Meloni registra voce all’ufficio marchi contro deepfake. Opposizioni: “Tutela a uso personale”

All'Euipo un audio di 4 secondi contro la clonazione tramite sistemi di Intelligenza artificiale generativa

“Io sono Giorgia Meloni“. Con la campagna elettorale alle porte, la premier registra sul sito dell’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale, l’Euipo, un audio di 4 secondi con la sua voce per tutelarsi da casi di deep fake, la clonazione tramite sistemi di Intelligenza artificiale generativa.

Oggi è possibile infatti replicare una voce umana estremamente realistica e utilizzarla per attribuire a una persona dichiarazioni che non ha mai pronunciato. Il pericolo non riguarda soltanto i video manipolati, ma anche telefonate, messaggi vocali e registrazioni apparentemente autentiche. In questo caso, la tecnologia non crea solo un problema di immagine, può diventare uno strumento capace di alterare il confronto democratico e più una voce è conosciuta, maggiore è il potenziale impatto della sua imitazione. La tutela del timbro vocale diventa quindi anche una questione di identità digitale: il riconoscimento giuridico e commerciale della voce può contribuire a contrastare gli utilizzi non autorizzati.

La mossa della premier è “legittima” per Elisabetta Piccolotti di Avs, che giudica però “singolare” che la presidente del Consiglio costruisca uno “scudo personale” dopo che l’Unione Europea ha previsto un marchio obbligatorio sui contenuti politici generati con l’Ia. E dopo che la legge italiana recentemente approvata ha previsto “la pena del carcere per chi diffonde non consensualmente audio, video o immagini alterati con l’IA ed idonei a indurre in inganno o causare un danno ingiusto“. Giorgia Meloni, domanda la deputata rossoverde, “sta ammettendo che le sue stesse leggi non bastano a tutelarla e a difendere gli elettori dal mare di menzogna che ha invaso i social network?“. In Parlamento c’è una proposta di legge di Alleanza Verdi e Sinistra che introduce un vero e proprio diritto d’autore personale: ogni cittadino titolare della propria immagine, della propria voce e dei propri tratti somatici, protetti da qualsiasi manipolazione con l’intelligenza artificiale. “Esattamente la tutela che Meloni ha scelto per sé ma garantita a tutti per legge”, rimarca la deputata, chiedendo di calendarizzare il provvedimento e approvarlo prima dell’inizio della campagna elettorale. “Meloni stessa ha detto: io posso difendermi, molti altri no. Chi governa non deve limitarsi a constatare i problemi, ha il dovere di risolverli, per tutti e non solo per se stessa“, insiste Piccolotti.

Sulla stessa linea Fabrizio Benzoni di Azione, che denuncia: “È curioso che oggi Meloni si preoccupi di proteggere la propria voce dai deepfake, quando in Parlamento avevamo chiesto al Governo di fare esattamente questo per migliaia di professionisti della creatività”. Con emendamenti e ordini del giorno, il partito di Carlo Calenda ha chiesto tutele per doppiatori, attori, musicisti e autori: regole sull’utilizzo delle loro opere per addestrare l’intelligenza artificiale, riconoscimento e remunerazione dei diritti e garanzie contro la clonazione e la sostituzione delle professionalità creative. “Il Governo quelle proposte le ha respinte. Oggi Meloni pensa a tutelare se stessa”, ricorda Benzoni, sottolineando che “una Presidente del Consiglio dovrebbe preoccuparsi di costruire regole che proteggano tutti, non soltanto quando il problema arriva alla propria voce”, perché “la sfida dell’IA riguarda milioni di italiani e non può essere affrontata con tutele a uso personale”.