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Arrestato a Rimini un sospettato del sabotaggio del Nord Stream

A quasi tre anni dal sabotaggio del gasdotto russo Nord Stream nel Mar Baltico, un cittadino ucraino, sospettato di essere uno dei coordinatori del blitz, è stato arrestato a Rimini.

Si tratta del primo arresto di un caso particolarmente delicato. In un comunicato, la procura federale tedesca, specializzata in casi di terrorismo, ha annunciato di aver “proceduto all’arresto, sulla base di un mandato d’arresto europeo, del cittadino ucraino Serhii K. da parte della polizia italiana nella provincia di Rimini”. “Serhii K. faceva parte di un gruppo di persone che, nel settembre 2022, hanno piazzato esplosivi sui gasdotti ‘Nord Stream 1’ e ‘Nord Stream 2’ vicino all’isola di Bornholm”, si legge. Si tratterebbe “probabilmente di uno dei coordinatori dell’operazione”.

A Berlino, il ministro della Giustizia Stefanie Hubig ha lodato il “successo impressionante” della procura.

Il 26 settembre 2022, quattro enormi fughe di gas precedute da esplosioni sottomarine si sono verificate a poche ore di distanza l’una dall’altra sul Nord Stream 1 e 2, i gasdotti che collegano la Russia alla Germania e trasportano la maggior parte del gas russo verso l’Europa. All’epoca, Mosca aveva interrotto le forniture di gas attraverso Nord Stream 1, sullo sfondo di un braccio di ferro con i paesi europei alleati di Kiev. Quanto al gasdotto gemello Nord Stream 2, pomo della discordia tra Berlino e Washington da anni, non era mai entrato in funzione. Dopo il sabotaggio, erano state avviate indagini giudiziarie separate da Germania, Svezia e Danimarca, chiuse nei due paesi scandinavi nel 2024. Sono state avanzate numerose ipotesi, sempre con lo sfondo dell’ipotesi che un Stato potesse essere il mandante dell’operazione. Sia l’Ucraina che la Russia e gli Stati Uniti hanno sempre negato con forza qualsiasi coinvolgimento.

La procura federale tedesca afferma che Serhii K. e i suoi complici “hanno utilizzato una barca a vela partita da Rostock”. La barca a vela era stata noleggiata da una società tedesca con documenti d’identità falsi tramite intermediari. “Gli esplosivi sono detonati il 26 settembre 2022. Le esplosioni hanno gravemente danneggiato i due gasdotti”, ricorda la procura.

Dopo il trasferimento da parte delle autorità italiane in Germania, il sospetto ucraino dovrà comparire davanti al giudice della Corte federale di giustizia tedesca. Un anno fa, diversi media tedeschi, la rete televisiva pubblica ARD e i quotidiani Die Zeit e Süddeutsche Zeitung avevano rivelato che le indagini si stavano orientando verso una pista ucraina, con un mandato di arresto della giustizia tedesca nei confronti di un subacqueo professionista sospettato di essere coinvolto nel sabotaggio insieme ad altri due suoi connazionali. Questo subacqueo, identificato dai media tedeschi come Volodymyr Z., viveva in Polonia ma era riuscito a fuggire in Ucraina prima del suo arresto. Il giorno dopo le rivelazioni della stampa tedesca, il Wall Street Journal aveva affermato che l’ex capo di Stato maggiore ucraino Valery Zaloujny aveva supervisionato il piano per far saltare i gasdotti. Il 15 agosto 2024 la presidenza ucraina aveva reagito definendo la notizia “assolutamente priva di senso”. Quattro giorni dopo, Mosca aveva giudicato “chiaro” che l’operazione fosse stata ordinata da Washington.

Come possono arrivare le risorse di gas del grande ‘Leviatano’ israeliano

Israele è diventato un Paese produttore ed esportatore di gas solo da una decina di anni, dopo la scoperta di diversi giacimenti al largo delle sue coste nel Mediterraneo: il giacimento ‘Tamar‘ (300 miliardi di metri cubi) e il ‘Leviathan‘, al largo di Haifa (620 miliardi di metri cubi). Ma non ha un oleodotto che colleghi le sue piattaforme di trivellazione nel Mediterraneo ai mercati dell’Europa meridionale ed è in disputa con il Libano sulla delimitazione di parte della zona con diritti esclusivi.

Per l’esportazione, gli israeliani hanno a disposizione tre opzioni principali.

La prima è utilizzare il ‘gasdotto della pace’ , che collega Ashkelon (in Israele, poco sopra la striscia di Gaza) con Al-Arish (in Egitto, sulla costa del Sinai). A dicembre del 2021, l’italiana Snam ha acquistato il 25% del gasdotto dall’azienda energetica thailandese Ptt Energy Resources. È un collegamento sottomarino lungo circa 90 chilometri. La capacità massima di trasporto giornaliera è di circa 12 milioni di metri cubi ed è prevista in espansione. Realizzato nel 2008 per trasportare in Israele gas di provenienza egiziana, dall’inizio del 2020 è diventato, invece, una delle fonti di approvvigionamento energetico dell’Egitto, ricevendo il gas dai due giacimenti offshore israeliani. Ad Al-Arish si potrebbero usare gli impianti esistenti per liquefare il gas e trasportarlo sotto forma di Gnl via nave verso i porti italiani ed europei.

La seconda è l’EastMed, progettato per sfruttare le risorse del Mediterraneo (stimate nel complesso per 3,5 mila miliardi di metri cubi di gas) tramite Poseidon (consorzio costituito in forma paritaria dall’italiana Edison e dalla greca Depa). Quando sarà completato (non prima del 2027) si estenderà per 1.900 chilometri, di cui un terzo su terraferma e il resto in mare, con l’obiettivo di importare in Europa 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno dai depositi di Cipro e Israele. Un’operazione il cui costo viene stimato attorno ai 6 miliardi di euro e che sarà gestito da Eni, Total, Chevron e da altre note aziende a livello internazionale.

La terza opzione, geopoliticamente più complessa, è quella di costruire un gasdotto di allaccio da Israele alla turca Tanap, già agganciata alla Tap al confine con la Grecia per attraversare l’Albania, il mare Adriatico e approdare sulle coste salentine di San Foca, in Puglia.

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