Carburanti, accise mobili non scartate. Ok raffinatori a valutare aumento produzione

“Dobbiamo lavorare ancora con i ministeri per capire quello che si può fare a livello nazionale e quello che si può fare a livello europeo", dice il presidente di Unem, Gianni Murano

Il prezzo del diesel resta stabile, ma comunque alto, a 2,261 euro al litro, mentre la benzina cala lievemente a 2,037 euro. L’andamento dei carburanti è sotto costante monitoraggio del governo, che infatti “non ha abbandonato” il tema delle accise mobili, come conferma il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo. La priorità, al momento, è però vedere “come gira il price cap, lo ha detto chiaramente la presidente Meloni”.

La soluzione affidata alle singole compagnie, ad ogni modo, non convince del tutto i gestori, pur riconoscendo due meriti principali alla “moral suasion del governo e l’iniziativa ‘spontanea’ delle petrolifere”, cioè dimostrare quello “di cui erano già convinti tantissimi italiani: i prezzi dei carburanti erano troppo alti e abbassarli si poteva e doveva” e “parlare di price cap, pure in regime di mercato, non è più una eresia”. Faib Confesercenti e Fegica, però, annotano che in queste iniziative ci sono comunque dei limiti, ragion per cui il prossimo 12 ottobre presenteranno una loro proposta al Confesercenti Forum 2026 per “un tetto, un vero price cap, introdotto per via legislativa, con una struttura temporanea, proporzionata, trasparente, fondata su parametri oggettivi e idonea a preservare sia l’approvvigionamento sia il funzionamento concorrenziale del mercato”.

In questo scenario anche le associazioni dell’autotrasporto chiedono un incontro urgente al governo per discutere dei tempi di utilizzo dei crediti di imposta e delle possibili soluzioni per mitigare i rincari dei carburanti anche sul mercato extrarete: “Sono questioni cruciali e non più rimandabili”. A stretto giro di posta è il viceministro al Mit, Edoardo Rixi, a rispondere spiegando che il tavolo di confronto non è il problema, ma manca ancora l’ok del Mef allo stanziamento delle risorse. I provvedimenti sono pronti e potrebbero avere anche di più dei 50 milioni preventivati, con un plafond che potrebbe lievitare fino a 80 milioni, ma “bisogna aspettare se si affronta la questione al prossimo Cdm di martedì o in quello successivo. Credo che il ministero dell’Economia stia aspettando anche di vedere l’extragettito delle accise”.

Il governo, intanto, cerca di agire su più fronti. Al Mimit Adolfo Urso e Gilberto Pichetto Fratin incontrano le compagnie petrolifere che si occupano di raffinazione. Al tavolo di Palazzo Piacentini si siedono Unem, Eni, Socar, Sonatrach, Iplom, KPI, Alma Petroli, Ludoil-Isab, Saras e Innovhub. Le aziende hanno dato la propria disponibilità “a verificare i margini per ulteriori incrementi della produzione tecnicamente realizzabili, attraverso una valutazione impianto per impianto che tenga conto delle caratteristiche operative dei singoli siti e del quadro ambientale e normativo vigente”, fa sapere il ministero delle Imprese e del Made in Italy a fine incontro.

“Le specifiche tecniche che sono state individuate possono consentire di aumentare la produzione di gasoli da 1 milione a 1,5 milioni, che sarebbe poca cosa visto che la domanda europea è di 200 milioni. Se però la proiettiamo a livello europeo parliamo di 10-15 milioni di tonnellate. L’import che facciamo a livello europeo è di 60 milioni di tonnellate, quindi significa ridurre le importazioni di un buon 25% all’anno, che è già qualcosa. Ovviamente all’anno, scusate”, dice il presidente di Unem, Gianni Murano, lasciando il Mimit. Il problema restano le regole europee, troppo stringenti per il comparto. “Dobbiamo lavorare ancora con i ministeri per capire quello che si può fare a livello nazionale e quello che si può fare a livello europeo. Ma rimane essenziale stabilire che la raffinazione deve rientrare tra le industrie strategiche Ue. Oggi non è così”, sottolinea Murano.

Le raffinerie italiane dispongono attualmente di una capacità di raffinazione di circa 83,3 milioni di tonnellate all’anno. Nel 2026, il tasso medio di utilizzo è stato stimato da Unem intorno all’80%, con un picco dell’86% registrato nel mese di agosto. L’Italia è oggi, infatti, tra i Paesi europei che mantengono una capacità di raffinazione in grado di soddisfare i consumi interni di carburanti come benzina e gasolio. Per il jet fuel permane invece un significativo deficit produttivo, nonostante nel 2026 la produzione sia aumentata di circa il 30%. In questo quadro, il sistema industriale nazionale potrebbe contribuire a rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti non solo dell’Italia, ma anche dell’Europa.