Agroalimentare, a luglio calo prezzi frutta, carni e olio. Riso +4,4% e latte spot +17,5%

A pesare sulle produzioni agricole è stato anche il caldo eccezionale, che ha accelerato maturazioni e cicli produttivi

Prezzi all’ingrosso ancora in ordine sparso nel mercato agroalimentare italiano. A luglio, secondo l’analisi della Borsa Merci Telematica Italiana (Bmti), hanno prevalso i ribassi per carni, oli e grassi e gran parte dell’ortofrutta, mentre sono tornati a crescere il riso, la carne suina e soprattutto il latte spot. A pesare sulle produzioni agricole è stato anche il caldo eccezionale, che ha accelerato maturazioni e cicli produttivi in una parte delle colture, aumentando l’offerta e comprimendo le quotazioni.

Le carni hanno segnato il terzo mese consecutivo di flessione, con un calo del 3% rispetto a giugno. Il ribasso resta concentrato sui bovini: il bovino adulto perde il 7,7% e il vitello il 6%, portando il confronto annuo rispettivamente a -8,2% e -10,6%. La carne suina si muove invece nella direzione opposta e recupera il 5,1% sul mese, sostenuta dalla minore offerta fisiologica dell’estate. Il dato annuo resta però negativo, a -18,7%. In calo anche il pollo (-1,2%) e il coniglio (-2,3%), mentre il tacchino resta stabile.

Continua invece il recupero del lattiero-caseario, che a luglio cresce del 4,7% rispetto al mese precedente. A spingere sono ancora le quotazioni del latte spot, aumentate del 17,5% in un mese per effetto della fisiologica riduzione della produzione estiva. Il confronto con un anno fa resta negativo, ma il divario si restringe al -28,6%, dal -33,8% di giugno. I formaggi Dop a lunga stagionatura salgono dell’1,3%, mentre la crema di latte aumenta del 5,7%. Ancora in calo le uova, -1,7%, con prezzi comunque superiori del 7,6% rispetto a luglio 2025.

Resta pesante la correzione degli oli e grassi, scesi del 5,9% su base mensile e del 34,8% su base annua. L’olio di oliva perde un altro 7,2% rispetto a giugno e arriva a -35,3% nel confronto annuale. Le disponibilità elevate e gli scambi limitati continuano a frenare il mercato: l’extravergine con acidità massima dello 0,6% si porta a ridosso dei 5 euro al chilo, contro valori intorno agli 8 euro all’inizio della campagna. A fine giugno le giacenze di extravergine italiano erano poco sopra le 120mila tonnellate, oltre il doppio rispetto allo scorso anno.

Si muovono invece al rialzo gli altri oli alimentari, +1,3% sul mese e +17,1% sull’anno. Nel cerealicolo, farine e semole restano stabili, mentre il riso torna a crescere del 4,4% rispetto a giugno, sostenuto dalla maggiore domanda dell’industria risiera per alcune varietà da risotto. Il recupero non basta però a cancellare la forte distanza dai livelli di un anno fa: il prezzo resta infatti inferiore del 34,9%.

Il caldo è tornato protagonista soprattutto nell’ortofrutta. Le temperature elevate hanno accelerato i cicli e anticipato la maturazione, creando disponibilità particolarmente abbondanti per drupacee e uva da tavola. Gli agrumi, nel complesso, hanno perso il 5% nel mese: le arance sono scese dell’1,6% e del 20,4% su base annua, i limoni dell’11,8%. Per l’uva da tavola il calo arriva al 25,3% rispetto a giugno e al 22,6% rispetto a luglio 2025. Giù anche angurie (-29,9%) e meloni (-19,3%). Non tutte le colture hanno però beneficiato dell’accelerazione produttiva. In alcune produzioni orticole il caldo ha ridotto la resa e quindi la disponibilità, con effetti opposti sulle quotazioni. I peperoni aumentano del 29,5% rispetto a giugno e i cetrioli del 17,4%. Più debole il comparto degli ortaggi a media conservazione, in calo del 7,9%, con il cavolfiore a -21,5% e i finocchi a -11,2%. Le patate segnano invece un +10%.

Il dato di luglio va letto anche considerando i tempi con cui questi movimenti si propagano lungo la filiera. Un aumento o una riduzione della disponibilità agricola non si traduce necessariamente nello stesso momento in un cambiamento dei prezzi finali. Per l’ortofrutta fresca il passaggio può essere rapido, mentre per carni, latte, olio e prodotti trasformati possono intervenire scorte, lavorazioni e contratti, facendo slittare gli effetti nelle settimane successive o, in alcuni casi, nei mesi successivi. Le quotazioni all’ingrosso rilevate da Bmti rappresentano quindi un primo segnale per le fasi successive della filiera, ma non coincidono automaticamente con i prezzi pagati dai consumatori.