Investimenti per 1 trilione di dollari legati all’IA nel 2026: Bce teme contraccolpo su eurozona
Gli economisti di Francoforte avvertono che le grandi rivoluzioni tecnologiche seguono lo stesso percorso: forte crescita degli investimenti, rialzo delle quotazioni e, successivamente, una correzione

L’intelligenza artificiale sta alimentando un’enorme ondata di investimenti e ha spinto le valutazioni azionarie a livelli che, secondo la Bce, meritano attenzione. In un’analisi pubblicata sul blog, gli economisti di Francoforte avvertono che le grandi rivoluzioni tecnologiche hanno spesso seguito lo stesso percorso: forte crescita degli investimenti, rialzo delle quotazioni e, successivamente, una correzione.
Negli Stati Uniti il rapporto Cape, uno degli indicatori utilizzati per valutare le azioni in rapporto agli utili di lungo periodo, è vicino ai massimi storici. Per la Bce non significa che i prezzi siano necessariamente irrazionali. Quando una tecnologia ha un potenziale di crescita molto elevato e difficile da quantificare, valutazioni importanti possono essere giustificate. Il problema arriva quando la tecnologia si diffonde: il rischio, inizialmente concentrato su poche imprese, può estendersi al resto dell’economia. Gli investitori possono allora chiedere un premio maggiore e le valutazioni possono ridursi.
La questione riguarda anche l’area euro, soprattutto per l’esposizione indiretta ai grandi titoli tecnologici americani. Secondo la Bce, le famiglie dell’area detengono circa 440 miliardi di euro nei titoli tecnologici statunitensi dei ‘Magnifici Sette’ (Apple, Microsoft, Alphabet (Google), Amazon, Nvidia Meta, Tesla) attraverso fondi comuni ed Etf. A questi si aggiungono le esposizioni di assicurazioni e fondi pensione. Un forte ribasso di Wall Street potrebbe quindi arrivare anche in Europa attraverso i fondi. Una fase di riscatti potrebbe costringere gli intermediari a vendere attività, aumentando la pressione sui prezzi. Per questo una correzione dei Magnifici Sette, osservano gli economisti della Bce, non sarebbe un problema limitato ai loro azionisti.
L’area euro parte però da valutazioni più basse rispetto agli Stati Uniti e ha una presenza molto più contenuta dei titoli tecnologici nei principali indici. Anche i fondamentali del settore Ict appaiono diversi da quelli della fase della bolla dot-com: la Bce segnala una crescita di produttività e margini e una diffusione sempre più ampia dell’IA nelle imprese. Nell’ultimo decennio gli investimenti digitali dell’area euro sono aumentati di oltre tre volte rispetto alla crescita cumulata del Pil.
A dare la misura della corsa al capitale arriva Goldman Sachs Research. Secondo gli analisti, nel 2026 gli investimenti mondiali legati all’IA raggiungeranno circa 1.000 miliardi di dollari, 581 miliardi dei quali negli Stati Uniti. Dal 2022 gli investimenti cumulati arriveranno a circa 1.800 miliardi entro la fine dell’anno. Joseph Briggs, co-responsabile del team Global Economics di Goldman Sachs Research, prevede inoltre che la spesa in IA negli Usa salga dall’1,8% del Pil nel 2026 al 2,5% nel 2027 e al 2,8% nel 2028.
Per ora non ci sono segnali evidenti di frenata. Gli indicatori seguiti da Goldman Sachs, dagli ordini di macchinari per i semiconduttori in Asia ai prezzi delle memorie e delle GPU, restano elevati. Il tema sollevato dalla Bce non è quindi sapere quando finirà il boom dell’IA, né sostenere che i mercati siano già in una bolla. Il punto è quanto a lungo utili e produttività potranno crescere abbastanza da sostenere le valutazioni raggiunte. Una correzione non è prevedibile nei tempi, ma se arrivasse avrebbe effetti che, dai mercati americani, potrebbero estendersi rapidamente anche ai risparmi e agli investitori dell’area euro.