Eni e Ip estendono sconti a agricoltura-pesca. Governo esulta, Bonelli: “Risparmio è beffa”

Nuovi sconti sui rifornimenti in arrivo da Eni e Socar, la compagnia proprietaria della rete Ip, che stavolta annunciano riduzioni per i comparti dell’agricoltura e della pesca. Eni scende in campo a supporto del settore primario annunciando l’estensione della riduzione dei prezzi per i carburanti commercializzati da Enilive. A partire da oggi, e fino al 31 ottobre (con possibilità di proroga fino a fine anno in base all’andamento del mercato), gli agricoltori e gli operatori del motopesca potranno acquistare gasolio e benzina beneficiando di uno sconto del 20% al netto dell’Iva.

L’iniziativa, definita dall’azienda un “nuovo contributo di solidarietà al Paese”, si inserisce nel quadro delle misure promosse da Eni a favore dei comparti strategici, facendo seguito al price cap già introdotto nelle stazioni aderenti e agli sconti sulle tariffe di luce e gas di Plenitude. Un intervento mirato che punta a dare ossigeno a due pilastri fondamentali dell’economia e della sicurezza alimentare italiana. A stretto giro di posta anche Socar annuncia “un nuovo e significativo intervento a sostegno delle filiere agricola e ittica servite da Ip, con uno sconto significativo sul prezzo dei carburanti destinati ai comparti agricolo e della motopesca”, che “sarà applicato a partire da lunedì 5 ottobre a tutti i clienti dei due comparti già serviti da Ip e resterà in vigore fino al 31 ottobre, con possibilità di ulteriore estensione”. Il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, si è detto soddisfatto: “Ringrazio Eni per aver compreso fino in fondo la necessità di sostenere il nostro settore produttivo primario, per quanto possibile, con una tariffa di accesso al carburante che permetta di continuare a svolgere il prezioso compito di custodi dell’ambiente e della sicurezza alimentare italiana”.

L’auspicio “è che le altre compagnie petrolifere presenti sul territorio nazionale emulino il virtuoso comportamento attuato da Eni”, ha aggiunto Lollobrigida ricordando come l’intervento si aggiunga a quelli già messi in campo dal governo. Vedi credito d’imposta e taglio delle accise. “È giusto che le compagnie petrolifere diano una mano, ma se ottengo questa mano con la moral suasion non spavento i mercati, non spavento le imprese e creo un clima positivo in un momento di difficoltà”, sottolinea il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Le associazioni di categoria hanno accolto positivamente la novità. “Lo sconto del 20% sul gasolio agricolo rappresenta una boccata d’ossigeno per le imprese agricole e della pesca e una buona notizia per la salute dei cittadini per l’acquisto di cibo sano e sicuro”, commentano Vincenzo Gesmundo e Ettore Prandini, rispettivamente segretario generale e presidente della Coldiretti. Confagricoltura ha definito lo sconto “un’ottima notizia” e ha auspicato che venga emulato dalle altre compagnie. Giuseppino Santoianni, presidente dell’Aic, ha sottolineato che la scelta di Eni è “un primo passo”, ma ha chiesto anche un tavolo interministeriale per un piano di resilienza geoeconomica in quanto le quotazioni del gasolio agricolo sono aumentate di oltre il 60%. Unirima, con Martina Finotto e Francesco Sicilia, ha invece lanciato l’allarme per il settore del riciclo e della raccolta dei rifiuti, invocando l’estensione di un tetto al prezzo del carburante anche per l’autotrasporto. Ottimista con riserva la Cia: Bene il taglio del 20%, ma servono misure strutturali contro il caro-prezzi. “Risposta concreta alle fortissime difficoltà che stanno affrontando le imprese del Primario”, sottolinea invece il presidente della Copagri Tommaso Battista. “È la richiesta che avevamo avanzato e quindi non possiamo che essere contenti.”, commenta Cristian Maretti, presidente di Legacoop Agroalimentare. Nonostante la misura applicata da Eni, però, il clima politico resta caldo.

Davide Faraone, vicepresidente di Italia Viva, ha denunciato le proteste degli agricoltori e autotrasportatori in strada da Nord a Sud, criticando le risposte dell’esecutivo: “Per fortuna il governo aveva già pensato alla soluzione: il carcere. Con il decreto Sicurezza i blocchi stradali sono stati trasformati in reato”. Si tratta di persone che “hanno bisogno di risposte sul carburante, sui prezzi agricoli e sulla possibilità di continuare a lavorare” ha aggiunto. Dura la reazione anche del resto delle opposizioni. La segretaria del Pd, Elly Schlein, ha attaccato la maggioranza: “Il fallimento più grave di Meloni è sul terreno economico e sociale”. Poi ha rimproverato alla premier di ringraziare tutti i giorni le grandi società petrolifere che “non ha avuto il coraggio di tassare”. Angelo Bonelli, portavoce dei Verdi e deputato di Avs, ha presentato invece un esposto all’Antitrust e un’interrogazione urgente parlando di “beffa” legata agli aumenti delle tariffe di Plenitude a ridosso delle promozioni, chiedendo di verificare la conformità alla Direttiva Omnibus e al Codice del Consumo: “Risparmio di due euro invece di 200”. Dall’altra parte la maggioranza, che ha fatto quadrato. Galeazzo Bignami, capogruppo FdI Camera, ha parlato di “ottima notizia” che dimostra la fruttuosa sinergia tra istituzioni e grandi aziende. Augusta Montaruli ha espresso soddisfazione per la difesa del Made in Italy, mentre Marco Cerreto ha ringraziato l’ad Eni Claudio Descalzi per l’attenzione verso le imprese e i pescatori. Lucio Malan ha evidenziato che gli agricoltori “possono finalmente tirare un sospiro di sollievo grazie alla responsabilità di Eni”. Anche Luca De Carlo, presidente della commissione Agricoltura al Senato, ha ricordato gli oltre 17 miliardi investiti in quattro anni a favore dell’agricoltura. A livello territoriale gli assessori regionali hanno plaudito all’iniziativa: Paolo Bongioanni per il Piemonte ha parlato di una “splendida notizia” per le produzioni agroalimentari e vitivinicole, Alessandro Beduschi ha ringraziato Palazzo Chigi per i risultati ottenuti in Lombardia, e Giancarlo Righini ha confermato il sostegno della Regione Lazio ad una misura “strategica per la continuità produttiva e la tutela delle eccellenze italiane”.

Carburanti restano oltre i 2 euro, Eni fissa price cap. Urso e Pichetto convocano i raffinatori

I prezzi dei carburanti restano ben oltre la soglia di pericolo: 2,154 euro al litro per la benzina e 2,338 euro per il gasolio sulla rete stradale. Da domani, 26 settembre, poi, il taglio delle accise sul diesel scende del 50%, a 6,1 centesimi, per effetto dell’ultimo decreto approvato dal governo.

I campanelli d’allarme suonano forte da tempo dalle parti dell’esecutivo, ma i venti di guerra in Iran (e Ucraina, ovviamente) non accennano a placarsi. Una soluzione, dunque, non è a portata di mano. Le imprese da mesi puntano il dito contro le scelte dell’Europa che, di fatto, hanno messo fuorigioco gli impianti di raffinazione del petrolio, ma il tema torna di forte attualità in questa fase di crisi e rincari. Al punto che i ministri Adolfo Urso e Gilberto Pichetto Fratin hanno deciso di convocare per l’8 ottobre prossimo, alle ore 16.30, al Mimit, le società che operano nel settore della raffinazione e della produzione di beni e prodotti derivati.

A Palazzo Piacentini sono invitati Unem, l’algerina Sonatrach, Socar-IP, Iplom, KPI, Alma Petroli, Ludoil-Isab, Saras, Innovhub e Eni per valutare insieme come poter “aumentare la produzione dei principali prodotti per mitigare gli effetti dell’attuale scenario internazionale sull’approvvigionamento del Paese”, fanno sapere dal Mimit. Non è escluso che, una volta terminato il giro di consultazioni con gli operatori del settore, possa essere necessario un intervento normativo, in linea con le misure varate dal governo nell’ultimo mese per aumentare l’attività estrattiva sul territorio italiano.

Nel frattempo, il ‘tampone‘ all’emorragia di prezzi è nelle mani delle singole compagnie. In questo senso una nota più che positiva è rappresentata da Eni, che ha scelto di applicare per trenta giorni un tetto massimo al prezzo dei propri carburanti venduti nelle stazioni Enilive di 2,19 euro al litro per il gasolio e 1,99 euro per la benzina, a partire dal 28 settembre. Un “nuovo contributo di solidarietà al Paese, ai consumatori e alla propria clientela”, la definisce la società guidata da Claudio Descalzi, che potrebbe estendere il price cap sino alla fine dell’anno, anche se questo dipenderà dall’andamento del mercato e degli approvvigionamenti.

Eni riceve il ringraziamento del governo italiano per “un lodevole atto di attenzione all’Italia, che va nella auspicata direzione di calmierare il caro carburante che, a causa del difficile contesto internazionale, sta colpendo le famiglie italiane”. Cogliendo la palla al balzo, il ministro degli Esteri e leader di FI, Antonio Tajani, porta Eni ad esempio di Sistema Paese e affonda il colpo politico: “Questa è la strada, non interventi dirigisti o nuove tassazioni costruite attorno al concetto degli extraprofitti”.

Il plauso arriva anche dai consumatori, da Unc a Condacons e Assoutenti, che invitano tutti i marchi a seguire l’esempio del Cane a sei zampe. “Certo è possibile che questa mossa voglia ridurre le possibilità di una tassazione sugli extraprofitti avanzata da molti in questi mesi, ma ha poca importanza”, ammette lo stesso presidente dell’Unione italiana consumatori, Massimiliano Dona.

Anche a livello locale le Regioni iniziano a muoversi. Il Friuli Venezia Giulia, ad esempio, dal 1 ottobre aumenterà di altri 5 centesimi al litro lo sconto regionale sui carburanti, che in Area 0 raggiungerà i 39 centesimi al litro per la benzina e 30 per il gasolio. La Sicilia, invece, stanzia 15 milioni di euro per gli autotrasportatori: una prima quota, fino a 50 mila euro, potrà essere riconosciuta in regime di ‘super de minimis’, mentre per la parte ulteriore, fino alla copertura complessiva del 70% dei rincari, la Regione chiederà alla Commissione Ue l’autorizzazione alla deroga.

Ossigeno puro per famiglie e imprese, soprattutto quelle dell’autotrasporto, che al momento scelgono di non mettere sul tavolo l’ipotesi dello sciopero ma, avverte la presidente di Assotir, Anna Vita Manigrasso, “se il governo rimarrà inerte i trasportatori non si fermeranno per protesta, ma perché senza gasolio i camion non si accendono”.

Inflazione, crisi Hormuz presenta nuovo conto: bollette e carburanti trascinano prezzi

L’inflazione italiana continua la sua corsa ad agosto, collocandosi al 3,3% annuo, in rialzo dal 2,9% di luglio e con un aumento dello 0,5% sul mese. La dinamica è, però, molto diversa tra le componenti: l’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, scende all’1,5% dall’1,6%, con rincari concentrati soprattutto sull’energia e con effetti su bollette, carburanti e trasporti.

Secondo i dati definitivi diffusi dall’Istat, l’aumento dell’inflazione riflette infatti principalmente la crescita degli energetici, sia regolamentati sia non regolamentati. I primi passano dal 14,8% al 18,6% annuo, i secondi dall’11,4% al 17%. Nel complesso, i beni energetici aumentano del 17,1% su base annua e del 2,9% su base mensile. L’aumento mensile degli energetici regolamentati è del 3%, quello dei non regolamentati del 2,9%.

La divisione abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili è quella che dà il contributo più consistente all’inflazione complessiva. I prezzi salgono del 9,1% annuo e contribuiscono per 1,084 punti percentuali alla crescita del 3,3%. Sul mercato tutelato il gas registra un aumento del 31% annuo e del 6,2% mensile, mentre l’elettricità cresce del 9,7% in un anno. Sul mercato libero, l’elettricità aumenta del 18,6% (+1,4% mensile) e il gas dell’11,3% (-0,2%).

Anche i carburanti accelerano. La benzina aumenta del 16,3% rispetto ad agosto 2025 e del 6,3% rispetto a luglio. Il gasolio per autotrazione cresce del 26,7% annuo e del 5,2% mensile. Per il gasolio destinato al riscaldamento l’aumento arriva al 31,8% su base annua e al 10,7% sul mese. Nell’indice armonizzato, combustibili liquidi e carburanti per i mezzi di trasporto personali salgono complessivamente del 20,6% annuo, con un aumento del 5,6% rispetto a luglio.

La dinamica dei prezzi riflette anche gli effetti della crisi nello Stretto di Hormuz e della guerra in Ucraina, con le tensioni sui mercati energetici che si trasferiscono progressivamente dai prezzi delle materie prime a quelli pagati da famiglie e imprese.

I trasporti contribuiscono ulteriormente all’inflazione, con 0,943 punti percentuali e prezzi in aumento del 6,1% annuo e del 2,3% in un mese. Più contenuta invece la dinamica degli alimentari: i prodotti alimentari e le bevande analcoliche crescono dell’1,2%, mentre il cosiddetto carrello della spesa rallenta allo 0,9% dall’1%. Nel complesso, i beni accelerano dal 3,2% al 4,1%, mentre i servizi rallentano dal 2,7% al 2,4%. L’inflazione acquisita per il 2026 è al 2,9%, mentre l’indice armonizzato dei prezzi al consumo cresce del 3,2% annuo e dello 0,1% sul mese.

Le associazioni dei consumatori mettono l’accento sull’effetto dei rincari sui bilanci familiari. Il Codacons stima che, a parità di consumi, l’inflazione del 3,3% possa tradursi in una maggiore spesa annua di 1.091 euro per una famiglia media e di 1.507 euro per un nucleo con due figli. L’Unione Nazionale Consumatori indica invece un aggravio di 882 euro per una famiglia media, 1.120 euro per una coppia con un figlio e 1.199 euro per una coppia con due figli, chiedendo interventi su accise, bollette e Iva sul gas. Fapi richiama inoltre l’impatto dei costi energetici su micro e piccole imprese.

L’accelerazione dei prezzi riguarda l’intera area euro e il dato italiano si trova in linea con la media. Secondo la stima preliminare di Eurostat, ad agosto l’inflazione sale al 3,3% dal 2,9% di luglio, con l’energia al 14,3% dal 10,3%. Tra le principali economie, la Germania si attesta al 2,9%, mentre la Spagna balza al 4,3%.

La Bce ha già reagito al nuovo rialzo dell’inflazione. Nell’ultimo meeting del 10 settembre il Consiglio direttivo ha deciso all’unanimità di aumentare di 25 punti base tutti e tre i tassi di riferimento: da oggi il tasso sui depositi è al 2,50%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,65% e quello sulle operazioni di rifinanziamento marginale al 2,90%. La Banca centrale europea ha indicato nelle nuove proiezioni un’inflazione media del 3% nel 2026, del 2,5% nel 2027 e del 2,1% nel 2028, con la componente al netto di energia e alimentari rispettivamente al 2,5%, 2,6% e 2,3%. La presidente Christine Lagarde ha ribadito che le prossime decisioni saranno prese riunione per riunione, sulla base dei dati. Tra i rischi indicati dalla Bce resta proprio quello legato alle pressioni sui prezzi dell’energia.

La corsa dei prezzi dei carburanti non si ferma. Mit: In arrivo altri 11,4 mln per trasporti

La corsa dei prezzi dei carburanti non si arresta e torna a mettere sotto pressione famiglie, imprese e trasportatori. Oggi il costo medio del self service sulla rete stradale nazionale raggiunge 2,058 euro al litro per la benzina e 2,169 euro per il gasolio. In autostrada i valori salgono rispettivamente a 2,143 e 2,240 euro al litro. Il trend conferma un aumento che prosegue ormai da tempo.

Secondo l’aggiornamento settimanale dell’Osservatorio carburanti del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, dal 31 agosto al 6 settembre la benzina ha raggiunto una media di 2,034 euro al litro, in crescita di 18 millesimi rispetto alla settimana precedente (+0,89%). Il gasolio si è attestato invece a 2,142 euro al litro, con un incremento di 18,4 millesimi (+0,86%). Sostanzialmente stabile il Gpl, a 0,77 euro al litro.

A denunciare l’impatto dei rincari è il Codacons, secondo cui in appena un mese un pieno di gasolio sulla rete ordinaria è diventato più caro di 4,5 euro, nonostante lo sconto sulle accise. Rispetto all’8 agosto, l’aumento del diesel è di circa 9 centesimi al litro, mentre dal primo luglio il rincaro arriva a 28,5 centesimi. Per un pieno da 50 litri significa un aggravio di 14,25 euro. Anche la benzina registra aumenti significativi: 7,2 centesimi al litro in più rispetto a un mese fa e 25,2 centesimi rispetto al primo luglio, pari rispettivamente a 3,6 e 12,6 euro in più per un pieno. Per i consumatori, il taglio delle accise sul gasolio da 17 centesimi e in vigore fino al 10 settembre, non è più sufficiente. L’associazione lancia l’allarme sugli effetti a cascata dei rincari, che potrebbero riflettersi sui prezzi al dettaglio, sul potere d’acquisto e sui consumi delle famiglie.

Anche l’Unione nazionale consumatori certifica i rincari continui. Secondo il presidente Massimiliano Dona, dall’1 all’8 settembre un pieno da 50 litri è rincarato di quasi due euro. Sulla rete ordinaria l’aumento è di 1,95 euro per il gasolio e di 1,80 euro per la benzina; in autostrada di 1,80 e 1,95 euro. In alcune regioni la crescita è stata ancora più marcata: per il diesel la Sicilia registra un aumento di 2,25 euro, seguita dal Veneto con 2,10 euro e dalla Lombardia con 2,05 euro in una sola settimana.

Nel frattempo il governo interviene a sostegno del comparto dei trasporti. Entro la fine di settembre sono in arrivo altri 11,4 milioni di euro destinati alle imprese che svolgono attività di trasporto merci e persone in conto terzi. Il beneficio riguarda le imprese di autotrasporto e di trasporto passeggeri con autobus Euro V ed Euro VI.

La misura per le imprese arriva mentre il dibattito sugli sconti fiscali si intensifica. Per l’Unione nazionale consumatori, infatti, il problema non riguarda soltanto le categorie già agevolate: l’aumento dei costi di trasporto rischia di alimentare ulteriormente l’inflazione. L’obiettivo, avverte l’associazione, è “evitare che l’impennata dei carburanti si trasformi in un nuovo fronte di tensione sui prezzi durante l’autunno”.

Il decreto Energia con aiuti più mirati rispetto ai sconti sulle accise dovrebbe arrivare a fine mese. “L’impatto fortissimo della situazione internazionale e della crisi di Hormuz sul costo dei carburanti, dei fertilizzanti e delle materie prime sta pesando sui nostri cittadini e sulle nostre imprese”, ha detto ieri la premier Giorgia Meloni , in un punto stampa a Palazzo Chigi per l’incontro col primo ministro belga, Bart De Wever, chiedendo che il prossimo Consiglio europeo torni ad affrontare i temi della competitività e del costo dell’energia con “più coraggio e maggiore concretezza”.

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Carburanti, Cdm proroga taglio accise gasolio al 5/9. Extraprofitti dividono la maggioranza

Il governo interviene ancora una volta per tamponare il caro carburanti in vista del lungo controesodo estivo. Un Consiglio dei ministri lampo, riunitosi nel tardo pomeriggio, ha infatti prorogato fino al 5 settembre il taglio delle accise sul gasolio, pari a 17 centesimi e in scadenza proprio oggi. La misura, dal costo di circa 130 milioni di euro, non prevede alcuno sconto sulla benzina, a conferma della linea governativa adottata già da fine luglio. Il provvedimento – il settimo complessivamente, tra tagli iniziali e successive proroghe mirate prevalentemente sul gasolio – si inserisce in un contesto particolarmente pesante, con prezzi record schizzati alle stelle.

Secondo le stime dell’Ufficio economico di Confesercenti, a parità di consumi, i soli mesi di luglio e agosto hanno comportato per gli automobilisti italiani un aggravio complessivo di 1,8 miliardi di euro in più rispetto allo stesso periodo del 2025, segnando un incremento del 21% della spesa per i rifornimenti. Nonostante l’intervento dell’Esecutivo, opposizioni e associazioni dei consumatori bocciano però senza appello la proroga, definendola un mero intervento tampone incapace di risolvere il problema alla radice. Con il prezzo medio della benzina sulla rete stradale nazionale salito a 2,017 euro al litro e il gasolio attestato a 2,137 euro al litro, secondo le ultime rilevazioni di questa mattina dell’Osservatorio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il Paese fa infatti i conti con un caro-carburanti ormai fuori controllo.

Ancora più pesanti i listini lungo la rete autostradale, dove la benzina tocca i 2,092 euro e il diesel vola a 2,208 euro al litro. Il confronto politico resta pertanto incandescente, con famiglie e imprese che attendono risposte strutturali per evitare che il caro-energia paralizzi i consumi nella delicata fase del rientro dalle vacanze e dell’avvio della stagione autunnale. Ad acuire il dibattito c’è stata la risposta della Commissione europea alla richiesta avanzata dall’Italia, con altri cinque Stati membri (Germania, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna), di introdurre un quadro normativo comune per tassare i super-profitti dei colossi energetici.

Bruxelles ha però gelato le aspettative dei governi nazionali, chiarendo che la tassazione degli extraprofitti rientra nella esclusiva competenza dei singoli Stati, i quali possono già attivare autonomi poteri fiscali. La pronuncia ha fatto esplodere immediatamente le divergenze all’interno della maggioranza di centrodestra. Da una parte Forza Italia, col vicepremier Antonio Tajani che ha espresso contrarietà assoluta a qualsiasi ipotesi di prelievo fiscale straordinario, dichiarando che l’idea di tassare gli extraprofitti gli “fa venire l’orticaria” e sa molto “di Unione Sovietica“. Tuttavia, pur aprendo alla possibilità che tutti diano una mano, comprese le aziende petrolifere, Tajani ha posto un paletto rigidissimo: il contributo deve essere frutto di un accordo e di un confronto volontario, e non di un’imposizione dall’alto. Posizione sposata anche da Patto Nord: “Su extraprofitti la pensiamo come FI“. Dall’altra parte però c’è la Lega, che chiede ancora una volta un contributo di solidarietà agli istituti bancari, forti di utili straordinari miliardari, per trovare le coperture necessarie a ridurre in modo strutturale le accise senza gravare ulteriormente sulle tasche dei cittadini. Intanto le associazioni di categoria denunciano un quadro economico già insostenibile per le famiglie.

Confcommercio evidenzia che nel 2026 le spese obbligate (casa, energia, bollette, trasporti e sanità) continuano ad assorbire una fetta enorme dei bilanci familiari, pari al 41,7% del totale, spinte da un’inflazione dei beni primari cresciuta in trent’anni in modo vertiginoso. Per questo, organizzazioni come Codacons (“La montagna ha partorito il topolino“), e l’Unione Nazionale Consumatori invocano interventi strutturali a lungo termine sui carburanti, dal ripristino efficiente delle accise mobili a una vera lotta alle speculazioni e alle pratiche commerciali scorrette, criticando apertamente la strategia dei bonus temporanei e dei decreti spot. Infine Assoutenti: “Sconto insufficiente, le misure assistenziali non sono la strada giusta“. A livello parlamentare le cose non cambiano.

Il Pd, con la segretaria Elly Schlein e i capigruppo di Camera e Senato, accusa l’Esecutivo di immobilismo e litigi continui sulla pelle dei cittadini, ribadendo che le risorse per sostenere il Paese dovrebbero arrivare tassando i profitti anomali accumulati dalle multinazionali dell’energia e delle banche durante la crisi. Sulla stessa lunghezza d’onda il M5S e Iv, che parlano rispettivamente di “tassa occulta sul pieno” e di “gestione fallimentare della crisi energetica”. E Bonelli (Avs): “Governo alleato di potenti e super ricchi“. Dal canto suo FdI difende l’operato del Governo, definendo la polemica delle opposizioni “una sterile strumentalizzazione” e sottolineando che l’Italia, nel confronto europeo, mantiene prezzi alla pompa allineati o inferiori rispetto a gran parte dei partner continentali, grazie a stanziamenti miliardari messi in campo per calmierare i mercati.

Carburanti, vola il gasolio. Imprese: “Misure governo inefficaci”. Gestori: “Speculazioni evidenti”

Il miraggio di un sollievo economico sui carburanti per famiglie e imprese italiane si è dissolto in breve tempo. Il taglio delle accise, che avrebbe dovuto portare a una riduzione di 17 centesimi al litro, di fatto si può considerare già evaporato.

I più recenti dati rilevati dall’Osservatorio sui prezzi del Mimit, questa mattina, confermano una tensione costante: la benzina in modalità self service viaggia ormai a 1,994 euro al litro (in salita dai 1,992 euro di ieri), mentre il gasolio self in città si attesta a 2,099 euro al litro (rispetto ai 2,093 euro), tornando a sfiorare la soglia psicologica dei 2,100 euro. Sulla rete autostradale i rincari si fanno ancora più pesanti, con il gasolio che ha raggiunto i 2,173 euro al litro e la benzina self che tocca quota 2,073 euro al litro.

L’analisi del Codacons, che ha messo a confronto i listini del 27 luglio con quelli di oggi, 18 agosto, conferma la gravità della situazione: “I prezzi non solo tornano ai valori del 4 agosto, ma quelli della benzina superano – sia in autostrada che su rete ordinaria – i livelli del 27 luglio, prima del varo dello sconto fiscale che ha interessato solo il gasolio”. Sulla rete ordinaria, la benzina è passata da 1,982 a 1,994 euro al litro. Per quanto riguarda il gasolio, il taglio delle accise ha permesso di contenere i listini solo parzialmente: sulla rete ordinaria il risparmio effettivo è di circa 4,3 euro a pieno, a fronte degli 8,5 euro teorici derivanti dal taglio di 17 centesimi. “I prezzi alla pompa sono tornati su livelli di piena emergenza”, conclude l’associazione, che chiede un’estensione del taglio delle accise anche alla benzina per non gravare sul controesodo estivo.

E’ una situazione che fa sobbalzare il mondo produttivo, che denuncia l’inefficacia delle misure attuali. Gino Sciotto, presidente nazionale della Fapi, avverte: “Il prezzo del gasolio è tornato ai livelli registrati prima degli effetti delle misure adottate dal Governo. La dinamica dei prezzi sta rapidamente assorbendo il beneficio”. Secondo Sciotto, il rischio concreto è che il costo del diesel pesi in maniera insostenibile su piccole imprese, autotrasporto e artigianato. Sulla stessa linea il presidente di Confimprenditori, Stefano Ruvolo, che definisce i provvedimenti governativi “del tutto inefficaci”, avvertendo che la situazione rischia di tradursi in una perdita di investimenti e occupazione.

Sul tema interviene anche Alessandro Zavalloni, segretario nazionale di Fegica, che punta il dito contro le dinamiche internazionali: “Che ci sia una speculazione è evidente. Il problema della formazione del prezzo è fuori controllo: nessuno ha i parametri per stabilire se un prezzo sia equo o meno, poiché non esiste un controllo reale sui sistemi di riferimento come il Platts”. Secondo Fegica, anche i recenti controlli della Guardia di Finanza sono insufficienti: “Sono interventi che definirei meno che palliativi. Più che altro un elemento mediatico che consente a chi governa di dare l’idea di esercitare un controllo che, in realtà, nessuno ha”. Zavalloni conclude con un monito alla politica, colpevole di occuparsi della questione solo durante le emergenze e mai “in tempo di pace”, quando sarebbe possibile intervenire strutturalmente.

Sulla vicenda irrompe anche il senatore Mario Turco (M5s), che parla di “fallimento” dell’esecutivo. Per il vicepresidente M5s, il taglio di 17 centesimi è stato già “completamente bruciato” e le misure adottate finora sono da considerarsi mere soluzioni propagandistiche. Turco lancia l’allarme anche sul fronte energetico, citando il rialzo del gas a 63 euro/MWh, che prelude a nuove stangate in bolletta. “Meloni non può continuare a governare con decreti tampone”, aggiunge Turco, che invoca interventi strutturali sui prezzi, sostegni alle imprese e un’iniziativa europea risolutiva. In assenza di azioni concrete, conclude il pentastellato, “la responsabilità politica dell’imminente stangata autunnale sarà da attribuire direttamente alla premier”.

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Carburanti, diesel frena dopo decreto. Ma per opposizioni e consumatori è insufficiente

Nel primo giorno di validità del decreto che taglia le accise sul gasolio di 17 centesimi (fino al 6 agosto), i primi effetti producono un freno al rialzo dei prezzi alla pompa. L’osservatorio del Mimit rileva, infatti, un calo di 5 centesimi sul diesel in modalità self (2,180 euro al litro sulla rete stradale e 2,250 euro in autostrada). Troppo poco per opposizioni e alcune associazioni dei consumatori.

Di “effetto quasi nullo” parla l’Unc, perché “il taglio delle accise sul gasolio per ora non ha prodotto alcun concreto beneficio agli automobilisti, dato che come al solito compagnie petrolifere e distributori se la prendono molto comoda per adeguare al ribasso”. Per il Codacons gli effetti si vedranno solo dal 30 luglio, ma fonti del Mef ribadiscono che il decreto è in vigore dalla mezzanotte e, dunque, pienamente operativo. Dall’Aduc, invece, lamentano il taglio lineare dell’esecutivo: “Continuerà ad avvantaggiare tutti i consumatori, inclusi quelli più ricchi. Il governo ha deciso di non seguire le indicazioni Ue per tagli proporzionali ai redditi dei consumatori”, ma soprattutto le misure non sono affiancate da “politiche di scoraggiamento dei consumi e incentivi di fonti alternative”.

Anche il dibattito politico si infiamma, con il Pd che definisce “pannicello caldo” il testo varato dal Cdm. “Altro che tempestività: questo governo non affronta l’emergenza, la insegue col fiatone – attacca il responsabile economico dei dem, Antonio Misiani -. È un esecutivo in debito di ossigeno, che naviga a vista e spera che il problema si risolva da solo”. Per Nicola Fratoianni (Avs) “uno sconto di 17 centesimi solo sul diesel e solo fino al 6 agosto è un vero e proprio insulto all’intelligenza dei cittadini, tartassati dal costi dei carburanti”.

Dalla maggioranza è il leghista Alberto Gusmeroli a lanciare una proposta. “La riduzione di 17 centesimi al litro per il prezzo del gasolio è un primo passo”, premette il presidente della commissione Attività produttive della Camera. Nel prossimo Cdm già fissato per il 4 agosto, suggerisce Gusmeroli, “si potrà intervenire in modo più importante, qualora la situazione geopolitica lo rendesse necessario e sulla scorta dei maggiori introiti maturati nella seconda quindicina di luglio, che ha visto un importante rialzo dei prezzi del petrolio. Poiché l’aumento del costo dei carburanti si scarica sui consumi, è necessario intervenire fortemente per evitare la crescita dei prezzi e dell’inflazione”.

Dal mondo delle imprese, però, arrivano segnali positivi. Unatras plaude all’iniziativa di Palazzo Chigi: “Il governo e il ministro Matteo Salvini hanno mantenuto gli impegni. Ora – afferma il presidente, Paolo Uggè – è fondamentale che il cronoprogramma concordato nell’ultimo incontro al Mit venga rispettato senza alcun ritardo”, perché le aziende “hanno bisogno di certezze e tempi rapidi, non di ulteriori rinvii”.

Nel frattempo va avanti il monitoraggio delle oscillazioni di prezzo medio della benzina, che aumenta di 1 centesimo sulla rete nazionale, arrivando a 1,986 euro al litro, e di 3 centesimi sulle autostrade (2,074 euro al litro). Secondo i dati dell’Osservatorio carburanti del ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica, nella settimana dal 20 al 26 luglio il prezzo della benzina è salito del 2,6%, mentre quello del gasolio di 5,02 punti percentuali. Cifre che fanno tenere la soglia di allarme sempre molto alta.

Confindustria avvisa: “Rincari frenano Pil”. Meloni vede Giorgetti su accise mobili

Gli effetti della guerra in Iran continuano a mordere la carne viva dei cittadini. Soprattutto il prezzo dei carburanti è il vero assillo dei consumatori, in particolare in questa stagione estiva, nel pieno del periodo delle partenze per le vacanze. Almeno chi può permettersele.

Ad oggi, l’osservatorio dei prezzi del Mimit registra un nuovo incremento in modalità ‘self service’ lungo la rete stradale nazionale, dove la benzina arriva a quota 1,968 euro al litro e il gasolio a 2,161 euro. Va anche peggio sulle autostrade: 2,059 euro al litro per la benzina e 2,228 euro per il gasolio. Senza contare che l’energia non accenna a scendere, mettendo in seria difficoltà famiglie e imprese. Tutti campanelli d’allarme che il Centro studi di Confindustria trasforma, insieme agli altri dati, in un allarme sulla crescita, perché “inizia male il terzo trimestre” del 2026.

Il rischio, molto concreto secondo gli industriali, è che “dopo aver già frenato il Pil italiano nel secondo trimestre, gli impatti della guerra si allungano ora anche sul terzo. L’inflazione resterà alta per un po’ e il canale del credito si sta irrigidendo. L’industria perde colpi dopo mesi di shock e gli investimenti frenano. I servizi si stabilizzano, grazie al rapi, do recupero del turismo estero, ma non crescono”. Il quadro è preoccupante, perché rallentano anche gli investimenti delle aziende: “Nonostante l’aumento finora moderato dei tassi (3,67% a maggio, da 3,33% a febbraio), i prestiti alle imprese accelerano (+3,5% annuo); però, sono alimentati dalla domanda di liquidità per le bollette energetiche, meno per investimenti”.

In questo scenario, però, Elettricità Futura ci tiene a rimarcare un punto che non è di poco conto. “Lo studio, concentrandosi sugli effetti dei rialzi di petrolio e gas in seguito alla crisi Hormuz e alle ricadute sull’economia italiana, riporta che ‘i prestiti alle imprese accelerano (+3,5% annuo)’ segnalando che essi ‘sono alimentati dalla domanda di liquidità per le bollette energetiche’. Il riferimento alle bollette è fuorviante, in quanto equivoco”, perché “non sono neppure citate nello studio e non sono al centro della crisi congiunturale che è invece influenzata dal rialzo delle materie prime. Parlare genericamente di bollette, che l’opinione pubblica associa per lo più alla spesa elettrica, rischia di alimentare confusione e disinformazione”, ammonisce Ef.

Le opposizioni attaccano il governo che non ha più rinnovato la misura del taglio delle accise, ma anzi aspetta l’attivazione del meccanismo delle accise mobili, che è automatico dopo un periodo di due mesi di osservazione delle oscillazioni dei prezzi. “Secondo Confesercenti il rincaro dei carburanti a luglio e agosto determina una maggiore spesa per le famiglie di 700 milioni di euro – attaccano dal Pd Francesco Boccia, Chiara Braga e Nicola Zingaretti -. Di fronte ai rincari in tutta Italia e prezzi che hanno ormai abbondantemente superato i due euro il governo si è arreso, ha gettato la spugna. Non sa come muoversi ed è in totale imbarazzo”. Duro anche Giuseppe Conte: “Incredibile, lasciano ancora gli italiani soli – punge il leader M5S -. Sono usciti dal Consiglio dei ministri a mani vuote: zero interventi sui prezzi dei carburanti che schizzano oltre 2 euro al litro”.

La risposta di Palazzo Chigi è ‘work in progress’, nel senso che, come riferiscono fonti di governo, la premier, Giorgia Meloni, ha avuto oggi un confronto con il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, sulla situazione economica generale, con un focus specifico proprio sui carburanti. “L’esecutivo – viene riferito – sta approfondendo le possibili iniziative da adottare, anche con riferimento all’eventuale attivazione del meccanismo delle accise mobili”.

In effetti in Cdm un provvedimento sul tema c’era, ma si tratta della riforma del sistema degli impianti, inserito nel ddl Concorrenza. Una misura molto attesa dagli operatori del settore, che finalmente esultano “dopo essere stati vilipesi e additati alla pubblica opinione come dei ‘furbetti’ e i veri ed unici responsabili delle speculazioni e dei prezzi dei carburanti più alti d’Europa”, fanno sapere Faib Confesercenti e Fegica. “E’ un successo politico che una categoria di lavoratori e di piccolissime imprese hanno saputo conquistare”.

Una soddisfazione condivisa anche dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che sottolinea: “La riforma introduce regole più certe e maggiori tutele per i gestori. Vogliamo – conclude – una rete più efficiente e moderna”.

Carburanti, revocato sciopero autotrasporto: dal governo 300 milioni per affrontare crisi

L’Italia non si ferma, revocato lo sciopero dei trasportatori inizialmente proclamato dal 25 al 29 maggio. L’annuncio è arrivato direttamente dai sindacati e dalle associazioni di categoria dopo l’incontro avuto venerdì pomeriggio a Palazzo Chigi con il governo, convocato per affrontare la grave crisi del settore. Le tensioni geopolitiche internazionali e l’innalzamento dei costi petroliferi hanno infatti colpito duramente il comparto. Le associazioni hanno evidenziato il rischio concreto di chiusura per le piccole imprese e la perdita di molti posti di lavoro. Per questo hanno chiesto interventi urgenti per garantire la liquidità e difendere il sistema economico nazionale.

Per il governo, al tavolo, erano presenti la premier Giorgia Meloni e i ministri Matteo Salvini, Giancarlo Giorgetti, Adolfo Urso, Tommaso Foti, oltre a Edoardo Rixi e Alfredo Mantovano. È intervenuto anche Stefano Caldoro, consigliere per i rapporti con le parti sociali. Per i trasportatori, invece, hanno preso parte i rappresentanti delle sigle Anita, Assotir, Cna Fita, Confartigianato Trasporti, Confcooperative Lavoro e Servizi, Fai, Fedit, Fiap, Legacoop Produzione Servizi, Sna Casartigiani, Trasportounito e Unatras. L’esecutivo ha messo sul tavolo trecento milioni di euro complessivi per recuperare i venti centesimi del taglio delle accise. Questa misura è entrata direttamente nel decreto legge sul tavolo del consiglio dei ministri. Il provvedimento rafforza quanto già previsto dal decreto numero trentatré del 2026 e stanzia duecento milioni che si sommano ai cento milioni già deliberati a marzo sotto forma di credito d’imposta.

Sul fronte fiscale si sono ridotti i termini per la formazione del silenzio assenso per i crediti d’imposta. Il nuovo limite è passato a trenta giorni rispetto ai sessanta giorni precedenti. Il meccanismo diventa operativo a partire dal prossimo primo ottobre, a condizione che le imprese inoltrino la richiesta per via telematica. Il governo si è impegnato inoltre a valutare una sospensione temporanea dei versamenti per alcune imposte e contributi. Il blocco è stato fissato da giugno a luglio per alleggerire il carico fiscale sulle imprese in difficoltà.

L’esecutivo ha garantito anche un monitoraggio sul legame tra il taglio generale delle accise per i consumatori e il credito d’imposta per gli autotrasportatori. I ministri si sono impegnati infine a ricostituire la Consulta generale per l’autotrasporto. Questo organismo stabile affronta i temi regolatori, la sicurezza e l’organizzazione del comparto.

Soddisfatto il viceministro delle Infrastrutture, Rixi: “Trecento milioni per dare risposte agli autotrasportatori, un aiuto concreto grazie al lavoro del ministro Salvini e della squadra di governo, un segnale di attenzione verso migliaia di imprese e di lavoratori del settore”.

“L’incontro è andato molto bene. Il governo ha accolto in parte le nostre richieste – commenta Andrea Laguardia, direttore di Legacoop – il ministro Giorgetti immagina un automatismo di ristoro per il settore dell’autotrasporto ogni qualvolta che vengono tagliate le accise per i consumatori”. Apprezzamento anche da Sergio Lo Monte, coordinatore di Unatras: “Le condizioni proposte dalla Premier vanno incontro alle richieste della categoria. Le condizioni sono già abbastanza soddisfacenti, non accolgono la totalità delle richieste ma diciamo che siamo sulla strada giusta”.

Unatras conferma ufficialmente la revoca del fermo nazionale dei servizi e sigla il blocco delle proteste. Si raggiunge così un’intesa sulle questioni economiche con l’ottenimento di misure prioritarie che entrano nel provvedimento d’urgenza. Il presidente di Unatras, Paolo Uggè, rivendica il valore delle decisioni unitarie: “Ancora una volta emerge come l’unità della categoria, anche se faticosamente raggiunta, paga. È stata infatti la condivisione della quasi totalità delle federazioni rappresentative del settore a portare l’esecutivo a dare risposte concrete alle richieste della categoria”.

Contro il caro prezzi, il consiglio dei ministri stanzia anche 100 milioni per l’acquisto di fertilizzanti e gasolio agricolo. “Il Governo continua a dare sostegni concreti al settore primario e ai cittadini”, rivendica il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, ricordando che gli agricoltori italiani in questi mesi hanno dovuto far fronte ai rincari dovuti al blocco dello stretto di Hormuz. “Questo blocco ha comportato un aumento rilevante del prezzo dei fertilizzanti e del gasolio agricolo. Oggi rafforziamo la risposta a questi aumenti stanziando 100 milioni di euro per il loro acquisto. Riconosciamo un credito di imposta del 30% per i fertilizzanti, finanziato con 40 milioni di euro, per i mesi di marzo, aprile e maggio”, aggiunge il ministro.

La misura si aggiunge allo stop ai dazi sui fertilizzanti decisa a Bruxelles e che fa seguito alla richiesta avanzata dall’Italia nell’Agrifish di gennaio. “Rafforziamo inoltre – spiega Lollobrigida – la risposta all’aumento dei prezzi del gasolio agricolo finanziando il credito di imposta del 20%, già riconosciuto a marzo, con ulteriori 60 milioni di euro sempre per i mesi di marzo, aprile e maggio. Queste misure alleviano le difficoltà a cui le imprese agricole hanno dovuto far fronte in questi mesi, scongiurando ricadute sui cittadini e sul loro carrello della spesa”.

Carburanti, governo lavora a proroga del taglio delle accise: cdm venerdì

Il taglio delle accise sui carburanti è stato varato in consiglio dei ministri il 18 marzo e scadrà il 7 aprile. Ma il governo lavora a una proroga, presumibilmente di altri venti giorni, che finirà sul tavolo di una nuova riunione dell’esecutivo venerdì 3 aprile alle 10.

In queste ore, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti cerca le coperture. L’obiettivo è una conferma dello sconto di 24 centesimi in vigore dal 19 marzo scorso. La durata del provvedimento dipenderà dalle risorse che il Mef riuscirà a reperire: serviranno tra i 500 e i 600 milioni di euro, considerando che il primo decreto è stato finanziato con 400 milioni, a cui si sono aggiunti 100 milioni per il credito d’imposta da destinare agli autotrasportatori.

I prezzi dei carburanti restano alti. L’osservatorio sui prezzi dei carburanti dei Mimit questa mattina registrava il prezzo medio dei carburanti in modalità ‘self service’ lungo la rete stradale nazionale a 1,754 €/l per la benzina e 2,076 €/l per il gasolio. Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 1,821 €/l per la benzina e 2,142 €/l per il gasolio. Nel corso della giornata, però, il Mit ha reso noto che, a seguito del tavolo convocato da Matteo Salvini lo scorso 25 marzo, le concessionarie autostradali hanno “accolto l’appello del ministro” facendo partire l’iter che porterà nei prossimi giorni alla riduzione del prezzo di vendita al pubblico dei carburanti di 5 centesimi di euro al litro nelle aree di servizio sulla rete di competenza per 20 giorni. Il vicepremier è già al lavoro per convocare nuovamente le compagnie petrolifere ed evitare ulteriori speculazioni.

Le imprese, che già si leccano le ferite dei mesi trascorsi, lanciano un grido d’aiuto a Bruxelles: “Siamo consapevoli delle difficoltà del bilancio pubblico e del tema accise, ma dobbiamo essere chiari, se i conflitti attuali persisteranno, l’Italia non potrà farcela da sola”, spiega il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, lasciando il tavolo al Mimit su Transizione 5.0.

Le associazioni dei consumatori si dicono preoccupate anche per le festività pasquali: “Gli italiani che si sposteranno in auto dovranno prepararsi alla stangata”, avverte il Codacons, rilevando che il gasolio costa oggi il 29% in più rispetto alle feste di Pasqua del 2025, pari ad un aumento di 47 centesimi al litro e una maggiore spesa da +23,5 euro a pieno. La benzina, che ha beneficiato del riordino delle accise, costa invece in media il 2,4% in più rispetto alla Pasqua del 2025. La proroga del taglio delle accise è una misura “inevitabile”, insiste il Codacons, considerando che alla scadenza dello sconto fiscale e senza interventi il gasolio al self schizzerà immediatamente sopra i 2,3 euro al litro, arrivando a 2,4 euro in autostrada.

“Si rischia di mettere in ginocchio imprese, famiglie e, soprattutto, l’intera economia italiana ed europea”, denuncia il presidente nazionale della Fapi, Gino Sciotto, che chiede al governo di “immaginare un percorso comune con i partner dell’Unione Europea per fronteggiare una crisi energetica senza precedenti”. Pensa a misure eccezionali, analoghe a quelle messe in campo con il Pnrr: “La pandemia energetica rischia di colpire duramente partite Iva e imprese che, in una condizione così difficile, non possono che confidare nell’intervento del Governo, attraverso il taglio delle accise ma anche con strumenti di sostegno capaci di calmierare il prezzo di beni e servizi”, insiste.

“Anche Draghi andava di proroga in proroga”, ricorda Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori (Unc), che chiede, in deroga all’allineamento chiesto dall’Ue, di abbassare le accise in modo differenziato tra benzina e gasolio. “Il taglio del gasolio deve passare da 20 ad almeno 40 cent se si vuole che si collochi stabilmente sotto i 2 euro anche in autostrada”, scandisce.

Assoutenti domanda poi di intervenire nuovamente anche a favore dell’autotrasporto. Perché gli effetti dei rincari dei carburanti si sono visti sui prezzi al dettaglio che a marzo, secondo l’Istat, sono aumentati del +0,5% in un solo mese. Rispetto a fine febbraio il gasolio, nonostante il taglio delle accise, costa il 20,5% in più, e senza lo sconto fiscale il rialzo sarebbe addirittura del +34,6%, quasi 60 centesimi di più (59,7 cent) su ogni litro di diesel, pari ad una maggiore spesa da quasi +30 euro a pieno. Numeri che, per il presidente Gabriele Melluso, dimostrano come “la proroga del taglio delle accise, unitamente a sgravi in favore degli autotrasportatori, siano l’unica strada percorribile per evitare conseguenze catastrofiche sui prezzi al dettaglio e sulle tasche delle famiglie”.