Alluvione

Il 40% della popolazione Ue vive su coste minacciate dai cambiamenti climatici

“Le regioni costiere sono estremamente importanti per l’economia europea. Circa il 40% della popolazione dell’Ue vive entro 50 km dal mare. Quasi il 40% del Pil dell’Ue è generato in queste regioni marittime e il 75% del volume del commercio estero dell’Ue è condotto via mare”. È quanto scrive il programma Ue Copernicus a proposito del dataset sulle zone costiere 2012-2018, avvertendo allo stesso tempo che “i cambiamenti climatici renderanno probabilmente più vulnerabili queste regioni e le società che le abitano”.

“Questo importante ruolo svolto dalle nostre coste ha avuto un costo per l’ambiente. Attività come il trasporto marittimo, l’estrazione di risorse, il turismo, le energie rinnovabili e la pesca esercitano pressioni sulle aree marine e costiere”, spiega Copernicus, sottolineando che “queste pressioni sono state avvertite nella maggior parte delle regioni costiere europee e hanno portato alla perdita di habitat, all’inquinamento e all’accelerazione dell’erosione costiera“.

Il deterioramento in atto “minaccia il perdurare della salute delle nostre aree costiere” e per questo motivo “la loro gestione deve essere condotta bilanciando gli interessi concorrenti dello sviluppo umano con la necessità di garantire ecosistemi costieri sani e resilienti”.

E in Italia? Secondo l’Ispra sono circa 1,3 milioni gli italiani che vivono in zone a rischio elevato di frane; quelli a rischio alluvioni in uno scenario di pericolosità idraulica media sono 6.818.375 (11,5% della popolazione). Le regioni con i valori più elevati di rischio frane e alluvioni sono Emilia-Romagna, Toscana, Campania, Veneto, Lombardia e Liguria.

Su un totale di oltre 14,5 milioni di edifici, quelli ubicati in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata sono 565.548 (3,9%), quelli che si trovano in aree allagabili nello scenario medio sono 1.549.759 (10,7%).

 

Schizzano i prezzi del succo d’arancia: colpa degli uragani e di una malattia

Il prezzo del succo d’arancia negli Stati Uniti ha raggiunto nuovi massimi storici negli ultimi giorni, mentre i raccolti sono stati decimati dagli uragani e dalla malattia del drago giallo. Il contratto futures per il succo d’arancia congelato e concentrato da consegnare a settembre alla Borsa di Chicago era scambiato giovedì sopra i 3 dollari alla libbra (circa 450 grammi). Alla fine di luglio, aveva addirittura raggiunto i 3,20 dollari. “Forse abbiamo finalmente raggiunto un picco, ma c’è anche la possibilità che possa arrivare a 3,50 dollari“, ha previsto Jack Scoville, analista del mercato agricolo di Price Futures Group.

Gli agricoltori della Florida, il secondo produttore mondiale di succo d’arancia dopo il Brasile, hanno subito due uragani di fila, Ian e Nicole, alla fine del 2022, che hanno devastato i frutteti. A questo si aggiunge l’avanzata della Malattia del Drago Giallo o Huanglongbing (HLB), veicolata più di 15 anni fa da un insetto, lo psillide asiatico degli agrumi. Gli alberi infetti producono frutti che si induriscono, diventano verdi e diventano pungenti e inadatti al consumo. “Non c’è niente da fare, non c’è una cura conosciuta. Non si possono spruzzare gli alberi con un prodotto chimico per prevenire la malattia. Tutto ciò che si può fare è uccidere l’albero, sradicarlo e ricominciare da capo”, ha detto Jack Scoville.

In queste condizioni, i raccolti di arance si sono ridotti a zero. Nel suo ultimo rapporto di luglio, l’USDA ha previsto che la produzione di arance negli Stati Uniti sarebbe scesa del 25% a 2,3 milioni di tonnellate, “il livello più basso degli ultimi 56 anni“. “Le rese in Florida sono diminuite a causa della malattia del drago giallo (…) e dei forti venti provocati dagli uragani“, ha dichiarato il dipartimento. Per quanto riguarda la produzione di succo d’arancia, si prevede una riduzione “della metà, a 85.000 tonnellate, un minimo storico“, aggiunge l’USDA.

La produzione di arance è in calo anche in Brasile e in Messico, soprattutto a causa della siccità, ha detto Jack Scoville. L’aumento dei prezzi è anche il risultato di un’impennata della domanda, rilevata in concomitanza con lo sviluppo dell’epidemia Covid-19. “In reazione al Covid, non so perché, le persone hanno iniziato a bere succo d’arancia“, ha osservato Jack Scoville, sottolineando che questo boom della domanda sta iniziando a diminuire.

Alluvione

Conto catastrofi naturali sempre più salato: 120 mld in 6 mesi

Violente tempeste negli Stati Uniti, il terremoto in Siria e Turchia, ma anche l’alluvione dell’Emilia-Romagna fanno crescere ancora la conta dei danni dovuta alle catastrofi naturali. Con 120 miliardi di dollari di perdite a livello mondiale, di cui solo 50 assicurate, il primo semestre dell’anno registra il secondo record negativo di sempre dopo il 2011.

Sul conto pesa anche l’’alluvione dell’Emilia-Romagna che ha provocato 10 miliardi di danni, di cui solo il 6% era assicurato, diventando l’evento meteorologico più pesante di sempre in Italia. Sono i dati comunicati dal riassicuratore svizzero Swiss Re, secondo cui nel mondo il conto delle calamità naturali cresce con una media costante tra il 5% e il 7% ogni anno, tanto che il primo semestre 2023 è più caro del 46% rispetto alla media degli ultimi 10 anni. Un incremento dovuto al riscaldamento climatico, ma anche dalla rapida urbanizzazione e dal maggior valore dei beni assicurati.

Gli effetti del cambiamento climatico si manifestano in eventi meteorologici sempre più estremi – dice Jérôme Jean Haegeli, Group Chief Economist di Swiss Re – e ne vediamo le conseguenze nelle ondate di calore o nei periodi di siccità, come anche nelle forti piogge e nelle inondazioni. Pesano poi la modifica dei territori delle aree costiere e fluviali e l’urbanizzazione verso territori prima naturali. Una combinazione difficilmente reversibile contro la quale è necessario avere prodotti assicurativi economici. Dobbiamo investire di più per adattarci al clima e dobbiamo farlo ora”.

A livello globale, le tempeste di forte intensità sono responsabili di circa il 70% delle perdite assicurate, pari a 35 miliardi di dollari. Si tratta di una cifra quasi doppia rispetto alla media degli ultimi dieci anni (18,4 miliardi di dollari). “I forti temporali causano le maggiori perdite – dichiara Martin Bertogg, Head of Catastrophe Perils di Swiss Re – e questi eventi, che noi definiamo ‘secondari’ sono uno dei principali driver dell’aumento dei danni”.

Il terremoto che ha colpito Siria e Turchia rimane il singolo evento più devastante, oltre che in termini di vite umane, anche a livello finanziario. Secondo Swiss Re le perdite “assicurate” arrivano a toccare i 5,3 miliardi di dollari, in netto aumento rispetto ai 3,4 ipotizzati in precedenza dalla Banca Mondiale.

L’alluvione dell’Emilia-Romagna è stato l’evento meteorologico più costoso dal 1970 ad oggi nel nostro Paese: 10 miliardi di dollari di danni, di cui solo 0,6 erano assicurati. Un “gap assicurativo” del 94% che andrebbe almeno in parte colmato per aiutare famiglie e imprese a rafforzare la propria resilienza contro le catastrofi naturali. Negli ultimi due anni l’Italia ha sperimentato condizioni di siccità, ma con le recenti forti precipitazioni il terreno si è rapidamente saturato, provocando devastanti inondazioni. Quello della siccità è un trend generalizzato in tutta Europa, ma i cambiamenti meteorologici con piogge meno rare ma più intense, oltre alla conformazione del territorio, potrebbero rappresentare un pericoloso mix.

Francesco Corvaro è il nuovo inviato per il cambiamento climatico

Photo credit: profilo Facebook Francesco Corvaro

Francesco Corvaro è il nuovo inviato speciale per il cambiamento climatico italiano. Lo hanno nominato il vice presidente del Consiglio e ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Antonio Tajani, e il ministro per l’Ambiente e la Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto, colmando il vuoto che era stato lasciato il 18 gennaio scorso da Alessandro Modiano, che aveva guidato la delegazione italiana alla Cop27. Modiano era stato nominato nel gennaio del 2022 dal governo Draghi.

Corvaro è Professore Associato in Fisica Tecnica Industriale presso il Dipartimento di Ingegneria Industriale e Scienze Matematiche dell’Università Politecnica delle Marche, e vanta competenze e pregressa esperienza nei settori della transizione energetica ed ecologica e del cambiamento climatico. La nomina dell’Inviato Speciale, spiegano Farnesina e Mase, “si rende ancora più necessaria in virtù del rilievo sempre maggiore che i temi ambientali rivestono nella nostra politica estera e del ruolo decisivo assunto dall’Italia nei negoziati internazionali sui cambiamenti climatici, anche in vista della prossima Cop28 e della Presidenza italiana al G7 nel 2024”.

Per Tajanila nomina rappresenta un segnale concreto della volontà del Governo di lavorare insieme ai principali attori pubblici e privati per contrastare il cambiamento climatico sul piano nazionale e su scala globale”. Secondo Pichetto l’arrivo di Corvaro “conferma il peso e l’importanza che il governo attribuisce alla sfida dei cambiamenti climatici”. “Un tecnico di alto profilo come il Prof. Corvaro riuscirà a coniugare il rigore scientifico necessario nell’approccio a questo tema con gli indirizzi politici che il Mase mette in campo per affrontare la battaglia chiave del nostro futuro”, conclude.

Dopo il ciclone Circe torna l’estate: picchi di 38°C a Firenze e Roma

Nel corso della settimana appena iniziata l’estate è pronta a prendersi una rivincita: dopo gli ultimi temporali su alcuni angoli d’Italia attesi nella giornata odierna, opera di un ciclone Circe che va allontanandosi dal nostro Paese, ecco che è pronto a tornare sulla scena un redivivo anticiclone africano e l’Estate è pronta a prendersi una rivincita.

Antonio Sanò, fondatore del sito www.ILMeteo.it, comunica che l’attore principale di questo radicale cambiamento è l’anticiclone africano che, dall’interno del deserto del Sahara, si allungherà verso il mar Mediterraneo. Da sottolineare anche le caratteristiche intrinseche della massa in questione: si tratta di correnti d’aria calda di matrice subtropicale che provocheranno, oltre a un’estrema stabilità atmosferica con tanto sole, anche un aumento sensibile delle temperature. Con questo tipo di configurazione il caldo si farà sentire in particolare da mercoledì 9, sulle pianure del Nord, sulle regioni tirreniche e sulle due Isole maggiori dove i valori termici si porteranno diffusamente oltre i 35°C durante le ore pomeridiane. Addirittura, in città come Firenze o Roma si potranno raggiungere picchi fino a 38°C, insomma saremo di fronte alla tipica fiammata di calore africana.

E attenzione, queste condizioni meteo-climatiche potrebbero accompagnarci almeno fino a Ferragosto, per una sorta di blocco anticiclonico con l’alta pressione ben piantata sull’Europa centro-meridionale. Solamente al Nord (specie sulle Alpi), qualche temporale potrebbe riuscire a bucare l’alta pressione.

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Appello di Mattarella e altri 5 capi di Stato per il clima: “Non c’è tempo da perdere”

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato insieme ai suoi omologhi di Croazia (Zoran Milanović), Grecia (Katerina Sakellaropoulou), Malta (George Vella), Portogallo (Marcelo Rebelo de Sousa) e Slovenia ( Nataša Pirc Musar) un appello per la “crisi climatica i cui effetti “ sono visibili soprattutto nella nostra regione, il Mediterraneo, che è gravemente colpita e a rischio immediato non soltanto di scarsità di acqua ed elettricità, ma anche di inondazioni, diffuse ondate di calore, incendi e desertificazione”. I sei capi di Stato dei Paesi del Mediterraneo e membri del Gruppo Arraiolos “si impegnano a sostenere pienamente le iniziative di azione congiunta e fanno appello all’Unione Europea, agli altri paesi del Mediterraneo e alla comunità internazionale affinché mantengano questo tema in cima alla loro agenda politica”.

I fenomeni naturali estremi – si legge – stanno distruggendo l’ecosistema e minacciando la nostra vita quotidiana, il nostro stile di vita. Non c’è più tempo da perdere, non c’è più tempo per scendere a compromessi per ragioni politiche o economiche. È imperativo agire e prendere iniziative urgenti ed efficaci. Tutti i Paesi del Mediterraneo devono coordinarsi e reagire, impegnarsi in uno sforzo collettivo per arrestare e invertire gli effetti della crisi climatica. È dovere di tutti noi agire in questa direzione e adottare politiche concrete volte a questo sforzo. Sensibilizzare l’opinione pubblica, educare e ispirare in tutti l’etica della responsabilità ambientale. Non solo per il presente, ma anche per il futuro dei nostri figli e delle generazioni che verranno”.

E sul tema del cambiamento climatico si è soffermato anche Papa Francesco durante l’incontro con i giovani dell’Università cattolica di Lisbona. “Voi siete la generazione che può vincere questa sfida – ha detto -. Avete gli strumenti scientifici e tecnologici più avanzati. Ma per favore, non cadete nella trappola di visioni parziali. Non dimenticate che abbiamo bisogno di un’ecologia integrale, di ascoltare la sofferenza del Pianeta insieme a quella dei poveri, di mettere il dramma della desertificazione in parallelo con quello dei rifugiati, il tema delle migrazioni insieme a quello della denatalità. Abbiamo bisogno di occuparci della dimensione materiale della vita all’interno di una dimensione spirituale. Non polarizzazioni, ma visioni d’insieme’‘. Secondo il Pontefice “dobbiamo riconoscere l’urgenza drammatica di prenderci cura della casa comune. Tuttavia ciò non può essere fatto senza una conversione del cuore e un cambiamento della visione antropologica dell’economia e della politica. Non ci si può accontentare di misure palliative o di ambigui compromessi. Le vie di mezzo sono solo un piccolo ritardo nel disastro. Si tratta invece di farsi carico di quello che purtroppo continua a venire rinviato: la necessità di ridefinire progresso e evoluzione. Perché in nome del progresso si è fatto strada troppo regresso”. L’auspicio di Sua Santità è che la generazione dei giovani d’oggi diventi “di maestri di umanità e compassione, di nuove opportunità per il Pianeta e per i suoi abitanti. Maestri di speranza, che difendono la vita del Pianeta minacciata in questo momento per una grave distruzione ecologica”.

L’allarme dell’Unesco: “Venezia è in pericolo, le misure adottate sono insufficienti”

Venezia è in pericolo. Colpa del turismo di massa e dei cambiamenti climatici. Ad annunciarlo è l’Unesco che, in una decisione resa pubblica lunedì, raccomanda l’inserimento della città lagunare nella lista del Patrimonio mondiale in pericolo, poiché sono state adottate misure “insufficienti” per contrastare il deterioramento del sito dovuto, appunto, in particolare al turismo di massa e ai cambiamenti climatici. “Il continuo sviluppo di Venezia, gli impatti del cambiamento climatico e del turismo di massa minacciano di causare cambiamenti irreversibili all’eccezionale valore universale del bene“, osserva il Centro del Patrimonio Mondiale, una sezione dell’Unesco. La raccomandazione dovrà essere votata dagli Stati membri dell’Unesco a settembre. Non è la prima volta che accade. Già nel 2021 era stata fatta la stessa proposta, ma la decisione era stata respinta.

Mentre gli “edifici” alti, “suscettibili di avere un significativo impatto visivo negativo“, dovrebbero essere costruiti a distanza dal centro della città, “l’innalzamento del livello del mare” e altri “fenomeni meteorologici estremi” legati al riscaldamento globale “minacciano” la “integrità” del sito, secondo l’Unesco. La risoluzione di questi problemi “annosi ma urgenti” è “ostacolata dall’assenza di una visione strategica comune” e dalla “scarsa efficienza e coordinamento” delle autorità locali e nazionali italiane, ha aggiunto il Centro del Patrimonio Mondiale.

Poiché Venezia si trova di fronte a “un rischio comprovato“, il Centro “raccomanda di iscriverla nella Lista del Patrimonio Mondiale in pericolo“, nella speranza che “questa iscrizione porti a un maggiore impegno e a una maggiore mobilitazione degli attori locali, nazionali e internazionali“. Il parere del Centro per il Patrimonio, che ritiene “insufficienti” le misure adottate dall’Italia, è per il momento indicativo. L’inserimento di Venezia nella lista del Patrimonio mondiale in pericolo richiederà l’approvazione degli Stati membri presenti alla riunione del Comitato del Patrimonio mondiale che si terrà a Riyadh dal 10 al 25 settembre.

Venezia nel suo complesso è uno straordinario capolavoro architettonico, poiché anche il più piccolo monumento contiene opere di alcuni dei più grandi artisti del mondo, come Giorgione, Tiziano, Tintoretto, Veronese e altri“, spiega l’organizzazione delle Nazioni Unite, di cui la città è entrata a far parte nella Lista del Patrimonio Mondiale nel 1987. È anche una delle città più visitate al mondo. Al suo apice, 100.000 turisti vi dormono, oltre a decine di migliaia di visitatori giornalieri. A fronte di una popolazione di circa 50.000 abitanti nel centro della città, in costante diminuzione.

Pronta la risposta del Comune, che fa sapere che “leggerà con attenzione la proposta di decisione pubblicata oggi dal Centro per il Comitato per il Patrimonio mondiale dell’Unesco, e si confronterà con il governo, che è lo Stato parte con il quale l’Unesco si relaziona“.

In Costa Rica una banca dei semi come baluardo contro cambiamenti climatici

Photo credit: AFP

Nel cuore di una lussureggiante area montuosa della Costa Rica, gli scienziati conservano semi preziosi raccolti per decenni come baluardo contro l’insicurezza alimentare e i cambiamenti climatici. Circa 6.200 campioni, che rappresentano più di 125 specie diverse di piante alimentari, sono conservati al Catie, il Centro per la ricerca e l’insegnamento dell’agronomia tropicale. Situato vicino alla città di Turrialba, a circa sessanta chilometri dalla capitale San José, ospita la seconda più grande collezione al mondo di semi di zucca (cucurbita), insieme ad altre colture come caffè, cacao e peperoncino.

Alcuni semi vengono conservati a basse temperature, fino a meno 18 gradi Celsius. Possono essere conservati senza danni fino a 40 anni, a scopo di ricerca, per l’ingegneria genetica, per produrre esemplari più resistenti ai parassiti, alle malattie o ai cambiamenti climatici, o per sostituire specie in via di estinzione. Altri semi più sensibili, come quelli degli alberi da frutto, vengono coltivati. All’interno di una cella frigorifera, centinaia di buste argentate sono impilate su scaffali: contengono semi di diversi tipi di mais, fagioli, peperoni o pomodori, provenienti da una sessantina di Paesi, la maggior parte dei quali della regione.

I semi raccolti dal 1976 sono stati conservati “per usi attuali o futuri“, ha spiegato all’AFP William Solano, ricercatore in risorse genetiche vegetali presso il Catie. “In risposta al cambiamento climatico, abbiamo qui materiali importanti per la sicurezza alimentare che si adattano” a una serie di condizioni climatiche, dall’umidità alla grave siccità, continua Solano. L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) stima che il 9,2% della popolazione mondiale, ovvero 735 milioni di persone, soffrirà la fame entro il 2022, mentre il cambiamento climatico sta colpendo sempre più le colture.

Oltre a fornire l’accesso a semi che altrimenti sarebbero scomparsi, la collezione di fama mondiale funge anche da archivio genetico, in un momento in cui le sementi vengono sempre più modificate per aumentare la produttività delle colture, sottolinea Daniel Fernandez, agronomo del Catie. Con l’arrivo delle sementi ibride e delle varietà migliorate, i produttori stanno abbandonando le varietà tradizionali.

Secondo la Fao, le banche dei semi aiutano a preservare “le varietà più adatte” per una determinata regione. “Poiché il cambiamento climatico sta avendo un impatto significativo sulla produzione agricola, è molto importante coltivare le varietà locali, che hanno un alto grado di diversità genetica, poiché queste varietà hanno la capacità di resistere e adattarsi meglio agli stress e ai cambiamenti ambientali“, afferma la Fao.

Alluvione

Quanto costano le catastrofi naturali? Nel 2023 già 110 miliardi di dollari

Le catastrofi naturali hanno causato ingenti danni, pari a 110 miliardi di dollari, nella prima metà del 2023, segnata dai terremoti in Turchia e Siria, ma le perdite sono state inferiori a quelle del 2022. E’ quanto emerge da una stima presentata dal riassicuratore tedesco Munich Re. Nel primo semestre del 2022, infatti, le perdite complessive erano state di 120 miliardi. Anche le perdite assicurate sono in calo, pari a 43 miliardi di dollari, rispetto ai 47 miliardi dello scorso anno. Ma in entrambi i casi queste perdite sono “ancora ben al di sopra della media degli ultimi dieci anni“, si legge nel rapporto.

I terremoti in Turchia e Siria hanno causato 58.000 morti, portando il bilancio globale delle vittime di catastrofi naturali nella prima metà dell’anno (circa 62.000) al livello più alto dal 2010. Le perdite economiche sono state complessivamente di 40 miliardi di dollari, di cui circa 35 miliardi per la Turchia. Qui sono stati assicurati 5 miliardi di dollari di perdite, nonostante la creazione del Turkish Catastrophe Insurance Pool (TCIP).

Se si aggiungono le gravi inondazioni che hanno colpito l’Italia nord-orientale e i Paesi limitrofi nel mese di maggio, le perdite totali in Europa salgono a quasi 59 miliardi di dollari. Negli Stati Uniti, le violente tempeste accompagnate da tornado e grandine hanno portato le perdite a oltre 35 miliardi di dollari, di cui più di 25 miliardi assicurati. Questi livelli di perdite negli Usa sembrano ora essere “eventi normali, piuttosto che anomali“, sottolinea Munich Re.

Gli effetti del cambiamento climatico stanno avendo un impatto sempre più forte sulle nostre vite“, con “temperature record in molte parti del mondo” da gennaio, commenta Ernst Rauch, climatologo di Munich Re. Ciò si riflette in “temperature dell’acqua molto elevate in vari bacini oceanici, siccità in alcune parti d’Europa e gravi incendi boschivi nel Canada nord-orientale“. E come nel 2016, il fenomeno climatico naturale El Niño, che ha origine nell’Oceano Pacifico e provoca un aumento delle temperature globali, avrà un ruolo in queste catastrofi nel 2023, secondo l’esperto.

PAPA FRANCESCO

Papa Francesco vicino a popolazioni colpite dal maltempo: “Prendiamoci cura della nostra casa”

Papa Francesco da sempre osserva con attenzione e preoccupazione il cambiamento climatico. E le ultime settimane hanno ancor più evidenziato la fragilità del nostro Pianeta, sempre più colpito da eventi estremi. Per questo il Pontefice, tramite un telegramma inviato dal Cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin a Petros Stefànou, Presidente della Conferenza Episcopale della Grecia, rinnova la sua speranza che “i rischi per la nostra casa comune, esacerbati dall’attuale crisi climatica, spronino tutte le persone a rinnovare i loro sforzi per prendersi cura del dono della Creazione, per il bene delle generazioni future”, dicendosi “profondamente preoccupato per la minaccia alla vita e per i danni causati dagli incendi diffusi in varie parti della Grecia, e non solo, a seguito dell’attuale ondata di caldo che sta affliggendo diversi Paesi europei”.

Un pensiero anche ai territori italiani, colpiti da incendi e maltempo. Papa Francesco chiede infatti al presidente della Cei Matteo Maria Zuppidi farsi interprete della sua affettuosa vicinanza alle popolazioni colpite da questi eventi atmosferici che evidenziano la necessità di porre in atto sforzi coraggiosi e lungimiranti per affrontare la sfida dei cambiamenti climatici e proteggere responsabilmente il creato, prendendosi cura della casa comune. Sua Santità invoca dal Signore, per intercessione della vergine Maria, il conforto per quanti soffrono le conseguenze di così gravi disastri e, mentre esprime apprezzamento per quanti si sono prodigati generosamente nei soccorsi, in particolare i vigili del fuoco, invia la benedizione apostolica”.