E’ morto il fisico Antonio Zichichi, padre dei laboratori del Gran Sasso. Aveva 96 anni

E’ morto nel sonno, a 96 anni, il fisico e divulgatore Antonio Zichichi. Nato a Trapani nel 1929 da antica famiglia ericina, aveva fondato nel 1963 il Centro di Cultura Scientifica Ettore Majorana ed era stato promotore nel 1982 della Dichiarazione di Erice per la Pace. Aveva anche ideato i Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’INFN Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di cui è stato presidente, scoperto l’antideutone al CERN di Ginevra ed era professore emerito di Fisica Superiore all’Università di Bologna. Aveva tre figli, cinque nipoti e una pronipote.

Zichichi è stato uno dei protagonisti italiani della fisica delle alte energie. Professore emerito di Fisica Superiore all’Università di Bologna, presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare dal 1977 al 1982, direttore e fondatore, nel 1962, del Centro interdisciplinare per la cultura scientifica “Ettore Majorana” a Erice, Zichichi ha rappresentato una delle voci più appassionate della cultura scientifica del secondo Novecento.

Dopo gli anni di formazione a Palermo, e i primi anni tra il Fermilab di Chicago e il CERN di Ginevra – dove nel 1965 dirige il gruppo di ricerca che osserva per la prima volta l’antideutone, una particella di antimateria formata da un antiprotone e un antineutrone – Zichichi si impone come una figura di riferimento nei grandi laboratori internazionali. Numerosi e fondamentali sono i suoi risultati e le sue scoperte, come l’antimateria nucleare, la produzione di coppie di mesoni pesanti con stranezza positiva e negativa (la prova decisiva dell’esistenza del numero quantico di stranezza nell’universo subnucleare), l’energia effettiva nella QCD; e altrettanto importanti le sue invenzioni, tra cui, quella del circuito elettronico per la misura dei tempi di volo delle particelle subnucleari e una nuova tecnologia per la costruzione di campi magnetici polinomiali ad alta precisione.

Molti grandi progetti della fisica internazionale sono legati al suo nome: il progetto LEP a LHC, il progetto HERA a DESY, il progetto dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso all’INFN. Ha guidato numerosi esperimenti di rilievo nella fisica delle particelle elementari e ricoperto incarichi di responsabilità a livello europeo (Presidente della Società Europea di Fisica) e nazionale (Presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, dal 1977 al 1982). Ha guidato il Comitato NATO per le Tecnologie di Disarmo e ha rappresentato la CEE nel Comitato Scientifico del Centro Internazionale di Scienza e Tecnologia di Mosca.

Dal 1986 è stato presidente del World Lab, un’associazione che sostiene progetti scientifici in paesi in via di sviluppo. È stato Presidente della World Federation of Scientists, del Museo Storico della Fisica e del Centro Studi e Ricerche “E. Fermi”. Gli sono stati conferiti oltre sessanta premi e onorificenze in Italia e all’estero.

“Con la scomparsa di Nino Zichichi, l’INFN e l’intera comunità scientifica perdono una figura di straordinaria energia e visione”, commenta Antonio Zoccoli, Presidente dell’INFN. “Zichichi è stato un uomo di scienza straordinariamente curioso ed entusiasta, capace di muoversi con autorevolezza nei grandi scenari della ricerca internazionale e, al tempo stesso, di guardare con lungimiranza allo sviluppo delle infrastrutture scientifiche del nostro Paese”, aggiunge.

Per il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, oggi “l’Italia perde un punto di riferimento”, ma anche “un cristiano, un uomo di fede, capace di sostenere, anche con coraggio, la correlazione tra scienza e religione”. “Con Antonino Zichichi – scrive su X il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso – viene a mancare una delle personalità più autorevoli della scienza italiana. Fisico di rilievo internazionale e grande divulgatore, ha saputo dare prestigio alla Sicilia e all’Italia nel mondo attraverso il Centro Majorana di Erice, simbolo del dialogo tra scienza e cultura. Ai familiari e alla comunità scientifica il mio sentito cordoglio”. 

“La scomparsa del professor Antonino Zichichi – dice il ministro della Cultura, Alessandro Giuli lascia un vuoto enorme nella comunità scientifica e culturale della Nazione. Un faro di conoscenza sempre spiegata con semplicità, pacatezza e chiarezza. Abbiamo amato quel suo essere non conformista, non incline alle mode, ma sempre ancorato alla realtà effettuale anche quando è stato ostracizzato per le sue convinzioni basate su dati di realtà e non su teorie strampalate. L’Italia perde uno dei suoi figli migliori. Ha combattuto con forza l’ ‘inquinamento culturale’ e l’arbitrarietà di molti modelli matematici catastrofisti. Un abbraccio affettuoso al figlio Lorenzo e alla sua famiglia”.

“Antonio Zichichi è stato un punto di riferimento molto importante per la comunità scientifica internazionale. Lo ricordiamo, inoltre, per il suo prezioso e fondamentale contributo nella fisica e per la straordinaria capacità di comprendere i fenomeni del nostro tempo coniugando fede e ragione. Alla sua famiglia le condoglianze del Senato della Repubblica”, commenta Ignazio La Russa, presidente de Senato della Repubblica.

atomo

Italia senza energia atomica, ma Enea è leader nella ricerca applicata

Anche se l’Italia ha detto di fatto addio all’energia nucleare con i referendum del 1987, il nostro Paese rimane un punto di riferimento internazionale a livello di ricerca sull’atomo. La testimonianza più chiara arriva da Enea, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile al centro di importanti progetti di ricerca e sviluppo sul nucleare di quarta generazione. Lo scorso dicembre è stato rinnovato il Consorzio Falcon (Fostering Alfred Construction) con Ansaldo Nucleare e Istituto di Ricerca Nucleare della Romania per realizzare un dimostratore di reattore a piombo di media taglia di IV generazione, il primo in Europa. Un’altra collaborazione al via in questo periodo coinvolge uno spin-off del Cern e riguarda reattori cosiddetti ADS (Accelerator Driven System) cioè ‘sistemi guidati da un acceleratore’ di protoni. Impianti che garantirebbero un livello di sicurezza molto maggiore visto che il reattore si spegnerebbe subito in caso di blackout elettrico, l’incubo peggiore per una centrale nucleare. “Questo tipo di reattore funziona ad acqua e sta a metà strada tra terza e quarta generazione, ma permette comunque di ridurre di molto il carico di rifiuti pericolosi”, spiega, parlando con GEA, Alessandro Dodaro, direttore del Dipartimento Fusione e Tecnologie per la sicurezza Nucleare Enea. A marzo, inoltre, Enea ha siglato un accordo con la startup newcleo che prevede la realizzazione di Advanced Modular Reactors di piccole dimensioni raffreddati al piombo invece che ad acqua. L’obiettivo, ambizioso, della società è di sviluppare i primi prototipi entro sette anni e quindi di commercializzare i nuovi reattori per sostituire quelli oggi in funzione, di seconda e terza generazione. Un progetto che sta attirando le attenzioni di molti investitori, come testimoniano i 300 milioni di capitale raccolti a metà giugno coinvolgendo realtà di primissimo piano come Exor e Azimut. Enea in questa partita metterà in campo infrastrutture, know-how e professionalità del suo Centro Ricerche del Brasimone (Bologna), potendo anche implementate nuove strutture e laboratori con investimenti attorno ai 50 milioni di parte di newcleo e l’assunzione di diversi ingegneri. “È un progetto in cui io e tutta Enea crediamo molto – conferma Dodaro -. Vogliamo sviluppare un dimostratore di un reattore nucleare che però non è nucleare: non ci sarà alcun isotopo radioattivo e le funzioni del nocciolo saranno svolte da resistenze elettriche. Di fatto, noi costruiremo uno ‘scaldabagno’ ma non a acqua, bensì a piombo per dare la possibilità a newcleo di realizzare in Regno Unito e Francia i primi due prototipi di reattori al piombo di piccole dimensioni”.

Enea però vanta anche una tradizione pluridecennale nel campo della fusione nucleare, la cosiddetta ‘energia delle stelle‘ che, spiega Dodaro, ci “renderà indipendenti dai combustibili e sarà pulita e sicura”. Al Dipartimento Fusione e Sicurezza Nucleare Enea lavorano quasi 500 fra ricercatori e tecnologi nei Centri di ricerca di Brasimone e Frascati. “Oggi c’è un grande interesse dal punto di vista industriale per la fusione”, dice Dodaro. I numeri mostrano che nel maggior progetto internazionale sulla fusione, cioè ITER (International Thermonuclear Experimental Reactor) le imprese italiane hanno vinto quasi 2 miliardi di euro di commesse: meglio di noi soltanto la Francia. “Le competenze sul nucleare erano un fiore all’occhiello per l’Italia già quando avevamo le centrali. Fortunatamente dopo il referendum del 1987 le competenze italiane sul nucleare non sono andate perdute e sono state reinvestite in altri ambiti. L’Enea rappresenta un esempio piuttosto chiaro di questa capacità”. Prova ne sia che di recente a Brasimone la ricerca sulla fusione ha dato il la a due nuovi filoni: la produzione di radiofarmaci, con la prospettiva di realizzare un Polo Nazionale per la medicina nucleare e lo sviluppo di tecnologie avanzate per il monitoraggio e la sicurezza/difesa del territorio.