Agroalimentare, Agriturist: Comprendiamo difficoltà legislative, confidiamo in future azioni

Dispiace l’esclusione dal bando degli agriturismi. Tuttavia, Agriturist comprende l’azione del ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, tesa a non perdere i 76milioni di euro destinati alla promozione del patrimonio agroalimentare italiano. E’ quanto comunica l’associazione in una nota.

Continuiamo a chiedere l’inclusione di una rete di attività fondamentale per la valorizzazione dell’enogastronomia italiana e della tutela del nostro paesaggio, ma – prosegue il comunicato – comprendiamo che i criteri fissati nel 2022 erano contenuti in un decreto già approvato e registrato alla Corte dei Conti. Confidiamo, quindi, in future azioni di sostegno specifiche per gli agriturismi, che rappresentano un settore fortemente connesso con le produzioni DOP, IGP e bio, divenute punto di riferimento dell’enogastronomia e del turismo ad essa collegato“.

Coldiretti: “Capodanno di spumanti, lenticchie, cotechini e dolci chez nous”

I festeggiamenti per l’arrivo del 2023 saranno caratterizzati dal Made in Italy. Secondo un’indagine Coldiretti/Ixè, il 92% degli italiani porterà in tavola prodotti tipici della Penisola, scegliendoli per la bontà (53%) o per sostenere economia e lavoro nazionali (39%). La portata, o meglio la bevanda, che sarà maggiormente presente sulle tavole sarà lo spumante: la Coldiretti stima che otto italiani su 10 (84%) sceglieranno le bollicine del Belpaese, per un totale di circa 95 milioni – considerando anche Natale – di tappi di spumante stappati solo in Italia, in crescita dell’1% rispetto allo scorso anno. “L’aumento della domanda in Italia e all’estero – sottolinea la Coldiretti – ha spinto la produzione nazionale che dovrebbe attestarsi sopra le 970 milioni di bottiglie, per un fatturato di quasi 3 miliardi di euro, dei quali oltre i 2/3 realizzati fuori dai confini nazionali. A guidare la classifica delle produzioni nazionali è il Prosecco con un’incidenza sulla produzione del 70% degli spumanti imbottigliati – rileva l’Organizzazione – che ne ha fatto uno dei simboli del Made in Italy all’estero. Ma in crescita ci sono un po’ tutte le bollicine, dal Franciacorta all’Asti, dal Trento Doc alle piccole produzioni che si sono diffuse velocemente lungo tutto lo Stivale, dall’Abruzzo alla Sicilia, passando per Toscana, Marche, Lazio e Umbria. Sulla crescita delle bollicine tricolori pesano però gli aumenti dei costi di produzione diretti o indiretti a causa del caro energia. Dai vigneti dove i rincari sono stati fino al +170% per i concimi fino alle cantine dove una bottiglia di vetro costa fino al 70% in più rispetto allo scorso anno, ma ad aumentare sono anche i prezzi dei tappi, delle gabbiette per i tappi, delle etichette e dei cartoni di imballaggio per i quali si registrano rispettivamente rincari del 35% e del 45%”.​

Le lenticchie seguono a ruota lo spumante e saranno scelte dall’82% degli italiani. Secondo la Coldiretti, la produzione in Italia di lenticchia è di circa 4,3 milioni di chili e particolarmente ricercate sono quelle Castelluccio di Norcia IGP, la cui produzione era stata duramente colpita dal terremoto ma anche quelle inserite nell’elenco delle specialità tradizionali nazionali come le lenticchie di S.Stefano di Sessano (Abruzzo), di Valle agricola (Campania), di Onano, Rascino e Ventotene (Lazio), molisane (Molise), di Villalba e Ustica (Sicilia) o umbre quali ad esempio quelle di Colfiorito. La tradizione vuole che ad accompagnare le portatrici di fortuna siano soprattutto cotechino e zampone, che infatti sarà scelto dal 67% degli italiani. “Si stima che siano serviti – sottolinea la Coldiretti – circa 6 milioni di chili di cotechini e zamponi, con una netta preferenza per i primi. Durante le festività di fine anno vengono fatti sparire dalle tavole circa il 90% del totale della produzione nazionale che è in gran parte certificata come Cotechino e Zampone di Modena Igp, riconoscibili dal caratteristico logo a cerchi concentrici gialli e blu con stelline dell’Unione Europea, ma si rileva anche un’apprezzabile richiesta per cotechini e zamponi artigianali, magari acquistati direttamente dagli allevatori, in azienda, nei mercati o nelle botteghe di Campagna Amica, dove la componente di carne italiana è pari al cento per cento”.

Sulle tavole per le feste è forte anche la presenza del pesce nazionale a partire da alici, vongole, sogliole, triglie e seppie con il 63% degli italiani che assaggerà il salmone arrivato dall’estero, appena il 10% si permetterà le ostriche e il 7% il caviale, spesso di produzione nazionale che viene anche esportata. Appena il 34% consumerà frutta esotica mentre nel 90% delle case vince la frutta locale e di stagione, con una predilezione per i melograni – simbolo di riparo e protezione dai problemi che il nuovo anno potrebbe portare – e i chicchi d’uva, presenti nel 60% delle tavole: ne vanno mangiati dodici, uno per ogni mese dell’anno.

Sulle tavole degli italiani non potranno mancare i dolci. Oltre ai tradizionali panettoni e pandori – sempre più ricchi di creme, coperture, uvette e canditi – ci sarà posto anche per i dolciumi caratteristici regionali: dal valdostano Lou mecoluen (un pane dolce originario di Cogne) al ligure pandolce (focaccia lievitata ricca di uva passa e di ogni genere di canditi), passando per il panforte e ricciarelli toscani, senza dimenticare i mustacciuoli (derivati dal mustaceus, l’antica focaccia di nozze romana) molisani, i seadas sardi, l’offerta campana di struffoli, roccocò, susamielli, zeppole, calzoncelli ripieni per chiudere con buccellati, cannoli e cubaita siciliani.

L’indagine Coldiretti/Ixè ha infine stimato che per il cenone di fine anno saranno destinati alla tavola 96 euro in media a famiglia, sostanzialmente sui livelli dello scorso anno (-3%). Si prevede che quasi nove italiani su dieci (88%) consumeranno il cenone di fine anno nelle case, proprie o di parenti e amici, mentre gli altri si divideranno soprattutto tra ristoranti – dove sono attese oltre 4 milioni di persone – e agriturismi, con oltre trecentomila presenze secondo le stime di Terranostra e Campagna Amica. “La capacità di mantenere inalterate le tradizioni enogastronomiche nel tempo è – sottolinea Coldiretti – la qualità più apprezzata dagli ospiti degli agriturismi dove è possibile riscoprire i sapori del passato veramente a chilometri zero tramandati da generazioni. Aumenta nel contempo l’offerta nelle campagne di servizi innovativi per sportivi, nostalgici, curiosi e ambientalisti. La tendenza è verso la prenotazione last minute, ma per scegliere il consiglio – conclude la Coldiretti – è quello di preferire aziende accreditate da associazioni e di rivolgersi su internet a siti come www.campagnamica.it senza dimenticare il passaparola tra parenti e amici che, per le vacanze in campagna, è sempre molto affidabile”.

Le 25.400 aziende agrituristiche in grado di offrire un potenziale di più di 294mila posti letto e 532 mila coperti per il ristoro hanno registrato il tutto esaurito per la notte di San Silvestro, soprattutto nelle località di montagna, tra le mete preferite dai 17 milioni di italiani in viaggio durante le feste, secondo la stima Cia-Agricoltori Italiani insieme a Turismo Verde, la sua associazione per la promozione agrituristica. Che sottolinea però come “il buon andamento del settore in queste festività natalizie è il racconto parziale di un’Italia comunque in piena crisi, fiaccata dal caro bollette e dall’aumento generalizzato dei prezzi. Non basteranno certo 15 giorni di guadagno per arrivare a primavera, visto l’arrivo della bassa stagione e, soprattutto, stando alle bollette esorbitanti”.

Se è vero che i festeggiamenti per la fine del 2022 e per l’arrivo del 2023 saranno all’insegna del Made in Italy, è altrettanto vero che occorre prestare attenzione alle contraffazioni. Secondo il report presentato dall’associazione ambientalista FareAmbiente in collaborazione con il Comando dei Carabinieri e la Guardia di Finanza, infatti, sono stati sequestrati 1.775 finti panettoni artigianali. “Nell’ultimo periodo – sottolinea Anna Zollo responsabile del dipartimento Studi e ricerche di FareAmbiente – da novembre ad oggi, tra i principali prodotti sequestrati vi sono dolci definiti fintamente artigianali, prodotti ittici, vini/spumanti con false denominazioni, oltre che migliaia di pezzi di botti di capodanno illegali; prodotti che danneggiano l’economia italiana, oltre che la salute dei cittadini”.

 

agriturismo/Imago

Istat certifica il boom degli agriturismi: in 10 anni +24.4%

Il settore agrituristico è in ripresa e i viaggiatori apprezzano soprattutto le strutture che offrono servizi green. L’Istat ha reso noti i dati del rapporto “Le aziende agrituristiche tra pandemia e resilienza”, che confronta il 2021 con il 2020 e, per alcune categorie, l’arco temporale di un decennio (2011-2021). In questo decennio, le strutture agrituristiche sono aumentate del 24,4%. Il tasso medio annuo di crescita è del 2% (1,3% nel nord-est e 2,6% al centro), 330 nuove aziende solo nell’ultimo anno. Se si considerano solo le strutture con alloggio che, per numero e importanza economica, formano il core di questo settore, la crescita rispetto al 2011 è del 23,2%, con un tasso medio annuo di crescita dell’1,9%.

Rispetto all’anno caratterizzato dalla pandemia, le aziende prese in esame sono cresciute dell’1,3%; tra il 2011 e il 2021, il tasso medio annuo di crescita è del 2%. Il 63,3% dei comuni italiani ospita almeno una struttura di questo tipo, con picchi virtuosi in Toscana e Umbria. L’anno scorso, oltre tre milioni di persone hanno visitato agriturismi: un aumento del 36,9% rispetto al 2020, complice la pandemia e gli spostamenti vietati (o, quantomeno, limitati), ma comunque inferiore ai 3,2 milioni registrati nel 2011. Crescono, tuttavia, i viaggiatori stranieri di questo settore: 68% in più rispetto al 2020. Dal rapporto, che analizza vari aspetti compresa la conduzione al femminile delle strutture e la cessazione delle attività, si evince che risulta vincente la struttura che mira a offrire varie tipologie di servizi, meglio ancora se collegati alla natura: escursionismo, equitazione, fattorie didattiche, mountain bike, osservazioni naturalistiche, sport e trekking. Rispetto al 2020, il maggiore incremento (+5,5%) si registra quindi nelle strutture che offrono “altre attività”; in particolare, cresce l’offerta di mountain bike (+9,5%), osservazioni naturalistiche (+7,9%) ed escursioni (+7%). Curioso come alcune province tendano a specializzarsi nell’offerta di specifiche tipologie di servizi: a Palermo, il 62% delle aziende offre equitazione e il 97% escursioni; a Napoli, il 74% propone osservazioni naturalistiche; a Catania, il 97% mette a disposizione attività sportive; a Caserta, il 59% organizza trekking. Le strutture che offrono la tradizionale attività di alloggio sono invece rimaste invariate (+0,8%), mentre quelle con ristorazione sono cresciute del 2,8%. Per quanto riguarda infine la distribuzione sul territorio, il 53,3% di queste strutture è ubicato in zona collinare (53,3%), il 30% si trova invece in zone montuose: spicca in particolare la Provincia autonoma di Bolzano con le sue 3.253 aziende, che coprono il 42% del totale delle 7.788 strutture ubicate in montagna. Il restante 16,1% delle strutture si trova in pianura (4.076 in totale), con Puglia ed Emilia-Romagna in testa (rispettivamente 559 e 467 aziende agrituristiche). La densità delle strutture sull’intera superfice italiana è di 8,3 per 100 km2 (era 6,7 nel 2011), dato che aumenta se si considera il Centro: 16 aziende agrituristiche per 100 km2, con la Toscana (23 aziende per 100km2) che detiene il primato. Segue il Nord-est, con una densità di circa 12 strutture ogni 100 km2, dove la regione con più alta densità è il Trentino Alto-Adige (28 aziende agrituristiche per 100 km2).