Milano-Cortina, Italia virtuosa: i Giochi costeranno meno di Pechino 2022 ed Expo 2015

Lo rivela un nuovo studio di S&P Global Ratings sull'impatto reale delle Olimpiadi invernali

Conto alla rovescia per Milano-Cortina 2026. A 10 giorni dalla cerimonia di inaugurazione a San Siro, gli organizzatori stanno facendo il massimo degli sforzi per riportare l’attenzione dei media sull’evento più importante dell’anno. Un’impresa non facile, nel pieno delle polemiche sulla presenza degli agenti dell’Ice. La buona notizia è di natura economica e tenta di chiarire i dubbi sull’impatto reale dei Giochi: secondo un nuovo studio di S&P Global Ratings, i costi aggiuntivi delle Olimpiadi invernali non graveranno sui bilanci dello Stato né delle Regioni impegnate.

Gli esperti spiegano che con investimenti relativamente limitati nelle sedi olimpiche ma maggiori investimenti nelle infrastrutture, i Giochi costeranno all’Italia meno dell’Expo di Milano del 2015, quando furono realizzati importanti lavori infrastrutturali. I contributi statali italiani “hanno finanziato la maggior parte degli investimenti e hanno protetto i bilanci degli enti locali e regionali dalle relative pressioni”. Inoltre “i costi aggiuntivi dovuti allo shock inflazionistico del 2022-2023 e agli ulteriori investimenti infrastrutturali saranno sostenuti principalmente dallo Stato”. Lo studio sostiene che il costo dei Giochi “sia ragionevolmente limitato”. Si prevede che i costi rappresenteranno solo lo 0,3% circa del Pil italiano del 2025 e ammonteranno complessivamente a una cifra stimata tra 5,7 e 5,9 miliardi di euro. La spesa pubblica complessiva (compresa quella del governo italiano e degli enti locali e regionali) rappresenta il 63% del totale, finanziata principalmente dal governo centrale e destinata a investimenti in infrastrutture, la maggior parte dei quali sarebbe comunque necessaria prima o poi. Rispetto ai Giochi precedenti, Milano-Cortina costerà meno di quelli di Sochi (2014) e Pechino (2022), ma più di qualsiasi altro evento invernale organizzato negli ultimi 20 anni.

Secondo lo studio di S&P, gli investimenti inclusi nell’offerta iniziale “erano significativamente inferiori, quindi in una fase successiva sono stati aggiunti diversi investimenti relativi alle infrastrutture, non strettamente connessi alle sedi olimpiche. Inoltre, il bilancio iniziale “non poteva prevedere l’improvviso shock inflazionistico causato dall’invasione russa dell’Ucraina nel 2022“. Sebbene si stima che i Giochi di Torino 2006 siano costati leggermente meno di quanto costeranno quelli di Milano-Cortina, essi hanno avuto “un impatto molto negativo sul bilancio della città“. Torino “ha sostenuto gran parte delle spese per gli impianti e le infrastrutture, con un conseguente deterioramento dei suoi rapporti di bilancio e un carico debitorio molto elevato“. Gli investimenti in nuovi impianti olimpici furono superiori a quelli di Milano-Cortina e, nel 2006, i vincoli di bilancio per gli enti locali italiani non erano così rigidi come lo sono oggi.

Inoltre, Torino era l’unica città ospitante i Giochi, mentre Milano e Cortina sono co-ospitanti, con un coinvolgimento regionale più diversificato da parte di Lombardia, Veneto e Trentino Alto Adige. “Ciò distribuisce le pressioni di bilancio tra i diversi livelli e enti governativi” chiarisce Standard & Poor’s. La maggior parte degli investimenti, spiegano gli esperti di S&P Global Ratings, “è stata aggiunta dopo la vittoria della candidatura nel 2019 e non è strettamente correlata agli impianti olimpici“. Quasi 2,7 miliardi di euro, pari al 66% degli investimenti totali, riguardano la ristrutturazione delle infrastrutture ferroviarie e stradali e altri miglioramenti ai trasporti locali. Per quanto riguarda le sedi, gli organizzatori di Milano-Cortina hanno seguito la strategia del ‘riutilizzo ove possibile’ promossa dall’Agenda 2020 del Comitato olimpico internazionale (Cio), sfruttando i siti di gara esistenti e concentrando gli investimenti su ristrutturazioni, rinnovi, ricostruzioni parziali e miglioramenti dell’accessibilità.

Gli investimenti nelle sedi olimpiche rappresentano circa il 34% della spesa totale in conto capitale e rimangono al di sotto di 1,4 miliardi di euro. Questi includono la ricostruzione quasi completa del centro di pattinaggio su ghiaccio Eugenio Monti a Cortina, in Veneto (circa 132 milioni di euro), che sarà utilizzato per il bob, lo skeleton e lo slittino, e la ricostruzione parziale dello stadio di salto con gli sci e del villaggio olimpico a Predazzo in Trentino Alto Adige (92 milioni di euro). Le gare di pattinaggio di velocità si svolgeranno presso il Centro Espositivo Fiera Milano, a Milano, dopo che il Cio ha sostenuto con successo un’alternativa meno costosa alla costruzione di una nuova struttura. Ciò contrasta con Pechino 2022, dove la nuova struttura Ice Ribbon, costruita appositamente, venne utilizzata come sede dedicata per le gare di pattinaggio. Diversi impianti sono nuovi, si chiarisce. Tra questi i siti temporanei come il villaggio olimpico di Cortina (40 milioni di euro) e gli impianti permanenti di nuova costruzione a Milano, anche se non si tratta di impianti sportivi in senso stretto, secondo la definizione del Cio.

Il Villaggio Olimpico di Milano, concepito come villaggio degli atleti per i Giochi (costo stimato più recente di 140 milioni di euro), sarà convertito in alloggi per studenti, mentre la nuova Santa Giulia Arena, che sarà la principale sede per l’hockey su ghiaccio (costo stimato 250 milioni di euro), ospiterà concerti ed eventi dopo le Olimpiadi. Entrambe le sedi sono finanziate in maggioranza da fondi privati. Numeri sulle infrastrutture che non si discostano molto dall’ultima analisi di Banca Ifis, che quantifica un impatto economico positivo per 5,3 miliardi di euro e che considera la spesa turistica (immediata e differita) e l’eredità infrastrutturale sul territorio per le regioni direttamente coinvolte. Una stima che si articola sulle tre principali componenti: 1,1 miliardi di spesa immediata legata alle attività e ai servizi sul territorio per spettatori, staff e operatori durante le due settimane di gare; 1,2 miliardi di euro di spesa turistica indiretta nei 12-18 mesi successivi, con flussi turistici incrementali e nuove visite alle località olimpiche; 3 miliardi di euro in investimenti infrastrutturali.