Manovra, Giorgetti a banche e fondazioni: “Tutti contribuiscano”. Messina: “Concentrazione sul settore”

Il mondo bancario mostra preoccupazione per l'impatto dei nuovi prelievi. Il presidente dell'Abi Antonio Patuelli parlato di un "mosaico preoccupante"

Braccio di ferro totale tra Governo e banche sulla Manovra, da una parte il Mef che esige i sacrifici e dall’altra il settore creditizio che fa muro. Dalla 102esima Giornata Mondiale del Risparmio organizzata oggi a Roma dall’Acri, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha affondato il colpo contro banche e Fondazioni, mettendo in chiaro che la sostenibilità dei conti pubblici passa inevitabilmente per un contributo straordinario del comparto finanziario. La risposta del settore è stata immediata e compatta: il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, e l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, hanno rigettato l’impostazione dell’esecutivo, denunciando il superamento dei precedenti accordi e chiedendo a gran voce un intervento correttivo del Parlamento.

Rivolgendosi direttamente al presidente dell’Abi, il titolare del Mef ha richiamato il settore alla responsabilità collettiva, usando parole chiare: “Siamo sulla stessa barca da proteggere in tempi di potenziale burrasca“. Ma è stato il passaggio storico sui rapporti tra Stato e finanza a segnare il punto di tensione più alto. Giorgetti ha ricordato senza mezzi termini l’assistenza garantita dalle istituzioni pubbliche durante le crisi più acute della storia recente del Paese: poiché in passato “lo Stato ha aiutato il sistema bancario“, oggi le banche e gli intermediari finanziari hanno “il dovere di aiutare lo Stato nel miglio decisivo”. Secondo il ministro, gli oneri straordinari e i sacrifici pretesi dal testo rappresentano un contributo indubbiamente significativo ma “nel complesso assolutamente assorbibile“. Sul fronte macroeconomico, Giorgetti ha difeso a spada tratta l’impostazione della Manovra (bollinata dalla Ragioneria dello Stato in serata e girata a Palazzo Chigi per l’invio alla Presidenza della Repubblica), definendola “più prudente di quanto molti avrebbero voluto” e confermando che l’obiettivo prioritario resta quello di mantenere saldamente il disavanzo sotto la soglia del 3%, considerata l’unica rotta per difendere i risparmi degli italiani.

Dall’altro lato della barricata il mondo bancario, che ha mostrato preoccupazione per l’impatto dei nuovi prelievi. Antonio Patuelli ha parlato di un “mosaico preoccupante“. Il presidente dell’Abi ha evidenziato come la combinazione tra l’incremento della pressione fiscale tramite l’Ires, gli aggravi sull’Irap e il drastico taglio delle detrazioni finisca per colpire direttamente gli azionisti, tra cui figurano milioni di piccoli risparmiatori e le stesse Fondazioni di origine bancaria. Patuelli ha poi affondato sul piano dei rapporti politici, lamentando che l’accordo triennale siglato soltanto dodici mesi fa con il Governo viene nei fatti cancellato e superato da queste nuove norme, auspicando quindi che la discussione parlamentare possa riaprire il testo prima del voto definitivo.

Sulla stessa linea di fermezza si è posizionato Carlo Messina, ad del primo gruppo bancario italiano. Pur riconoscendo la validità del quadro generale di rigore portato avanti da Giorgetti e dalla premier Giorgia Meloni, Messina ha criticato la sproporzionata concentrazione delle coperture a carico del credito, chiedendo “la giusta equità di trattamento tra tutti i soggetti che generano reddito“. L’ad di Intesa Sanpaolo ha infine lanciato un monito chiaro sulla lealtà istituzionale, ricordando che “il rispetto della parola rappresenta un presupposto per la fiducia” e ribadendo che il contributo primario delle banche resta l’erogazione del credito a famiglie e imprese e il costante sostegno nella sottoscrizione del debito sovrano.