
Da Taranto fino a Genova, passando per Novi Ligure e Racconigi, i lavoratori dell’ex Ilva si sono fermati oggi per la prima giornata di mobilitazione nazionale. Lo sciopero di 24 ore, indetto da Fim, Fiom, Uilm e Usb, nasce dal rifiuto del blocco delle attività annunciato dalla gestione commissariale. Nei giorni scorsi Acciaierie d’Italia ha infatti deciso di fermare la produzione nell’area a caldo di Taranto e di sospendere gli stabilimenti di Genova e Novi Ligure dal prossimo 15 novembre. Un provvedimento contestato dalle sigle sindacali, pronte a proseguire la protesta se non arriveranno adeguate risposte istituzionali.
Nel capoluogo jonico le maestranze hanno organizzato assemblee e bloccato la strada statale 106. Francesco Brigati, segretario generale della Fiom Cgil Taranto, accusa il governo: “I lavoratori non possono pagare le scelte sbagliate della politica. Il governo non pensi di risolvere la situazione solo con la cassa integrazione. Servono garanzie e interventi straordinari“. E così Luigi Bennardi, segretario Uilm Taranto: “Abbiamo bloccato le strade per farci riascoltare dalle istituzioni. La politica deve scoprire le carte e chiarire quali decisioni intende prendere“.
In una nota congiunta, i leader nazionali Ferdinando Uliano (Fim), Michele De Palma (Fiom) e Davide Sperti (Uilm) sottolineano il successo dello sciopero: “La riuscita delle astensioni dal lavoro è stata straordinaria. Alle istituzioni e ai commissari chiediamo di reperire bramme e coils sul mercato per riattivare le lavorazioni a freddo. Servono manutenzioni adeguate e una regia pubblica a Palazzo Chigi, non ci fermeremo senza un confronto mirato“. De Palma aggiunge: “Non si può attendere l’esito dei ricorsi o gare infinite. Occorre una società pubblica per attuare la transizione ecologica e salvaguardare il reddito di tutti”.
A Genova la mobilitazione ha visto sfilare centinaia di tute blu guidate dai rappresentanti cittadini. Stefano Bonazzi, segretario generale della Fiom Genova, chiede il ritiro immediato del piano commissariale: “Chiediamo la cancellazione della lettera che fissa la chiusura a novembre e l’arrivo dei rotoli di acciaio per garantire le attività, evitando il ricorso agli ammortizzatori sociali“.
Al corteo ha presenziato anche la sindaca di Genova, Silvia Salis: “Qui ci sono lavoratori altamente qualificati e un mercato pronto ad assorbire il prodotto. Mancano le materie prime, che possono essere reperite sul mercato internazionale. Fermare la fabbrica sarebbe un’assurdità“. Dello stesso avviso il presidente della Regione Liguria, Marco Bucci: “Fermare Cornigliano e Novi Ligure è irrazionale. Ho sollecitato i rappresentanti del governo affinché autorizzino l’acquisto di semilavorati destinati agli impianti locali. La situazione di Taranto segue dinamiche giudiziarie differenti che non devono penalizzare l’intera filiera“.
La vertenza accende ancora il confronto politico. I deputati liguri dem (Valentina Ghio, Alberto Pandolfo e Luca Pastorino) denunciano l’assenza di programmazione: “Non possiamo permettere che una realtà fondamentale per il territorio venga fermata per mancanza di risorse primarie“. I responsabili nazionali Pd, Antonio Misiani, Maria Cecilia Guerra e Andrea Orlando, rimarcano: “Serve la presa in carico diretta dell’azienda da parte dello Stato, un piano di decarbonizzazione con forni elettrici e la certezza dei redditi“.
Per la senatrice Iv, Annamaria Furlan, l’assenza di una politica industriale “è inaccettabile, spegnere gli stabilimenti del nord rappresenta un danno gravissimo per l’intera economia nazionale“. Il leader Avs, Angelo Bonelli, ricorda la questione ambientale: “Taranto resta imprigionata nel ricatto tra occupazione e tutela della salute, serve una riconversione ecologica concreta come avvenuto in altri distretti europei“. Ilaria Cavo, deputata Nm, chiede unità di intenti: “Servono approvvigionamenti dedicati per tutelare l’eccellenza produttiva genovese in attesa degli sviluppi giudiziari, garantendo al contempo il percorso di rilancio avviato dalle norme governative“.