Ombra, suoli, acqua: le città europee devono riprogettarsi per il clima

Al Parlamento europeo, su iniziativa dell’europarlamentare Giorgio Gori, il Landscape Festival - I Maestri del Paesaggio porta l’esperienza di Bergamo

Il Landscape Festival – I Maestri del Paesaggio, la manifestazione promossa a Bergamo dall’associazione culturale Arketipos e dal Comune di Bergamo, è stato presentato oggi al Parlamento europeo, a due giorni dall’apertura della sua sedicesima edizione. L’incontro Il nuovo Rinascimento del verde. Il Landscape Festival di Bergamo si è tenuto nell’edificio Spinelli di Bruxelles su iniziativa dell’europarlamentare Giorgio Gori, sindaco di Bergamo dal 2014 al 2024. Presenti Vittorio Rodeschini, presidente di Arketipos e Andrea Cassone, presidente di AIAPP, l’associazione che riunisce i progettisti italiani.

Il tema portato davanti alle istituzioni europee è tanto concreto quanto poco presidiato: il cambiamento climatico obbliga le città a ripensare la forma dei propri spazi, e questo ripensamento non è soltanto una questione di infrastrutture o di impianti. Si gioca sulla temperatura dei suoli, sulla presenza di ombra, sul ritorno dell’acqua e delle zone umide dentro il tessuto urbano. Sono decisioni di progetto, prima che di ingegneria. E devono entrare nell’agenda ordinaria delle amministrazioni comunali, non restare confinate nei piani straordinari.

IL CLIMA SI MISURA A LIVELLO DEL SUOLO. I dati italiani più recenti dicono quanto sia largo il margine. Il progetto MIRIFICUS (acronimo di Monitoraggio di Interventi di Riforestazione Urbana), coordinato dal CNR-IBE con il supporto di ISPRA, ha misurato via satellite l’effetto degli interventi di riforestazione urbana a Roma e a Firenze. A Firenze, nelle stesse ore e nella stessa città, le aree urbane alberate registrano temperature superficiali di 35,9 gradi contro i 44,6 gradi dei tessuti edificati compatti: quasi nove gradi di differenza. Il divario medio tra aree urbane e aree rurali si attesta intorno ai 5,6 gradi, e a Napoli arriva a superare i 9. Dove si interviene con nuova vegetazione, la riduzione della temperatura superficiale supera i 4 gradi nelle ore centrali della giornata.

Il meccanismo è duplice: l’ombra intercetta la radiazione prima che raggiunga il suolo, e l’evapo-traspirazione delle piante sottrae calore all’aria. A questo si aggiunge il ruolo dell’acqua: le zone umide urbane, i sistemi di drenaggio naturale, le superfici permeabili raffrescano e allo stesso tempo assorbono le precipitazioni intense che il clima rende sempre più frequenti. Nessuno di questi effetti dipende però dalla sola quantità di verde. Dipende da dove l’ombra cade, da come le chiome sono disposte rispetto ai percorsi delle persone, da quali specie resistono alle nuove condizioni, da come l’acqua viene trattenuta. Cioè dal progetto.

BERGAMO APRIRPISTA. Bergamo si presenta a Bruxelles con due credenziali che raramente si trovano insieme. La prima è istituzionale: dall’aprile 2022 Bergamo è una delle cento città selezionate dalla Commissione europea per la missione sulle città climaticamente neutre e intelligenti entro il 2030, una delle nove italiane insieme a Bologna, Firenze, Milano, Padova, Parma, Prato, Roma e Torino. La seconda è culturale, e in questo caso è ciò che distingue Bergamo dalle altre novantanove: da sedici anni la città ospita la principale piattaforma italiana di confronto internazionale sul progetto di paesaggio, che ogni settembre porta in città i progettisti che stanno ridisegnando lo spazio pubblico in Europa e fuori.

È questa combinazione che il Festival ha proposto come metodo esportabile: un obiettivo climatico vincolante e una comunità di progetto capace di dargli forma. L’edizione 2026, dal 4 al 20 settembre, ne è la dimostrazione. Dopo quindici anni Piazza Vecchia abbandona il format della grande installazione vegetale per il progetto “Così è se vi appare” della paesaggista Cristina Mazzucchelli, che restituisce centralità alla piazza invece di coprirla e lavora sui suoi bordi, sui dehors, sull’ombra e sull’uso quotidiano dello spazio. All’Antico Lavatoio di via Mario Lupo, l’installazione Urban Haven # Rifugio Urbano dell’architetto Katuscia Ratto costruisce un modello di vivibilità urbana pensato esplicitamente per il tempo del riscaldamento globale. Dal 16 al 19 settembre l’Università degli studi di Bergamo ospita gli appuntamenti di alta formazione, con l’International Meeting of Landscape and Garden del 18 e 19 settembre: tra i relatori il belga Bas Smets, autore del concetto di biospheric urbanism, lo spagnolo Martí Franch, l’americana Martha Schwartz e lo studio californiano Terremoto.

LA PROPOSTA ALL’EUROPA: NON SOLO QUANTO, MA COME. Da qui la proposta avanzata al Parlamento europeo. L’Unione europea dispone già degli strumenti finanziari per accompagnare l’adattamento delle città: il programma LIFE finanzia soluzioni basate sulla natura ed è aperto agli enti locali, con co-finanziamenti fino al 60 per cento. Il punto non è la disponibilità delle risorse, ma i criteri con cui vengono assegnate. Oggi i bandi premiano soprattutto grandezze misurabili in modo semplice: metri quadri de-pavimentati, alberi messi a dimora, superfici permeabili recuperate. Sono indicatori necessari, ma insufficienti. Una piazza può essere de-pavimentata e alberata e restare uno spazio che nessuno attraversa volentieri.

L’auspicio è quindi che i programmi europei per l’adattamento urbano introducano sistematicamente criteri di qualità progettuale accanto a quelli quantitativi: l’effettiva ombreggiatura dei percorsi realmente utilizzati dalle persone, il comfort termico percepito e non solo la temperatura misurata, la continuità con il tessuto urbano esistente, l’accessibilità, la manutenibilità nel tempo, la qualità dello spazio come luogo in cui si sta. In una parola, che l’Europa finanzi non soltanto spazi più freschi, ma spazi belli per le persone che li vivono.
Non è una proposta senza precedenti. L’Unione europea ha già codificato questo approccio con il New European Bauhaus, che valuta i progetti su tre dimensioni – sostenibilità, inclusione e qualità estetica – e che con la New European Bauhaus Facility 2025-2027 dispone di circa 120 milioni di euro l’anno. Ciò che si auspica è che quei criteri escano dal perimetro dei bandi dedicati ed entrino nei programmi ordinari di finanziamento della rigenerazione urbana, come quelli Horizon, e dell’adattamento climatico, LIFE per esempio, dove passa gran parte delle risorse per la trasformazione delle città.

“Per promuovere la cultura del paesaggio e dare avvio ad un “Nuovo Rinascimento” è necessario rivolgere lo sguardo verso l’Europa. Il Landscape Festival lo fa da anni, organizzando una giornata di studi dedicata alla Convenzione Europea del Paesaggio del Consiglio d’Europa. Per la prima volta, però, ci rivolgiamo alle istituzioni dell’Unione Europea e, in particolare, al Parlamento Europeo” dichiara Vittorio Rodeschini, presidente di Arketipos.

UN METODO CHE HA GIA’ LASCIATO SEGNI IN CITTA’. L’appuntamento di Bruxelles ha portato all’attenzione delle istituzioni europee il percorso costruito a Bergamo in sedici edizioni: una collaborazione stabile tra Comune e Arketipos, allargata ad AIAPP e all’Università degli studi di Bergamo, e condivisa con imprese e professionisti attorno a una visione comune del paesaggio. Un metodo che ha lasciato in città interventi permanenti, dalle bordure di erbacee perenni di via Torquato Tasso progettate da Nigel Dunnett al progetto “Viale alle Porte” di Peter Fink per via Autostrada. Anche il progetto 2026 di Piazza Vecchia è pensato per lasciare indicazioni concrete all’Amministrazione oltre i giorni della manifestazione.