il comparto è indispensabile anche per il futuro: “Ci sarà un enorme bisogno di contrastare le guerre ibride“, avverte Cingolani. Ma non solo. Nel salto dalla semplice difesa alla sicurezza globale, bisognerà proteggersi dalle catastrofi naturali e dalle ricadute delle crisi in termini di sicurezza alimentare ed energetica.

Per la difesa dei raccolti, ad esempio, Leonardo ha investito 170 milioni. “Il mercato globale dell’agricoltura dovrebbe raggiungere i 40 miliardi nel 2030, mentre quello europeo è pari a 13 miliardi. È un obiettivo decisamente ambizioso”, osserva Cingolani. Una sala di controllo monitora l’agricoltura smart con droni a risoluzione di 10 centimetri sulla singola coltura, per verificare la presenza di una malattia: “Questo evita, ad esempio, di spargere grandi quantità di sostanze chimiche sul campo coltivato, perché si può procedere con un’agricoltura di precisione coltura per coltura senza alcun inquinamento aggiuntivo”, spiega l’ad.

Quanto alle catastrofi climatiche, secondo le Nazioni Unite in 10 anni è stato speso un trilione per eventi che si potevano prevedere. In questo caso, il mercato è da 20-50 miliardi, quello globale in Europa si aggira intorno ai 55 miliardi. “Abbiamo un programma che è stato lanciato – chiarisce l’ex ministro dell’Ambiente -. C’è una sala di controllo per il monitoraggio globale, ci sono diversi attori”. Anche in questo caso, occorrono droni, satelliti, elicotteri cibernetici. “Abbiamo realizzato tutto quello che avevamo pianificato nel primo Piano Industriale, oltre ogni previsione”, rivendica l’ex di Fincantieri, ricordando che oggi il Leonardo può contare su un vantaggio competitivo che “vantano in pochi e siamo in grado di sviluppare prodotti e soluzioni per rispondere alle minacce future”. Il piano guarda a un maggiore consolidamento del ruolo di player high-tech della sicurezza globale e il gruppo si presenta ai mercati come una realtà industriale “unica” e forte del recente lancio del Dome, che contribuirà alla costruzione di capacità “sovrane e interoperabili”. Un’architettura di difesa integrata e aperta, progettata per rispondere a uno scenario in cui “le minacce alla sicurezza sono sempre più ibride e richiedono soluzioni nuove e pienamente interconnesse”.