Nevicate e piogge abbondanti posso contribuire a scatenare i terremoti

Quando gli scienziati cercano la causa di un terremoto, la loro ricerca inizia spesso sottoterra. Come hanno chiarito secoli di studi sismici, sono la collisione delle placche tettoniche e il movimento di faglie e fessure del sottosuolo a scatenare un sisma. Ma gli scienziati del Massachusetts Institute of Technology hanno ora scoperto che anche alcuni eventi meteorologici possono avere un ruolo nell’innescare alcuni terremoti. In uno studio pubblicato su Science Advances, i ricercatori riferiscono che episodi di forti nevicate e piogge hanno probabilmente contribuito a uno sciame di terremoti negli ultimi anni nel Giappone settentrionale. Lo studio è il primo a dimostrare che le condizioni climatiche potrebbero innescare alcuni sismi.

“Vediamo che le nevicate e altri carichi ambientali in superficie hanno un impatto sullo stato di stress nel sottosuolo, e la tempistica degli eventi di precipitazione intensa è ben correlata con l’inizio di questo sciame sismico”, afferma l’autore dello studio William Frank, professore assistente presso il Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Atmosfera e del Pianeta (EAPS) del MIT. “Quindi, il clima ha ovviamente un impatto sulla risposta della terra solida, e parte di questa risposta sono i terremoti”.

Il nuovo studio si concentra su una serie di terremoti in corso nella penisola di Noto in Giappone. Il team ha scoperto che l’attività sismica nella regione è sorprendentemente sincronizzata con alcuni cambiamenti nella pressione sotterranea e che tali cambiamenti sono influenzati dai modelli stagionali di nevicate e precipitazioni. Gli scienziati sospettano che questa nuova connessione tra terremoti e clima possa non essere esclusiva del Giappone e che possa avere un ruolo nello scuotere altre parti del mondo. Guardando al futuro, prevedono che l’influenza del clima sui terremoti potrebbe essere più pronunciata con il riscaldamento globale. “Se il clima sta cambiando, con eventi di precipitazione più estremi, e ci aspettiamo una ridistribuzione dell’acqua nell’atmosfera, negli oceani e nei continenti, questo cambierà il modo in cui la crosta terrestre viene caricata”, aggiunge Frank. “Questo avrà sicuramente un impatto, ed è un collegamento che potremmo esplorare ulteriormente”.

Dalla fine del 2020, centinaia di piccoli terremoti hanno scosso la penisola di Noto in Giappone, un dito di terra che curva a nord dall’isola principale del Paese verso il Mar del Giappone. A differenza di una tipica sequenza di terremoti, che inizia con una scossa principale che lascia il posto a una serie di scosse di assestamento prima di spegnersi, l’attività di Noto è uno sciame sismico, ovvero uno schema di scosse multiple e continue senza un’evidente scossa principale o un innesco sismico.
Analizzando tutti i dati a disposizione, i ricercatori hanno osservato un modello sorprendente: nel 2020, all’incirca quando si pensa sia iniziato lo sciame, i cambiamenti nella velocità sismica sembravano essere sincronizzati con le stagioni. Il team si è, così, chiesto se i cambiamenti ambientali da una stagione all’altra potessero influenzare la struttura sottostante della Terra in modo da innescare uno sciame sismico. In particolare, hanno esaminato come le precipitazioni stagionali avrebbero influenzato la “pressione dei fluidi porosi” nel sottosuolo, ossia la quantità di pressione che i fluidi nelle crepe e nelle fessure della Terra esercitano all’interno del basamento. “Quando piove o nevica, questo aggiunge peso e aumenta la pressione dei pori, consentendo alle onde sismiche di viaggiare più lentamente”, spiega Frank. “Quando tutto quel peso viene rimosso, attraverso l’evaporazione o il deflusso, improvvisamente la pressione dei pori diminuisce e le onde sismiche sono più veloci”.

I ricercatori sospettano che nevicate abbondanti e precipitazioni estreme simili possano giocare un ruolo nei terremoti altrove, anche se sottolineano che l’innesco principale avrà sempre origine nel sottosuolo. “Quando vogliamo capire come funzionano i terremoti, guardiamo alla tettonica delle placche, perché è e sarà sempre la ragione principale per cui si verifica un sisma”, dice Frank. “Ma quali sono gli altri fattori che possono influenzare il momento e il modo in cui si verifica un terremoto? È a questo punto che si iniziano a considerare i fattori di controllo di secondo ordine, e il clima è ovviamente uno di questi”.

Terremoto di magnitudo 7.4 a Taiwan: 9 morti e oltre 900 feriti

Nove persone sono morte e oltre 900 sono rimaste ferite a Taiwan, secondo le autorità, in un terremoto di magnitudo sopra il 7, il più potente che abbia colpito l’isola da 25 anni. Tutti i decessi sono avvenuti nella regione di Hualien, vicino all’epicentro del sisma nella parte orientale dell’isola, ha annunciato l’agenzia nazionale dei vigili del fuoco. Tre delle vittime sono morte su un sentiero escursionistico e la quarta in un tunnel stradale. Il centro operativo di emergenza di Taipei ha confermato questo bilancio e ha riferito che quasi sessanta persone sono rimaste ferite. La magnitudo del terremoto sottomarino è stata stimata a 7,5 dall’Agenzia meteorologica giapponese (JMA), a 7,4 dal Servizio geologico statunitense (USGS) e a 7,2 dall’Agenzia meteorologica di Taiwan (CWA).

Il terremoto si è verificato nella notte italiana, ed è stato seguito da diverse scosse di assestamento. L’epicentro è stato individuato in acque poco profonde al largo della costa orientale di Taiwan. Le severe norme edilizie e la buona preparazione ai disastri sembrano aver evitato una grande catastrofe per l’isola, che è regolarmente colpita da terremoti. A Hualien, “due edifici sono crollati” intrappolando le persone, ha detto un funzionario dei vigili del fuoco di questo porto di quasi 100.000 abitanti, situato ai piedi di una catena di montagne e gole.

Il terremoto ha inizialmente fatto scattare l’allarme tsunami a Taiwan, nelle isole del Giappone sud-occidentale e in diverse province delle Filippine, dove è stato chiesto alle persone che vivevano nelle zone costiere di spostarsi su terreni più alti. Le autorità giapponesi e filippine hanno infine annullato gli avvisi e il Centro di allerta tsunami del Pacifico ha annunciato che “la minaccia di tsunami è ormai ampiamente superata“, pur invitando i residenti delle zone costiere a rimanere prudenti. L’aeroporto di Naha, il più grande dell’isola giapponese di Okinawa, ha temporaneamente sospeso il traffico aereo e i voli diretti a quella destinazione sono stati deviati. Tuttavia, il check-in per i voli in partenza è ripreso dopo la revoca dell’allerta.

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Terremoto di magnitudo 4.7 in Friuli Venezia Giulia: nessun danno

Un terremoto di magnitudo4.7 è stato localizzato dalla Rete Sismica Nazionale alle ore 22.19 di ieri nella provincia di Udine, ad una profondità di 10 km. L’epicentro del terremoto è stato individuato a circa 5 km a sud ovest del comune di Socchieve (Udine), circa 46 km circa a nord di Pordenone e 47 km a nord-ovest di Udine. Tra le città con più di 50.000 abitanti più vicine all’epicentro, segnaliamo anche Treviso ad oltre 80 km di distanza. La Sala Situazione Italia del Dipartimento della Protezione Civile si è messa in contatto con le strutture locali del Servizio Nazionale della protezione civile. La scossa è stata avvertita dalla popolazione ma dalle prime verifiche non risulterebbero danni a persone o cose.

Questa mattina abbiamo riunito l’unità di crisi con i sindaci dei Comuni maggiormente colpiti dallo sciame sismico registrato ieri sera. Abbiamo già verificato che non ci sono feriti. È tuttora in corso invece la valutazione dei danni alle strutture e alle infrastrutture. Al momento non abbiamo rilevato situazioni importanti“, afferma l’assessore regionale alla Protezione civile Riccardo Riccardi. “Una squadra di tecnici della Protezione civile sta effettuando un’attenta e puntuale ricognizione sui territori interessati dal terremoto. In caso di necessità – sottolinea Riccardi – ci ritroveremo nel pomeriggio per capire quali potrebbero essere gli interventi da realizzare con urgenza“. “I sindaci, nel confermare che si è trattato di un evento che ha destato molta preoccupazione e paura nella cittadinanza, hanno manifestato gratitudine – conclude l’assessore – per la vicinanza dimostrata immediatamente dalla Regione“.

La zona interessata dal terremoto, spiega l’Ingv, è caratterizzata da pericolosità sismica molto alta. La zona è stata sede di molti eventi in passato alcuni dei quali hanno raggiunto magnitudo 6. Gli eventi più importanti sono quelli del 7 giugno 1794 (magnitudo Mw stimata 6.0) nell’area delle Prealpi Friulane, seguito da una forte replica il 30 giugno dello stesso anno, e quello del 27 marzo 1928 (anche questo di magnitudo stimata Mw 6.0) nell’area della Carnia.

Il comune più vicino all’epicentro, Socchieve, è un piccolo comune in provincia di Udine, con una storia sismica. L’evento sismico è stato largamente risentito in tutto il Friuli Venezia Giulia ma anche nelle regioni limitrofe come il Veneto.

Il Giappone conta le vittime dopo il sisma di magnitudo 7.6: oltre 50 morti

In Giappone è corsa contro il tempo per trovare i sopravvissuti dopo il terremoto che lunedì ha devastato la penisola di Noto, nel centro del Paese, causando oltre 50 morti secondo l’ultimo bilancio provvisorio. Le autorità della prefettura di Ishikawa, che comprende la penisola di Noto, hanno dichiarato che almeno 50 persone sono morte, 14 sono rimaste gravemente ferite e “molte” sono leggermente ferite. “È stata una scossa fortissima“, ha dichiarato all’AFP Tsugumasa Mihara, 73 anni, mentre faceva la fila con centinaia di altri residenti di Shika, una piccola città sulla penisola di Noto, per ritirare le taniche di acqua potabile dal municipio. “Che modo terribile di iniziare l’anno“, ha aggiunto.

Il terremoto principale, che si è verificato alle 16.10 locali di lunedì ed è stato solo una delle oltre 150 forti scosse avvertite fino a martedì mattina, è stato registrato con una magnitudo di 7.5 dall’Istituto geofisico statunitense (USGS) e di 7.6 dall’Agenzia meteorologica giapponese (JMA). Il sisma, che è stato avvertito fino a Tokyo, a 320 km in linea d’aria da Noto, ha causato anche immensi danni materiali e uno tsunami lunedì sulle coste del Mar del Giappone, che alla fine è rimasto contenuto, con onde misurate fino a 1,2 metri. Il livello di rischio tsunami, che inizialmente aveva fatto scattare una rara allerta massima da parte della JMA, è stato successivamente declassato e poi definitivamente revocato alle 10:00 (01:00 GMT) di martedì dalla stessa agenzia.

L’entità della distruzione è apparsa chiara al sorgere del sole di martedì: ovunque, vecchie case ed edifici erano crollati, le strade erano spaccate, le barche da pesca si erano rovesciate o incagliate e gli incendi bruciavano ancora tra le rovine fumanti. I terremoti hanno fatto “molte vittime” e causato ingenti danni materiali, ha dichiarato martedì il primo ministro giapponese Fumio Kishida. “Dobbiamo correre contro il tempo” per salvare vite umane, ha aggiunto. In particolare, un vasto incendio ha distrutto parte del centro di Wajima, un piccolo porto storico nel nord della penisola di Noto, rinomato per l’artigianato della lacca. Anche un edificio commerciale di sei piani è crollato a causa del terremoto. “Resistete! Resistete!“, gridano i vigili del fuoco mentre strisciano tra le macerie usando una sega elettrica.

I vigili del fuoco sono stati sopraffatti, ha dichiarato martedì all’AFP un funzionario dei servizi di emergenza di Wajima. “Stiamo affrontando diversi incendi” e il numero di chiamate di emergenza e di segnalazioni di danni continua ad aumentare, ha detto. Martedì più di 32.000 case sono rimaste senza elettricità e molte città della prefettura di Ishikawa non avevano più accesso all’acqua potabile. Più di 60.000 residenti avevano ricevuto istruzioni di evacuazione lunedì, secondo l’agenzia nazionale per la gestione degli incendi e dei disastri. Un migliaio di soldati delle Forze di autodifesa giapponesi (SDF), oltre a più di 2.000 vigili del fuoco e circa 630 agenti di polizia sono arrivati nelle aree colpite come rinforzo, ha dichiarato martedì Kishida. Lunedì, il Primo Ministro ha anche annunciato che beni di prima necessità come acqua potabile, cibo, coperte, benzina e olio combustibile sarebbero stati inviati per via aerea o navale.

A causa del disastro, i tradizionali auguri pubblici di Capodanno dell’imperatore giapponese Naruhito e della sua famiglia, previsti per martedì a Tokyo, sono stati cancellati. Diverse autostrade danneggiate sono state chiuse al traffico e la circolazione dei treni ad alta velocità (shinkansen) tra Tokyo e Ishikawa, sospesa da lunedì, dovrebbe riprendere martedì pomeriggio.

Indirettamente, il sisma ha causato un’altra tragedia all’aeroporto di Tokyo-Haneda, con la morte di cinque persone nel tardo pomeriggio a causa di una collisione a terra tra un aereo della guardia costiera giapponese, che portava aiuti, e un altro di linea della Japan Airlines. “Il comandante (dell’aereo della guardia costiera, ndr) è riuscito a scappare” ma le altre cinque persone a bordo “sono morte”, ha dichiarato il ministro dei Trasporti Tetsuo Saito. Tutti i 379 passeggeri e membri dell’equipaggio dell’aereo JAL516 della Japan Airlines hanno potuto essere evacuati “sani e salvi”, ha aggiunto il ministro.

Situato sull’Anello di Fuoco del Pacifico, il Giappone è uno dei Paesi più a rischio di terremoti al mondo. Di conseguenza, l’arcipelago applica standard edilizi estremamente severi, tanto che gli edifici moderni resistono generalmente a terremoti potenti, ma le vecchie case molto meno. Il Giappone è tormentato dal ricordo del terribile terremoto di magnitudo 9.0 seguito da un gigantesco tsunami nel marzo 2011 sulla costa nord-orientale del Paese, un disastro che ha causato circa 20.000 morti o dispersi. Questo disastro ha portato la mente anche all’incidente nucleare di Fukushima, il peggiore dopo quello di Chernobyl nel 1986. Lunedì, l’autorità giapponese per la sicurezza nucleare (NRA) ha dichiarato che “non sono state rilevate anomalie” nelle centrali nucleari del Paese.

Oggi il decreto sui Campi Flegrei in Cdm. Musumeci: “Facciamo il pane con la farina che abbiamo”

Lo aveva annunciato martedì e ora il ministro della Protezione Civile, Nello Musumeci, è pronto a portare in Cdm il decreto legge dedicato ai Campi Flegrei, i cui obiettivi sono stati condivisi con la Regione Campania, i Comuni e tutti gli enti locali del territorio. Un atto normativo che, secondo fonti di governo, dovrebbe prevedere anche un piano di esodo in caso di eventi di bradisismo particolarmente intensi. Si tratta, spiega il ministro, del primo provvedimento che “ci sentiamo di adottare dopo decenni e decenni di distrazione”, visto che il fenomeno in quell’area è conosciuto da millenni.

Già nel dopoguerra – dice Musumeci – andava impedita la costruzione in alcune aree vulnerabili, invece quella è una delle zone più antropizzate”. Ma, assicura, “è imprudente” ipotizzare oggi l’abbattimento degli edifici. Insomma, “c’è stata incuria, scarsa conoscenza, sottovalutazione del fenomeno. Certo è che ora dobbiamo fare il pane con la farina che abbiamo. Questa è la realtà”.

Una realtà che i sindaci conoscono bene e che hanno portato in audizione in commissione Ambiente alla Camera. Più risorse economiche e più personale per il monitoraggio degli edifici, un maggior coinvolgimento della popolazione nella fase di comunicazione del rischio, per tutelare la sicurezza dei cittadini, ma anche per difendere il lavoro e il turismo, sono le richieste dei Comuni che, assicura Musumeci, “non saranno lasciati soli”.

Ma non solo. Il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, così come i rappresentanti di Pozzuoli, Quarto, Bacoli, Monte di Procida, Giugliano e Marano, chiedono “poteri sostitutivi” da assegnare ai Comuni per migliorare le attività di controllo degli edifici. C’è naturalmente “un problema di personale e di risorse”, anche perché, ribadisce il primo cittadino partenopeo “spesso è difficile far intervenire i privati dove ci sono situazioni di possibile rischio sulle strade, quindi andrebbero utilizzati poteri sostitutivi per fare in modo che si possa intervenire su edifici abbandonati o plurifrazionati”. Soldi in più, quindi, e strumenti.

E c’è un aspetto verso cui tutti guardano, che è l’importanza della comunicazione e dell’informazione “scientificamente corretta” ai cittadini. Farsi prendere dal panico, dice Musumeci, è “il metodo meno adatto per affrontare una situazione che non si arresterà tra una settimana o tra un mese, perché dura da secoli e temo continuerà ad andare avanti”. Per i sindaci dei Campi Flegrei, anche se le scosse di questi giorni – l’ultima di magnitudo 2.6 – non sono il segnale di “una possibile eruzione”, la popolazione deve essere al corrente di ciò che accade, bambini e ragazzi delle scuole compresi.

Ecco allora la necessità – su cui sta lavorando il governo – di aggiornare “anche con maggiori dettagli, il piano di evacuazione ed emergenza, facendo qualche esercitazione”. Già, perché, il piano predisposto dalla protezione civile, così com’è non potrebbe essere applicato perché dovrebbe mettere la popolazione, spiega il ministro Musumeci, “nelle condizioni di poter raggiungere in un tempo X, il luogo Y. Per poterlo fare servono le arterie necessarie”. Cioè via di fuga libere, ma che, oggi, non sempre lo sono, visto che, ad esempio “come a Pozzuoli, ci sono dei lavori in corso. Serve quindi fare un monitoraggio – dice Manfredi – su quelle non disponibili” e da lì rivedere il piano.

Tremano ancora i Campi Flegrei. Nuova scossa di magnitudo 4, tra le più forti degli ultimi 40 anni

Non si ferma lo sciame sismico dei Campi Flegrei. Alle 22.08 di lunedì 2 ottobre, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha registrato una scossa di magnitudo 4 a una profondità di 3 chilometri e, poche ore dopo, alle 4.15, una nuova scossa di magnitudo 2.2. Dopo quello del 27 settembre scorso, si tratta del sisma più forte mai registrato nella zona negli ultimi 40 anni. Molta paura in tutta la zona, compresa la città di Napoli, dove in tanti sono scesi in strada. I vigili del fuoco sono intervenuti immediatamente dopo aver ricevuto segnalazioni di danni su alcuni edifici nella zona di Pozzuoli, dove sono caduti alcuni calcinacci. Nessuna persona è, fortunatamente, rimasta coinvolta.

Negli ultimi due anni sono state localizzate nella zona dei Campi Flegrei 4987 scosse di terremoto, segno della continuità attività di tutta l’area a ovest di Napoli, che include i comuni di Bacoli, Monte di Procida, Pozzuoli, Quarto, Giugliano in Campania e anche parte dello stesso capoluogo partenopeo.

La situazione, come spiega a GEA Roberto Isaia, vulcanologo dell’Osservatorio Vesuviano dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologiaè in evoluzione” e fa parte di “una crisi bradisismica che dura da 15 anni. E’ iniziata nel 2005 con una piccola deformazione e precedentemente da alcune variazioni della composizione dei gas fumaroli nella zona centrale della solfatara. Queste deformazioni vanno avanti, con tassi più lenti rispetto alla precedente crisi del 1982-1984, ma non si sono mai fermate“.

Il sistema di monitoraggio, dice l’esperto, “non registra segnali che possono essere associati in modo diretto alla presenza di masse e fluidi nei primi 2-3 chilometri, ma non si esclude che piccoli corpi magmatici si possano essere mossi e rilascino questa ulteriore quantità di gas“. Per lsaia, quindi, la situazione “va controllata e monitorata ed è necessario incrociare tutti i dati disponibili, quelli sulla sorveglianza e gli studi” per avere un quadro in tempo reale di ciò che sta accadendo.

Il rischio zero, insomma, “non esiste“, ribadisce il ministro della Protezione civile, Nello Musumeci, secondo il quale è necessaria “massima attenzione” da parte di tutti, tanto che “il testo del decreto legge” ad hoc “è in dirittura d’arrivo”. Gli uffici del dipartimento stanno definendo gli ultimi passaggi formali e il ministro “conta entro pochi giorni di portarlo all’esame del Consiglio dei ministri“. Musumeci ha incontrato l’assessore alla Protezione civile della Regione Campania, Mario Morcone, per la condivisione di alcuni obiettivi contenuti nel provvedimento ed è stato chiesto alla commissione nazionale Grandi rischi, del Sistema nazionale di Protezione civile, di “farci conoscere l’analisi della comunità scientifica relativa alla situazione aggiornata dell’area interessata dal punto di vista sismico e bradisismico”. “Non stiamo trascurando alcun elemento“, assicura il ministro.

La dinamica dei Campi Flegrei è costantemente osservata dalle reti di monitoraggio dell’Osservatorio Vesuviano. I parametri geofisici e geochimici analizzati indicano che è in corso, ormai da tempo, il sollevamento del suolo – il cosiddetto bradisismo – che presenta nell’area di massima deformazione al Rione Terra una velocità media di circa 15 mm/mese dagli inizi del 2023.

La crisi, spiega Isaia, “non si è mai fermata” e ogni nuova fase riparte da dove si è conclusa quella precedente. Anche se per un lungo periodo non vengono registrati movimenti significativi, quindi, se la crisi ricomincia lo fa su una zona già stressata. L’energia si accumula e viene rilasciata. Come e quando è difficile prevederlo.

I Campi Flegrei, infatti, non sono caratterizzati da un unico edificio vulcanico principale, ma sono piuttosto un campo vulcanico attivo da più di 80.000 anni, con diversi centri vulcanici situati all’interno e in prossimità di un’area depressa chiamata caldera Ecco perché, dice il vulcanologo, nel caso di eruzione “non è possibile sapere dove avverrà l’apertura della bocca“. Isaia parla di “incertezza“. La caldera, dice, “non è come un vulcano, che ha un cono principale di apertura“, quindi un’eventuale apertura potrebbe avvenire in un’area compresa tra 3 e 5 chilometri circa.

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Sisma di magnitudo 4.8 nel Mugello: nel Forlivese si temono centinaia di sfollati

Torna la paura nel centro Italia. Una scossa di terremoto di magnitudo 4.8 ha fatto tremare Firenze e molte zone dell’Appennino tra Toscana ed Emilia Romagna prima dell’alba, alle 5.10.  I danni, al momento, sono lievi. Le criticità maggiori si sono registrate nel Forlivese, in Romagna, dove molti edifici sono risultati inagibili. “Temiamo centinaia di sfollati” ha fatto sapere il presidente della provincia di Forlì-Cesena e sindaco di Cesena, Enzo Lattuca.  L’epicentro del terremoto – si legge nella nota Ingv – è stato individuato a circa 3 km a Sud Ovest del comune di Marradi (FI), circa 42 km circa a nord di Firenze. Per il presidente della Toscana, Eugenio Giani, sono state decine di scosse registrate nella zona di Marradi da quella più forte delle 5.10, “uno sciame sismico ancora in corso”.

A Marradi è stata evacuata una Rsa per anziani, per precauzione, dopo che sono state rilevati alcuni problemi all’edificio. Gli ospiti della Rsa saranno trasferiti nelle strutture vicine per garantire la prossimità ma al tempo stesso sono già pronte per la accoglienza anche strutture presenti in altre zone del territorio aziendale della Asl Centro. Nei due paesi più colpiti dal sisma, Marradi e Borgo San Lorenzo, i sindaci annunciano intanto per la giornata di oggi la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado in via precauzionale.La paura è stata tanta e forte, ci sono molti cittadini ancora in strada”, ha spiegato il sindaco di Marradi Tommaso Triberti, a Sky Tg24. Scuole chiuse anche nel Ravennate e nella provincia di Forlì-Cesena. La scossa è stata avvertita anche in Emilia Romagna. Nella valle del Lamone, “temiamo che il bilancio delle famiglie sfollate possa essere di alcune centinaia di nuclei“, come ha spiegato il presidente della provincia di Forlì-Cesena e sindaco di Cesena, Enzo Lattuca sui social. Nella zona “sono stati riscontrati danni agli immobili pubblici”. “I colleghi sindaci – ha aggiunto – stanno ora provvedendo ad assicurare una prima ospitalità e un’idonea sistemazione alle decine di famiglie rimaste fuori dalle proprie abitazioni”. Per quanto riguarda il Comune di Tredozio, il più colpito nel territorio della provincia di Forlì-Cesena, “si rilevano danni agli edifici della scuola, del palazzo comunale e di parte della struttura residenziale per anziani. Ulteriori danni si sono registrati anche nei comuni di Rocca San Casciano, Castrocaro, Portico di Romagna e San Benedetto, Dovadola e Modigliana”. Sempre a Tredozio, inoltre, “sono in corso verifiche circa le condizioni di agibilità di oltre 140 edifici e con lo scopo di garantire la ripartenza delle attività scolastiche e una piena funzionalità del Comune si lavora all’installazione di strutture e moduli abitativi in cui potranno essere collocate queste attività”. Qui, la Regione sta montando strutture temporanee che ospiteranno le persone sfollate dalle proprie abitazioni. In generale, i tecnici della Regione Emilia-Romagna, insieme ai Vigili del Fuoco, stanno effettuando tutti i sopralluoghi opportuni per verificare le condizioni di sicurezza degli edifici pubblici e privati.

Intanto il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, fa il punto del trasporto ferroviario: ritardi e cancellazioni per verifiche di stabilità, interrotte la linea Pontassieve-Borgo S. Lorenzo da Pontassieve e la Firenze-Faenza fino a Vaglia. L’Alta velocità tra Firenze e Bologna è tornata regolare. La circolazione rimane sospesa in via precauzionale sulla linea Firenze-Faenza tra Borgo San Lorenzo e Marradi. Circolazione tornata regolare sulla linea Pontassieve-Borgo San Lorenzo.

Il Marocco conta oltre 2700 vittime per il terremoto. Ue stanzia un milione di euro

Duemilasettecento: è l’ultimo bilancio, ancora provvisorio, delle vittime del terremoto che ha travolto il Marocco, a sud-ovest della città turistica di Marrakech. A questi, si aggiungono almeno 2500 feriti, secondo gli ultimi dati pubblicati dal ministero dell’Interno. Ma questi numeri sono destinati a salire. I soccorritori continuano le operazioni di ricerca dei sopravvissuti ancora intrappolati sotto le macerie, in particolare nei villaggi della provincia di Al-Haouz. Il sisma, che ha colpito il Marocco nella tarda serata di venerdì con una magnitudo 7 secondo il Centro marocchino per la ricerca scientifica e tecnica (6,8 secondo il servizio sismologico statunitense), è stato il più potente mai registrato nel Paese.

Secondo la televisione di Stato, “più di 18.000 famiglie sono state colpite” dal terremoto nella provincia di Al-Haouz, dove è stata registrata più della metà dei morti (oltre 1300). In diversi villaggi sono state allestite tende per dare rifugio a queste famiglie. Domenica il Ministero dell’Istruzione ha annunciato la sospensione delle lezioni scolastiche nelle aree più colpite nella provincia di Al-Haouz a partire da lunedì. A Marrakech, molti residenti si sono precipitati negli ospedali per donare il sangue per le vittime. Sabato è stato dichiarato un periodo di lutto nazionale di tre giorni. Le bandiere degli edifici ufficiali sono state abbassate a mezz’asta e in tutte le moschee del regno è stata offerta una “preghiera dell’assente” per le anime delle vittime.

L’Ue ha sbloccato un primo finanziamento di un milione di euro in supporto alla popolazione marocchina per sostenere gli sforzi sul campo dell’associazione Mezzaluna Rossa marocchina, partner umanitario dell’Ue. Il portavoce della Commissione europea, Balazs Ujvari riferisce che al momento “non è stata ricevuta alcuna richiesta di attivazione del meccanismo di protezione civile Ue”. Il 9 settembre l’Ue ha attivato il sistema satellitare Copernicus per fornire d’urgenza immagini ad alta qualità.

Molti Paesi, dalla Francia agli Stati Uniti e Israele, hanno offerto il loro aiuto, ma Rabat ha annunciato che al momento accetterà “squadre di ricerca e soccorso” solo da Spagna, Gran Bretagna, Qatar ed Emirati. Altre offerte potrebbero essere accettate in futuro “se le esigenze cambieranno“, ha dichiarato il Ministero degli Interni in un comunicato. La Spagna ha già inviato una squadra di 86 soccorritori, che dovrebbe arrivare sul posto lunedì.

Anche l’Italia si è messa a disposizione per intervenire. Il vice presidente del Consiglio e ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, domenica ha sentito il suo omologo marocchino Nasser Bourita a cui ha ribadito la disponibilità dell’Italia a offrire ogni forma di assistenza umanitaria, mettendo, in particolare, a disposizione del governo di Rabat squadre di emergenza, nonché asset di sostegno all’attività degli ospedali e, più in generale, quanto possa essere necessario per far fronte all’emergenza umanitaria e per pianificare attività di supporto alle strutture sanitarie marocchine danneggiate dal sisma. Da Roma è già partito un team di esperti del Roe (Raggruppamento Operativo Emergenze Colonna Mobile di Protezione Civile) che nelle prossime ore raggiungerà le zone dove ancora non sono arrivati i soccorsi.

Intanto i canali televisivi trasmettono immagini aeree che mostrano interi villaggi con case di argilla nella regione di Al-Haouz completamente polverizzati. A pochi passi dal municipio di Marrakech, dove parti degli storici bastioni risalenti al XII secolo sono stati danneggiati e parzialmente crollati, alcune persone hanno ripiegato le loro coperte sul prato dove avevano trascorso la notte. La scossa è stata avvertita anche a Rabat, Casablanca, Agadir ed Essaouira, dove molti residenti in preda al panico sono scesi in strada nel cuore della notte, temendo che le loro case potessero crollare. Questo terremoto è il più letale in Marocco da quello che distrusse Agadir, sulla costa occidentale del Paese, il 29 febbraio 1960. Quasi 15.000 persone, un terzo della popolazione della città, morirono.

Sette anni fa il terremoto nel Centro Italia. Meloni: “Cambio di passo sulla ricostruzione”

Alle 3.36 del 24 agosto di 7 anni fa, una scossa di magnitudo 6.0 squarciò il Centro Italia, distruggendo i comuni di Amatrice, Norcia, Accumoli, Arquata, Visso, Castelsantangelo sul Nera, Ussita, Pescara del Tronto. Quattro le regioni colpite, 299 le vittime. “Una vera e propria catastrofe che rimarrà per sempre nella nostra memoria collettiva. In questo anniversario rinnoviamo il nostro cordoglio per le vittime e la vicinanza alle loro famiglie e ai loro cari”, come ha ricordato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. A distanza di sette anni, ammette, “la ricostruzione è ancora incompiuta. È una ferita che non si è chiusa e fa ancora male”.

Oltre quattordici mila famiglie vivono tuttora lontane dalle loro case, molti territori faticano a tornare alla normalità, diversi i ritardi da colmare e le criticità che rimangono da affrontare. Per questo, promette, “il Governo sta operando per imprimere un cambio di passo” alla ricostruzione, dalle norme ai cantieri. I dati sulle erogazioni dei fondi nei primi 6 mesi del 2023 hanno fatto registrare una crescita del 22% rispetto allo stesso periodo del 2022, ricorda il vicepremier Antonio Tajani. “Anche grazie allo snellimento della burocrazia, dei lavori pubblici e ad un maggior supporto ai comuni“. Inoltre, spiega Meloni, “il lavoro di squadra tra il Ministro per la Protezione Civile Musumeci, il Commissario Castelli e la Struttura commissariale, le Regioni coinvolte e i 138 Comuni del cratere sta dando buoni risultati”.

A questo lavoro si accompagna “l’impegno prioritario per l’infrastrutturazione stradale delle aree dell’Appennino centrale, per troppi anni dimenticate e trascurate, con investimenti che raggiungono il miliardo di euro, e per porre le condizioni per nuove attività economiche e sociali”. Da questo punto di vista, l’avanzamento puntuale e il riscontro al programma “NextAppennino”, finanziato dal Piano Nazionale Complementare del PNRR per le aree sisma 2009 e 2016, “sta dimostrando che è possibile mettere a terra le risorse pubbliche per stimolare investimenti privati e gettare le basi di un nuovo sviluppo”, continua la premier. Che promette: “Il nostro dovere è sostenere questo percorso di rinascita sociale ed economica con risposte concrete e interventi efficaci. Perché ricostruire i territori colpiti dal terremoto non è solo un obbligo morale delle Istituzioni, ma può rappresentare anche uno straordinario volano per l’economia nazionale. Una sfida enorme ma che, tutti insieme, possiamo vincere”.

Cei ospita Consulta su sisma 2016: Oltre 1.200 interventi per ricostruire chiese

Le chiese e gli edifici di culto, sia pubblici che privati, danneggiati dal terremoto del Centro Italia del 2016-2017 sono stati 2.456. La programmazione commissariale prevede 1.260 interventi finanziati, per un valore di oltre 757 milioni di euro. Lo rende noto la Cei, che ospita la Consulta per i beni culturali di interesse religioso.

La consulta è uno strumento di confronto per affrontare le questioni relative alla ricostruzione ed è composta, oltre che dalla conferenza episcopale, anche dai vescovi delle diocesi colpite dal terremoto del 2016, dal commissario straordinario del governo, Guido Castelli, e dal ministero della Cultura. Al tavolo sono presenti anche il cardinale presidente della Cei, Matteo Zuppi, il segretario generale, mons. Giuseppe Baturi, il commissario Castelli e il soprintendente speciale per le aree colpite dal sisma del 24 agosto 2016 (Mic), Paolo Iannelli.

Ringraziamo per la disponibilità ad ascoltare e dialogare su questioni centrali per la vita delle nostre comunità: dobbiamo lavorare insieme per rispondere alle esigenze dei territori, molti dei quali sono ‘aree interne’ che hanno già difficoltà a guardare al futuro. Sono la nostra storia e speriamo siano anche il nostro futuro. Per questo, è necessario far sì che la serietà e i dovuti controlli non intralcino l’attuazione dei progetti”, sottolinea Zuppi.

L’incontro è un’occasione importante di dialogo e di condivisione per Baturi: “La ricostruzione è fondamentale per restituire ai territori il senso di appartenenza e la prospettiva di futuro. Ritrovarci allo stesso tavolo, con il Governo e le Istituzioni politiche, è il segno di una collaborazione che continua oltre che il riconoscimento della capacità di tessere le fila del bene delle nostre comunità”.

Il clima tra Stato e Chiesa è “collaborativo e operativo“, garantisce Castelli. L’incontro è solo una prima occasione di confronto utile per fare il punto sulla ricostruzione degli edifici di culto. “È ora necessario – osserva il commissario – ipotizzare tutte le forme di collaborazioni valide e possibili, prioritariamente finalizzate all’esigenza dell’attuazione, accelerando la cantierizzazione degli edifici di culto delle quattro regioni colpite dal sisma del 2016”.

 

Photo credit: Siciliani-Gennari/CEI