emissioni gas serra

Gas e carbone spingono ai massimi il costo delle emissioni

Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, ha chiesto ai microfoni del Tg5 la sospensione dei certificati ETS (quelli che dovrebbero permettere la riduzione delle emissioni di CO2), in quanto rappresentano un costo in questo momento insostenibile per le imprese italiane.

Nato nel 2005, il sistema europeo delle quote di emissione (Emissions Trading System o ETS) opera secondo una logica cap & trade, in cui si stabilisce un tetto (cap) al numero di quote che vengono messe a disposizione ogni anno per gli operatori appartenenti ai settori assoggettati. Considerato il vincolo, ogni operatore deve restituire annualmente un numero di quote pari alle emissioni prodotte per evitare pesanti multe. Chi invece si trova in deficit, può acquistare le quote mancanti in asta (da uno degli Stati membri della Ue) o sul mercato da operatori in surplus o da soggetti terzi abilitati.

Da quando Bruxelles ha varato il Fit for 55, ovvero la corsa a ridurre velocemente le emissioni, i prezzi delle quote di carbonio hanno iniziato a prendere il volo fino a raggiungere il massimo storico di oltre 99 euro/tCO2e il 19 agosto, a seguito di un taglio all’offerta all’asta ad agosto combinato con una domanda rialzista. Quel giorno i contratti futures EU Allowance per la consegna di dicembre 2022 sono saliti a 99,14 euro/tonCO2e, il valore infragiornaliero più alto mai registrato per il contratto futures di dicembre alla borsa ICE Endex. Alle 15 il prezzo è sceso a 90 euro, ma visto il future con consegna dicembre 2024 (98,55 euro) la tendenza intimorisce gli imprenditori.

Il picco del 19 agosto, che tanto preoccupa Bonomi, deriva dal fatto che le condizioni di siccità in Europa quest’estate hanno ridotto la produzione di elettricità da fonti a basse emissioni di carbonio come l’idroelettrico e il nucleare, incrementando la necessità di generazione a gas, che a sua volta aumenta le emissioni di CO2 e la domanda di quote.

Le alte temperature hanno anche aumentato la domanda di condizionatori, aumentando la necessità di elettricità nelle case e negli edifici commerciali e sostenendo i prezzi del gas naturale e del carbone in Europa, hanno fatto sapere da Platts Analytics in un rapporto proprio del 19 agosto. “Il carbone si sta reintegrando nel mix energetico europeo mentre vediamo questi prezzi del gas a lungo termine salire”, ha affermato un analista di un hedge fund energetico al sito magitech.it. “Quindi i generatori a carbone stanno iniziando ad acquistare quote di anidride carbonica per coprire la domanda aggiuntiva che ora si aspettano da uno a tre anni”.

Tuttavia settembre potrebbe vedere i prezzi del carbonio subire pressioni al ribasso mentre l’offerta all’asta dovrebbe tornare a livelli normali. La pressione ribassista – hanno sottolineato a Platts Analytics – si basa su un indebolimento delle prospettive macroeconomiche. L’aumento del costo dell’energia potrebbe anche comportare la chiusura temporanea o il ridimensionamento delle attività di fabbriche e impianti industriali, riducendo di conseguenza la domanda di crediti di carbonio dell’UE. Recessione uguale calo dei consumi, quindi meno richiesta di certificati anti-carbonio.

Sandro Bonomi

Bonomi (Avr-Anima): “Pronti a transizione ecologica, ma servono regole precise”

Il comparto è pronto per la transizione ecologica“, ma “manca una normativa definitiva, anche a livello internazionale” per permettere alle aziende di cambiare concretamente la produzione e “migliorare gli impianti per ridurre le emissioni di Co2“. Lo dice a GEA Sandro Bonomi, presidente di Avr, federata ad Anima Confindustria, che rappresenta le aziende italiane del settore valvole e rubinetteria. Bonomi si trova a Bergamo per partecipare all’Industrial Valve Summit, una delle più importanti fiere del settore. Le industrie di questo comparto lavorano per l’edilizia civile (rubinetteria sanitaria, valvole per impianti di riscaldamento e valvole antincendio, componenti e accessori, raccorderie) e per l’industria in generale e speciale (chimica, petrolchimica, energia, siderurgia, cantieristica navale e alimentare).

La sfida di oggi – dice Bonomi – è proprio quella di rendere più efficienti i processi produttivi lungo la strada della transizione ecologica“. “Per fondere i metalli” necessari a realizzare le valvole, spiega, “si crea inquinamento. Per questo cerchiamo di utilizzare energia pulita nei nostri impianti e il grosso sforzo è destinato a creare prodotti ecosostenibili“.

Le valvole, ad esempio, finora sono state realizzate per essere utilizzate con il gas. “Ora parliamo di aggiungere idrogeno – dice il presidente di Avr – e le valvole devono passare, quindi, test diversi. I decisori politici stanno definendo le regole per decidere, ad esempio, quanto idrogeno deve essere aggiunto al gas. Dobbiamo saperlo anche perché dobbiamo testare le valvole sulla base della normativa” che regolamenterà questi aspetti. “Il Pnrr – ricorda – non contiene nulla di specifico su questo“.

Complessivamente il comparto è, però, sulla buona strada. Le valvole in ottone, ad esempio, hanno un percentuale altissima di riciclo. “Siamo i primi al mondo – ricorda Bonomi – nel riutilizzo dei rottami di ottone“. Ogni pezzo scartato durante le fasi di lavorazione viene nuovamente fuso e recuperato. “Anche per l’acciaio – spiega – il ciclo produttivo è sempre stato virtuoso“.

Ciò che serve ora, ribadisce il presidente di Avr, è “una spinta per trovare nuove risorse” da destinare alla transizione ecologica – e quindi anche energetica – con un “coordinamento” forte da parte di tutti i decisori.