Pil, Bankitalia alza stime a +0,6% nel 2026 ma consumi in frenata per caro-energia
Le prospettive per il prossimo triennio confermano uno scenario di espansione moderata. Nello scenario di base, si prevede una crescita del Pil italiano dello 0,5% nel 2026, dello 0,4% nel 2027 e dello 0,9% nel 2028

La tregua sui mercati energetici si è rivelata fragile. Così, il conflitto in Medio Oriente e le tensioni sul traffico nello Stretto di Hormuz hanno riportato al centro dello scenario economico il rischio di un nuovo shock sui prezzi di petrolio e gas, con effetti che vanno ben oltre il costo del barile. Come evidenziato anche dalla Bce, l’energia torna a essere il canale attraverso cui le tensioni geopolitiche entrano nell’economia reale, alimentando l’inflazione e mettendo sotto pressione le prospettive di crescita.
Lo conferma l’ultimo Bollettino economico della Banca d’Italia, secondo cui il rialzo delle materie prime energetiche ha avuto effetti diversi a seconda dei mercati: il prezzo del greggio, caratterizzato da un’elevata integrazione globale, ha reagito rapidamente alla crisi, mentre il gas naturale ha mostrato movimenti più marcati soprattutto in Europa e Asia, dove il mercato resta più esposto alle dinamiche regionali degli approvvigionamenti.
La differenza, secondo Via Nazionale, è sostanziale. Uno shock petrolifero tende a trasferirsi rapidamente sui carburanti e quindi sui prezzi al consumo, ma con effetti generalmente più temporanei. Un aumento del prezzo del gas, invece, può avere conseguenze più persistenti perché incide sul costo dell’elettricità e sugli input produttivi delle imprese, con un impatto più ampio sull’intera economia.
Il bollettino evidenzia come l’esposizione dell’area euro alla crisi sia più contenuta rispetto ad altre economie avanzate sul fronte del greggio e del Gnl, ma resti significativa per i prodotti petroliferi raffinati. Una vulnerabilità che si riflette sulla dinamica dei prezzi: nell’eurozona l’effetto immediato dello shock energetico si è manifestato soprattutto sui carburanti, mentre la trasmissione alle bollette di gas ed elettricità è stata più graduale. L’entità dello shock, aveva già evidenziato la Bce, dipenderà dalla sua durata. Un aumento temporaneo delle quotazioni potrebbe essere assorbito senza conseguenze strutturali, mentre una fase prolungata di prezzi elevati rischia di rallentare consumi e investimenti, comprimendo il potere d’acquisto delle famiglie e i margini delle imprese.
L’economia italiana è comunque in (modesta) crescita. Nel primo trimestre il Pil è aumentato dello 0,3%, sostenuto soprattutto dalle esportazioni di beni e servizi, dagli investimenti e dal recupero dei consumi delle famiglie. Secondo Bankitalia, tuttavia, nei mesi primaverili l’attività economica avrebbe rallentato, risentendo dell’aumento dell’incertezza e del rincaro dei beni energetici e degli input produttivi legati alle tensioni internazionali.
Le prospettive per il prossimo triennio confermano uno scenario di espansione moderata. Nello scenario di base, si prevede una crescita del Pil italiano dello 0,5% nel 2026, dello 0,4% nel 2027 e dello 0,9% nel 2028. “Considerando il migliore andamento del primo trimestre rispetto a quanto inizialmente atteso – spiega Bankitalia in riferimento alla revisione dei conti trimestrali diffusa dall’Istat – la crescita del Pil aumenterebbe quest’anno allo 0,6%”. Nel bimestre aprile-maggio le esportazioni di beni in volume si sono mantenute pressoché costanti nonostante la flessione delle vendite in Medio Oriente. Il marcato rialzo dei prezzi dei beni energetici, inoltre, “comporterà un ampliamento del disavanzo energetico dell’Italia”.
“L’incertezza che circonda queste stime è elevata”, ammette Bankitalia. Uno scenario più favorevole potrebbe derivare da una discesa delle quotazioni delle materie prime più rapida rispetto a quella incorporata nelle proiezioni di base, anche grazie agli effetti del memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran. Al contrario, il prolungamento delle tensioni geopolitiche rappresenta il principale rischio al ribasso. Come sottolinea il Bollettino economico, “la prosecuzione delle tensioni tra Stati Uniti e Iran e i ritardi nel ripristino dei flussi (in particolare di quelli energetici) attraverso lo Stretto di Hormuz potrebbero aumentare le pressioni inflazionistiche, indebolendo ulteriormente gli scambi internazionali e il clima di fiducia, con impatti negativi particolarmente pronunciati sulla crescita, soprattutto in presenza di tensioni sui mercati finanziari”.
È proprio sul fronte della domanda interna che questi rischi potrebbero manifestare gli effetti più immediati. Bankitalia stima che i prezzi al consumo possano salire al 3,1% nel 2026, soprattutto per il contributo dei beni energetici, per poi tornare verso il 2% nel biennio successivo. Una dinamica che limita lo spazio di manovra delle Banche centrali e mantiene elevata l’attenzione sui mercati finanziari.
Già nel secondo trimestre le decisioni di spesa sono state “improntate alla cautela”, nonostante alcuni segnali favorevoli provenienti dalle vendite al dettaglio e dai flussi di pagamento. A pesare sono stati proprio i rincari energetici e il loro effetto sul reddito disponibile delle famiglie. Le indagini congiunturali dell’Istat hanno evidenziato un ulteriore calo del clima di fiducia, sceso sotto la media storica soprattutto nelle componenti relative alle aspettative sulla situazione finanziaria personale e sul quadro macroeconomico generale. Anche l’indice relativo alle intenzioni di acquisto di beni durevoli si è indebolito, in linea con il rallentamento delle immatricolazioni di autovetture. La crescita del reddito disponibile reale si sarebbe inoltre attenuata nei mesi primaverili, con il reddito da lavoro cresciuto meno dei prezzi e contribuendo a frenare la spesa delle famiglie.
Nonostante la complessità del momento, l’Italia presenta alcuni elementi di resilienza. Il mercato del lavoro resta solido: l’occupazione continua a crescere, il tasso di disoccupazione si mantiene vicino ai minimi storici e resterà tale almeno fino al 2028. Anche il credito alle imprese ha mostrato una dinamica positiva, sebbene in un contesto caratterizzato da tassi ancora elevati.