
Leonardo chiude il primo trimestre del 2026 con numeri più che positivi. L’utile netto rettificato segna un +60% a 184 milioni di euro, mentre l’EBITA è pari a 281 milioni (+33%) e gli ordini si attestano a 9 miliardi di euro, evidenziando un incremento del 31% rispetto ai primi tre mesi del 2025. I ricavi sono in incremento a 4,4 miliardi di euro (+10%). Risultati “ottimi” per il ceo Roberto Cingolani, che confermano “l’efficacia delle azioni commerciali e operative poste in essere dal Gruppo e della strategia tecnologica integrata alla base del Piano industriale”. Tanto che, per il momento, la guidance è confermata, ma l’amministratore delegato confessa che si sarebbe anche potuta aggiornare al rialzo. Azione che, però, Cingolani, in uscita domani da Leonardo, lascia al nuovo Ceo, Lorenzo Mariani: “I numeri sono molto buoni, domani lascerò Leonardo e avremo un nuovo Ceo, credo sia una storia molto positiva per il prossimo top management. Come vedete i numeri sono molto promettenti ma mi sembra corretto che la scelta su un aggiornamento della guidance spetti al nuovo Ceo. Sono sicuro che faranno un lavoro fantastico”, spiega agli analisti.
Nel salutare il Gruppo, al suo ultimo giorno di mandato, l’ex ministro della Transizione energetica parla di “tre anni fantastici”, ma è fiducioso sul futuro di Leonardo, anche in sua assenza. Perché “la strada tracciata per la crescita è chiara e sicura, indipendentemente da chi sarà chiamato a guidare la transizione futura”. Nessun problema per quanto riguarda la continuità con il nuovo management, visto che il presidente Francesco Macrì “opera nel settore da moltissimi anni” e il nuovo amministratore delegato “è stato in azienda per molti anni e abbiamo lavorato insieme per quasi due anni, quindi conosce molto bene le persone e la struttura”. Le difficoltà, semmai, vanno cercate all’esterno: “Il problema fondamentalmente è la concorrenza all’estero e il mercato globale, le regole internazionali; gli affari non procedono allo stesso ritmo in una situazione geopolitica così complessa“.
Guardando al futuro, il consiglio che Cingolani lascia a Leonardo è che “deve imparare a credere di più in se stessa. È un problema di mentalità che devi cambiare nel DNA dell’azienda, naturalmente con un po’ di tempo. Ma al momento abbiamo uno dei portafogli più completi al mondo, se capiamo che questo è un valore aggiunto e un vantaggio competitivo rispetto agli altri, dobbiamo fare il massimo sforzo per sfruttare questa capacità unica. Poi Leonardo deve iniziare a comportarsi come una vera azienda tecnologica, non solo come un’azienda manifatturiera. Anche questo è un cambio di mentalità”. E se sul successo del Michelangelo Dome il ceo uscente è “molto ottimista”, guardando alla situazione geopolitica internazionale sa che la strada è tracciata: “Ovunque ci sia una guerra, ovunque ci sia un conflitto, ovunque ci sia un problema, finiamo con l’energia. Questo è pazzesco. La sicurezza del mondo intero è a rischio. Quindi, se Leonardo vuole diventare una società di sicurezza globale, penso che abbia il dovere di sviluppare una tecnologia avanzata per i reattori nucleari modulari, per la quarta generazione”. Un investimento eccessivo? “Sì, avete ragione, ma qualcuno lo farà. Altrimenti non saremo mai veramente indipendenti e penso che sia folle, è una politica suicida, quella di dipendere, come vedete, da altri Paesi per la sicurezza globale, che si tratti di gas o di petrolio. Credo che questa sarà la più grande minaccia per la sicurezza globale, specialmente nei paesi occidentali. Quindi penso che Leonardo abbia tutte le capacità, tutta la tecnologia, la capacità industriale per lanciare forse una nuova società o partecipare con altri investitori a qualcosa di serio per il futuro. È molto difficile, se fosse facile qualcun altro lo avrebbe già fatto”.