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Carburanti, Cdm proroga taglio accise gasolio al 5/9. Extraprofitti dividono la maggioranza

Il governo interviene ancora una volta per tamponare il caro carburanti in vista del lungo controesodo estivo. Un Consiglio dei ministri lampo, riunitosi nel tardo pomeriggio, ha infatti prorogato fino al 5 settembre il taglio delle accise sul gasolio, pari a 17 centesimi e in scadenza proprio oggi. La misura, dal costo di circa 130 milioni di euro, non prevede alcuno sconto sulla benzina, a conferma della linea governativa adottata già da fine luglio. Il provvedimento – il settimo complessivamente, tra tagli iniziali e successive proroghe mirate prevalentemente sul gasolio – si inserisce in un contesto particolarmente pesante, con prezzi record schizzati alle stelle.

Secondo le stime dell’Ufficio economico di Confesercenti, a parità di consumi, i soli mesi di luglio e agosto hanno comportato per gli automobilisti italiani un aggravio complessivo di 1,8 miliardi di euro in più rispetto allo stesso periodo del 2025, segnando un incremento del 21% della spesa per i rifornimenti. Nonostante l’intervento dell’Esecutivo, opposizioni e associazioni dei consumatori bocciano però senza appello la proroga, definendola un mero intervento tampone incapace di risolvere il problema alla radice. Con il prezzo medio della benzina sulla rete stradale nazionale salito a 2,017 euro al litro e il gasolio attestato a 2,137 euro al litro, secondo le ultime rilevazioni di questa mattina dell’Osservatorio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il Paese fa infatti i conti con un caro-carburanti ormai fuori controllo.

Ancora più pesanti i listini lungo la rete autostradale, dove la benzina tocca i 2,092 euro e il diesel vola a 2,208 euro al litro. Il confronto politico resta pertanto incandescente, con famiglie e imprese che attendono risposte strutturali per evitare che il caro-energia paralizzi i consumi nella delicata fase del rientro dalle vacanze e dell’avvio della stagione autunnale. Ad acuire il dibattito c’è stata la risposta della Commissione europea alla richiesta avanzata dall’Italia, con altri cinque Stati membri (Germania, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna), di introdurre un quadro normativo comune per tassare i super-profitti dei colossi energetici.

Bruxelles ha però gelato le aspettative dei governi nazionali, chiarendo che la tassazione degli extraprofitti rientra nella esclusiva competenza dei singoli Stati, i quali possono già attivare autonomi poteri fiscali. La pronuncia ha fatto esplodere immediatamente le divergenze all’interno della maggioranza di centrodestra. Da una parte Forza Italia, col vicepremier Antonio Tajani che ha espresso contrarietà assoluta a qualsiasi ipotesi di prelievo fiscale straordinario, dichiarando che l’idea di tassare gli extraprofitti gli “fa venire l’orticaria” e sa molto “di Unione Sovietica“. Tuttavia, pur aprendo alla possibilità che tutti diano una mano, comprese le aziende petrolifere, Tajani ha posto un paletto rigidissimo: il contributo deve essere frutto di un accordo e di un confronto volontario, e non di un’imposizione dall’alto. Posizione sposata anche da Patto Nord: “Su extraprofitti la pensiamo come FI“. Dall’altra parte però c’è la Lega, che chiede ancora una volta un contributo di solidarietà agli istituti bancari, forti di utili straordinari miliardari, per trovare le coperture necessarie a ridurre in modo strutturale le accise senza gravare ulteriormente sulle tasche dei cittadini. Intanto le associazioni di categoria denunciano un quadro economico già insostenibile per le famiglie.

Confcommercio evidenzia che nel 2026 le spese obbligate (casa, energia, bollette, trasporti e sanità) continuano ad assorbire una fetta enorme dei bilanci familiari, pari al 41,7% del totale, spinte da un’inflazione dei beni primari cresciuta in trent’anni in modo vertiginoso. Per questo, organizzazioni come Codacons (“La montagna ha partorito il topolino“), e l’Unione Nazionale Consumatori invocano interventi strutturali a lungo termine sui carburanti, dal ripristino efficiente delle accise mobili a una vera lotta alle speculazioni e alle pratiche commerciali scorrette, criticando apertamente la strategia dei bonus temporanei e dei decreti spot. Infine Assoutenti: “Sconto insufficiente, le misure assistenziali non sono la strada giusta“. A livello parlamentare le cose non cambiano.

Il Pd, con la segretaria Elly Schlein e i capigruppo di Camera e Senato, accusa l’Esecutivo di immobilismo e litigi continui sulla pelle dei cittadini, ribadendo che le risorse per sostenere il Paese dovrebbero arrivare tassando i profitti anomali accumulati dalle multinazionali dell’energia e delle banche durante la crisi. Sulla stessa lunghezza d’onda il M5S e Iv, che parlano rispettivamente di “tassa occulta sul pieno” e di “gestione fallimentare della crisi energetica”. E Bonelli (Avs): “Governo alleato di potenti e super ricchi“. Dal canto suo FdI difende l’operato del Governo, definendo la polemica delle opposizioni “una sterile strumentalizzazione” e sottolineando che l’Italia, nel confronto europeo, mantiene prezzi alla pompa allineati o inferiori rispetto a gran parte dei partner continentali, grazie a stanziamenti miliardari messi in campo per calmierare i mercati.

Carburanti, vola il gasolio. Imprese: “Misure governo inefficaci”. Gestori: “Speculazioni evidenti”

Il miraggio di un sollievo economico sui carburanti per famiglie e imprese italiane si è dissolto in breve tempo. Il taglio delle accise, che avrebbe dovuto portare a una riduzione di 17 centesimi al litro, di fatto si può considerare già evaporato.

I più recenti dati rilevati dall’Osservatorio sui prezzi del Mimit, questa mattina, confermano una tensione costante: la benzina in modalità self service viaggia ormai a 1,994 euro al litro (in salita dai 1,992 euro di ieri), mentre il gasolio self in città si attesta a 2,099 euro al litro (rispetto ai 2,093 euro), tornando a sfiorare la soglia psicologica dei 2,100 euro. Sulla rete autostradale i rincari si fanno ancora più pesanti, con il gasolio che ha raggiunto i 2,173 euro al litro e la benzina self che tocca quota 2,073 euro al litro.

L’analisi del Codacons, che ha messo a confronto i listini del 27 luglio con quelli di oggi, 18 agosto, conferma la gravità della situazione: “I prezzi non solo tornano ai valori del 4 agosto, ma quelli della benzina superano – sia in autostrada che su rete ordinaria – i livelli del 27 luglio, prima del varo dello sconto fiscale che ha interessato solo il gasolio”. Sulla rete ordinaria, la benzina è passata da 1,982 a 1,994 euro al litro. Per quanto riguarda il gasolio, il taglio delle accise ha permesso di contenere i listini solo parzialmente: sulla rete ordinaria il risparmio effettivo è di circa 4,3 euro a pieno, a fronte degli 8,5 euro teorici derivanti dal taglio di 17 centesimi. “I prezzi alla pompa sono tornati su livelli di piena emergenza”, conclude l’associazione, che chiede un’estensione del taglio delle accise anche alla benzina per non gravare sul controesodo estivo.

E’ una situazione che fa sobbalzare il mondo produttivo, che denuncia l’inefficacia delle misure attuali. Gino Sciotto, presidente nazionale della Fapi, avverte: “Il prezzo del gasolio è tornato ai livelli registrati prima degli effetti delle misure adottate dal Governo. La dinamica dei prezzi sta rapidamente assorbendo il beneficio”. Secondo Sciotto, il rischio concreto è che il costo del diesel pesi in maniera insostenibile su piccole imprese, autotrasporto e artigianato. Sulla stessa linea il presidente di Confimprenditori, Stefano Ruvolo, che definisce i provvedimenti governativi “del tutto inefficaci”, avvertendo che la situazione rischia di tradursi in una perdita di investimenti e occupazione.

Sul tema interviene anche Alessandro Zavalloni, segretario nazionale di Fegica, che punta il dito contro le dinamiche internazionali: “Che ci sia una speculazione è evidente. Il problema della formazione del prezzo è fuori controllo: nessuno ha i parametri per stabilire se un prezzo sia equo o meno, poiché non esiste un controllo reale sui sistemi di riferimento come il Platts”. Secondo Fegica, anche i recenti controlli della Guardia di Finanza sono insufficienti: “Sono interventi che definirei meno che palliativi. Più che altro un elemento mediatico che consente a chi governa di dare l’idea di esercitare un controllo che, in realtà, nessuno ha”. Zavalloni conclude con un monito alla politica, colpevole di occuparsi della questione solo durante le emergenze e mai “in tempo di pace”, quando sarebbe possibile intervenire strutturalmente.

Sulla vicenda irrompe anche il senatore Mario Turco (M5s), che parla di “fallimento” dell’esecutivo. Per il vicepresidente M5s, il taglio di 17 centesimi è stato già “completamente bruciato” e le misure adottate finora sono da considerarsi mere soluzioni propagandistiche. Turco lancia l’allarme anche sul fronte energetico, citando il rialzo del gas a 63 euro/MWh, che prelude a nuove stangate in bolletta. “Meloni non può continuare a governare con decreti tampone”, aggiunge Turco, che invoca interventi strutturali sui prezzi, sostegni alle imprese e un’iniziativa europea risolutiva. In assenza di azioni concrete, conclude il pentastellato, “la responsabilità politica dell’imminente stangata autunnale sarà da attribuire direttamente alla premier”.

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Carburanti, diesel frena dopo decreto. Ma per opposizioni e consumatori è insufficiente

Nel primo giorno di validità del decreto che taglia le accise sul gasolio di 17 centesimi (fino al 6 agosto), i primi effetti producono un freno al rialzo dei prezzi alla pompa. L’osservatorio del Mimit rileva, infatti, un calo di 5 centesimi sul diesel in modalità self (2,180 euro al litro sulla rete stradale e 2,250 euro in autostrada). Troppo poco per opposizioni e alcune associazioni dei consumatori.

Di “effetto quasi nullo” parla l’Unc, perché “il taglio delle accise sul gasolio per ora non ha prodotto alcun concreto beneficio agli automobilisti, dato che come al solito compagnie petrolifere e distributori se la prendono molto comoda per adeguare al ribasso”. Per il Codacons gli effetti si vedranno solo dal 30 luglio, ma fonti del Mef ribadiscono che il decreto è in vigore dalla mezzanotte e, dunque, pienamente operativo. Dall’Aduc, invece, lamentano il taglio lineare dell’esecutivo: “Continuerà ad avvantaggiare tutti i consumatori, inclusi quelli più ricchi. Il governo ha deciso di non seguire le indicazioni Ue per tagli proporzionali ai redditi dei consumatori”, ma soprattutto le misure non sono affiancate da “politiche di scoraggiamento dei consumi e incentivi di fonti alternative”.

Anche il dibattito politico si infiamma, con il Pd che definisce “pannicello caldo” il testo varato dal Cdm. “Altro che tempestività: questo governo non affronta l’emergenza, la insegue col fiatone – attacca il responsabile economico dei dem, Antonio Misiani -. È un esecutivo in debito di ossigeno, che naviga a vista e spera che il problema si risolva da solo”. Per Nicola Fratoianni (Avs)uno sconto di 17 centesimi solo sul diesel e solo fino al 6 agosto è un vero e proprio insulto all’intelligenza dei cittadini, tartassati dal costi dei carburanti”.

Dalla maggioranza è il leghista Alberto Gusmeroli a lanciare una proposta. “La riduzione di 17 centesimi al litro per il prezzo del gasolio è un primo passo”, premette il presidente della commissione Attività produttive della Camera. Nel prossimo Cdm già fissato per il 4 agosto, suggerisce Gusmeroli, “si potrà intervenire in modo più importante, qualora la situazione geopolitica lo rendesse necessario e sulla scorta dei maggiori introiti maturati nella seconda quindicina di luglio, che ha visto un importante rialzo dei prezzi del petrolio. Poiché l’aumento del costo dei carburanti si scarica sui consumi, è necessario intervenire fortemente per evitare la crescita dei prezzi e dell’inflazione”.

Dal mondo delle imprese, però, arrivano segnali positivi. Unatras plaude all’iniziativa di Palazzo Chigi: “Il governo e il ministro Matteo Salvini hanno mantenuto gli impegni. Ora – afferma il presidente, Paolo Uggè – è fondamentale che il cronoprogramma concordato nell’ultimo incontro al Mit venga rispettato senza alcun ritardo”, perché le aziende “hanno bisogno di certezze e tempi rapidi, non di ulteriori rinvii”.

Nel frattempo va avanti il monitoraggio delle oscillazioni di prezzo medio della benzina, che aumenta di 1 centesimo sulla rete nazionale, arrivando a 1,986 euro al litro, e di 3 centesimi sulle autostrade (2,074 euro al litro). Secondo i dati dell’Osservatorio carburanti del ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica, nella settimana dal 20 al 26 luglio il prezzo della benzina è salito del 2,6%, mentre quello del gasolio di 5,02 punti percentuali. Cifre che fanno tenere la soglia di allarme sempre molto alta.

Confindustria avvisa: “Rincari frenano Pil”. Meloni vede Giorgetti su accise mobili

Gli effetti della guerra in Iran continuano a mordere la carne viva dei cittadini. Soprattutto il prezzo dei carburanti è il vero assillo dei consumatori, in particolare in questa stagione estiva, nel pieno del periodo delle partenze per le vacanze. Almeno chi può permettersele.

Ad oggi, l’osservatorio dei prezzi del Mimit registra un nuovo incremento in modalità ‘self service’ lungo la rete stradale nazionale, dove la benzina arriva a quota 1,968 euro al litro e il gasolio a 2,161 euro. Va anche peggio sulle autostrade: 2,059 euro al litro per la benzina e 2,228 euro per il gasolio. Senza contare che l’energia non accenna a scendere, mettendo in seria difficoltà famiglie e imprese. Tutti campanelli d’allarme che il Centro studi di Confindustria trasforma, insieme agli altri dati, in un allarme sulla crescita, perché “inizia male il terzo trimestre” del 2026.

Il rischio, molto concreto secondo gli industriali, è che “dopo aver già frenato il Pil italiano nel secondo trimestre, gli impatti della guerra si allungano ora anche sul terzo. L’inflazione resterà alta per un po’ e il canale del credito si sta irrigidendo. L’industria perde colpi dopo mesi di shock e gli investimenti frenano. I servizi si stabilizzano, grazie al rapi, do recupero del turismo estero, ma non crescono”. Il quadro è preoccupante, perché rallentano anche gli investimenti delle aziende: “Nonostante l’aumento finora moderato dei tassi (3,67% a maggio, da 3,33% a febbraio), i prestiti alle imprese accelerano (+3,5% annuo); però, sono alimentati dalla domanda di liquidità per le bollette energetiche, meno per investimenti”.

In questo scenario, però, Elettricità Futura ci tiene a rimarcare un punto che non è di poco conto. “Lo studio, concentrandosi sugli effetti dei rialzi di petrolio e gas in seguito alla crisi Hormuz e alle ricadute sull’economia italiana, riporta che ‘i prestiti alle imprese accelerano (+3,5% annuo)’ segnalando che essi ‘sono alimentati dalla domanda di liquidità per le bollette energetiche’. Il riferimento alle bollette è fuorviante, in quanto equivoco”, perché “non sono neppure citate nello studio e non sono al centro della crisi congiunturale che è invece influenzata dal rialzo delle materie prime. Parlare genericamente di bollette, che l’opinione pubblica associa per lo più alla spesa elettrica, rischia di alimentare confusione e disinformazione”, ammonisce Ef.

Le opposizioni attaccano il governo che non ha più rinnovato la misura del taglio delle accise, ma anzi aspetta l’attivazione del meccanismo delle accise mobili, che è automatico dopo un periodo di due mesi di osservazione delle oscillazioni dei prezzi. “Secondo Confesercenti il rincaro dei carburanti a luglio e agosto determina una maggiore spesa per le famiglie di 700 milioni di euro – attaccano dal Pd Francesco Boccia, Chiara Braga e Nicola Zingaretti -. Di fronte ai rincari in tutta Italia e prezzi che hanno ormai abbondantemente superato i due euro il governo si è arreso, ha gettato la spugna. Non sa come muoversi ed è in totale imbarazzo”. Duro anche Giuseppe Conte: “Incredibile, lasciano ancora gli italiani soli – punge il leader M5S -. Sono usciti dal Consiglio dei ministri a mani vuote: zero interventi sui prezzi dei carburanti che schizzano oltre 2 euro al litro”.

La risposta di Palazzo Chigi è ‘work in progress’, nel senso che, come riferiscono fonti di governo, la premier, Giorgia Meloni, ha avuto oggi un confronto con il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, sulla situazione economica generale, con un focus specifico proprio sui carburanti. “L’esecutivo – viene riferito – sta approfondendo le possibili iniziative da adottare, anche con riferimento all’eventuale attivazione del meccanismo delle accise mobili”.

In effetti in Cdm un provvedimento sul tema c’era, ma si tratta della riforma del sistema degli impianti, inserito nel ddl Concorrenza. Una misura molto attesa dagli operatori del settore, che finalmente esultano “dopo essere stati vilipesi e additati alla pubblica opinione come dei ‘furbetti’ e i veri ed unici responsabili delle speculazioni e dei prezzi dei carburanti più alti d’Europa”, fanno sapere Faib Confesercenti e Fegica. “E’ un successo politico che una categoria di lavoratori e di piccolissime imprese hanno saputo conquistare”.

Una soddisfazione condivisa anche dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che sottolinea: “La riforma introduce regole più certe e maggiori tutele per i gestori. Vogliamo – conclude – una rete più efficiente e moderna”.

Carburanti, revocato sciopero autotrasporto: dal governo 300 milioni per affrontare crisi

L’Italia non si ferma, revocato lo sciopero dei trasportatori inizialmente proclamato dal 25 al 29 maggio. L’annuncio è arrivato direttamente dai sindacati e dalle associazioni di categoria dopo l’incontro avuto venerdì pomeriggio a Palazzo Chigi con il governo, convocato per affrontare la grave crisi del settore. Le tensioni geopolitiche internazionali e l’innalzamento dei costi petroliferi hanno infatti colpito duramente il comparto. Le associazioni hanno evidenziato il rischio concreto di chiusura per le piccole imprese e la perdita di molti posti di lavoro. Per questo hanno chiesto interventi urgenti per garantire la liquidità e difendere il sistema economico nazionale.

Per il governo, al tavolo, erano presenti la premier Giorgia Meloni e i ministri Matteo Salvini, Giancarlo Giorgetti, Adolfo Urso, Tommaso Foti, oltre a Edoardo Rixi e Alfredo Mantovano. È intervenuto anche Stefano Caldoro, consigliere per i rapporti con le parti sociali. Per i trasportatori, invece, hanno preso parte i rappresentanti delle sigle Anita, Assotir, Cna Fita, Confartigianato Trasporti, Confcooperative Lavoro e Servizi, Fai, Fedit, Fiap, Legacoop Produzione Servizi, Sna Casartigiani, Trasportounito e Unatras. L’esecutivo ha messo sul tavolo trecento milioni di euro complessivi per recuperare i venti centesimi del taglio delle accise. Questa misura è entrata direttamente nel decreto legge sul tavolo del consiglio dei ministri. Il provvedimento rafforza quanto già previsto dal decreto numero trentatré del 2026 e stanzia duecento milioni che si sommano ai cento milioni già deliberati a marzo sotto forma di credito d’imposta.

Sul fronte fiscale si sono ridotti i termini per la formazione del silenzio assenso per i crediti d’imposta. Il nuovo limite è passato a trenta giorni rispetto ai sessanta giorni precedenti. Il meccanismo diventa operativo a partire dal prossimo primo ottobre, a condizione che le imprese inoltrino la richiesta per via telematica. Il governo si è impegnato inoltre a valutare una sospensione temporanea dei versamenti per alcune imposte e contributi. Il blocco è stato fissato da giugno a luglio per alleggerire il carico fiscale sulle imprese in difficoltà.

L’esecutivo ha garantito anche un monitoraggio sul legame tra il taglio generale delle accise per i consumatori e il credito d’imposta per gli autotrasportatori. I ministri si sono impegnati infine a ricostituire la Consulta generale per l’autotrasporto. Questo organismo stabile affronta i temi regolatori, la sicurezza e l’organizzazione del comparto.

Soddisfatto il viceministro delle Infrastrutture, Rixi: “Trecento milioni per dare risposte agli autotrasportatori, un aiuto concreto grazie al lavoro del ministro Salvini e della squadra di governo, un segnale di attenzione verso migliaia di imprese e di lavoratori del settore”.

“L’incontro è andato molto bene. Il governo ha accolto in parte le nostre richieste – commenta Andrea Laguardia, direttore di Legacoop il ministro Giorgetti immagina un automatismo di ristoro per il settore dell’autotrasporto ogni qualvolta che vengono tagliate le accise per i consumatori”. Apprezzamento anche da Sergio Lo Monte, coordinatore di Unatras: “Le condizioni proposte dalla Premier vanno incontro alle richieste della categoria. Le condizioni sono già abbastanza soddisfacenti, non accolgono la totalità delle richieste ma diciamo che siamo sulla strada giusta”.

Unatras conferma ufficialmente la revoca del fermo nazionale dei servizi e sigla il blocco delle proteste. Si raggiunge così un’intesa sulle questioni economiche con l’ottenimento di misure prioritarie che entrano nel provvedimento d’urgenza. Il presidente di Unatras, Paolo Uggè, rivendica il valore delle decisioni unitarie: “Ancora una volta emerge come l’unità della categoria, anche se faticosamente raggiunta, paga. È stata infatti la condivisione della quasi totalità delle federazioni rappresentative del settore a portare l’esecutivo a dare risposte concrete alle richieste della categoria”.

Contro il caro prezzi, il consiglio dei ministri stanzia anche 100 milioni per l’acquisto di fertilizzanti e gasolio agricolo. “Il Governo continua a dare sostegni concreti al settore primario e ai cittadini”, rivendica il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, ricordando che gli agricoltori italiani in questi mesi hanno dovuto far fronte ai rincari dovuti al blocco dello stretto di Hormuz. “Questo blocco ha comportato un aumento rilevante del prezzo dei fertilizzanti e del gasolio agricolo. Oggi rafforziamo la risposta a questi aumenti stanziando 100 milioni di euro per il loro acquisto. Riconosciamo un credito di imposta del 30% per i fertilizzanti, finanziato con 40 milioni di euro, per i mesi di marzo, aprile e maggio”, aggiunge il ministro.

La misura si aggiunge allo stop ai dazi sui fertilizzanti decisa a Bruxelles e che fa seguito alla richiesta avanzata dall’Italia nell’Agrifish di gennaio. “Rafforziamo inoltre – spiega Lollobrigida – la risposta all’aumento dei prezzi del gasolio agricolo finanziando il credito di imposta del 20%, già riconosciuto a marzo, con ulteriori 60 milioni di euro sempre per i mesi di marzo, aprile e maggio. Queste misure alleviano le difficoltà a cui le imprese agricole hanno dovuto far fronte in questi mesi, scongiurando ricadute sui cittadini e sul loro carrello della spesa”.

Carburanti, governo lavora a proroga del taglio delle accise: cdm venerdì

Il taglio delle accise sui carburanti è stato varato in consiglio dei ministri il 18 marzo e scadrà il 7 aprile. Ma il governo lavora a una proroga, presumibilmente di altri venti giorni, che finirà sul tavolo di una nuova riunione dell’esecutivo venerdì 3 aprile alle 10.

In queste ore, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti cerca le coperture. L’obiettivo è una conferma dello sconto di 24 centesimi in vigore dal 19 marzo scorso. La durata del provvedimento dipenderà dalle risorse che il Mef riuscirà a reperire: serviranno tra i 500 e i 600 milioni di euro, considerando che il primo decreto è stato finanziato con 400 milioni, a cui si sono aggiunti 100 milioni per il credito d’imposta da destinare agli autotrasportatori.

I prezzi dei carburanti restano alti. L’osservatorio sui prezzi dei carburanti dei Mimit questa mattina registrava il prezzo medio dei carburanti in modalità ‘self service’ lungo la rete stradale nazionale a 1,754 €/l per la benzina e 2,076 €/l per il gasolio. Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 1,821 €/l per la benzina e 2,142 €/l per il gasolio. Nel corso della giornata, però, il Mit ha reso noto che, a seguito del tavolo convocato da Matteo Salvini lo scorso 25 marzo, le concessionarie autostradali hanno “accolto l’appello del ministro” facendo partire l’iter che porterà nei prossimi giorni alla riduzione del prezzo di vendita al pubblico dei carburanti di 5 centesimi di euro al litro nelle aree di servizio sulla rete di competenza per 20 giorni. Il vicepremier è già al lavoro per convocare nuovamente le compagnie petrolifere ed evitare ulteriori speculazioni.

Le imprese, che già si leccano le ferite dei mesi trascorsi, lanciano un grido d’aiuto a Bruxelles: “Siamo consapevoli delle difficoltà del bilancio pubblico e del tema accise, ma dobbiamo essere chiari, se i conflitti attuali persisteranno, l’Italia non potrà farcela da sola”, spiega il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, lasciando il tavolo al Mimit su Transizione 5.0.

Le associazioni dei consumatori si dicono preoccupate anche per le festività pasquali: “Gli italiani che si sposteranno in auto dovranno prepararsi alla stangata”, avverte il Codacons, rilevando che il gasolio costa oggi il 29% in più rispetto alle feste di Pasqua del 2025, pari ad un aumento di 47 centesimi al litro e una maggiore spesa da +23,5 euro a pieno. La benzina, che ha beneficiato del riordino delle accise, costa invece in media il 2,4% in più rispetto alla Pasqua del 2025. La proroga del taglio delle accise è una misura “inevitabile”, insiste il Codacons, considerando che alla scadenza dello sconto fiscale e senza interventi il gasolio al self schizzerà immediatamente sopra i 2,3 euro al litro, arrivando a 2,4 euro in autostrada.

“Si rischia di mettere in ginocchio imprese, famiglie e, soprattutto, l’intera economia italiana ed europea”, denuncia il presidente nazionale della Fapi, Gino Sciotto, che chiede al governo di “immaginare un percorso comune con i partner dell’Unione Europea per fronteggiare una crisi energetica senza precedenti”. Pensa a misure eccezionali, analoghe a quelle messe in campo con il Pnrr: “La pandemia energetica rischia di colpire duramente partite Iva e imprese che, in una condizione così difficile, non possono che confidare nell’intervento del Governo, attraverso il taglio delle accise ma anche con strumenti di sostegno capaci di calmierare il prezzo di beni e servizi”, insiste.

“Anche Draghi andava di proroga in proroga”, ricorda Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori (Unc), che chiede, in deroga all’allineamento chiesto dall’Ue, di abbassare le accise in modo differenziato tra benzina e gasolio. “Il taglio del gasolio deve passare da 20 ad almeno 40 cent se si vuole che si collochi stabilmente sotto i 2 euro anche in autostrada”, scandisce.

Assoutenti domanda poi di intervenire nuovamente anche a favore dell’autotrasporto. Perché gli effetti dei rincari dei carburanti si sono visti sui prezzi al dettaglio che a marzo, secondo l’Istat, sono aumentati del +0,5% in un solo mese. Rispetto a fine febbraio il gasolio, nonostante il taglio delle accise, costa il 20,5% in più, e senza lo sconto fiscale il rialzo sarebbe addirittura del +34,6%, quasi 60 centesimi di più (59,7 cent) su ogni litro di diesel, pari ad una maggiore spesa da quasi +30 euro a pieno. Numeri che, per il presidente Gabriele Melluso, dimostrano come “la proroga del taglio delle accise, unitamente a sgravi in favore degli autotrasportatori, siano l’unica strada percorribile per evitare conseguenze catastrofiche sui prezzi al dettaglio e sulle tasche delle famiglie”.

Carburanti, dal Cdm via libera al taglio di 25 centesimi al litro per 20 giorni

Dopo la fiammata dei prezzi dei carburanti, che dura da settimane, arriva un primo taglio delle accise, per 20 giorni. Prima del referendum del 21 e 22 marzo, il governo porta in Consiglio dei ministri un provvedimento che dà respiro alle famiglie e frena i rincari, portando giù i prezzi di 25 centesimi al litro. “Combattiamo la speculazione e intanto abbassiamo immediatamente il prezzo”, spiega la premier Giorgia Meloni al Tg1. Secondo il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, intervenuto al Tg4: “Se oggi il diesel è mediamente a 2-2,10 euro al litro, è chiaro che domani deve scendere sotto l’euro e 90”. Un “sostanzioso aiuto, ovviamente a tempo”, precisa il vicepremier, rivendicando che dalle prossime ore “gli italiani pagheranno di meno rispetto a tedeschi, francesi e spagnoli”.

Nel provvedimento, che doveva andare in Cdm già dieci giorni fa, c’è anche un bonus sul credito d’imposta per autotrasportatori per l’acquisto del gasolio, oltre all’istituzione di uno speciale regime anti-speculazione, nel sistema di distribuzione dei carburanti che coinvolge Mr Prezzi, la guardia di finanza e l’Antitrust per eventuali sanzioni e, se necessario, anche la magistratura. “Introduciamo un credito d’imposta perché non vogliamo che l’aumento del prezzo si trasferisca sui beni di consumo e diamo vita a un meccanismo anti-speculazione che di fatto lega il prezzo del carburante all’andamento reale del prezzo del petrolio, introducendo delle sanzioni per chi dovesse discostarsi”, scandisce Meloni.

Nel pomeriggio, Salvini ha riunito in prefettura nel capoluogo lombardo le compagnie petrolifere: “abbiamo chiesto ai petrolieri un prezzo medio massimo da non superare”, ha spiegato alle big oil al tavolo, Eni, Ip, Tamoil, Q8 e a Vega Carburanti, Pad Multienergy, Retitalia, Costantin, Keropetrol, Beyfin, San Marco Petroli, Energas, Toil. Il tavolo sarà riconvocato anche la settimana prossima, con “l’obiettivo di non abbassare la guardia”, spiega Salvini.

Con il credito d’imposta, arriva anche il sostegno al settore ittico, particolarmente colpito dal caro carburanti. Si tratta di 10 milioni di euro destinato a coprire le spese per l’acquisto del carburante a partire da marzo, aprile e maggio del 2026 nella misura del 20%. “A partire da domani le nostre marinerie, i nostri pescatori, potranno attutire i rincari del costo del carburante necessario a far lavorare le imbarcazioni”, chiarisce il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida. È una misura che, ribadisce, “ha un impatto sia sulle nostre imprese ittiche che sui cittadini che potranno continuare a scegliere cibo di qualità senza ulteriori aumenti derivanti dall’aumento dei costi di produzione sopportati dai pescatori”.

Romano (Q8 Quaser): “Carburanti di nuova generazione possono contribuire a riduzione emissioni”

Rendere la mobilità più efficiente e al tempo stesso sostenibile. È questa la missione cruciale a cui sono chiamati oggi il mondo della logistica e dei trasporti. Una vera e propria rivoluzione, che coinvolge tanto gli operatori, quanto i player dell’energia: comparti che dal 10 al 13 marzo sono stati protagonisti a LetExpo, la fiera veronese dedicata a trasporti, logistica, servizi, smart mobility e formazione. Tra le realtà presenti non poteva mancare Q8 Quaser, la società del Gruppo che commercializza prodotti petroliferi, carburanti e combustibili “extra-rete”, ovvero al di fuori dei distributori. Con Giovanni Romano, presidente e AD di Q8 Quaser, abbiamo approfondito la direzione seguita dall’azienda in questa fase, cercando di anticipare quali potranno essere le sfide per il settore in ottica futura.

La presenza di Q8 Quaser a questa fiera è significativa. Quanto è importante per voi creare sinergie con le altre realtà del settore all’interno di eventi come LetExpo?

“La partecipazione a LetExpo è per noi un momento importante di confronto con l’intera filiera della logistica e dei trasporti. Eventi come questo permettono di creare sinergie tra operatori energetici, aziende di trasporto e imprese che ogni giorno lavorano sulla mobilità delle merci. Q8 Quaser opera nel segmento extra-rete fornendo carburanti e soluzioni energetiche a diversi settori produttivi, e il dialogo con gli altri attori del mercato è fondamentale per capire le esigenze delle imprese e sviluppare servizi sempre più efficienti. Occasioni come LetExpo favoriscono proprio questo scambio: condividere esperienze, conoscere nuove tecnologie e lavorare insieme per prendere le decisioni strategiche di medio lungo periodo”.

A dicembre 2025 l’Ue ha tagliato dal 100 al 90% la riduzione delle emissioni nocive delle auto entro il 2035. Quanto i carburanti di nuova generazione possono giocare un ruolo centrale nel garantire un futuro delle auto termiche? Qual è il peso del comparto extra-rete in questo processo di riduzione delle emissioni? (anche fuori dal mondo auto)

“La transizione energetica richiede un approccio pragmatico, concreto e tecnologicamente aperto. In questo percorso i carburanti di nuova generazione possono contribuire alla riduzione delle emissioni, soprattutto nei settori dove l’elettrificazione è più complessa, come il trasporto pesante o alcune applicazioni industriali. In questo contesto il comparto extra-rete ha un ruolo importante perché consente di portare prodotti energetici e carburanti innovativi direttamente alle aziende e alle flotte. Q8 Quaser opera proprio in questo ambito, contribuendo a migliorare l’efficienza energetica delle attività di trasporto e logistica e perseguendo gli obiettivi di diversificazione e neutralità tecnologica”.

Dovendone scegliere una, quale sarebbe la sfida prioritaria che attende Q8 Quaser nei prossimi anni per traghettare la mobilità nel futuro?

“La sfida principale è accompagnare imprese e operatori della mobilità in una fase di trasformazione molto rapida del settore. Questo significa garantire continuità di approvvigionamento, efficienza operativa e allo stesso tempo sviluppare soluzioni alternative e possibilmente sempre più attente all’ambiente. Q8 Quaser è impegnata proprio in questo percorso: ampliare l’offerta di prodotti energetici e carburanti innovativi e supportare le aziende nella gestione dei propri fabbisogni energetici. L’obiettivo è contribuire a una mobilità più efficiente e progressivamente più sostenibile, accompagnando le imprese nella transizione energetica con soluzioni concrete e immediatamente utilizzabili”.

 

 

 

 

Mele (Sfbm): “Da Draghi visione condivisibile sulla competitività dell’Ue, serve una scossa”

Il rapporto Draghi sulla competitività, fortemente voluto dalla Commissione Ue e dalla presidente, Ursula von der Leyen, fissa paletti e obiettivi che coinvolgono tutto il settore produttivo dell’Europa. Anche l’Italia, ovviamente. Ma ci sono delle realtà che certi dettami li hanno già sposati e messi in atto. E’ il caso della Sfbm (Servizi Fondo Bombole Metano), società partecipata al 100% da Acquirente Unico. Ne ha parlato con GEA l’amministratore unico, Marco Mele.

Professore, la scorsa settimana Draghi ha presentato i risultati del suo lavoro. Serve un cambio di passo o sarà una lenta agonia, dice: investimenti comuni su target mirati e la transizione energetica. Lei che giudizio ne dà?

Il rapporto Draghi ha fornito una importante e condivisibile visione sullo stato attuale dell’Europa, della sua competitività, e sul suo futuro, approfondendo anche il tema della transizione energetica. Serve una scossa e servono investimenti ingenti che, tuttavia, devono essere produttivi. Nel documento, per quel che riguarda il mio settore, si trovano alcuni passaggi su cui la Sfbm si è già attivata da circa un anno. In riferimento al punto in cui si evidenzia l’importanza di ‘Incoraggiare la standardizzazione’ e in cui si legge: ‘Gli standard comuni sono essenziali per trarre vantaggio dalle economie di scala e dalla connettività nel Mercato Unico e per creare standard esemplari con portata globale. La definizione degli standard dovrebbe coinvolgere diversi attori, tra cui industria, scienziati e ONG pertinenti nel processo normativo per stabilire standard completi e inclusivi. Il settore automobilistico dell’UE trarrebbe notevoli benefici da standard avanzati nelle seguenti aree: Nuove tecnologie’, ricordo che la SFBM ha iniziato, già lo scorso anno, proprio a supporto della standardizzazione condotta dal Comitato Tecnico ISO /TC 22/SC 41, un progetto per l’utilizzazione di un blended fuel (idrogeno + biometano) in grado di assicurare la sostenibilità ambientale, tecnica, economica e strategica nel settore automotive con un time to market immediato. Per quanto riguarda poi il riferimento alla standardizzazione cogente per la quale nel Rapporto si sottolinea che ‘è importante garantire che le normative della Commissione Economica per l’Europa delle Nazioni Unite (UNECE) e la legislazione dell’UE siano coerenti, soprattutto nelle aree dell’armonizzazione tecnica e della valutazione del ciclo di vita. L’armonizzazione del processo per l’omologazione (approvazione da parte dell’autorità ufficiale competente) e per l’ottenimento dell’approvazione di tipo per i veicoli non è ancora stata raggiunta in generale nell’Ue’ . Sfbm si è già posta l’obiettivo di utilizzare i risultati del lavoro di ricerca, disponibili entro i prossimi 10 mesi, per modificare il regolamento UNECE R. 110, per consentire una rapida omologazione ai veicoli alimentati con un blended fuel (idrogeno +metano) con percentuali di idrogeno significative, maggiori del 10%. Questo comporterà la possibilità di sfruttare appieno ed immediatamente i benefici del biometano, di cui l’Italia è uno dei maggiori produttori al mondo, e dell’idrogeno nei motori alimentati a gas naturale già esistenti, senza bisogno di interventi tecnici o infrastrutturali e senza bisogno di ingenti investimenti”.

Entrando invece nel dettaglio della vostra attività, Sfbm ha un importante compito da svolgere, come richiesto da Iso, per aiutare nel compito di normare l’utilizzo delle bombole con la miscela di idrogeno e biometano per il trasporto marittimo. Anche questa è una sfida che può cambiare molto per il sistema economico e per settori chiave, come ad esempio la logistica.

“Si è una bella sfida anche per noi, che ci rende orgogliosi perché, evidentemente, viene apprezzata la nostra attività e la nostra serietà. E’ un compito particolarmente importante e di rilevanza internazionale. Il biometano in miscela con l’idrogeno rappresenta una valida e percorribile alternativa ai carburanti tradizionali anche per l’alimentazione di barche e navi, che sono fonti di una grande quantità di emissioni, se solo pensiamo alle grandi navi da crociera i cui motori, anche quando non in navigazione rimangono accesi. E’ indispensabile l’utilizzo di tale miscela anche in campo marittimo affinché anche questo settore possa partecipare appieno al processo di transizione ecologica“.

INFOGRAFICA INTERATTIVA Carburanti, Mimit: il prezzo medio di benzina e gasolio

Nella mappa INTERATTIVA di GEA vengono mostrati i prezzi medi del carburante regione per regione. Si può scegliere quale tipologia di carburante visualizzare e fare così un confronto tra le varie regioni. I dati sono quelli del Ministero delle imprese e del Made in Italy che vengono rilasciati ogni giorno. Fuori dalle autostrade, l’Alto Adige resta la zona più cara d’Italia, con la super che scende di poco a 1,916 euro/litro, mentre i prezzi più bassi per la benzina sono sempre nelle Marche, più o meno stabili a 1,843 euro/litro.