L’inflazione di fondo dell’area euro è destinata a rimanere sopra il 2% per tutto l’orizzonte delle proiezioni della Bce, ma finora non emergono effetti significativi di secondo livello dello shock energetico sui salari. È quanto emerge dalle minute della riunione del Consiglio direttivo di settembre, che mostrano una valutazione ancora contenuta dell’inflazione sottostante, pur in presenza di rischi al rialzo. Dai verbali emerge che l’inflazione core è scesa al 2,4% in agosto dal 2,5% di luglio e che non si è ancora verificato un significativo ampliamento dell’inflazione dopo lo shock energetico. Anche i salari non hanno mostrato finora una risposta rilevante all’aumento dei prezzi dell’energia. La crescita della remunerazione per dipendente è rallentata al 3,3% nel secondo trimestre dal 3,5% del primo trimestre, mentre la crescita del costo del lavoro per unità di prodotto è stata contenuta anche dal miglioramento della produttività. Secondo lo staff della Bce, l’inflazione al netto di energia e alimentari dovrebbe attestarsi al 2,5% nel 2026, al 2,6% nel 2027 e al 2,3% nel 2028. La componente core dovrebbe quindi restare sopra il 2% per l’intero orizzonte di previsione, anche per il progressivo manifestarsi degli effetti indiretti e, in misura minore, di secondo livello dello shock energetico.