Finanza verde e transizione

Finanza, emissioni green per 1.600 mld dollari nel 2026. Si punta a progetti credibili

Il mercato globale del debito sostenibile si prepara a tornare sopra i livelli del 2025, ma la crescita cambia protagonisti e strumenti. Dopo anni di forte espansione, gli investitori mostrano maggiore selettività: continuano a finanziare la transizione energetica, ma chiedono un legame più diretto tra capitale raccolto, investimenti realizzati e risultati misurabili.

Secondo Ing Research, le emissioni globali di debito sostenibile raggiungeranno 1.621 miliardi di dollari nel 2026, dopo la lieve contrazione registrata nel 2025 rispetto al picco del 2024. Nei primi sei mesi dell’anno il mercato ha già raccolto 846 miliardi di dollari, escluse le operazioni Abs: un livello leggermente inferiore rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso ma ancora in linea con la fascia di 800-900 miliardi osservata nei primi semestri degli ultimi anni. Il dato più rilevante non riguarda soltanto la dimensione del mercato, ma il cambiamento dei suoi principali motori. La crescita arriva sempre più dal settore pubblico e dagli investimenti infrastrutturali, mentre le imprese private procedono con maggiore cautela.

In Europa, la finanza sostenibile resta strettamente legata alla politica industriale ed energetica. Governi, agenzie pubbliche e istituzioni sovranazionali hanno emesso 245 miliardi di dollari di debito sostenibile nella prima metà del 2026, il 50% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un’accelerazione sostenuta dalla necessità di rafforzare la sicurezza energetica, ridurre la dipendenza dalle fonti fossili e sostenere la competitività industriale. Negli Stati Uniti il quadro è invece più debole. L’incertezza sulle politiche ambientali ha frenato il mercato: nella prima metà dell’anno le emissioni sono state circa il 40% inferiori rispetto al 2024 e al 2025. Restano tuttavia forti le prospettive per alcuni settori, in particolare data center, infrastrutture digitali ed energie rinnovabili.

Proprio l’intelligenza artificiale sta diventando uno dei nuovi fattori di domanda per la finanza sostenibile. L’espansione dei data center richiede enormi investimenti in capacità elettrica, reti e sistemi più efficienti. In questo segmento la sostenibilità diventa anche una questione industriale: senza infrastrutture energetiche adeguate, la crescita tecnologica rischia di incontrare vincoli sempre più evidenti.

A livello di strumenti, green bond e green loan restano dominanti e nel 2026 dovrebbero rappresentare circa il 60% delle emissioni complessive, contro il 40% del 2021. Gli investitori sembrano privilegiare prodotti nei quali la destinazione dei fondi è chiara e collegata a progetti ambientali identificabili. Perdono invece terreno i sustainability-linked bond e loan, basati sul raggiungimento di specifici obiettivi di sostenibilità da parte dell’emittente. Nella prima metà del 2026 le emissioni sono diminuite del 54%, poco sopra i 60 miliardi di dollari. Il calo riflette anche i dubbi del mercato sulla capacità di alcuni strumenti di garantire risultati ambientali realmente verificabili.

La minore partecipazione delle imprese private non indica però un abbandono della transizione. In Europa pesa anche una fase di maggiore maturità del mercato, con un vantaggio finanziario dei titoli verdi meno evidente rispetto al passato e un ‘greenium’ più ridotto. A sostenere la crescita saranno quindi soprattutto Stati, istituzioni finanziarie pubbliche e grandi progetti infrastrutturali. Energia, reti elettriche, digitalizzazione e decarbonizzazione industriale resteranno i principali ambiti di sviluppo.