Cassa Depositi e Prestiti archivia il 2025 con risultati senza precedenti, consolidando il suo ruolo di pilastro strategico per l’economia italiana. Nel primo anno del Piano Strategico 2025-2027, la Cassa ha raggiunto l’utile netto più alto della sua storia, toccando quota 3,4 miliardi di euro, in crescita del 3% rispetto all’anno precedente. Un dato che non è solo un record finanziario ma il motore di una potenza di fuoco che ha permesso di impegnare risorse per circa 29,5 miliardi di euro, attivando investimenti complessivi per oltre 73 miliardi grazie a un effetto leva di 2,5 volte.
“Il primo anno del nuovo Piano si chiude con un risultato storico che conferma l’efficacia della nostra strategia – ha sottolineato l’amministratore delegato Dario Scannapieco, in conferenza stampa durante la presentazione dei dati 2025 oggi a Roma – con queste risorse abbiamo sostenuto la competitività del sistema Italia, affiancando PA e imprese, comprese le piccole e medie realtà che faticano ad accedere al credito”. Non solo: “Abbiamo avviato un nuovo modello operativo che ci consente una presa di rischio maggiore per sostenere obiettivi prioritari come Mezzogiorno, innovazione ed ESG”, ha aggiunto l’ad ricordando anche il rafforzamento del ruolo internazionale attraverso il Piano Mattei.
Il presidente Giovanni Gorno Tempini ha evidenziato invece come il 2025 sia stato un anno simbolico, segnato dal 175° anniversario di Cdp e dai 150 anni del risparmio postale: “In un contesto globale complesso, caratterizzato da frammentazione geopolitica e volatilità, abbiamo agito con responsabilità e visione come investitore di lungo periodo”. Per Gorno Tempini, la Cassa è riuscita a svolgere con successo il compito di “grande facilitatore e ponte fra il pubblico e il privato, con una logica di funzione pubblica ma uno stile da operatore di mercato”. E l’impatto, ha ribadito il presidente, ha trovato il pieno apprezzamento di azionisti, ministero dell’Economia e Fondazioni bancarie. I numeri dello stato patrimoniale certificano la solidità dell’istituto: il patrimonio netto sale a 32 miliardi di euro (+6%), mentre la raccolta complessiva si attesta a 355 miliardi. In questo ambito spicca la performance del risparmio postale, che raggiunge i 297 miliardi, e il balzo della raccolta obbligazionaria a 24 miliardi (+20%), trainata dal successo di operazioni come lo “Yankee Bond” in dollari e l’undicesimo bond Esg. Sul fronte degli impieghi, invece, lo stock di crediti a favore di imprese, PA e infrastrutture sale a 127 miliardi, a conferma della capillarità dell’intervento di Cdp sul territorio. Un capitolo centrale dell’anno appena trascorso è stato il “rush finale sul Pnrr”. Gorno Tempini ha sottolineato infatti come l’assistenza alle pubbliche amministrazioni, centrali e locali, sia stata una sfida particolare per rispettare i tempi dettati dall’Europa: “Il sistema produttivo ha continuato a dare segnali di grande vitalità”. E a tal proposito ha citato i record della bilancia commerciale italiana come prova della capacità di competere sui mercati internazionali.
L’impegno per la sostenibilità, infine, è rimasto un tratto distintivo, con 2 miliardi destinati alla transizione energetica e una riduzione del 29% dell’intensità emissiva del portafoglio finanziamenti rispetto al 2022. “Siamo pronti a cogliere nuove sfide”, ha concluso Scannapieco, indicando un’azione che unisca rendimento finanziario e impatto sociale. Il Cda ha inoltre proposto la distribuzione di dividendi per 2,2 miliardi di euro, a conferma di un equilibrio tra sostegno alla crescita e remunerazione degli azionisti in uno scenario che resta “instabile e complesso”.