Iran, Bankitalia: “Indebolite prospettive crescita, effetti lunghi su costi energia”

La guerra in Iran e in Medio Oriente fa schizzare i prezzi del gas e del petrolio, indebolendo le prospettive di crescita e creando nuove pressioni inflazionistiche. A lanciare l’allarme, nella relazione all’assemblea ordinaria dei partecipanti, è Fabio Panetta.

Il governatore della Banca d’Italia sottolinea il consolidarsi di un contesto di elevata incertezza, “destinato verosimilmente a protrarsi oltre la fase acuta del conflitto”. L’area è cruciale per l’approvvigionamento globale di energia e di materie prime, le esportazioni attraverso lo Stretto di Hormuz si sono interrotte e, insiste, “stanno emergendo danni rilevanti alle infrastrutture di produzione e raffinazione”. Anche in caso di uno stop immediato delle ostilità, denuncia Panetta, “il ritorno a condizioni ordinate nel mercato dell’energia richiederebbe tempi non brevi”.

La buona notizia è che la politica monetaria, rispetto al 2022, è in una posizione più favorevole per salvaguardare la stabilità dei prezzi: “I tassi ufficiali sono in linea con il livello stimato del tasso neutrale; le aspettative di inflazione di medio e lungo termine sono ancorate; le condizioni del mercato del lavoro risultano meno tese. Inoltre, il sistema bancario nel suo complesso mostra un’elevata redditività e una solida posizione patrimoniale”, spiega il governatore. Il Consiglio direttivo della Bce, a marzo, ha deciso di mantenere invariati i tassi ufficiali, ribadendo che le sue decisioni continueranno a essere guidate da una valutazione complessiva dei dati disponibili. Resta ferma la determinazione del Consiglio a mantenere l’inflazione al 2 per cento nel medio termine. “In un contesto così incerto e in costante evoluzione – avverte Panetta -, sarà essenziale monitorare attentamente le aspettative e prevenire effetti di retroazione sui salari, assicurando al contempo che l’azione di politica monetaria resti proporzionata e coerente con il mandato”.

Quanto al Bilancio della Banca d’Italia, nel 2025 cresce di circa 10 miliardi e torna in utile perché, anche se i titoli scendono di oltre 80 miliardi (a 508 miliardi) le plusvalenze sulle riserve auree salgono a 91 miliardi, compensano abbondantemente la perdita. Le plusvalenze però non incidono sul risultato economico, ma, precisa il governatore, “alimentano il conto di rivalutazione del passivo, contribuendo ad assorbire eventuali future fluttuazioni del prezzo dell’oro”.

Dopo due anni di perdite (2023 e 2024) il risultato lordo torna positivo per circa 3 miliardi. Questo consente al governatore di proporre di attribuire ai Partecipanti un dividendo di 340 milioni a valere sull’utile netto di 1.652 milioni.

Come anticipato nel Piano strategico per il triennio 2026-2028, Bankitalia intende muoversi su direttrici precise nei prossimi anni, facendo leva sul capitale umano e la trasformazione digitale. Attenzione particolare è rivolta all’intelligenza artificiale generativa: “Abbiamo già adottato strumenti che contribuiscono ad aumentare la produttività individuale e avviato una prudente ma progressiva introduzione di agenti digitali in grado di svolgere attività complesse”, afferma Panetta. Le prime applicazioni riguardano la semplificazione della produzione normativa di vigilanza e il supporto alle attività ispettive. Viene anche ridefinito l’assetto del Dipartimento Informatica per affrontare con “maggiore efficacia” le sfide poste dalle tecnologie di frontiera – oltre all’intelligenza artificiale, le tecnologie quantistiche e quelle a registri distribuiti (DLT) – e per rafforzare il contrasto alle minacce cibernetiche.

Nella relazione, il governatore non trascura l’impegno della Banca sui temi della sostenibilità. “Siamo stati una delle prime banche centrali dell’Eurosistema a pubblicare un Piano di transizione climatica”, rivendica. Progressi significativi sono stati compiuti in particolare nello sviluppo della produzione di energia da fonti rinnovabili. L’obiettivo è conseguire la neutralità carbonica entro il 2050.