
Da un lato, c’è il prezzo del gas europeo che oggi ha invertito bruscamente la rotta, con il contratto di riferimento Ttf scambiato ad Amsterdam che cede l’8,5% e scende a 86,7 euro/MWh. A pesare sono le speranze di una soluzione diplomatica del conflitto tra Stati Uniti e Iran, dopo i segnali di apertura arrivati da Washington e Teheran. Dall’altro ci sono i dati di Arera: a ottobre la bolletta dei circa 2,3 milioni di clienti ancora nel Servizio di tutela della vulnerabilità è aumentata del 9,1% rispetto a settembre, cioè 176,80 centesimi di euro per metro cubo. Le quotazioni del gas all’ingrosso, infatti, come spiega l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, hanno subito “un deciso rialzo” e il prezzo della sola materia prima gas è pari a 88,36 euro/MWh.
“Un record storico”, denuncia Marco Vignola, vicepresidente dell’Unione Nazionale Consumatori, secondo il quale il Governo Meloni “continua, purtroppo, a non fare nulla per aiutare gli italiani a pagare queste bollette astronomiche”. Secondo lo studio dell’Unc, per il nuovo cliente tipo che consuma 1100 metri cubi di gas, il +9,1% significa spendere poco meno di 163 euro in più su base annua, nell’ipotesi di prezzi costanti per i prossimi 12 mesi. La spesa totale annua (cioè dal 1° ottobre 2026 al 30 settembre 2027) decolla così, per i vulnerabili, a 1944,80) euro che, sommati agli 869 euro della luce, “determinano una stangata complessiva annua pari a 2.814 euro”.
Per il Codacons si conferma “la stangata sui consumi energetici degli italiani”, anche perché rispetto a ottobre 2025 le tariffe del gas per i vulnerabili “risultano più elevate del +68%, pari ad un aggravio di spesa da +787 euro a utenza su base annua”. L’aumento di ottobre, ricorda invece Assoutenti, è il “sesto consecutivo” e aggrava la spesa energetica dei soggetti più fragili. “Si tratta di un vero e proprio allarme in vista dei prossimi mesi, quando cioè aumenteranno i consumi di Gas da parte delle famiglie”, dice il presidente Gabriele Melluso.
Da Ecomondo, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, punta il dito contro “scelte storiche ultra-decennali, non imputabili a un singolo governo”, che hanno portato il nostro Psese a una “dipendenza nefasta” dall’estero anche sul fronte del gas. “Noi dipendiamo da cosa succede nel Golfo Persico. Noi abbiamo avuto oscillazioni del prezzo del gas per uno sciopero in Australia un anno fa. Devo dire che purtroppo quindi il Golfo Persico è quello che determina prezzo del gas a livello europeo, non mondiale”, sottolinea il titolare del Mase, spiegando che “è una legge di mercato ordinaria: l’offerta cala del 20% e la domanda aumenta perché si fa scorta, quindi il prezzo” del gas “è altissimo”. Ma il gas per l’Italia, spiega Pichetto, “è anche l’indicatore del prezzo dell’energia elettrica. E automaticamente gas a prezzo alto significa energia elettrica a prezzo più alto. Ecco qual è la nostra questione”. Da qui, la necessità di arrivare al disaccoppiamento che “determina la possibilità di far crescere le rinnovabili che hanno ormai un costo e un prezzo molto più basso”.