“Calma e gesso: non è un periodo meraviglioso, ma neppure disastroso. Dobbiamo smetterla di preoccuparci e di esaltarci per ogni fuoco di paglia. Quando sento dire che saranno anni difficilissimi, rispondo che mio nonno nel 1944 ha combattuto la Seconda Guerra Mondiale da partigiano e che i problemi erano ben altri”. Così Andrea Farinetti è alla guida di Fontanafredda, la storica tenuta con 120 ettari di vigneti biologici ai piedi di Serralunga d’Alba, con una produzione di oltre 8 milioni di bottiglie, un fatturato lordo di 72 milioni di euro e una quota export pari al 50%. In un colloquio con La Stampa aggiunge: “Le difficoltà, percepite anche in questo primo giorno di Vinitaly, sono oggettive: c’è stato un calo nei consumi, causato da vari fattori a partire da un’impennata dei prezzi e da una certa disaffezione da parte di certi consumatori. Il mercato statunitense, che per anni ha assorbito il 60% della produzione piemontese, ha preso una deriva nazionalista e posto delle regole di ingaggio pericolose, ma abbiamo le armi per combattere tutto questo”. E ancora: “Il 2025 è stato un anno difficile e lo saranno anche il 2026 e il 2027, ma i primi segnali di riscatto sono già evidenti. Dobbiamo diversificare e ripartire dai rapporti umani, in un mondo dove sembra che non valgano più niente. Io non credo in una disaffezione da parte dei consumatori, neppure delle fasce più giovani. Certi vini non si apprezzano a vent’anni, ma a trenta”.