Pil in calo, consumi nulli: ad agosto il ‘carrello dello spesa’ doppia l’inflazione generale

Il Pil italiano non si riprende, mentre a correre è il ‘carrello della spesa’. Ancora una volta, i dati Istat restituiscono la fotografia di un’Italia che arranca. La stima finale sul prodotto interno lordo conferma un -0,1% nel secondo trimestre 2025 (dal +0,3% di gennaio-marzo) nonostante un +0,4% annuale (da +0,7%) e una crescita acquisita dello 0,5%. Rispetto al trimestre precedente si registra una stabilità dei consumi finali nazionali e una crescita dell’1% degli investimenti fissi lordi. Le importazioni sono aumentate dello 0,4% trimestrale ma le esportazioni sono diminuite dell’1,7%. La lieve flessione del Pil, spiega la nota di aggiornamento Istat sui conti, è dovuta “a contributi nulli dei consumi delle famiglie e delle Isp (Istituzioni sociali private) e della spesa delle amministrazioni pubbliche, a contributi positivi degli investimenti per 0,2 punti percentuali e della variazione delle scorte per 0,4 punti, a fronte di un contributo negativo  della domanda estera netta per 0,7 punti”. Dal lato del valore aggiunto sono risultate in diminuzione sia l’agricoltura, silvicoltura e pesca dello 0,6% sia l’industria dello 0,3%, a fronte di una stazionarietà fatta registrare dai servizi.

Uno stallo, quello dei consumi, registrato nonostante l’inflazione sia sotto controllo da mesi e continua a non destare particolari preoccupazioni, tranne per il ‘carrello della spesa’, che cresce più del doppio della media dei prezzi. Secondo le stime preliminari, ad agosto l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, registra una variazione del +0,1% su base mensile e del +1,6% su agosto 2024 (da +1,7% del mese precedente). Ad accelerare è la crescita su base annua dei prezzi del ‘carrello della spesa’: i beni alimentari, per la cura della casa e della persona mostrano balzano da +3,2% di luglio a +3,5%, così come, in modo più contenuto, i prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +2,3% a +2,4%). Anche l’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, accelera leggermente, da +2% a +2,1%, così come quella al netto dei soli beni energetici (da +2,2% a +2,3%). Nel dettaglio, spiega Istat, l’indice generale dell’inflazione scende principalmente per effetto della flessione dei prezzi dei beni energetici (-4,4% da -3,4% di luglio) mentre accelerano invece i prezzi nel settore alimentare (+4% da +3,7%), che risentono dell’aumento del ritmo di crescita sia dei prezzi dei prodotti non lavorati (+5,6% da +5,1%) sia di quelli lavorati (+3% da +2,8%).

In allarme le associazioni di categoria e dei consumatori. Confcommercio spiega che “la conferma di una modesta contrazione del Pil nel secondo trimestre rende più complicato il raggiungimento di un tasso di crescita attorno allo 0,7-0,8% nella metrica dei dati grezzi. Ristagnano i consumi, in ragione della scarsa fiducia presso le famiglie“. In questo scenario congiunturale emerge “in termini molto favorevoli la dinamica del saldo turistico consumer che ha ritoccato al rialzo i precedenti record, rendendo possibile una proiezione a fine anno prossima ai 29 miliardi di euro, valore mai raggiunto in precedenza“. Proprio l’inflazione sui servizi legati al turismo, secondo il Codacons, rappresenta un’ulteriore nota dolente. Secondo l’associazione dei consumatori, i prezzi dei voli nazionali crescono del +23,5% su anno, le tariffe dei traghetti del +7,8%, i listini dei pacchetti vacanza nazionali del +10,4%, case vacanza, b&b e altre strutture ricettive del +6%, quelle dei servizi ricreativi e sportivi (lidi, piscine, palestre, ecc.) del +6,8%. Di “stangata” parla anche l’Unione nazionale dei consumatori (Unc), secondo cui l’Inflazione pari a +1,6% significa, per una coppia con due figli, un aumento del costo della vita pari a 611 euro su base annua, superiore a quella che si aveva in luglio, pari a 606 euro. Inoltre, ben 384 euro (a luglio erano 356 euro) se ne vanno solo per i prodotti alimentari e le bevande analcoliche e 403 euro per il carrello della spesa (un mese fa erano 376).

Più sfumata la lettura di Confesercenti: “Da un lato c’è un rallentamento dell’inflazione generale, che può offrire un po’ di respiro. Dall’altro, persistono tensioni sui beni essenziali – alimentari e spesa quotidiana – voci difficili da comprimere per le famiglie, soprattutto quelle con redditi più contenuti. Uno scenario, dunque, di estrema debolezza dei consumi delle famiglie, che nel secondo trimestre hanno segnato una crescita nulla rispetto al trimestre precedente. Al netto del contributo del turismo, la spesa delle famiglie sul territorio economico ha registrato un arretramento congiunturale dello 0,1%“.

Da oggi scattano i saldi estivi 2025: previsto giro d’affari da oltre 3 miliardi

Sono pronti alle grandi folle i commercianti e i clienti a caccia di occasioni. Da oggi partono i saldi estivi in quasi tutte le regioni (a eccezione di Trento e di Bolzano), che daranno un po’ di tregua alle famiglie in un momento in cui l’inflazione spinge a spendere con prudenza.

Secondo il Codacons, i saldi daranno vita a un giro d’affari attorno ai 3-3,2 miliardi di euro. E, ad alimentare il giro, potrebbero essere i turisti stranieri che, in questo periodo dell’anno, affollano le città italiane e le località di vacanza, e la cui spesa per abbigliamento, calzature ed accessori potrebbe dare impulso al commercio.

E’ un momento fondamentale, un’occasione di acquisto consapevole e conveniente da un lato, e una leva importante per gli esercenti dall’altro“, osserva Benny Campobasso, Presidente di Fismo Confesercenti. Che rileva però la necessità di alcuni correttivi: “Bisogna fare chiarezza e porre un argine al dilagare dei pre-saldi irregolari, che minano la leale concorrenza, e va anche rivista la data d’avvio, oggi troppo vicina all’inizio dell’estate e quindi poco funzionale per molti operatori”, spiega.

Il Movimento Difesa del Cittadino mette in guardia dalle truffe e ricorda di osservare alcune regole di comportamento: “Accertarsi che venga rispettato l’obbligo di indicare il prezzo iniziale e quello scontato; conservare lo scontrino per eventuali cambi; assicurarsi di poter pagare sia in contanti che cashless”. Inoltre, i Saldi devono essere applicati su prodotti stagionali, non per svuotare i magazzini, e bisogna porsi delle domande in caso di prezzi eccessivamente scontati. Ancora più attenzione va fatta per gli acquisti online, dove è necessario leggere sempre le informazioni del prodotto e prestare attenzione alle foto, valutare da chi si acquista e sui siti web accertarsi che sia indicata la partita Iva e che esista sul sito dell’Agenzia delle entrate.

Sei italiani su dieci hanno già pianificato almeno un acquisto. Questo, nonostante secondo le stime di Confesercenti e Ipsos 6,5 milioni di consumatori abbiano già acquistato con lo sconto prima della partenza ufficiale dei saldi. È il 62% degli italiani che ha già deciso di approfittare degli sconti, ma la percentuale sale tra le donne e tra chi vive al Sud al 67%. Un ulteriore 32% si riserva di decidere in base alla qualità delle offerte: una fetta non trascurabile che conferma come la leva promozionale sia decisiva, ma non automatica. Tra chi ha già pianificato uno o più acquisti, il budget medio previsto è di circa 218 euro a persona, che scende a 136 euro per chi non lavora. La fascia di spesa più comune è però quella attorno ai 100 euro, scelta da un intervistato su quattro. Ma non manca chi punta più in alto: il 16% prevede di spendere 200 euro, mentre una minoranza (circa il 7%) arriva o supera i 300 euro.

I giovani (18–34 anni) mostrano una maggiore prudenza, con una media di 178 euro, contro i 234 euro degli over 35. Sul piano territoriale, si spende di più al Nord (241 euro) e meno nelle regioni del Sud e delle Isole (196 euro), confermando le differenze geografiche nella propensione al consumo. Cosa si compra. Sono le calzature le regine dei Saldi estivi 2025: oltre la metà dei consumatori che hanno già deciso cosa acquistare (53%) metterà ai piedi scarpe nuove: sandali, sneakers, zeppe o mocassini. Subito dopo, nella lista dei desideri, compaiono t-shirt, top e bluse (50%), seguiti da pantaloni, gonne e maglieria leggera (entrambi al 38%). Anche abiti (37%) e intimo (31%) mantengono una quota rilevante, mentre costumi da bagno e accessori da spiaggia (28%) segnalano una voglia di vacanze che inizia a farsi sentire. L’abbigliamento sportivo è al 27%, seguono camicie (25%), pigiami (13%) e giacche (9%). In media, chi pensa di approfittare dei Saldi progetta di acquistare quasi quattro prodotti (3,76 a persona), a testimoniare che si punta su pochi pezzi ma scelti con cura. Sei su dieci acquisteranno sia online che in negozio fisico. Che, però, resta centrale: circa un terzo (32%) di chi vuole comprare prevede di affidarsi esclusivamente ai punti vendita tradizionali, mentre il 7% sceglierà di fare shopping solo online. Il negozio continua a essere percepito come il canale più affidabile per veridicità degli sconti, sicurezza e convenienza degli acquisti, con un voto medio assegnato dai consumatori di 7,1 (contro i 6,9 del web e il 6,8 delle grandi catene). Un risultato significativo, vista l’attenzione dei consumatori: il 70% degli intervistati sostiene di verificare sempre il prezzo pieno su cui è applicato lo sconto del prodotto in saldo.