
Il miraggio di un sollievo economico sui carburanti per famiglie e imprese italiane si è dissolto in breve tempo. Il taglio delle accise, che avrebbe dovuto portare a una riduzione di 17 centesimi al litro, di fatto si può considerare già evaporato.
I più recenti dati rilevati dall’Osservatorio sui prezzi del Mimit, questa mattina, confermano una tensione costante: la benzina in modalità self service viaggia ormai a 1,994 euro al litro (in salita dai 1,992 euro di ieri), mentre il gasolio self in città si attesta a 2,099 euro al litro (rispetto ai 2,093 euro), tornando a sfiorare la soglia psicologica dei 2,100 euro. Sulla rete autostradale i rincari si fanno ancora più pesanti, con il gasolio che ha raggiunto i 2,173 euro al litro e la benzina self che tocca quota 2,073 euro al litro.
L’analisi del Codacons, che ha messo a confronto i listini del 27 luglio con quelli di oggi, 18 agosto, conferma la gravità della situazione: “I prezzi non solo tornano ai valori del 4 agosto, ma quelli della benzina superano – sia in autostrada che su rete ordinaria – i livelli del 27 luglio, prima del varo dello sconto fiscale che ha interessato solo il gasolio”. Sulla rete ordinaria, la benzina è passata da 1,982 a 1,994 euro al litro. Per quanto riguarda il gasolio, il taglio delle accise ha permesso di contenere i listini solo parzialmente: sulla rete ordinaria il risparmio effettivo è di circa 4,3 euro a pieno, a fronte degli 8,5 euro teorici derivanti dal taglio di 17 centesimi. “I prezzi alla pompa sono tornati su livelli di piena emergenza”, conclude l’associazione, che chiede un’estensione del taglio delle accise anche alla benzina per non gravare sul controesodo estivo.
E’ una situazione che fa sobbalzare il mondo produttivo, che denuncia l’inefficacia delle misure attuali. Gino Sciotto, presidente nazionale della Fapi, avverte: “Il prezzo del gasolio è tornato ai livelli registrati prima degli effetti delle misure adottate dal Governo. La dinamica dei prezzi sta rapidamente assorbendo il beneficio”. Secondo Sciotto, il rischio concreto è che il costo del diesel pesi in maniera insostenibile su piccole imprese, autotrasporto e artigianato. Sulla stessa linea il presidente di Confimprenditori, Stefano Ruvolo, che definisce i provvedimenti governativi “del tutto inefficaci”, avvertendo che la situazione rischia di tradursi in una perdita di investimenti e occupazione.
Sul tema interviene anche Alessandro Zavalloni, segretario nazionale di Fegica, che punta il dito contro le dinamiche internazionali: “Che ci sia una speculazione è evidente. Il problema della formazione del prezzo è fuori controllo: nessuno ha i parametri per stabilire se un prezzo sia equo o meno, poiché non esiste un controllo reale sui sistemi di riferimento come il Platts”. Secondo Fegica, anche i recenti controlli della Guardia di Finanza sono insufficienti: “Sono interventi che definirei meno che palliativi. Più che altro un elemento mediatico che consente a chi governa di dare l’idea di esercitare un controllo che, in realtà, nessuno ha”. Zavalloni conclude con un monito alla politica, colpevole di occuparsi della questione solo durante le emergenze e mai “in tempo di pace”, quando sarebbe possibile intervenire strutturalmente.
Sulla vicenda irrompe anche il senatore Mario Turco (M5s), che parla di “fallimento” dell’esecutivo. Per il vicepresidente M5s, il taglio di 17 centesimi è stato già “completamente bruciato” e le misure adottate finora sono da considerarsi mere soluzioni propagandistiche. Turco lancia l’allarme anche sul fronte energetico, citando il rialzo del gas a 63 euro/MWh, che prelude a nuove stangate in bolletta. “Meloni non può continuare a governare con decreti tampone”, aggiunge Turco, che invoca interventi strutturali sui prezzi, sostegni alle imprese e un’iniziativa europea risolutiva. In assenza di azioni concrete, conclude il pentastellato, “la responsabilità politica dell’imminente stangata autunnale sarà da attribuire direttamente alla premier”.