
Contratti per un valore di “oltre 50 miliardi” per l’industria della difesa. Oltre agli investimenti da 40 miliardi per la piattaforma anti-droni. Alla vigilia del vertice Nato, gli Alleati hanno iniziato a svelare accordi per la fornitura di armi del valore di decine di miliardi di dollari, ribadendo il messaggio che stanno ascoltando le richieste degli Stati Uniti di aumentare la spesa per la difesa dell’Europa.
Tra musiche allegre e video accattivanti, durante il Defence Industry Forum, il Segretario Generale della Nato, Mark Rutte, ha annunciato una serie di iniziative e accordi, mentre la somma dei valori dei vari accordi veniva proiettata su uno schermo. Ha invocato una “rivoluzione” dell’industria della difesa in tutta l’Alleanza, mettendo in guardia contro le ingenti spese militari della Russia, così come di Cina, Corea del Nord e Iran. “Non abbiamo il lusso del tempo. Abbiamo bisogno di capacità ora per garantire di rimanere pronti. La situazione della sicurezza lo esige”, ha affermato Rutte. “Il ronzio dei macchinari deve trasformarsi in un ruggito”.
“Questa è la piattaforma che riunisce la NATO e l’industria. È l’occasione per mostrare le capacità e l’innovazione sviluppate dalle nostre industrie in tutta l’Alleanza. E oggi abbiamo davvero molto da mostrare”, ha annunciato richiamando gli impegni assunti al vertice dell’Aia del 2025, vale a dire destinare entro il 2035 il 5% del Pil alla sicurezza e alla difesa e di incrementare in modo significativo la produzione industriale. “Un anno fa gli Alleati hanno deciso di investire molto di più nella difesa. Oggi, ad Ankara, un anno dopo, stiamo già producendo risultati concreti”, ha affermato, sottolineando come il Forum rappresenti il passaggio dalla pianificazione all’attuazione.
Il settore della difesa europeo è stato spesso criticato per la sua frammentazione, la burocrazia eccessiva e le rivalità tra aziende e paesi. Ciò ha reso l’Europa più dipendente dagli acquisti di armi dagli Stati Uniti. La debole crescita economica e la necessità di mantenere generosi sistemi di welfare statale hanno inoltre reso più difficile giustificare le spese per la difesa in Europa. Gli annunci di contratti “da miliardi di dollari” fanno seguito alle frequenti critiche di Trump all’Europa per l’insufficiente contributo alla difesa e l’eccessiva dipendenza dagli Stati Uniti per la sua difesa attraverso la Nato, che protegge il continente sin dai primi anni della Guerra Fredda. Lo stesso Trump ha ribadito il messaggio in un video di anteprima della sua visita su Truth Social, esortando l’Europa a spendere di più per la propria difesa.
Secondo quanto trapela, quindi, gli alleati al forum della Difesa hanno firmato contratti per un valore di “oltre 50 miliardi” legati sia ad appalti “multinazionali sia nazionali”. Si tratta, come annunciato da Rutte, del più ampio pacchetto coordinato di programmi industriali degli ultimi anni, destinato a rafforzare simultaneamente superiorità aerea, sorveglianza, spazio, difesa missilistica, artiglieria, logistica strategica e produzione industriale. A questo, si aggiunge l’iniziativa ‘Nato drone edge’ per “costruire solide difese anti-drone” con investimenti fino a 40 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni e un aumento dello staff competente nel settore. “La Nato sta ampliando la sua capacità di schierare e operare droni su larga scala e, allo stesso tempo, sta creando solide risorse finanziarie per contrastare i droni, al fine di rilevarli, identificarli e neutralizzarli – ha spiegato il segretario generale – Così proteggiamo il nostro miliardo di persone da tutte le minacce rappresentate dai droni e oggi lanciamo la Nato Drone Edge Initiative. Attraverso questa iniziativa, gli alleati investiranno oltre 40 miliardi di dollari in capacità anti-drone nei prossimi cinque anni, poiché tali capacità richiedono personale qualificato per il loro utilizzo”. Di fatto, ha aggiunto, “gli alleati si impegnano inoltre ad addestrare un numero di operatori di droni cinque volte superiore nelle proprie forze armate entro la fine del 2027. La Nato supporterà gli alleati in vari modi per il raggiungimento dei loro impegni, a partire dal lancio di un mercato di equipaggiamenti anti-drone”.
Nel dettaglio, nel settore aerospaziale l’Alleanza ha annunciato la futura acquisizione congiunta di velivoli Saab GlobalEye, destinati a sostituire progressivamente parte della flotta AWACS Boeing E-3, introducendo una capacità di sorveglianza multidominio in grado di controllare simultaneamente spazio aereo, superficie terrestre e ambiente marittimo, con prestazioni avanzate contro sciami di droni, missili balistici e cruise. Parallelamente Danimarca, Finlandia, Germania e Norvegia hanno avviato il programma per l’acquisizione di fino a cinque MQ-4C Triton, destinati a rafforzare la componente ISR della NATO con una sorveglianza persistente delle grandi aree marittime, in particolare nell’Artico e nell’Alto Nord, integrando il sistema AGS già operativo da Sigonella.
Sul fronte della mobilità strategica, gli Alleati hanno annunciato la consegna del decimo Airbus A330 MRTT della flotta multinazionale, mentre sette Paesi hanno dato vita a un nuovo progetto comune basato sull’Airbus A400M, estendendo il modello di “pooling and sharing” già sperimentato con successo per i tanker europei.
Lo spazio rappresenta un altro dei principali assi di sviluppo. Otto Paesi hanno lanciato HALO (Hybrid Alliance Layered Operations in Space), iniziativa destinata a integrare i satelliti militari nazionali in una costellazione interoperabile capace di assicurare comunicazioni, intelligence e tracciamento missilistico. Contestualmente il Canada è entrato nel programma STARLIFT, la Spagna ha aderito all’Alliance Persistent Surveillance from Space, mentre la Turchia ha annunciato nuovi satelliti ad alta risoluzione, piattaforme LEO per comunicazioni militari e sistemi radar di allerta precoce. Nel dominio terrestre la NATO ha avviato il progetto GENIFR, che punta a sviluppare un munizionamento standardizzato da 155 millimetri completamente interoperabile tra gli Alleati, riducendo tempi e costi produttivi. Sei Paesi, tra cui l’Italia, hanno inoltre lanciato un programma comune dedicato alle capacità di attacco terrestre a lungo raggio, comprendente nuovi missili e lanciatori, mentre la NSPA ha firmato ulteriori contratti quadro per l’approvvigionamento di munizionamento da 155 mm e munizioni circuitanti. Particolare rilievo assume infine la dimensione industriale. Dodici Alleati, Italia compresa, hanno dato vita al progetto sulle materie prime critiche, volto a mettere in sicurezza le catene di approvvigionamento della difesa.
Contestualmente sono stati presentati NATO Front Door for Industry e NATO Engine, strumenti destinati a integrare la produzione industriale transatlantica e a trasformare il nuovo obiettivo del 5% del Pil destinato alla difesa in capacità militari concretamente disponibili. Nel loro insieme, gli annunci di Ankara delineano una NATO che non punta soltanto ad acquistare nuove piattaforme, ma a costruire un ecosistema industriale permanente capace di produrre più rapidamente, in modo interoperabile e su scala multinazionale, le capacità richieste dal mutato scenario strategico.