
Un passaggio referendario per il ritorno del nucleare in Italia non è necessario, basta una legge approvata dal Parlamento che ricostruisca il quadro normativo necessario, quel Ddl delega che ieri ha incassato l’ok della Camera.
Un referendum potrebbe esserci solo se venisse promosso un nuovo referendum abrogativo contro questa futura legge o se il Parlamento decidesse politicamente di indire una consultazione. Dovesse succedere, il governo giura di non essere preoccupato. “Saremo in grado di spiegare ai cittadini che non c’è nulla da temere”, garantisce Gilberto Pichetto Fratin.
Il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica conta di ottenere un’approvazione del Ddl in Senato entro la pausa estiva per poi procedere con i decreti entro la fine dell’anno. L’inquilino del dicastero di via Cristoforo Colombo tranquillizza anche sulla bocciatura dell’emendamento di AVS per escludere l’uso militare dell’energia nucleare. Non ci sarà nessuna “diversione di materiale, impianti e tecnologie per produrre armi nucleari”, spiega, precisando però che “ci sono ricerche che possono essere collegate alla difesa, ma non in un’ottica offensiva”.
Ora, il compito più difficile per l’esecutivo sarà quello di trovare al più presto un’area per il deposito unico delle scorie. In Italia si producono scorie da diversi ambiti di utilizzo (dalle vecchie centrali al materiale sanitario) che al momento vengono stoccate in un centinaio di capannoni sparsi per il Paese e, temporaneamente, anche negli ospedali. “La logica vuole che tutto questo venga spostato in un grande deposito, che sia anche base di un centro di ricerca”, osserva Pichetto, parlando di un “grande disordine nazionale” da risolvere.
L’energia nucleare resta un’urgenza secondo il governo, in vista dell’aumento esponenziale di richiesta energetica che esigono lo sviluppo dell’Ia, dei data center, l’elettrificazione dei processi industriali. “Dal 2023 a oggi abbiamo installato oltre 22 gigawatt, con l’obiettivo di arrivare a 132 gigawatt al 2030. Dobbiamo proseguire con decisione sulle rinnovabili, ma la rete elettrica richiede equilibrio e fonti in grado di garantire continuità: questo è il grande vantaggio del nucleare per l’Italia, un progetto pensato per il prossimo decennio”, insiste Pichetto Fratin. Oggi consumiamo 310-315 miliardi di kilowattora e nei prossimi dieci anni, ribadisce, “avremo bisogno di almeno 100 terawattora in più. Non possiamo pensare di coprire tutto solo con fotovoltaico ed eolico”.
Soddisfatto per l’iter parlamentare del Ddl il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che guarda a una riduzione dei costi energetici, ma anche alla “sicurezza nazionale”. Dopo la chiusura delle centrali in Italia, altri Paesi europei come Francia, Gran Bretagna, Spagna, Slovacchia e Svezia hanno continuato a sviluppare la tecnologia atomica e oggi, fa presente Urso, “noi acquistiamo da loro energia nucleare prodotta a pochi chilometri dai nostri confini”.
Gli impianti di energia rinnovabile crescono comunque del 40%, rassicura Urso, che parla di un impegno dell’esecutivo per “convincere le Regioni della necessità di questi impianti, come fotovoltaico ed eolico”.
Le opposizioni continuano a deplorare la scelta della maggioranza di inserire il nucleare nel mix energetico del Paese. Per Angelo Bonelli si tratta di un passo indietro e di una decisione da “peracottari”: “Si fa solo propaganda, si spostano risorse pubbliche su un’avventura senza certezze e non si capisce nell’interesse di chi”, denuncia.
Il governo, fa eco l’esponente del M5S Enrico Cappelletti, “non ha nulla di pronto” per contrastare il caro energia: “Dopo quattro anni di caro bollette non solo è grave ma pure assurdo. Con il Nucleare gli esponenti della maggioranza, a partire dal ministro Pichetto Fratin, nascondono solo un grande bluff. Avevano detto di volere intervenire sul caro bollette ma con il nucleare che propongono si vedrà l’inizio di qualcosa di concreto tra decenni”.
Il presente “parla di rinnovabili e batterie”, concorda Matteo Favero, Responsabile Ambiente Pd Veneto, chiedendo che chi “continua a invocare un nuovo nucleare o i mini-reattori” renda esecutivi progetti di rinnovabili per “abbattere subito e non tra anni le bollette per famiglie e imprese, aumentando rapidamente l’indipendenza energetica italiana”.
Anche i consumatori sono preoccupati dal caroprezzi. L’approvazione alla Camera del Ddl “segna un punto di svolta per la politica energetica nazionale, ma il rischio è che i costi di tale operazione ricadano sulle bollette degli italiani”, sottolinea Consumerismo.
Attraverso la società Nuclitalia Srl, la newco costituita a maggio 2025 da Enel (51%), Ansaldo Energia (39%) e Leonardo (10%), le tre aziende, sostiene l’associazione, “beneficeranno direttamente degli appalti miliardari per la realizzazione dei reattori, ma sono anche quelle che compongono la società deputata a valutare in modo obiettivo la fattibilità tecnico-economica degli SMR (Small Modular Reactor) in Italia”.
Con un costo stimato dell’energia da SMR pari a circa 100 euro/MWh, a fronte dei 20-40 euro/MWh delle rinnovabili attuali, avverte Consumerismo, il rischio è “la socializzazione delle perdite, che potrebbero essere scaricate sui consumatori attraverso le bollette”.