Manovra domani in Cdm con mini Irpef e flat tax. Giorgetti: “Non faremo l’impossibile”

Resta da sciogliere il nodo del contributo di istituti di credito, assicurazioni e società energetiche

L’attesa è finita, nel primo pomeriggio di mercoledì la legge di Bilancio, l’ultima del governo Meloni, arriverà in Consiglio dei ministri. Ci saranno la mini Irpef per i giovani under 30 e l’estensione della flat tax: a confermarlo è il ‘pasticciere’ Giancarlo Giorgetti, che usa proprio la metafora del dolce da infornare con gli ingredienti giusti per spiegare il mood della Manovra.

Il ministro dell’Economia, mai troppo di larga manica nelle dichiarazioni alla stampa, aggiunge un pezzettino in più anche del puzzle sul negoziato con l’Europa per la flessibilità sulla clausola che riguarda l’energia. “I margini sono quelli della Nec, li abbiamo praticamente definiti, quindi sono soddisfatto”, è il massimo su cui si espone a margine del Forum economico Moneta. Conoscendo il profilo di Giorgetti è già oltre quello che avrebbe voluto dire. Fosse stato per lui, probabilmente, si sarebbe limitato alla battuta sulle telefonate che riceve in questo periodo: “A me non chiama nessuno, hanno paura della risposta. Fanno chiamare da altri”.

C’è da sciogliere il nodo del contributo di istituti di credito, assicurazioni e società energetiche. “Se abbiamo trovato un accordo con le banche? No, con le banche no. Abbiamo trovato un accordo tra di noi. Poi, con le banche…”, è il massimo che si riesce a strappare dalle labbra del responsabile del Mef. Di contro, il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, rimanda il discorso alla sessione parlamentare di bilancio. Mentre il ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, rivendica l’approccio “sempre di grande collaborazione”, ma allo stesso tempo chiede un “giusto equilibrio ed equità di trattamento, perché abbiamo degli azionisti”, perché “la contrapposizione è inutile”.

La parola d’ordine della Manovra sarà comunque realismo. A casa, dice il ministro al Festival delle Regioni, porteremo “quello che è possibile, non l’impossibile”. Ammette che “le richieste sono tantissime e le proposte che arrivano non semplicemente dai partiti, ma dalle categorie e, chiaramente, anche dalle Regioni e dai Comuni sono sono molto al di sopra di quelle che sono le disponibilità di un bilancio che comunque deve tener conto della realtà e della realtà geopolitica che ha condizionato pesantemente questi anni, ma anche i bilanci di famiglie, imprese e amministrazioni pubbliche in questi mesi”.

Giorgetti rivendica “un atteggiamento onesto e che alla prova dei fatti ha dimostrato di essere non soltanto condiviso, ma addirittura apprezzato da tutti gli osservatori”, nel seguire una linea di rigore sulla finanza pubblica. Una scelta che ha pagato: “Il rigore io lo traduco con serietà. Quello che abbiamo fatto in 4 anni è seria politica di finanza pubblica” e “quando l’Italia si presenta nei consessi internazionali è vista come un interlocutore serio, che quando chiede flessibilità sulla Nec, si concretizza”.

Soprattutto sulla base di questo ragionamento si lascia andare a una sorta di previsione per novembre, quando a esprimersi saranno le agenzie di rating. “Sono relativamente tranquillo che in questo momento non è un’ipotesi realistica per il Paese”, perché “quello che si percepisce sui mercati e negli ambienti finanziari è che l’Italia è un Paese stabile”.