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Conte (Inps): “In difesa dello smart working, nata una nuova divisione internazionale”

Il termine smart working è “tornato in auge a causa della crisi energetica” ma per Giuseppe Conte, direttore centrale delle relazioni internazionali dell’Inps, la questione è molto più profonda. Il suo libro, edito da Castelvecchi, si chiama “In difesa dello smart working”.

Si tratta di un volume che, nelle parole dell’autore, “ha l’ambizione di ragionare più in generale sul futuro del mondo del lavoro, parlando della necessità di aggiornare un’esperienza lavorativa non più basata su schemi tayloristici di controllo e di fatica”. Poiché andiamo verso un nuovo millennio e abbiamo nuove tecnologie, spiega il direttore, dobbiamo cercare di “innovare anche il modo in cui organizziamo il nostro lavoro”. Ed è una modalità che non va vista come lavoro a distanza. Secondo Conte “il lavoro a distanza emergenziale va bene, ma è un’altra cosa”. Si tratta invece di un nuovo modo di organizzare le attività che si basa “sulla fiducia che viene data al lavoratore, affidandogli incarichi precisi e seri che lui decide di gestirsi in autonomia, sia di tempo che di luogo”. In questo modello il lavoratore svolge i propri compiti dove vuole e, nel rispetto delle scadenze assegnate, “organizza la giornata lavorativa come preferisce”. Ogni lavoro ha scadenze diverse, ma il libro cerca proprio di “disegnare un nuovo modo di lavorare”.

Parallelamente a questa innovazione interna, l’Istituto guarda con attenzione alla mobilità globale. “L’Inps ha creato una divisione internazionale, nata il primo gennaio, che ha il compito di mettere a sistema tutta una serie di competenze che stanno investendo l’istituto”, chiarisce Conte. In pratica, se una persona lavora in Italia e in altri paesi, ogni Stato riconosce i periodi dell’altro ai fini della pensione.  Con il tempo l’Unione Europea ha superato il sistema delle convenzioni fra Stati perché oggi esistono regolamenti comuni. “È un mondo che si sta ampliando sempre di più”, osserva il direttore, aggiungendo che tutta la regolamentazione comunitaria diventa sempre più importante.

C’è un tema di accordi con varie istituzioni per fare controlli e scambiarsi dati, perché i lavoratori si muovono sempre di più. “Rispetto a un passato in cui il lavoratore emigrava in modo definitivo, oggi c’è un movimento continuo”, afferma il direttore. Le persone escono dall’Italia, vi rientrano, o si muovono da un paese estero a un altro. È un movimento molto veloce e quindi, al momento della pensione, bisogna tener conto di periodi che “potrebbero essere tanti e frazionati”. Ormai “è più facile trovare un giovane che ha lavorato all’estero che solo in Italia”. Le tensioni geopolitiche attuali, tuttavia, non colpiscono tutti i settori allo stesso modo. Conte dice che l’impatto è “in quota minima perché di solito abbiamo poche persone che paghiamo in quelle zone interessate dal conflitto del Medio Oriente”. Sono paesi con cui non c’è una grande tradizione di scambi, quindi in questo momento non si registrano grossi impatti. Diversa è la situazione per la crisi ucraina, dove l’Inps paga molte pensioni. “L’impatto dell’Ucraina si sente di più perché è più vicina e c’è un maggior rapporto di vicinanza all’Italia”, spiega il direttore, che cita il caso di badanti ma anche di tanti artigiani che lavorano nell’edilizia.

Infine, l’attenzione resta alta sul ruolo sociale dell’istituto, un tema caro anche al Pontefice durante la recente udienza di venerdì in Vaticano. “Il Papa ha riaffermato la centralità del tema della previdenza e, in generale, della sicurezza sociale come grande tema di solidarietà”, racconta Conte. Il Santo Padre ha voluto anche rimarcare il valore del welfare generativo, ovvero “un welfare che non si limita ad attendere che la persona abbia un bisogno e faccia domanda, ma che si preoccupa di seguirla durante le varie fasi della vita”. Conte conclude dicendosi “commosso ed entusiasta di aver avuto l’onore di questa udienza papale”.