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Tensioni nel Golfo spingono petrolio e gas. Prezzi benzina e gasolio salgono ancora

Mentre volano i missili iraniani sul Kuwait e gli houthi annunciano il blocco navale totale contro l’Arabia Saudita, petrolio e gas danno vita a una giornata contrastante, cominciata con prezzi da record e conclusa con quotazioni meno spiazzanti.

Sono i risvolti della guerra del Golfo, come è facilmente immaginabile, a condizionare il mercato dei fossili e, di conseguenza, le Borse mondiali. Il petrolio, ad esempio ha cominciato la settimana superando la soglia dei 90 dollari al barile (non capitava da marzo) per poi placarsi nel corso della giornata è chiudere quasi inalterato a 88,16 dollari per il Brent (+0,07%) e addirittura in negativo (-0,16%) per il Wti americano. Tutto mentre l’amministrazione delle dogane cinesi rende noto che nel periodo gennaio-giugno di quest’anno le importazioni di greggio russo sono aumentate del 16,7%. E tutto questo mentre Wall Street si apre all’ottimismo del segretario di Stato, Marco Rubio, che ha parlato di via diplomatica comunque aperta con Teheran nonostante la ripresa della ostilità.

Quanto al gas, la sinusoide delle quotazioni è stata pressoché analoga. Inizio di mattinata con trattativa dei future superiore ai 60 euro al megawattora al Ttf di Amsterdam. Poi nel pomeriggio riassestamento a 58,62 euro, che significa comunque un +2,14% rispetto all’ultimo fixing, per poi chiudere in rialzo a 58,6 euro al mwh (+2,2%). E’ proprio il gas, con la necessità di riempire i siti di stoccaggio e di garantire le forniture per la produzione di energia elettrica per gli impianti di raffreddamento, a essere più oggetto di speculazione.

Se l’oro è rimasto inalterato a 4’12 dollari l’oncia (-0,15%), Piazza Affari ha ‘tenuto’ in considerazione della giornata abbastanza convulsa. La chiusura del Ftse Mib è sì negativa ma solo dello 0,09%, cioè assai vicina alla parità, come per Parigi (+0,17%) e Francoforte (+0,09%).

In Italia resta alto il dibattito sul prezzo del carburante. In base agli ultimi dati rilevati dall’Osservatorio del Mimit, oggi il prezzo medio in modalità ‘self service’ lungo la rete stradale nazionale è pari a 1,935 €/l per la benzina e 2,091 €/l per il gasolio. Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 2,025 €/l per la benzina e 2,164 €/l per il gasolio. “Un dato record che non si aveva dal 16 aprile” segnala l’Unc che punta il dito contro la nuova app avviata dal Mimit. Da oggi pomeriggio è infatti attiva ‘Osservaprezzi carburanti’ nata per mettere a confronto quanto si paga nei vari distributori di tutto il territorio nazionale. A distinguerla da quelle già esistenti sono principalmente due punti. La prima è che si tratta della applicazione, valida per Android e iOS, messa a punto da un ministero, quello delle Imprese e del made in Italy, appunto, a cui i gestori devono comunicare ogni giorno i prezzi praticati. E la seconda è che permette non soltanto di avere il panorama dei diversi prezzi, ma di vedere anche il prezzi medio regionale.

I nostri uffici hanno iniziato a testare l’App e le prime considerazioni sono che così è inutile”, afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori chiedendo modifiche. “Una volta preimpostato il raggio di ricerca, che arriva al massimo a 10 km, mentre andrebbe esteso a 30 km, l’App dovrebbe, appena aperta, mostrare subito, in automatico, i 3 o 5 prezzi più convenienti nel raggio preimpostato, utilizzando la posizione Gps, rispetto al carburante preferito e non fare apparire i prezzi medi regionali, che invece non solo non servono a niente ma sono addirittura fuorvianti, o far vedere un elenco spropositato di distributori, elenco nel quale non compare nemmeno il prezzo praticato e bisogna cliccare sui dettagli per visualizzarlo”, spiega. Anche per il Codacons segnala criticità. “Il primo – e più grave problema – è che è del tutto sprovvista di un confronto diretto tra i prezzi praticati dai distributori sul territorio”, evidenzia il Codacons.

“Chi la scarica si ritrova davanti ad una mappa grafica degli impianti ubicati in zona, senza alcuna indicazione circa i listini praticati dagli stessi. Per conoscere i prezzi di benzina e gasolio, occorre prima passare dalla funzione “mappa” alla funzione “elenco”, e poi per ogni singolo impianto cliccare sulla voce “dettagli”. Solo così sarà possibile conoscere i listini di benzina, gasolio, gpl e metano praticati da quel distributore, e le differenze rispetto al prezzo medio regionale di ogni carburante. “Una procedura tortuosa che impedisce di ottenere un confronto immediato tra i prezzi in zona e di scegliere in modo veloce l’impianto più conveniente tra quelli forniti dall’app”, continua l’associazione.

Argento in zona 40 dollari, al massimo da 14 anni in scia a boom di investimenti

Tutti a guardare l’oro, ma il 2025 ha decreto il grande ritorno sulla scena dell’argento, ormai in zona 40 dollari l’oncia. Record da 14 anni. Quasi +10% mensile e +36% da inizio anno. Terzo nel gradino del podio nel rally scattato sui metalli, che vede il platino primo con una performance del 62% e il rame secondo – oggi nuovo massimo di sempre – con +45,6%. Poi appunto c’è il “silver”, che ha corso di più dell’oro (+30% da Capodanno).

A rafforzare la galoppata, oltre alle ormai tradizionali incertezze geopolitiche ed economiche, hanno contribuito anche segnali positivi dal fronte dei metalli industriali, in particolare dopo la ripresa dei negoziati commerciali tra Stati Uniti e Cina, che ha restituito fiducia al comparto. Ne è prova il boom dei prodotti finanziari legati all’argento: gli afflussi netti nei prodotti negoziati in Borsa (Etp) supportati dal metallo hanno raggiunto quota 95 milioni di once nella prima metà dell’anno, superando già il totale dell’intero 2024, si legge nell’ultimo report del Silver Institute.

Al 30 giugno, le partecipazioni globali in Etp hanno toccato quota 1,13 miliardi di once, solo il 7% sotto il massimo storico di 1,21 miliardi registrato nel febbraio 2021. A giugno, grazie anche alla stabilità dei prezzi, il valore complessivo di queste partecipazioni ha superato per la prima volta i 40 miliardi di dollari, spinto da un’impennata degli acquisti che da sola ha contribuito a circa metà della crescita da inizio anno.

Anche sul mercato dei futures si registra un’accelerazione. Sulla piattaforma Cme, la posizione lunga netta (quella rialzista) al 24 giugno è risultata in aumento del 163% rispetto alla fine del 2024. Un dato che riflette l’impegno crescente degli investitori istituzionali, sempre più attratti dall’argento come riserva di valore. La media delle posizioni lunghe nei primi sei mesi del 2025 è infatti la più alta dal primo semestre del 2021. Il quadro degli investimenti al dettaglio in argento è invece più articolato.

In Europa, la ripresa iniziata a fine 2024 è proseguita anche quest’anno, pur restando su livelli ancora inferiori al triennio 2020-2022. Tuttavia, il rallentamento delle vendite sul mercato secondario ha favorito la domanda di lingotti e monete nuove. In India, la crescita è ancora più evidente: nei primi sei mesi del 2025 la domanda è salita del 7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, sostenuta da aspettative di prezzo ancora forti. Situazione opposta negli Stati Uniti, dove le vendite da parte degli investitori al dettaglio rimangono elevate.

La prospettiva di realizzare guadagni ha spinto molti a monetizzare, indebolendo la domanda di nuovi prodotti. Inoltre, l’assenza di crisi recenti – come il fallimento della Silicon Valley Bank nel 2023 – ha ridotto l’urgenza di investire in beni rifugio. Di conseguenza, la domanda al dettaglio di argento negli Usa è stimata in calo di almeno il 30% da inizio anno. Guardando ai prossimi mesi, scrive il Silver Institute, il mercato delle monete e dei lingotti potrebbe assistere a un’intensa attività, anche se la domanda di nuovi conii potrebbe restare contenuta. Il superamento della soglia dei 40 dollari per oncia rappresenta un possibile spartiacque: alcuni investitori potrebbero decidere di incassare, mentre altri potrebbero entrare nel mercato anticipando ulteriori rialzi, sottolinea infine il Silver Institute. Quale direzione prenderà il mercato dell’argento dipenderà dunque dalla fiducia degli investitori e dalla tenuta dei fondamentali in un contesto globale ancora altamente instabile. Ma una cosa appare chiara: per l’argento, il 2025 segna una decisa rinascita.