Fotografia in bianco e nero per l’Italia della green economy: campione di riciclo, ma indietro su clima e rinnovabili

La relazione presentata a Ecomondo traccia un quadro fatto di luci e ombre, che sottolinea la necessità di accelerare per raggiungere gli obiettivi al 2030

Lo stato della Green Economy in Italia registra più ombre che luci. L’Italia è un hotspot, sottoposta a gravi impatti della crisi climatica, tanto è vero che nel 2025, dopo anni di calo, le emissioni di gas serra sono aumentate; inoltre, si confermano i ritardi delle rinnovabili rispetto agli obiettivi al 2030. In nostro Paese, poi, è primo in Europa per il consumo di acqua ed è uno degli Stati membri dell’Ue con la più alta dipendenza energetica dall’estero. Allo stesso tempo, però, mantiene un primato in economia circolare: nel 2022 l’Ue ha riciclato il 41% dei rifiuti, l’Italia l’86%. La fotografia dell’Italia delle green economy è contenuta nella Relazione sullo Stato della Green Economy 2026 presentata oggi in apertura degli Stati Generali della Green Economy, organizzati dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, con il patrocinio del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, della Commissione europea e del Ministero delle Imprese e del Made in Italy che, come ogni anno, si svolgono a Rimini nella cornice di Ecomondo, IEG -Italian Exhibition Group

“A livello internazionale registriamo importanti fattori di spinta alla green economy e il Rapporto annuale del 2025 ‘Partnership for Action on Green Economy’ curato da una collaborazione fra cinque agenzie dell’ONU, a fronte di un contesto globale caratterizzato da uno spazio fiscale limitato, incertezze economiche e minacce climatiche crescenti, afferma che la transizione ecologica è diventata una necessità strutturale per la tenuta socioeconomica di molti Paesi e può essere un driver concreto di inclusione sociale e crescita economica”, ha dichiarato Edo Ronchi, Presidente della Fondazione Sviluppo Sostenibile, presentando la Relazione introduttiva agli Stati generali. “In Italia registriamo una situazione complessivamente critica della transizione alla Green Economy, con qualche limitato segnale positivo, anche se un’indagine IPSOS rileva che è cresciuta la spinta green dei cittadini e delle imprese”, ha aggiunto.

A RISCHIO TARGET 2030. Dalla relazione emerge che l’impegno climatico dell’Italia “è inadeguato”. Proseguendo così “non raggiungerà il target al 2030”. Nel 2025 sono aumentate le emissioni di gas serra e nel 2026 stanno diminuendo di poco. Dal 2015 al 2024 l’Italia ha realizzato un taglio medio annuo di gas serra di 7 Mton. Per raggiungere il suo obiettivo, fissato dal Pniec 2030, l’Italia dovrebbe tagliarle di 14 Mton all’anno dal 2026 (il doppio di quanto fatto negli ultimi anni).

RITARDI SULLE RINNOVABILI. Non va meglio sul fronte delle rinnovabili. Nel 2025 l’Italia conferma i ritardi sugli obiettivi recepiti dal Pniec per il 2030: il Piano indica il target per l’Italia del 39,4% di rinnovabili sul totale dell’energia consumata (per elettricità, calore e carburanti), ma nel 2024 era solo al 19,6%, meno della media europea del 25,2%. Inoltre, nel 2024 in Italia solo il 20% dei consumi energetici per riscaldamento e raffrescamento veniva da rinnovabili, ben lontano dall’obbiettivo del Pniec del 35,9%. Nello stesso anno, solo il 10% dei consumi del settore trasporti veniva da rinnovabili, meno di un terzo dell’obiettivo del 34,2% al 2030. Nel 2025 solo il 47% dell’elettricità veniva dalle rinnovabili, con il target del Pniec del 70% al 2030. Nel 2025 sono Stati installati solo 7,2 GW di rinnovabili (Germania 23,3 GW, Spagna 10,8 GW). Per raggiungere il target Pniec si dovrà aumentare l’installazione annua a 10 GW.

DIPENDENZA ENERGETICA. L’Italia resta fra i Paesi europea a più alta dipendenza energetica dall’estero che da alcuni anni si è attestata su una media di circa il 74%, ben più alta della media Ue di circa il 57%. L’intensità energetica (il consumo interno lordo in rapporto al Pil), dell’Italia è di 72 tep/ M€ nel 2024, decisamente meglio della media dell’Ue, pari a 85 tep/M€. Il consumo di energia per unità di Pil si è ridotto del 30% in 20 anni, meno rispetto alla media europea, del 36%, meno di Spagna e Francia del 36% e della Germania del 42%.

ITALIA LEADER NEL RICICLO. Dalla relazione, emerge però, una medaglia d’oro: il tasso di utilizzo circolare di materia dell’Italia nel 2024 è stato del 21,6% in Italia, della Ue del 12,2%, della Francia del17,8% e della Germania del 14,8%. Nel 2022 l’Ue ha riciclato il 41% dei rifiuti, l’Italia l’86%, la Germania il 44%, la Francia il 52%. Nel 2025 l’Italia ha riciclato il 77,3% nel dei rifiuti d’imballaggio.

CRESCONO CONSUMI DI ACQUA. L’Italia è il paese europeo che consuma più acqua per uso civile e per uso industriale, ed è al secondo posto per i prelievi per usi agricoli, dopo la Spagna. La disponibilità di acqua per abitante all’anno in Italia, con circa 2.260 m³ è meno della metà della media UE. Il cambiamento climatico, secondo Ispra, ha contribuito a ridurre del 20% la disponibilità idrica rispetto agli inizi del Novecento. Nell’estate del 2024 circa il 40% del territorio nazionale è stato colpito da siccità. La rete idrica italiana disperde oltre il 40% dell’acqua immessa. Secondo stime ENEA, il riutilizzo delle acque depurate in Italia è solo al 4%, sebbene il potenziale di recupero idrico nazionale potrebbe raggiungere il 23%.