
Il settore aerospaziale italiano non si ferma e mette a segno numeri da record, con una crescita che conferma la centralità del comparto per tutta l’economia nazionale. I dati emergono dalla prima mappatura della filiera presentata oggi a Roma al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Il lavoro, frutto della sinergia tra il Cluster Tecnologico Nazionale Aerospazio e Confindustria, restituisce l’immagine di un ecosistema solido che nel 2024 ha generato un fatturato complessivo di 21,4 miliardi di euro. Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy, osserva con soddisfazione i risultati: “L’industria aerospaziale italiana ha oltre 300 imprese, 56.000 addetti, è un pilastro strategico che genera circa 13 miliardi di euro di fatturato, in continua crescita“. Il settore combina ricerca avanzata, difesa e tecnologie spaziali, tanto da garantire una presenza a 360 gradi in tutte le attività. “Il settore ha un profilo tecnologico e di conoscenza molto elevato, genera un valore aggiunto per addetto significativamente superiore a quello dell’industria italiana in generale (+65%)“, spiega il ministro.
I numeri indicano un balzo in avanti impressionante specialmente per lo spazio, che rispetto al 2021 vede il fatturato salire del 63%, con un passaggio da 1,9 a 3,1 miliardi di euro. Anche l’aeronautica corre e segna un aumento ‘solo’ del 30%, fino a quota 18,3 miliardi. La forza del sistema Italia risiede nella sua completezza, dato che la filiera copre ogni livello, dai grandi integratori fino ai fornitori di componenti. Secondo Urso lo spazio “non è solo un settore industriale, ma un asse portante e strategico su cui costruire la competitività, la sicurezza e la sovranità tecnologica del nostro Paese“. E’ il comparto che più di altri può ispirare le nuove generazioni. “Il fatto stesso che l’Italia si sia conquistata un posto nella Luna, con due astronauti che saranno i primi europei a camminare sul nostro satellite, ci fa capire come siamo tornati protagonisti nella nuova avventura dell’uomo oltre la Terra“, sottolinea il ministro. Esiste inoltre la possibilità di realizzare la “casa del Made in Italy” dove vivranno i primi esploratori. Quanto alla distribuzione geografica delle aziende, tutta la penisola è unita dalle alte tecnologie.
Campania, Lazio, Lombardia e Piemonte concentrano la maggior parte degli addetti. Per Urso, la mappatura “dimostra peraltro con la forza dei numeri che lo Spazio appartiene a tutti gli italiani, unisce la Penisola“. Il comparto genera infatti valore e occupazione qualificata sia al Nord che al Sud, con un sistema maturo che fa dello spazio un fattore di coesione. Il ministro è certo: “Abbiamo tutte le carte in regola per affermarci tra i protagonisti della nuova era dell’esplorazione spaziale, fondata su una presenza umana stabile e duratura sulla Luna“. Sul fronte istituzionale l’impegno finanziario è in fondo massiccio: “Il 2025 è stato un anno di lavoro concreto. Abbiamo approvato un primo pacchetto di progetti UE-Italia importanti: 45 progetti per un valore complessivo dell’ordine di 1,5 miliardi“. L’Italia risulta infatti il secondo contributore dell’Agenzia Spaziale Europea in rapporto al Pil, con un impegno di 3,5 miliardi di euro. “Secondo contributore, in rapporto al proprio PIL, tra i Paesi dell’Agenzia Spaziale“, precisa il ministro.
La protezione degli assetti e l’autonomia decisionale restano ora priorità assolute, specialmente in un contesto geopolitico instabile. “Le cornici nazionali ed europee – ribadisce Urso – indicano un percorso: accesso autonomo allo spazio, protezione degli assetti satellitari, utilizzo efficace dei dati di osservazione a terra, di cui noi siamo leader mondiali“. Per questo il ministro ha incalzato la Commissione Europea per una legge spaziale che rafforzi le prerogative nazionali: “Ad ogni strategia devono corrispondere strumenti operativi, processi decisionali più rapidi e flessibili“. Il governo assicura il massimo sostegno alle imprese che puntano sull’innovazione: “Il nostro impegno è chiaro, lo si è manifestato in questi tre e più anni di lavoro: sostenere chi investe, chi innova e crea lavoro qualificato e rafforza la posizione dell’Italia nelle catene del valore strategico“.
Giorgio Marsiaj, delegato per l’Aerospazio di Confindustria, conferma che i dati evidenziano un settore solido e competitivo. Anche Cristina Leone, presidente del CTNA, ribadisce che il settore integra industria e ricerca e rappresenta un pilastro della crescita del Made in Italy. L’Italia non resta a guardare. “È pronta a guidare questa nuova frontiera dell’umanità“.