
La via è ormai senza ritorno. L’Onu ha ufficialmente dichiarato lo stato di carestia a Gaza, dove secondo i suoi esperti 500.000 persone versano in condizioni “catastrofiche”, mentre Israele minaccia di distruggere la città più grande del territorio palestinese devastato dalla guerra.
Dopo mesi di avvertimenti, l’Integrated Food Security Phase Classification (IPC), un organismo delle Nazioni Unite con sede a Roma, ha confermato che nella provincia di Gaza è in corso una carestia. Israele ha definito l’annuncio come “basato sulle menzogne di Hamas”, il movimento islamista palestinese il cui attacco senza precedenti del 7 ottobre 2023 contro Israele ha scatenato la guerra. “Non c’è carestia a Gaza”, ha affermato il ministero degli Esteri israeliano. “E’ una menzogna spudorata”, ha replicato il primo ministro Benjamin Netanyahu, secondo cui “Israele non ha una politica di carestia. Israele ha una politica di prevenzione della carestia”.
Ma secondo l’IPC, la carenza estrema di cibo dovrebbe estendersi ai governatorati di Deir el-Balah (centro) e Khan Younès (sud) entro la fine di settembre. Il governatorato di Gaza rappresenta circa il 20% della superficie del territorio palestinese. Se si aggiungono quelli di Khan Younès (29,5%) e Deir el-Balah (16%), si arriva al 65,5%, ovvero circa i due terzi della superficie totale della Striscia di Gaza, un territorio povero di 365 km2 dove vivono ammassati più di due milioni di palestinesi.
Secondo gli esperti dell’Onu, più di mezzo milione di persone in questa zona affrontano condizioni “catastrofiche”, il livello più alto di emergenza alimentare dell’IPC, caratterizzato da carestia e morte. Una situazione che “avrebbe potuto essere evitata” senza “l’ostruzionismo sistematico di Israele”, ha accusato il responsabile del coordinamento degli affari umanitari delle Nazioni Unite, Tom Fletcher.
Il Cogat, l’organismo del ministero della Difesa israeliano che supervisiona gli affari civili nei Territori palestinesi occupati, ha denunciato il rapporto dell’IPC come “falso e parziale”, aggiungendo che non si è tenuto conto degli sforzi compiuti nelle ultime settimane per “stabilizzare la situazione umanitaria nella Striscia di Gaza”. Il capo dei diritti umani delle Nazioni Unite, Volker Türk, ha ricordato venerdì che “affamare le persone per scopi militari è un crimine di guerra”. “Non possiamo lasciare che questa situazione continui impunemente”, ha dichiarato il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres. “Abbiamo bisogno di un cessate il fuoco immediato, del rilascio immediato di tutti gli ostaggi e di un accesso umanitario totale e senza ostacoli”, ha aggiunto. Per il ministro degli Esteri britannico, David Lammy, si tratta di uno “scandalo morale” e “totalmente evitabile”. A puntare il dito è anche la Croce Rossa Internazionale, secondo cui Israele, in quanto forza di occupazione, ha l’obbligo di “soddisfare i bisogni primari della popolazione” di Gaza come afferma il diritto internazionale.
“Sapete chi sta morendo di fame? Gli ostaggi rapiti e torturati dai barbari di Hamas”, ha reagito su X l’ambasciatore degli Stati Uniti in Israele, Mike Huckabee, fervente sostenitore di Israele anche prima della pubblicazione del rapporto dell’IPC.