
Cresce ancora l’inflazione nel nostro Paese. A maggio, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, registra una variazione del +0,4% su base mensile e del +3,2% su base annua (da +2,7% di aprile), confermando la stima preliminare dell’Istat. A pesare sull’accelerazione – e di molto – è la dinamica dei prezzi degli energetici non regolamentati e di quelli regolamentati, che passano rispettivamente da +9,6% a +12,5% e da +5,3% a +5,6%, segno che la crisi mediorientale e la situazione nello Stretto di Hormuz stanno lasciando una traccia più che tangibile che, per il Codacons, ammonta a circa mille euro all’anno per famiglia. A crescere, però, è anche il costo dei servizi relativi ai trasporti (da +0,6% a +1,7%) e di quelli ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +2,6% a +3,0%).
Escludendo i beni con una forte volatilità, quindi energetici e alimentari freschi, a maggio l’inflazione di fondo accentua il ritmo di crescita (da +1,6% a +1,7%), così come quella al netto dei soli beni energetici (da +1,9% a +2,1%). I prezzi dei beni e quelli dei servizi registrano un’accelerazione su base annua, rispettivamente da +3,1% a +3,4% e da +2,4% a +2,8%. Di conseguenza, il differenziale tra il comparto dei servizi e quello dei beni si attesta a -0,6 punti percentuali, rispetto ai -0,7 punti percentuali del mese precedente. Il tasso di variazione tendenziale dei prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona scende a +1,9% (da +2,3% registrato ad aprile), mentre quello dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto sale leggermente (da +4,2% a +4,4%).
La variazione congiunturale dell’indice generale riflette soprattutto l’aumento dei prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+1,4%), degli energetici non regolamentati (+0,4%), degli alimentari non lavorati e degli energetici regolamentati (+0,3% per entrambi); diminuiscono i prezzi dei servizi relativi ai trasporti (-0,6%). Il tasso di inflazione acquisito a maggio è pari a +2,6% per l’indice generale e a +1,5% per la componente di fondo. L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) evidenzia una variazione pari a +0,3% su base mensile e a +3,2% su base annua (da +2,8% del mese precedente); la stima preliminare era +3,3%. L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, registra una variazione congiunturale pari a +0,3% e una tendenziale di +3,0%.
Considerando le singole voci, a crescere di più sono il gasolio per riscaldamento (+36,8%), gioielli (+29,5%), gasolio per mezzi da trasporto (+25,4%), legumi (+22,8%), carciofi (+19,9%) e pomodori (+18,4%). “Gli incrementi dei prezzi non rientreranno a breve, e anche con la riapertura dello stretto di Hormuz e il crollo del petrolio la situazione nell’immediato non migliorerà”, avverte il Codacons. I listini dei carburanti, infatti, impiegheranno settimane per tornare ai livelli pre-guerra.
I dati dell’Istat rappresentano per l’Unione nazionale consumatori, “un balzo astronomico”. In appena tre mesi, da febbraio a maggio, “i prezzi sono decollati del 2%, pari a 505 euro su base annua per famiglia media, 734 euro per coppia con 2 figli, 660 per coppia con un figlio”, spiega l’associazione.