Pil, deficit al 3,1%: Italia resta in infrazione. Meloni: “Dispiaciuta, fatto lavoro complesso”

Secondo il ministro dell'Economia Giorgetti, coerentemente con i dati già espressi nel Dfp, il Paese potrebbe uscire dalla procedura nel 2027

Il Pil italiano nel 2025 è cresciuto dello 0,6%, un decimo di punto in più rispetto alla precedente stima, ma il miglioramento dei conti pubblici non basta a riportare il deficit sotto la soglia del 3%. È il quadro che emerge dai dati definitivi diffusi oggi dall’Istat, dei quali Giancarlo Giorgetti prende atto “non senza rammarico”, confessa.

Si dice dispiaciuta la premier, Giorgia Meloni, perché spiega, “abbiamo fatto un lavoro molto complesso in questi anni che ci ha portato a diminuire il deficit, lo dobbiamo ricordare dall’8,1% quando ci siamo insediati all’attuale 3,08%”. Stare sotto il 3% avrebbe consentito di uscire dalla procedura di infrazione in anticipo sulla tabella di marcia, ma “vuol dire che andremo per quella che era la tabella di marcia”. Se l’Italia non cresce come dovrebbe, rileva la prima ministra, è anche per la crisi energetica, che è planetaria. In questi quattro anni sono stati spesi 60 miliardi per cercare di calmierare le bollette delle famiglie e delle imprese. Un lavoro fatto in parallelo a quello della diversificazione sia delle fonti che degli approvvigionamenti. “Abbiamo riaperto al nucleare, abbiamo fatto più 40 per cento di rinnovabili rispetto a quelli che dicono che noi siamo contrari all’energia rinnovabili. Adesso abbiamo accelerato anche per l’estrazione del petrolio italiano perché noi lo andiamo a comprare in giro per il mondo ma poi ce l’abbiamo nei nostri nei nostri mari”, sostiene durante la registrazione di Porta a Porta, ribadendo che “il tema del costo dell’energia pesa e su questo le battaglie che conduciamo in Europa fanno la differenza”.

Secondo Giorgetti sarà il 2027 l’anno di uscita dal deficit, come previsto nel Documento di finanza pubblica. Il dato Istat è preliminare, precisa la Commissione europea, perché Eurostat dovrà ancora convalidarlo. “Per quanto riguarda la procedura d’infrazione, affinché nel 2025 possa avvenire l’abrogazione della procedura stessa, il deficit di bilancio dovrebbe scendere sotto il 3% a prescindere dalla clausola di salvaguardia nazionale”, spiega un portavoce. Secondo i dati dell’istituto, l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche si è attestato nel 2025 al 3,1% del Pil, in miglioramento rispetto al 3,4% del 2024, ma ancora al di sopra del limite previsto dalle regole europee.

Il dato conferma quindi la permanenza dell’Italia nella procedura per disavanzo eccessivo. Rispetto alle stime diffuse lo scorso aprile, il rapporto deficit/Pil è rimasto invariato. Migliora invece il saldo primario, che nel 2025, al netto della spesa per interessi, è risultato positivo e pari allo 0,8% del Pil, contro lo 0,5% dell’anno precedente. Sul fronte dell’attività economica, l’Istat rivede però al rialzo la crescita del 2025: il Pil in volume è aumentato dello 0,6%, contro lo 0,5% indicato nella precedente stima. Anche il dato del 2024 è stato corretto, passando da una crescita dello 0,8% all’1,1%. A sostenere l’economia nel 2025 è stata soprattutto la domanda nazionale al netto delle scorte, che ha fornito un contributo di 1,6 punti percentuali. Negativo, invece, l’apporto della domanda estera netta, pari a -0,7 punti, e quello della variazione delle scorte, pari a -0,3 punti. Il sospetto, per la presidente del Consiglio, è che le stime dell’Istat siano sempre un po’ “troppo prudenti”, dal momento che vengono spesso riviste al rialzo, come accaduto in questo caso per il 2024 e il 2025. Il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini definisce “surreale” che l’Italia debba dipendere dallo “zero virgola” per determinare la possibilità di investire nel proprio futuro. E invoca un maxi-scostamento da “miliardi e miliardi”.

“Dobbiamo affrontare una legge di bilancio che punta sugli investimenti, sullo sviluppo, sul futuro, sulla riforma delle pensioni, sull’aumento degli stipendi, quindi a me dello zero virgola in più o in meno interessa zero”, ribadisce da Berlino, a margine della visita allo stand di Fs a Innotrans 2026. Non sarà lo 0,1%, fa eco Adolfo Urso, a il Governo dal realizzare una “manovra economica che dia impulso ulteriore al sistema produttivo e sociale del nostro Paese che sta sorprendendo tutti per le capacità di resistenza”. D’altra parte, ricorda il ministro delle Imprese e del Made in Italy, “quando giungemmo al Governo nell’ottobre del 2022 il rapporto deficit Pil era 8,1. Oggi è 3,1 malgrado le conseguenze drammaticamente negative del Superbonus che ha pesato anche in questa ultima valutazione. E d’altra parte le nostre previsioni erano di uscire dall’inflazione il prossimo anno e quelle previsioni saranno mantenute”.

Il dato sul deficit alimenta intanto le critiche delle opposizioni. Per Antonio Misiani, responsabile Economia del Pd, la conferma del 3,1% è una “notizia non positiva” e dimostra la necessità di una strategia per la crescita. Misiani contesta inoltre l’impostazione economica del governo e osserva che la crescita italiana nel 2025 è rimasta “tra le più basse in Europa”.

Per i parlamentari delle commissioni Bilancio e Finanze del Movimento 5 Stelle, la combinazione tra crescita debole, deficit ancora sopra il 3% e aumento del debito dimostra la necessità di “puntare maggiormente sugli investimenti pubblici e sulla riduzione della pressione fiscale”. Angelo Bonelli, deputato e co-portavoce di Europa Verde, collega invece i dati Istat a una critica più ampia alle scelte economiche del governo, contestando in particolare l’aumento della pressione fiscale e le priorità di spesa dell’esecutivo. Secondo Bonelli, il quadro dei conti pubblici contraddirebbe la “narrazione del governo sul fronte della riduzione delle tasse”. Per Marco Lombardo, senatore di Azione, il mancato rientro sotto il 3% rappresenta una “doccia fredda” per l’esecutivo perché “riduce i margini di intervento nella prossima legge di bilancio”.