Fondazione Kessler: Italia fanalino di coda nei brevetti, serve trattenere i talenti

Investimenti in capitale umano, collaborazione strutturale tra mondo dell’università e dell’impresa, creazione di un grande ecosistema che accompagni il passaggio dalla scienza al mercato. Sono queste le proposte che il presidente della Fondazione Bruno Kessler Ferruccio Resta ha presentato oggi all’evento ‘For a Human-Centered Future. Ricerca e industria per l’Europa di domani’, organizzato dalla fondazione stessa a Bologna, per sopperire al ritardo italiano nel campo della ricerca. Ritardo che, come ha spiegato il direttore scientifico dell’Osservatorio digital innovation del Politecnico di Milano Alessandro Perego, non si sostanzia tanto nella partecipazione ai progetti di ricerca, quanto nella sua effettiva traduzione a livello di brevetti. E che si acuisce ulteriormente in un settore chiave per il futuro come quello dell’intelligenza artificiale.

Del resto, come ha evidenziato Resta, per ogni talento attratto nel nostro Paese sono nove quelli che scelgono di lasciare l’Italia: addirittura il 21% di tutti i dottori italiani in materie Stem svolge la propria ricerca all’estero. Nel campo dell’Ia, l’Italia è l’unico grande Paese europeo con un flusso migratorio negativo. Stefano Paleari, consigliere della ministra per l’Università e la Ricerca Anna Maria Bernini (che ha inviato un video di saluti istituzionali), ha esaminato le best practices di Germania, Regno Unito e Spagna. Se Berlino tende ad attrarre ricercatori grazie ad offerte economiche migliori, Londra lo fa (anche se con la Brexit meno di prima) con la possibilità di rapidi avanzamenti di carriera. Madrid invece, che ha un contesto di partenza più simile a quello italiano, riesce meglio di Roma a sfruttare strategicamente i fondi europei e a fornire un ambiente di lavoro confortevole per i ricercatori.

Ma la sfida dell’Ia non riguarda solo il campo della ricerca. Dal punto di vista delle imprese, il presidente e ad di Marcegaglia Steel, Antonio Marcegaglia, ha ricordato come il suo primo utilizzo abbia riguardato principalmente i processi produttivi, che ne sono risultati fortemente efficientati. Ora l’obiettivo però è più ambizioso: creare una piattaforma per l’intera industria siderurgica e meccanica. “Dobbiamo superare i confini individualisti delle nostre realtà, ragionando in termini di filiera”, ha affermato.

L’Ia è e sarà ancora più fondamentale anche in un campo strategico come quello delle infrastrutture. Enrico Resmini, chief Non Regulated Business Officer di Acea, ha evidenziato come la tecnologia sia “il vero abilitatore della trasformazione delle infrastrutture critiche nei settori idrico, energetico e ambientale” e come la sua azienda stia rendendo reti e impianti sempre più intelligenti, resilienti e sicuri grazie a Intelligenza Artificiale, Internet of Things, Digital Twin e Robotica. L’Ia dunque è, al netto dei suoi rischi, una grandissima opportunità. A patto che, come da titolo del convegno, le persone ne rimangano al centro.

Nuove rotte e ricerca, Italia lancia piano Artico. Meloni: Ue e Nato colgano opportunità

Non più solo una frontiera geografica distante e remota ma un quadrante fondamentale e nevralgico del Pianeta in cui si giocano i futuri equilibri della sicurezza globale, dell’energia e del commercio marittimo.

Con queste premesse il governo ha presentato oggi a Villa Madama il documento strategico ‘La Politica Artica Italiana’, una roadmap tricolore per avvicinarsi ad una regione in rapidissima trasformazione. All’evento hanno partecipato tre ministri (Esteri, Difesa, Ricerca), come a sottolineare la trasversalità di una sfida che unisce diplomazia, forze armate e scienza. Pur non essendo un Paese artico, infatti, l’Italia rivendica il proprio ruolo di partner strategico, mossa dalla necessità di tutelare i propri interessi nazionali.

La strategia prevede infatti il monitoraggio dell’inquinamento globale e dell‘impatto dello scioglimento dei ghiacci sul livello dei mari, il consolidamento del ruolo italiano come “osservatore permanente” nel Consiglio Artico, supporto alle imprese italiane nei settori della sensoristica, della navigazione satellitare e delle infrastrutture resilienti.

Anche la premier Giorgia Meloni, in un messaggio letto ad inizio evento, ha voluto delineare la strategia italiana: “Siamo convinti che l’Artico debba essere sempre una priorità dell’Ue e della Nato e che l’alleanza atlantica debba cogliere l’opportunità di sviluppare nella regione una presenza coordinata e capace di prevenire tensioni e rispondere alle ingerenza di altri attori”. Per queste ragione l’Italia intende “preservare l’Artico come area di pace, cooperazione e prosperità”. La nuova strategia italiana per l’Artico mira proprio “a rafforzare il ruolo dell’Italia come partner affidabile, capace di promuovere cooperazione, sostenibilità e innovazione”.

Il vicepremier e Ministro degli Esteri Antonio Tajani, padrone di casa a Villa Madama, ha annunciato poi un’iniziativa concreta, ovvero una prossima missione imprenditoriale italiana nell’area: “Stiamo preparando insieme alla nostra ambasciata a Copenaghen una missione imprenditoriale dedicata al tema Artico. Siamo osservatori del Consiglio Artico ma siamo anche parte attiva, vuol dire lavorare in maniera costruttiva a livello industriale”.

Anche per il ministro della Difesa, Guido Crosetto, l’Artico “è destinato a diventare una delle aree più strategiche del pianeta nei prossimi anni, soprattutto sul piano della sicurezza e della competizione geopolitica”. Per questo motivo servono regole “che non creino altre fratture, in un mondo che ne ha già troppe“. Il pericolo numero uno resta la Russia, “con gran parte delle sue risorse che saranno spostate nell’Artico” al termine del conflitto in Ucraina. Anche perché il “cambiamento climatico creerà in Artico linee di comunicazione nuove”, come la Northern Sea Route, “che incideranno sul 40-50% dei passaggi a Suez“. Crosetto rifiuta quindi contributi simbolici. “Quindici soldati in Groenlandia sono una gita”, spiega invocando una partecipazione strutturata comandata dalla Nato.

Investire sull’Artico non vuol dire cominciare da zero, aggiunge la ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini.La nostra strategia – ricorda – mette insieme opportunità ed esperienze sedimentate nel tempo. Abbiamo iniziato a investire cinquant’anni fa con capitale umano e infrastrutture”. A testimonianza del ruolo italiano, inoltre, Il 3-4 marzo il mondo Artico verrà nel nostro Paese per l’Arctic Circle Forum Polar Dialogue. “Riuniremo rappresentanti governativi, imprenditori e ricercatori per parlare di questa regione”, assicura la ministra.

Ricerca, adottato Piano sul quantum. Bernini: “Italia capofila di trasformazione epocale”

Dalla ricerca alle applicazioni industriali, dalla formazione alla sicurezza nazionale: arriva la Strategia italiana per le tecnologie quantistiche. Il Comitato Interministeriale per la Transizione Digitale (CITD) ha adottato il Piano sul quantum per il Paese. L’approvazione segna un passo avanti fondamentale per rafforzare la posizione dell’Italia in un ambito di frontiera destinato a generare impatti su diversi piani della vita quotidiana e di settori economici, dalla salute al lavoro.

La Strategia italiana è stata elaborata da un gruppo di esperti e rappresentanti istituzionali al lavoro insieme da luglio scorso. Il gruppo è stato istituito dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR), in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, il Ministero della Difesa, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il Dipartimento per la Trasformazione Digitale (DTD) della Presidenza del Consiglio dei Ministri e l’Agenzia nazionale per la Cybersicurezza (ACN). A coordinarlo Tommaso Calarco, professore ordinario di Fisica all’Università di Bologna.

Una prima bozza del testo della Strategia è stata pubblicata a fine febbraio per una consultazione aperta che ha permesso di raccogliere suggerimenti e osservazioni per la stesura definitiva del Piano nazionale.

“La Strategia italiana per le tecnologie quantistiche è la nostra scelta di stare dentro le nuove sfide da protagonisti”, spiega Anna Maria Bernini, che rivendica per l’Italia il primato in “una trasformazione epocale”. La Strategia si inserisce nel più ampio impegno assunto dal Paese con la firma della European Declaration on Quantum Technologies da parte della ministra dell’Università e della Ricerca. La dichiarazione conferma la volontà dell’Italia di intensificare gli investimenti in ricerca e innovazione e di sviluppare le competenze necessarie a supportare l’ecosistema quantistico europeo, riconoscendone anche il valore strategico in termini di sicurezza globale.

La strategia italiana è anche in linea con gli obiettivi di medio e lungo periodo della Quantum Europe Strategy appena pubblicata, che porterà alla presentazione da parte della Commissione europea di una proposta di legge, un vero e proprio Quantum Act per la fine del 2025.

Lo sviluppo delle tecnologie quantistiche sta acquisendo crescente rilevanza nel campo delle relazioni internazionali”, precisa il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, sottolineando come le tecnologie quantistiche offrano significative opportunità in termini di crescita economica, innovazione industriale e competitività globale. Inoltre, una cooperazione scientifica e tecnologica basata su regole condivise deve per Tajani “contribuire a promuovere un cyberspazio aperto, stabile e sicuro”. La Farnesina contribuirà ai lavori del ‘Comitato permanente tecnologie quantistiche’, che ha il compito di definire il rapido ed efficace avvio dell’attuazione della Strategia, in un contesto tecnologico e geopolitico in rapida evoluzione.

Il Ministero della Difesa si trova oggi a fronteggiare minacce sempre più complesse, rese ancor più insidiose dall’evoluzione di tecnologie come l’intelligenza artificiale e il quantum computing. In questo contesto, la Strategia italiana sulle tecnologie quantistiche rappresenta uno strumento essenziale per rafforzare la resilienza del nostro sistema Paese, tutelare le infrastrutture critiche e garantire la sicurezza di cittadini, istituzioni e imprese. La partecipazione del Ministero della Difesa alla definizione di questa strategia è testimonianza della rilevanza che tali tecnologie rivestono per la sicurezza nazionale e per prevenire le minacce future, consolidando la nostra autonomia strategica”, spiega Guido Crosetto.

“Questa Strategia rende il nostro Paese più attrattivo per gli investimenti nelle nuove tecnologie abilitanti – sottolinea il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso -. Il calcolo quantistico, complementare ai supercalcolatori, sarà fondamentale per sfruttare appieno il potenziale dei data center e delle applicazioni di intelligenza artificiale, aprendo a nuove opportunità di crescita e innovazione per le nostre imprese”.

Per il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio per l’Innovazione, Alessio Butti: “Con l’approvazione della Strategia, l’Italia conferma la sua ambizione di essere all’avanguardia nelle tecnologie quantistiche. Investimenti mirati e collaborazioni strategiche rafforzeranno il nostro ecosistema digitale, aprendo nuove opportunità per ricerca, industria e società”. “La Strategia segna un passo decisivo che rafforza la posizione italiana sulle tecnologie di frontiera e sul post quantum”, commenta Bruno Frattasi, Direttore generale di ACN. “Si tratta del primo passo verso l’attuazione di un vero e proprio ecosistema quantistico resiliente e sovrano, che favorisca la crescita delle start-up e, grazie al connubio con la ricerca scientifica, trasforma la scienza pionieristica in applicazioni pronte per il mercato“.

Piano Mattei, seconda cabina di regia: dossier presto in Parlamento, poi Dpcm

Il documento di sintesi è in fase di scrittura, ma una “versione consolidata” del Piano Mattei è stata analizzata nella seconda cabina di regia a Palazzo Chigi dopo le osservazioni della prima riunione.

Il dossier sarà poi trasmesso al Parlamento per la formulazione del parere delle commissioni competenti e, alla fine, ci sarà un decreto della presidente del Consiglio.
A presiedere la seconda riunione, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, che coordina attorno al tavolo i ministeri coinvolti, la conferenza delle Regioni, i rappresentanti delle diverse agenzie e società dello Stato e delle imprese a partecipazione pubblica, dell’università, della ricerca, del terzo settore e di aziende private che si occupano di cooperazione e sviluppo.

Il Piano, sul campo, è partito con due missioni della premier in Egitto (17 marzo) e in Tunisia (17 aprile), che hanno permesso la firma di intese in alcuni dei settori di intervento: agricoltura, acqua, formazione.

Fuori da Palazzo Chigi, viene esposta l’Alfa Romeo Giulietta anni ’50, appartenuta a Enrico Mattei, su iniziativa dell’Ente Stati Generali del Patrimonio Italiano, con Aci e Intergruppo Parlamentare del Patrimonio Italiano, in occasione dell’approssimarsi della ricorrenza della nascita del fondatore dell’Eni (29 aprile 1906). E’ presente la famiglia, che attende di conoscere il Piano. “Ci fa grande piacere che la famiglia sia qui, sostenga un Piano strategico italiano, mi auguro possa essere parte di un grande Piano europeo e occidentale. Che la famiglia ci incoraggi è un fatto più che positivo“, osserva Tajani, dopo essersi intrattenuto brevemente con la nipote dell’industriale.

All’interno del Piano il ministero dell’Ambienteintende contribuire significativamente allo sviluppo sostenibile e alla transizione energetica dell’Africa“, assicura durante il vertice la viceministra Vannia Gava, che sottolinea il ruolo decisivo del Fondo Italiano per il Clima, con una dotazione incrementata a 4,4 miliardi di euro e che, nella fase di individuazione degli interventi, “dovrà coinvolgere tutti i possibili stakeholders“, informa. Il tema sarà centrale anche nella ministeriale G7 Clima Ambiente Energia dei prossimi giorni a Torino, che si concluderà con l’impegno a supportare i Paesi in via di sviluppo, rafforzando i partenariati sul fronte energetico e dell’economia circolare e confermando, spiega Gava, “un approccio concreto e non predatorio che assicuri opportunità di crescita, sviluppo e stabilità sociale e politica del continente africano”.

L’importanza di un nuovo modello di partenariato è rimarcata anche da Tullio Ferrante, sottosegretario al ministero dei Trasporti: “È una svolta storica nelle relazioni con il Continente africano che consentirà di attuare progetti di investimento e sviluppo senza precedenti“, scandisce. In questa cornice, le infrastrutture rappresentano un asse che considera “trasversale” a tutti gli ambiti di intervento e rivestono un ruolo “strategico”, rivendica, per la realizzazione del Piano.
L’obiettivo di Roma è quello di contribuire alla modernizzazione delle infrastrutture in Africa mettendo a disposizione il know-how delle proprie imprese, presenti nel Continente da diversi anni e impegnate con cantieri attivi per oltre 12 miliardi di euro. L’Africa è infatti la seconda area geografica per attività all’estero delle società di ingegneria, architettura e consulenza italiane.

Centrale è anche l’alta formazione. “Dall’azione messa in campo dal MUR arriverà un potente innesto di idee“, garantisce la ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini. L’intenzione è dare stabilità ai progetti affinché producano “effetti positivi di lungo termine“. Si cercherà quindi di incardinare infrastrutture di ricerca.
Al momento, il Mur è concentrato in una “profonda azione di mappatura, mai realizzata in precedenza, del grande patrimonio esistente di legami tra Italia e Africa in termini di formazione superiore e ricerca“, fa sapere Bernini. La mappatura ha rivelato un quadro diversificato, di collaborazioni già in atto in Africa. C’è una forte presenza delle università italiane, con quasi mille (991) accordi sottoscritti con atenei africani negli ultimi 30 anni, e oltre 200 progetti di cooperazione attivati di recente (ultimi 5 anni) in oltre 30 Paesi africani.
Nella missione del 17 aprile in Tunisia, è stato firmato un Memorandum of Understanding su università, ricerca scientifica, sviluppo tecnologico e innovazione con l’omologo tunisino, Moncef Boukthir. Il 30 aprile si terrà un incontro a Roma con l’omologo del Marocco, con la firma di un MoU simile, così come quello in programma nella visita in Algeria, in negoziato. Contatti sono avviati anche con la Libia e con altri Paesi-pilota nell’Africa subsahariana. E’ di marzo il memorandum sottoscritto dal Mur con la Fondazione MedOR per l’organizzazione di un roadshow per promuovere la nuova Infrastruttura Tecnologica di Innovazione Future Farming, progetto pubblico-privato di punta nel settore dell’agricoltura del futuro, nato grazie a un cofinanziamento del Ministero dell’Università a valere sui fondi Pnrr con la Ca’ Foscari. C’è attesa per il G7 Scienza e tecnologia che si terrà a luglio a Bologna, con una sessione sull’Africa che vedrà la partecipazione di Unione Africana e Unesco.

Tra le associazioni presenti al tavolo, quelle che rappresentano il macroambito dell‘agricoltura. “E’ un passo avanti ulteriore per quanto riguarda l’entrata nei progetti concreti che potranno essere presentati per i vari settori produttivi“, sostiene il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, uscendo da Palazzo Chigi. Per l’agricoltura, osserva, “diventa un’ulteriore opportunità per mostrare un’eccellenza che può essere esportata come modello nel far crescere popoli che grazie all’agricoltura possono avere un rilancio e un futuro diverso rispetto a quello che stanno vivendo“. Ovviamente, avverte, con un “aspetto culturale e un impronta politica completamente diversa a quello che ha fatto la Cina o che sta facendo la Russia, che invece ha più una volontà di colonizzare questi territori e portar via l’unica ricchezza che può dare crescita e sviluppo a quel territorio“.
Puntare su un continente in netta e continua crescita dal punto di vista demografico, con una popolazione che nel 2050 sfiorerà i 2 miliardi di abitanti, e con un aumento del Pil che nel 2024 viaggia su una media del 5,5%, è “fondamentale per diversificare e ampliare i mercati del nostro interscambio commerciale, andando al contempo a promuovere la cooperazione allo sviluppo e l’eccellenza e l’unicità del nostro know how”, evidenzia il presidente della Copagri Tommaso Battista, che però mostra alcune preoccupazioni sugli obiettivi legati, in particolare, al principio di reciprocità, il cui mancato o parziale rispetto “potrebbe rappresentare un serio pericolo per i produttori agricoli e i consumatori”, fa notare.
E’ stato dato un impulso operativo – fa eco il presidente di Cia-Agricoltori italiani, Cristiano Fini – si lavorerà molto su formazione, sull’agritech e per cercare di portare il know-how italiano sul territorio africano per far crescere in loco la popolazione“.