Etna, muore escursionista. Nuove limitazioni aeroporto Catania. Tozzi: “Difficile spostarlo”

Sull’evoluzione del fenomeno il geologo Mario Tozzi spiega a GEA il mutamento profondo del vulcano

L’Etna detta ancora legge sui cieli della Sicilia orientale, imponendo un nuovo rallentamento al traffico aereo. A meno di ventiquattr’ore dal timido ritorno alla normalità, l’attività eruttiva del vulcano ha costretto lo scalo di Catania-Fontanarossa a varare nuove restrizioni operative. La SAC, la società che gestisce l’aeroporto, ha comunicato la proroga della chiusura dei settori B1 e B2 dello spazio aereo, limitando rigorosamente gli arrivi a dieci voli all’ora fino alle 12 di domani, 18 agosto. Una misura necessaria per garantire la sicurezza del volo. La cenere vulcanica, infatti, rappresenta un rischio concreto e immediato per i motori a reazione e per la visibilità dei piloti durante le manovre. Nessuna limitazione, al momento, è prevista per i voli in partenza, sebbene sia fortemente consigliato ai passeggeri di consultare costantemente le compagnie aeree per eventuali variazioni.

Il risveglio del vulcano non si limita al disturbo del traffico aereo. Alle 8:09 di questa mattina, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha registrato l’apertura di una nuova bocca effusiva in Valle del Bove, a una quota tra i 2.200 e i 2.350 metri, che ha prodotto una colata lavica significativa. Parallelamente prosegue l’attività esplosiva dal cratere della Voragine, con una costante emissione di cenere dispersa dai venti in direzione sud-est. Dal punto di vista sismico, invece, l’ampiezza del tremore vulcanico rimane su valori alti, segno inequivocabile di un sistema che appare fortemente pressurizzato e in continua evoluzione. Il bilancio di questi giorni di instabilità è tristemente aggravato da una tragedia umana: un escursionista statunitense di trent’anni ha perso la vita ieri, colpito da un fulmine ad alta quota. Nonostante i tempestivi soccorsi dell’elicottero Drago 142, che ha operato le manovre di emergenza direttamente sul posto, per il giovane non c’è stato nulla da fare dopo il disperato trasferimento presso l’ospedale Cannizzaro di Catania.

La fragilità è dunque strutturale e finché il vulcano resterà così attivo la Sicilia dovrà pensare a soluzioni che vadano oltre la semplice emergenza.

Sull’evoluzione del fenomeno è intervenuto il geologo Mario Tozzi, che a GEA ha evidenziato il mutamento profondo dell’Etna: “Sembra aver cambiato in parte la sua attività. Non parliamo più soltanto di placide colate ma di un comportamento marcatamente esplosivo, con fontane di lava ed esplosioni piroclastiche”.

Un cambiamento che, secondo l’esperto, impone nuove regole di fruizione del territorio: “Se il vulcano diventa più ‘esplosivo’, occorre visitarlo con maggiore rispetto, distanza e precauzione. Basta con le visite ‘fai da te’. È imperativo affidarsi esclusivamente a guide vulcanologiche esperte, che conoscono la situazione e sanno come muoversi in sicurezza. L’Etna non è un set per i selfie in ciabatte”. E sulla questione della posizione dello scalo catanese, sebbene all’epoca dell’inaugurazione dell’aeroporto nel 1924 il problema dell’impatto delle ceneri sui motori a getto non fosse prevedibile, Tozzi ritiene che la vicinanza attuale dell’infrastruttura sia una sfida logistica enorme. “Spostare l’aeroporto sarebbe complesso e costoso”.