Cinque anni di guerre e di shock geopolitici sono costati all’economia italiana 296,3 miliardi di euro, tra minori esportazioni nei mercati critici – Bielorussia, Russia, Ucraina, Germania e Medio Oriente – maggiori costi per importazione di energia e maggiori oneri finanziari per le imprese. È quanto emerge dal rapporto dell’Ufficio Studi di Confartigianato, presentato oggi all’Assemblea della Confederazione, che quantifica gli effetti economici, nel quinquennio 2022-2026, della guerra in Ucraina, delle tensioni in Medio Oriente, delle crisi energetiche, delle strette monetarie e della svolta protezionistica degli Stati Uniti. La rilevazione di Confartigianato restituisce il quadro di un’economia italiana esposta a shock che si sono sovrapposti e trasmessi attraverso canali differenti. Il bilancio finale resta quello di un costo eccezionale per le imprese: quasi 300 miliardi di euro in cinque anni. Una perdita che investe il sistema produttivo attraverso il rincaro dell’energia, l’aumento del costo del credito e le minori esportazioni, con conseguenze rilevanti per la competitività delle imprese e per la tenuta delle filiere produttive nazionali. La stima complessiva equivale a una perdita media di 59,3 miliardi di euro all’anno. La componente più pesante è rappresentata dal maggiore costo delle importazioni di energia, che nel quinquennio raggiunge 130,7 miliardi di euro, il 44,1% dell’impatto complessivo, con una media annua di 26,1 miliardi. Seguono i maggiori oneri finanziari a carico delle imprese, pari a 77,5 miliardi, il 26,2% del totale e 15,5 miliardi all’anno. (Segue)