Milano-Cortina, Fs punta su intermodalità e sostenibilità: previsti 100mila passeggeri

Ingente la mole di investimenti, pensati dal Gruppo Fs per migliorare il patrimonio infrastrutturale del Paese, anche oltre l’evento sportivo, che vedrà l’Italia protagonista con tre regioni coinvolte: Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige. In Lombardia, Rete Ferroviaria Italiana, in coordinamento con il MIT, ha programmato investimenti per 341 milioni di euro destinati al potenziamento delle aree olimpiche, attraverso interventi su stazioni, accessibilità, manutenzione e sicurezza della rete. Tra Veneto e Trentino-Alto Adige, si aggiungono 303 milioni di euro finalizzati alla riqualificazione, all’elettrificazione e al rafforzamento dei collegamenti strategici, con l’obiettivo di assicurare la continuità dei servizi durante i Giochi e di lasciare un’eredità infrastrutturale duratura ai territori coinvolti.

“Per Milano-Cortina 2026 come Gruppo FS abbiamo messo in campo un grande lavoro sul fronte ferroviario: Rfi ha ristrutturato dieci stazioni nei territori interessati da queste Olimpiadi diffuse e Trenitalia si prepara a gestire flussi superiori ai 100mila passeggeri”, spiega Giuseppe Inchingolo, Chief Corporate Affairs, Communication & Sustainability Officer di Fs. “Dal punto di vista degli investimenti, parliamo di 341 milioni di euro in Lombardia e 303 milioni tra Trentino e Veneto, a cui si affianca un importante contributo del trasporto su gomma, con circa 500 bus di Busitalia al giorno diretti verso le principali destinazioni in tutta Italia”, aggiunge.

Le stazioni, poi, assumono il ruolo di veri e propri hub di gestione, con assistenza ai passeggeri, diffusione delle informazioni, indirizzamento dei flussi e il coordinamento tra diverse modalità di trasporto. Rfi metterà a disposizione della Fondazione Milano-Cortina 2026 spazi e aree dedicate, progettati per supportare in modo efficace la gestione dei flussi e le attività di assistenza. Sono previsti due hub di interscambio nelle stazioni di Tirano e Ponte nelle Alpi, nodi strategici per il passaggio dal treno agli autobus diretti verso le venues olimpiche. Inoltre, nelle giornate più simboliche, come la cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici e quella di apertura dei Giochi Paralimpici, sarà inoltre attivato un hub di interscambio anche presso la stazione di Verona Porta Nuova. In stazioni chiave come Venezia Mestre, Trento, Verona Porta Nuova, Tirano, Ponte nelle Alpi e Valdaora, poi, saranno allestiti spazi dedicati a infodesk, aree per lo staff e punti informativi.

Un impegno si inserisce in un più ampio percorso di potenziamento delle stazioni situate nelle aree olimpiche, sostenuto da un investimento complessivo di 145 milioni di euro. Trenitalia sta potenziando i propri servizi ferroviari in vista dei Giochi Olimpici e Paralimpici Milano-Cortina 2026, offrendo soluzioni dedicate per atleti, staff, famiglie e pubblico. Sono stati potenziati i collegamenti di Alta Velocità e del Regionale, affiancati da soluzioni intermodali integrate “treno+bus”. Inoltre, nei weekend dal 7 febbraio al 15 marzo 2026, Frecciarossa raggiungerà Malpensa Aeroporto con collegamenti diretti tra Milano e Venezia/Udine.

In collaborazione con la Regione Veneto, sarà anche rafforzato il servizio dei treni regionali, con un FOCUS sulla stazione di Ponte nelle Alpi. A queste iniziative si aggiungono oltre 40 treni charter esclusivi, disponibili sia nei giorni di gara sia durante le cerimonie di chiusura olimpica e di apertura paralimpica, con un particolare potenziamento dei collegamenti verso Verona e dei relativi rientri.

Tra gli sforzi dell’azienda “c’è poi il lavoro straordinario di Anas, probabilmente il più complesso, che ha visto la realizzazione di nuove gallerie e nuovi viadotti per rendere questi territori sempre più accessibili”, dice ancora Inchingolo. “Quello che stiamo costruendo è un’eredità concreta e duratura: grazie alle Olimpiadi, territori e località stanno rafforzando la propria attrattività turistica, Milano consolida il suo ruolo internazionale e le aree montane vivono una nuova fase di valorizzazione. È stato un grande lavoro di squadra: abbiamo rispettato i tempi, siamo pronti e dimostrato di essere un’eccellenza”.

Milano-Cortina e la sostenibilità: 100% energia rinnovabile, misurata anche l’impronta idrica

I Giochi Olimpici e Paralimpici Milano Cortina 2026, che iniziano domani 6 febbraio con la cerimonia di apertura a San Siro, a Milano, mirano ad essere in linea con i principi dell’Agenda Olimpica 2020+5. L’approccio alla sostenibilità, confermano dalla Fondazione Milano-Cortina, è strettamente legato al Modello Diffuso dei Giochi, che prevede la distribuzione degli eventi su un territorio ampio, migliorando la sostenibilità ma aumentando le sfide logistiche, trasportistiche e di comunicazione rispetto a un modello concentrato. Questo approccio mira a valorizzare più località, riducendo le nuove costruzioni. Di fatto, il Comitato Organizzatore è responsabile dell’organizzazione dell’evento e non della realizzazione delle infrastrutture. Ciononostante, confermano che l’85% delle sedi di gara è costituito da impianti esistenti o temporanei, riducendo la necessità di nuove costruzioni e, di conseguenza, l’impatto climatico.

“Le sedi temporanee sono progettate per essere smontate e ripristinate dopo i Giochi, nel pieno rispetto dei territori che le ospitano”, fanno sapere della Fondazione. Quasi il 100% di energia elettrica è proveniente da fonti rinnovabili certificate in tutte le venue. Per ridurre sprechi e impatto ambientale, il Comitato ha scelto di contenere al minimo gli acquisti privilegiando il noleggio e sviluppando un Piano di Riuso per i beni mobili acquistati. Verranno riutilizzate circa 20.000 attrezzature e arredi provenienti dai Giochi di Parigi 2024, evitando nuova produzione e prolungando il ciclo di vita dei materiali. L’approccio agli acquisti include anche la scelta di beni logistici e attrezzature medicali di seconda mano, purché in ottime condizioni, per ridurre gli sprechi e l’impatto lungo l’intero ciclo di vita dei materiali.

La gestione dei rifiuti rappresenta un altro pilastro: tutte le venue saranno dotate di sistemi avanzati di raccolta differenziata, con l’obiettivo di raggiungere il 70% di differenziata e, all’interno di questa quota, l’80% di riciclo degli imballaggi. È prevista inoltre una raccolta dedicata delle bottiglie in PET per garantire un vero processo ‘bottle to bottle’, in cui le bottiglie recuperate vengono trasformate in nuove bottiglie per bevande. Nella ristorazione, si punta a ridurre il più possibile il monouso e ad adottare soluzioni circolari. Sul fronte alimentare, l’obiettivo è recuperare o riciclare il 100% del cibo in eccesso, destinando le eccedenze a enti non profit e istituzioni locali. In questo, Fondazione Milano Cortina 2026 ha siglato un accordo di collaborazione con Fondazione Banco Alimentare ETS per le regioni Lombardia e Veneto e con TrentinoSolidale ODV per la Val di Fiemme, con l’obiettivo di promuovere il recupero del cibo non consumato nelle attività di ristorazione delle venue dei Giochi, ridurre lo spreco alimentare e rendere le eccedenze disponibili alle persone in situazione di fragilità.

Fondazione Milano Cortina 2026 utilizzerà una flotta con circa il 20% di auto in meno rispetto alle edizioni precedenti (Torino 2006). La flotta includerà il 21% di veicoli completamente elettrici e farà ampio uso di diesel HVO per ridurre le emissioni di CO2. Saranno attuate politiche di car pooling per utilizzare un numero inferiore di auto per le esigenze di spostamento dei dipendenti della Fondazione. Impact 2026, lanciata nel febbraio 2024 dalla Fondazione Milano Cortina 2026 insieme a Fondazione Brodolini e Yunus Sports Hub, promuove l’ingresso nella supply chain dei Giochi di imprese dell’Economia Sociale e Solidale, microimprese e PMI. L’obiettivo è orientare gli acquisti verso fornitori ad alto impatto sociale e favorire pratiche etiche, sostenibili e inclusive.

Altro aspetto fondamentale è l’inclusione sociale. Il progetto Adaptive Winter Sport, sviluppato con CIP, FISG e FISIP, mira a rendere gli sport invernali più accessibili, attraverso corsi educativi, campi di allenamento, formazione di nuovi istruttori, supporto alle associazioni e fornitura di attrezzature per futuri atleti con disabilità. Parallelamente, la Fondazione Milano Cortina (Gen26) porta in Italia il programma educativo paralimpico ‘I’mPOSSIBLE’, lanciato a marzo 2025 con P&G, che offre gratuitamente a insegnanti risorse didattiche, video e lesson plan per educare all’inclusione, alla diversità e al coraggio attraverso le storie degli atleti paralimpici. Fondazione ha pubblicato la prima edizione italiana delle Portrayal Guidelines del CIO che offre indicazioni preziose per promuovere una rappresentazione di genere equa e rispettosa nelle comunicazioni legate ai Giochi. Per i Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026 il 47% delle quote sarà riservato alle atlete, un vero record per la storia dei Giochi. Inoltre, il programma olimpico vedrà ben 50 eventi femminili, con nuove discipline che si aggiungono per rendere davvero protagonista lo sport al femminile.

Per la prima volta nella storia dei Giochi invernali e dopo l’esperienza innovativa di Parigi 2024 durante i Giochi estivi, verrà misurata anche l’impronta idrica dell’evento. Le Torce di Milano Cortina 2026, chiamate ‘Essential’ sono state progettate secondo criteri stringenti di economia circolare e sono certificate ReMade in Italy. Questa certificazione garantisce trasparenza ed evita il rischio di greenwashing, attestando la reale sostenibilità dei materiali impiegati. Le componenti principali includono alluminio riciclato al 90%, un polimero XL Extralight con il 69% di riciclato, acciaio black coil con il 21% di riciclato per il deflettore della fiamma e ottone riciclato al 90% per la valvola interna. Il risultato è che oltre il 60% del peso complessivo delle torce è dato da materiali provenienti da riciclo, rispettando così la conformità rispetto agli obiettivi di circolarità che erano stati fissati.

 

Milano-Cortina, Legambiente: “Persa occasione, su territorio così vulnerabile serve gestione sostenibile”

A pochi giorni dall’avvio dei Giochi invernali 2026, Legambiente non usa mezze parole per le Olimpiadi Milano Cortina 2026 ormai ai nastri di partenza. “Aldilà dei valori sportivi intrinsechi all’evento, questi Giochi Invernali – dichiara l’associazione – sono da bocciare sia sul fronte della sostenibilità ambientale-economica sia per la poca attenzione al tema della crisi climatica sull’arco alpino. La scelta di puntare su opere più volte criticate anche da associazioni e comunità locali, come ad esempio la nuova pista da bob, a Cortina, la cabinovia Apollonio-Socrepes oppure le tante infrastrutture stradali che si stanno prediligendo rispetto a quelle ferroviarie, dimostrano come queste Olimpiadi si basano su un modello di gestione territoriale miope e obsoleto e che peraltro incide anche sul portafoglio dei turisti visto il rincaro dei biglietti dei mezzi di trasporto“. Per Legambiente, su un territorio così vulnerabile e soggetto agli effetti della crisi climatica, come l’arco alpino, “serve puntare su un nuovo modello di gestione del territorio basato su adattamento alla crisi climatica, turismo sostenibile e innovazione”.

Queste Olimpiadi non brillano neppure per trasparenza, come emerge dall’ultimo rapporto della campagna di monitoraggio civico, Open Olympics, promossa da Libera e a cui aderisce anche Legambiente. Secondo lo studio, appena 42 opere saranno terminate prima dell’inizio delle Olimpiadi, mentre il 57% solo dopo, con l’ultimo cantiere nel 2033, scavallando le Olimpiadi 2030 in Francia. Tra i nodi irrisolti resta quello dell’impatto ambientale (“manca l’impronta di CO₂ per singola opera, nonostante la metodologia sia prevista dal CIO“); quello della spesa complessiva dei Giochi (“si sa quanto costa il Piano delle Opere, ma non chi stia coprendo gli incrementi“); quello dei subappalti (“Sono visibili i nomi, ma non i valori economici. Senza CIG non è possibile incrociare automaticamente i dati con la piattaforma ANAC“).

Sul fronte climatico, nonostante l’arrivo dell’attesa neve ad alta quota, resta il fatto che il riscaldamento globale e i cambiamenti climatici stanno ridisegnando la montagna: nevica sempre di meno, i ghiacciai fondono a ritmi preoccupanti, e gli effetti si ripercuotono anche a valle e sulle comunità locali. Secondo gli ultimi studi scientifici l’Europa Centrale, con Alpi e Pirenei, si stanno riscaldando a una velocità circa doppia rispetto al resto del mondo. Inoltre, sempre più impianti sciistici vengono chiusi. In Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige sono stati censiti in tutto da Legambiente, con il report Nevediversa 2025, 78 impianti e edifici dismessi legati agli scii. “Non dimentichiamo aggiunge Legambiente – che ad appena 60 chilometri da Cortina, più precisamente a Canazei (TN), c’è sulla Marmolada, la Regina delle Dolomiti, la Bidonvia di Pian Dei Fiacconi, l’impianto della vergogna. Chiusa nel 2019 e sventrata da una valanga nel 2020 non è mai stata smantellata. Ad oggi in quota rimane una struttura abbandonata e sventrata in un’area montana che è patrimonio Unesco. Inascoltato il gestore che proprio nel 2020 assieme alle associazioni ambientaliste aveva lanciato una petizione per far rimuovere tutte le tracce dei vicini impianti in disuso. Quell’impianto, che nel nostro report Nevediversa, annoveriamo tra i brutti casi simbolo di impianti dismessi, sia un monito per il futuro del turismo invernale in quota”.

I dati del report di Nevediversa 2025 di Legambiente sugli impianti da sci dismessi ben raccontano gli impatti che la crisi climatica sta avendo anche sull’industria dello sci e sul turismo montano. Nella Penisola sono 265 gli impianti e gli edifici legati agli sci non più funzionanti, in aumento anche i bacini di innevamento artificiale. 65 quelli mappati in Italia tramite le immagini satellitari per una superficie totale pari a 1.896.317 mq circa. Situazione poco rosea anche per le tre regioni dove stanno per prendere il via le Olimpiadi invernali: la Lombardia conta 44 impianti dismessi ed è dopo il Piemonte (76) la seconda regione con questo triste primato.

Tra i casi simbolo, menzionati nel report, in Lombardia, c’è il caso che riguarda il Monte Poieto, Aviatico (BG) dove restano in stato di avanzato degrado stazioni e tralicci dei vecchi impianti. In Veneto sono 30 gli impianti dismessi censiti da Legambiente, e tra i casi simbolo l’associazione ambientalista annovera lo skilift di un piccolo impianto in funzione fino al 2017 e che si trova a Sella Ciampigotto, Vigo di Cadore (BL). In Trentino-Alto Adige si contano quattro impianti dismessi, tra cui proprio la Bidonvia di Pian Dei Fiacconi a Canazei che rappresenta l’impianto della vergona. In una fase iniziale, la Fondazione Milano-Cortina aveva lasciato intendere la volontà di farsi carico di alcune di queste situazioni critiche; tuttavia, tale impegno non si è mai concretizzato, trasformandosi rapidamente in una promessa svanita nel nulla. Il Trentino-Alto- Adige è anche la regione, stando agli ultimi dati di Nevediversa 2025, con più bacini di innevamento artificiale censiti (60), seguita da Lombardia (23), e Piemonte (23). La Valle D’Aosta, invece, conta 14 bacini ma primeggia in termini di mq, ben 871.832. “Da chi organizza eventi come le Olimpiadi – conclude Legambiente – ci saremmo aspettati un approccio diverso basato su un nuovo modello di gestione del territorio, che tenesse conto della crisi climatica in atto e delle comunità locali, e di una vera legacy che prevedesse lo smantellamento degli impianti abbandonati, ma così non è stato. L’Italia con i Giochi Invernali Milano-Cortina 2026 aveva tra le mani una grande occasione per dare l’esempio e per non commettere gli errori già compiuti con le ultime Olimpiadi organizzate in Italia, ossia quelle di Torino, ma così non è stato”.

Milano-Cortina, lo studio: sponsor inquinanti sciolgono neve da cui dipendono i Giochi

I Giochi invernali sono l’evento più importante del calendario degli sport invernali, con un’audience di circa due miliardi di persone. Tuttavia, l’organizzazione di questo mega-evento comporta emissioni significative, proprio mentre gli sport invernali stanno diventando estremamente vulnerabili ai cambiamenti climatici, con numerose stazioni sciistiche che non sono più redditizie a causa della perdita di neve. Il rapporto stima che l’organizzazione dei giochi da sola emetterà circa 930.000 tonnellate di anidride carbonica equivalente; si stima che causerà la perdita di 2,3 chilometri quadrati di manto nevoso e oltre 14 milioni di tonnellate di ghiaccio dei ghiacciai. Ma, se si considerano solo tre degli accordi di sponsorizzazione inquinanti dei Giochi, questa cifra aumenta del 40%.

Utilizzando una metodologia economica e ambientale combinata, il rapporto, pubblicato in collaborazione con la campagna guidata dagli atleti, Champions for Earth, stima che gli accordi di sponsorizzazione ad alto contenuto di carbonio potrebbero indurre emissioni aggiuntive di circa 1.300.000 tCO2e. Grazie alle relazioni matematiche individuate dai ricercatori sul clima, è ora possibile stimare la perdita di neve e ghiaccio derivante da una determinata quantità di emissioni. Il rapporto stima che, insieme, le emissioni dirette derivanti dall’allestimento dei Giochi, più le emissioni di sponsorizzazione legate ai tre accordi con i principali inquinatori, porteranno a una perdita di circa 5,5 chilometri quadrati di manto nevoso e a oltre 34 milioni di tonnellate di ghiaccio dei ghiacciai.

Stuart Parkinson, direttore di Scientists for Global Responsibility, scienziato del clima e autore principale del rapporto, ha dichiarato, “Anche senza la crescente montagna di prove scientifiche sull’impatto del riscaldamento globale sugli sport invernali, è abbastanza evidente per chiunque visiti le montagne reali che la copertura nevosa si sta perdendo e i ghiacciai si stanno sciogliendo. Questo rapporto si aggiunge a tali prove dimostrando che gli stessi sport invernali contribuiscono a tale impatto sia direttamente attraverso le loro emissioni di carbonio sia promuovendo i principali inquinatori attraverso la pubblicità e le sponsorizzazioni. Ma questo significa anche che gli sport invernali possono essere parte della soluzione, ripulendo le proprie azioni e abbandonando gli sponsor sporchi“.

Negli ultimi cinque anni, l’Italia, che presto ospiterà le Olimpiadi invernali del 2026, ha perso 265 stazioni sciistiche. Anche la Francia, che ospiterà i Giochi del 2030, ha visto la perdita di oltre 180 stazioni sciistiche alpine, mentre la Svizzera ha visto chiudere 55 impianti di risalita e funivie. La scomparsa della neve a causa del riscaldamento globale è uno dei fattori principali che minano gli sport invernali, con i Giochi sempre più dipendenti dalla neve artificiale. Eppure i Giochi continuano a promuovere società fortemente inquinanti, alimentando questo stesso riscaldamento globale. Senza cambiamenti, Milano Cortina passerà il testimone dello scioglimento della neve e del ghiaccio ai padroni di casa francesi delle Alpi del 2030.

Ma, invece di essere un cartellone pubblicitario per le emissioni di anidride carbonica alla base del collasso climatico, i Giochi invernali potrebbero attingere alla propria storia recente per essere un manifesto del progresso verso uno sport pulito e privo di inquinamento. “Le Olimpiadi invernali hanno già dimostrato di poter guidare il progresso. Ispirati dagli atleti, dagli esperti di salute e dagli scienziati, che si sono espressi sulla posta in gioco, i Giochi di Calgary del 1988 hanno preso una posizione decisiva contro la pubblicità e la sponsorizzazione del tabacco. Questo ha permesso di liberare le Olimpiadi e lo sport in generale dall’influenza letale del tabacco. Ora che il numero di morti dovuto all’inquinamento atmosferico da combustibili fossili è pari a quello del tabacco, è tempo che le Olimpiadi seguano il loro stesso precedente e mettano fine a un legame che minaccia non solo i loro atleti, ma la loro stessa esistenza“, sottolinea Andrew Simms, co-direttore del New Weather Institute. “La gioia della neve, del ghiaccio e degli inverni freddi è qualcosa da custodire e che voglio che i bambini del futuro sperimentino – ricorda Anna Jonsson del New Weather Institute Sweden -. Quando si celebra la Giornata Mondiale della Neve, gli organismi che governano gli sport invernali, come la FIS e il CIO, invece di offrire parole vuote dovrebbero fare la differenza. Il modo migliore per dimostrare un autentico amore per la neve sarebbe smettere di promuovere le aziende inquinanti che rovinano il futuro degli sport invernali“.

Come atleta la cui gioia e il cui sostentamento derivano dallo sci, voglio un mondo in cui questo sport possa continuare. Le Olimpiadi genereranno sempre emissioni e la loro riduzione deve essere una priorità. Ma l’influenza maggiore dei Giochi è il segnale che inviano al mondo. Quando questo segnale è guidato dalla sponsorizzazione dei combustibili fossili, è in diretta contraddizione con la scienza del clima e minaccia il futuro degli sport invernali“, osserva lo sciatore di fondo professionista svedese Björn Sandström. Secondo il rapporto, le azioni più efficaci per ridurre le emissioni sarebbero quelle di porre fine agli accordi di sponsorizzazione con aziende ad alto contenuto di carbonio, evitare la costruzione di nuove sedi e altre infrastrutture e ridurre significativamente il numero di spettatori che viaggiano in aereo.

Milano-Cortina, Italia virtuosa: i Giochi costeranno meno di Pechino 2022 ed Expo 2015

Conto alla rovescia per Milano-Cortina 2026. A 10 giorni dalla cerimonia di inaugurazione a San Siro, gli organizzatori stanno facendo il massimo degli sforzi per riportare l’attenzione dei media sull’evento più importante dell’anno. Un’impresa non facile, nel pieno delle polemiche sulla presenza degli agenti dell’Ice. La buona notizia è di natura economica e tenta di chiarire i dubbi sull’impatto reale dei Giochi: secondo un nuovo studio di S&P Global Ratings, i costi aggiuntivi delle Olimpiadi invernali non graveranno sui bilanci dello Stato né delle Regioni impegnate.

Gli esperti spiegano che con investimenti relativamente limitati nelle sedi olimpiche ma maggiori investimenti nelle infrastrutture, i Giochi costeranno all’Italia meno dell’Expo di Milano del 2015, quando furono realizzati importanti lavori infrastrutturali. I contributi statali italiani “hanno finanziato la maggior parte degli investimenti e hanno protetto i bilanci degli enti locali e regionali dalle relative pressioni”. Inoltre “i costi aggiuntivi dovuti allo shock inflazionistico del 2022-2023 e agli ulteriori investimenti infrastrutturali saranno sostenuti principalmente dallo Stato”. Lo studio sostiene che il costo dei Giochi “sia ragionevolmente limitato”. Si prevede che i costi rappresenteranno solo lo 0,3% circa del Pil italiano del 2025 e ammonteranno complessivamente a una cifra stimata tra 5,7 e 5,9 miliardi di euro. La spesa pubblica complessiva (compresa quella del governo italiano e degli enti locali e regionali) rappresenta il 63% del totale, finanziata principalmente dal governo centrale e destinata a investimenti in infrastrutture, la maggior parte dei quali sarebbe comunque necessaria prima o poi. Rispetto ai Giochi precedenti, Milano-Cortina costerà meno di quelli di Sochi (2014) e Pechino (2022), ma più di qualsiasi altro evento invernale organizzato negli ultimi 20 anni.

Secondo lo studio di S&P, gli investimenti inclusi nell’offerta iniziale “erano significativamente inferiori, quindi in una fase successiva sono stati aggiunti diversi investimenti relativi alle infrastrutture, non strettamente connessi alle sedi olimpiche. Inoltre, il bilancio iniziale “non poteva prevedere l’improvviso shock inflazionistico causato dall’invasione russa dell’Ucraina nel 2022“. Sebbene si stima che i Giochi di Torino 2006 siano costati leggermente meno di quanto costeranno quelli di Milano-Cortina, essi hanno avuto “un impatto molto negativo sul bilancio della città“. Torino “ha sostenuto gran parte delle spese per gli impianti e le infrastrutture, con un conseguente deterioramento dei suoi rapporti di bilancio e un carico debitorio molto elevato“. Gli investimenti in nuovi impianti olimpici furono superiori a quelli di Milano-Cortina e, nel 2006, i vincoli di bilancio per gli enti locali italiani non erano così rigidi come lo sono oggi.

Inoltre, Torino era l’unica città ospitante i Giochi, mentre Milano e Cortina sono co-ospitanti, con un coinvolgimento regionale più diversificato da parte di Lombardia, Veneto e Trentino Alto Adige. “Ciò distribuisce le pressioni di bilancio tra i diversi livelli e enti governativi” chiarisce Standard & Poor’s. La maggior parte degli investimenti, spiegano gli esperti di S&P Global Ratings, “è stata aggiunta dopo la vittoria della candidatura nel 2019 e non è strettamente correlata agli impianti olimpici“. Quasi 2,7 miliardi di euro, pari al 66% degli investimenti totali, riguardano la ristrutturazione delle infrastrutture ferroviarie e stradali e altri miglioramenti ai trasporti locali. Per quanto riguarda le sedi, gli organizzatori di Milano-Cortina hanno seguito la strategia del ‘riutilizzo ove possibile’ promossa dall’Agenda 2020 del Comitato olimpico internazionale (Cio), sfruttando i siti di gara esistenti e concentrando gli investimenti su ristrutturazioni, rinnovi, ricostruzioni parziali e miglioramenti dell’accessibilità.

Gli investimenti nelle sedi olimpiche rappresentano circa il 34% della spesa totale in conto capitale e rimangono al di sotto di 1,4 miliardi di euro. Questi includono la ricostruzione quasi completa del centro di pattinaggio su ghiaccio Eugenio Monti a Cortina, in Veneto (circa 132 milioni di euro), che sarà utilizzato per il bob, lo skeleton e lo slittino, e la ricostruzione parziale dello stadio di salto con gli sci e del villaggio olimpico a Predazzo in Trentino Alto Adige (92 milioni di euro). Le gare di pattinaggio di velocità si svolgeranno presso il Centro Espositivo Fiera Milano, a Milano, dopo che il Cio ha sostenuto con successo un’alternativa meno costosa alla costruzione di una nuova struttura. Ciò contrasta con Pechino 2022, dove la nuova struttura Ice Ribbon, costruita appositamente, venne utilizzata come sede dedicata per le gare di pattinaggio. Diversi impianti sono nuovi, si chiarisce. Tra questi i siti temporanei come il villaggio olimpico di Cortina (40 milioni di euro) e gli impianti permanenti di nuova costruzione a Milano, anche se non si tratta di impianti sportivi in senso stretto, secondo la definizione del Cio.

Il Villaggio Olimpico di Milano, concepito come villaggio degli atleti per i Giochi (costo stimato più recente di 140 milioni di euro), sarà convertito in alloggi per studenti, mentre la nuova Santa Giulia Arena, che sarà la principale sede per l’hockey su ghiaccio (costo stimato 250 milioni di euro), ospiterà concerti ed eventi dopo le Olimpiadi. Entrambe le sedi sono finanziate in maggioranza da fondi privati. Numeri sulle infrastrutture che non si discostano molto dall’ultima analisi di Banca Ifis, che quantifica un impatto economico positivo per 5,3 miliardi di euro e che considera la spesa turistica (immediata e differita) e l’eredità infrastrutturale sul territorio per le regioni direttamente coinvolte. Una stima che si articola sulle tre principali componenti: 1,1 miliardi di spesa immediata legata alle attività e ai servizi sul territorio per spettatori, staff e operatori durante le due settimane di gare; 1,2 miliardi di euro di spesa turistica indiretta nei 12-18 mesi successivi, con flussi turistici incrementali e nuove visite alle località olimpiche; 3 miliardi di euro in investimenti infrastrutturali.

Milano-Cortina, Salvini: Villaggio pronto a luglio 2025. Poi studentato più grande Italia

Il cantiere del villaggio olimpico di Milano-Cortina, a Porta Romana, è in anticipo di tre mesi e sarà consegnato a luglio 2025.Pochi credevano che saremmo arrivati in tempo“, rivendica, casco in testa, Matteo Salvini. La visita al cantiere è uno dei primi appuntamenti del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti al rientro dalla pausa estiva, ieri.”Sarà una porzione nuova e verde di città“, spiega il vicepremier, che ricorda come la zona significasse per i milanesi, fino a poco tempo fa, “degrado, spaccio, prostituzione, problemi“.

Il sopralluogo delle stanze è stato d’obbligo: “L’obiettivo è quello di non avere nessuno dei problemi che ci sono stati a Parigi, i letti saranno in legno“, ironizza. E, una volta terminate le Olimpiadi, che ospiteranno 1700 atleti, il villaggio sarà convertito nel più grande studentato universitario d’Italia. “Il 50% di quella che era una delle aree più degradate di Milano sarà verde – ribadisce Salvini -. Ci saranno poi negozi, servizi, uffici e mille appartamenti, di cui 300 di edilizia sociale“.

Il cantiere sullo scalo milanese è stato ceduto definitivamente nel novembre 2022 da FS Sistemi Urbani (Gruppo FS), al Fondo Porta Romana, promosso e gestito da COIMA SGR e sottoscritto da Covivio, Prada Holding e dal fondo COIMA ESG City Impact.

Il complesso sarà costruito grazie a fondi privati. Dopo il completamento della struttura delle sei palazzine del Villaggio a marzo di quest’anno, i lavori proseguono con la realizzazione delle facciate e la finitura degli interni degli edifici, che occupano una superficie lorda complessiva di circa 30mila metri quadrati. Entro l’anno è poi previsto il completamento dei lavori di ristrutturazione dei due edifici storici adiacenti al villaggio, che caratterizzano architettonicamente l’area: entrambe le strutture – la Squadra Rialzo, un tempo utilizzata per la manutenzione dei convogli ferroviari, e il ‘Basilico‘, ex magazzino dello Scalo divenuto negli anni il simbolo del lavoro del fotografo Gabriele Basilico – saranno riqualificate nel rispetto della loro configurazione originale.

Porta Romana rientra nell’Accordo di Programma sottoscritto nel 2017 da Comune di Milano, Regione Lombardia e Gruppo FS Italiane per la riqualificazione di sette scali dismessi (Farini, Porta Romana, Porta Genova, Greco-Breda, Lambrate, Rogoredo, San Cristoforo), che insieme coprono una superficie di oltre un milione di metri quadrati: un percorso che interesserà la città di Milano per i prossimi 20 anni e che rappresenta uno dei più grandi progetti di rigenerazione urbana in Italia.

zaia

Milano-Cortina, Abodi conferma: “48 ore per decidere sulla pista di bob”

Quarantotto ore. E’ questo il tempo che si è dato il governo per decidere in merito alla futura pista da bob delle Olimpiadi Milano-Cortina. Due giorni per ottenere le informazioni e i dati che serviranno a chi dovrà prendere la decisione. Già, perché “noi diamo indirizzi politici, poi a prendere la decisione tecnica sarà la società Simico”. Il ministro dello Sport, Andrea Abodi, a margine di una tavola rotonda dell’evento ‘L’Italia delle Regioni’ di Torino, prova a tirare le somme di queste giornate agitate.

Mancano circa 800 giorni ai Giochi invernali, ma dove si svolgeranno le gare di bob, skeleton e slittino, è ancora un mistero. Dovrà essere la Società Infrastrutture Milano Cortina 2020 – 2026 S.p.A (Simico) a decidere, sulla base di “diverse opzioni”, tra le quali, assicura Abodi “c’è la soluzione del problema”.

Il problema, appunto. Il governatore del Veneto, Luca Zaia, ha sempre puntato sulla realizzazione della pista proprio dove è nata la prima, che, dice il presidente, “è quella più vecchia del mondo, classe 1908, che rese famosa Cortina nel mondo con le prime Olimpiadi invernali nel 1956”. I costi stimati, spiega da Torino, sono pari a 68 milioni di euro, “poi il bilancio sale a 102 milioni per le nuove opere accessorie” come strade parcheggi, il museo, la sistemazione dell’acquedotto. Cifre che il Comitato olimpico internazionale non ha mai visto di buon occhio, tanto da ipotizzare di utilizzare la pista di Innsbruck. “Nelle opzioni – ribadisce Abodi – ci sono offerte anche di località straniere”, però, assicura, “non sono le prime scelte”.

Zaia, però, non molla, anche se lascia la palla governo. “Bocconi, Sapienza e Ca’ Foscari, ci dicono che ci sarà un incremento di un miliardo e mezzo di Pil” grazie ai Giochi, che “trascinano in maniera virtuosa tutta una serie di opere che mai avremmo fatto senza le Olimpiadi. Se facciamo il gioco del ‘dare-avere’ – anche se il giorno dopo ci chiedessero di macinare la pista da bob – ci converrebbe sempre farlo”. Il tempo, però, stringe, perché “siamo in una fase in cui le aziende disponibili per realizzarla sono pochissime, quindi il governo valuterà se andare avanti con questa negoziazione privata. Staremo a vedere quali saranno le decisioni. Comunque, non ho motivo di non pensare che non si faccia”.

E qui entra in gioco il Piemonte di Alberto Cirio, che non ha mai perso le speranze di ridare nuovo lustro alla Torino del 2006 grazie alla pista di Cesana. Con il consueto aplomb sabaudo il governatore ricorda che “non siamo abituati a fare polemiche” ma “qua abbiamo un patrimonio olimpico straordinario”. Un patrimonio, ha aggiunto, fatto anche “dalla pista di bob di Cesana e da tante infrastrutture che possono essere opportunamente messe a disposizione con costi molto inferiori e risparmiando denaro pubblico”. Ma non solo. Questa soluzione permetterebbe di “non rovinare l’ambiente perché costruire nuove opere vuol dire invadere la montagna”. Cirio ne fa, ancora una volta, una questione di “buon senso”. “Sarebbe paradossale – dice – andare a spendere soldi pubblici all’estero quando a pochi chilometri di distanza, in Italia, abbiamo impianti come quelli di Cesana che sono a disposizione e che permetterebbero di far risparmiare soldi, tutelare l’ambiente e sentirci tutti con spirito olimpico italiano”.

Ma anche su questa soluzione Zaia smorza gli animi. In questo momento, dice, “non so nemmeno quanto sia recuperabile l’ipotesi Cesana. Ora sono tutti esperti di bob, ma si parla di opere complicate e di piste che devono essere certificate dal Cio”.

E da Milano, il presidente del Coni, Giovanni Malagò, rimarca: “Aspettiamo con grandissima urgenza, direi al massimo pochi giorni, di avere” una risposta “da parte di chi ha onere e onore di occuparsi della costruzione” della pista da bob, cioè la Simico. Come dire: non è compito nostro decidere, perché “noi non costruiamo l’opera”. Alla Fondazione, spetterà, infatti, il compito successivo di “prendere le chiavi” del luogo scelto “e fare il nostro mestiere”.

Se Milano-Cortina diventano le Olimpiadi dell’intero arco alpino

Matteo Salvini parla di piano B per le Olimpiadi di Milano-Cortina. E quel piano B significa, per adesso in linea ipotetica, allargare i Giochi invernali del 2026 non solo a Lombardia, Veneto e provincia di Trento ma anche a Torino. Città che, ormai in un passato remoto, sotto la gestione della sindaca Chiara Appendino, rifiutò la candidatura “in coabitazione” preferendo consegnarsi ( per 5 anni) alle Atp Finals di tennis. Diventerebbero i Giochi dell’intero arco alpino e non sarebbe nemmeno male. Eppure…
Eppure, lato politica nazional-regionale, non si possono ignorare le strutture già esistenti dell’Olimpiade del 2006. Strutture che, non con troppi soldi, potrebbero tornare funzionali. Eppure, lato Torino, sarebbe folle non mettere a disposizione le strutture di cui sopra scollinando a mente fredda una presa di posizione che molti considerarono controproducente.
Eppure, in tempi di crisi profonda, conviene usare il buonsenso. Che è una sorta sciolina per rendere meno stridente qualsiasi ragionamento che coinvolga l’Italia dello sport e della politica. Al momento, al di là delle infrastrutture che sono il vero incubo dei Giochi (la variante di Cortina e quella di Longarone, la statale 36, la SS42 del Tonale per citarne alcune), mancano all’appello l’impianto che ospita le gare di pattinaggio in pista lunga e la pista di Bob. Tra il 18 e il 20 gennaio, molti di questi dubbi dovrebbero essere dissolti: nella prima data, a Cortina, verranno presentati e probabilmente approvati i lavori per il nuovo ‘Sliding center’, ovvero la riqualificazione della pista di bob Eugenio Monti; nella seconda data, la provincia di Trento stabilirà se procedere con i lavori di copertura della pista di Baselga di Pinè che vale una sessantina di milioni. Per il bob l’ok è quasi scontato, per il pattinaggio esattamente il contrario.
Il 27 febbraio è in calendario una nuova riunione per fare il punto sullo stato dell’arte, vedremo se in un mese abbondante saranno stati compiuti passi avanti. Intanto il vicepremier Salvini non si è fatto problemi ad allargare il perimetro dell’Olimpiade, cioè a trasformarla nei Giochi dell’intero arco alpino, consegnando sogni, ambizioni e responsabilità (forse) alla Torino di Stefano Lo Russo, nemico dichiarato di chi l’ha preceduto e proprio per questo determinatissimo ad aprire le porte della sua città al Cio.

milano cortina

Milano-Cortina, le Olimpiadi più green della storia

La narrazione è che saranno Olimpiadi diverse, quelle di Milano-Cortina, anno di grazia 2026. Le “più green” di sempre, a dare retta allo slogan che dall’inizio di questa avventura sta accompagnando la marcia di avvicinamento al grande giorno della cerimonia inaugurale, con luci a San Siro e il mondo telecollegato. Marcia non proprio agilissima, fino adesso, al punto da sollevare qualche apprensione a livello organizzativo. Qualcosa è stato fatto, molto dovrà essere completato nei prossimi anni: meno di quattro, sulla carta, in realtà poco più di due e mezzo nella pratica.

SEDI TEMPORANEE

Va subito delimitato il perimetro di questi Giochi italiani. Il Comitato organizzatore si occupa, appunto, dell’organizzazione dell’evento sportivo ed è un soggetto di diritto privato. Le infrastrutture, invece, sono di competenza dell’Agenzia per le infrastrutture e di soggetti di natura pubblica. I Giochi si svolgeranno su un territorio di 22mila chilometri quadrati che coinvolgerà non solo Milano e Cortina, non solo la Lombardia e il Veneto e le Province autonome di Trento e Bolzano, ma tutta l’Italia a cui il pianeta guarderà. In base a quanto viene riferito, il 93% delle sedi che ospiteranno le competizioni e le cerimonie delle Olimpiadi e delle Paralimpiadi sono esistenti o temporanee. Spreco zero? Probabilmente sì.

ENERGIA RINNOVABILE

Ogni intervento – raccontano – è stato pensato in funzione dell’eredità che le Olimpiadi lasceranno al Paese. L’investimento costerà 1,6 miliardi di euro, sarà finanziato con soldi privati e una particolare rilevanza avranno gli investimenti sull’efficienza nell’uso dell’energia che sarà generata da fonti rinnovabili, sull’impatto ambientale e sociale degli approvvigionamenti, sulla gestione dei rifiuti, sul recupero del 100% del cibo non consumato. “Si può dire che ogni euro del bilancio dei Giochi è speso nell’ottica della sostenibilità e dell’inclusività. L’obiettivo di Milano Cortina 2026 è fornire al mondo dello sport un modello innovativo per organizzare un grande evento realmente sostenibile”, dicono dall’headquarter.

VALUTAZIONE AMBIENTALE STARTEGICA

Le regole, per Olimpiadi e Paralimpiadi, le ha riscritte il Cio, che ha messo la sostenibilità ambientale, economica e sociale al centro dell’evento. Per quanto riguarda la VAS (Valutazione Ambientale Strategica), il Comitato organizzatore è in attesa delle pronunce del ministero della Transizione Ecologica, guidato da Roberto Cingolani, e dei soggetti chiamati a decidere sul tema. Il Comitato organizzatore ha proposto una Vas interregionale per il Programma di Realizzazione dei Giochi di sua responsabilità, che si limita agli aspetti organizzativi dell’evento, con valutazione degli effetti dello scenario futuro con le opere permanenti di reale interesse per i Giochi.

ACCORDO DI PARIGI

In occasione della Pre COP26 di Milano, è stato sottoscritto il Mou delle Nazioni Unite ‘Sport for Climate Action Framework’. L’iniziativa, mirata a contribuire all’attuazione degli accordi di Parigi, punta ad accelerare il cambiamento necessario per raggiungere la mitigazione delle emissioni di gas serra ed il coinvolgimento del mondo dello Sport al fine di aumentare la sensibilizzazione dei cittadini. I Giochi di Milano Cortina dovrebbero essere un passo, anzi un salto, nell’ecofuturo.

Malagò

Malagò e i Giochi sostenibili: “Scelta necessaria, dialoghiamo con ambientalisti”

Dicono che saranno le Olimpiadi più sostenibili di sempre. E dicono, anche, che Giovanni Malagò, al terzo mandato come presidente del Coni, voglia fare di Milano-Cortina 2026 il suo capolavoro come capo dello sport italiano. Dicono, infine, che nella veste di presidente della Fondazione e presidente del Consiglio di Amministrazione, Malagò abbia posto la ‘questione ambientale’ al centro del progetto olimpico perché se il mondo va in una certa direzione obbligata sarebbe per lo meno anacronistico – se non addirittura autolesionistico – procedere in senso opposto. “La sostenibilità non è una scelta voluta o dovuta ma necessaria. Frutto del combinato disposto tra i dettami del Cio e una tendenza sempre più diffusa e incline a favorire politiche in quella direzione. La sostenibilità è un dogma ormai irrinunciabile per chi vuole ambire a costruire progetti vincenti in ottica futura”, racconta in esclusiva a GEA.

DIALOGO AMBIENTALISTA

Eppure non tutto è facile. Il presidente del Coni sa perfettamente che l’interlocuzione con le organizzazioni ambientaliste non è facile. Il timore che l’impatto infrastrutturale di Milano-Cortina possa incidere sul delicato ecosistema alpino è elevato. “Abbiamo un dialogo aperto e costante per illustrare in modo trasparente ogni tipo di intervento. Non c’è alcuna volontà di deturpare il paesaggio o impattare in modo irresponsabile a livello ambientale. È un tema che sta a cuore all’intera organizzazione nell’interesse del Paese e del suo sviluppo”, la sottolineatura fondamentale in vista dei ‘lavori’ che dovranno essere svolti nell’immediato futuro.

BOB A CORTINA

Sono due i temi caldi: la pista di bob a Cortina e la tangenzialina di Bormio. Nel primo caso c’è chi, addirittura, ha proposto di emigrare in Austria o di recuperare l’impianto olimpico del 2006 di Cesena Torinese: “Sono passati tre anni dall’assegnazione dei Giochi a Milano Cortina, risultato che ci ha inorgoglito, frutto di un lavoro straordinario capace di valorizzare le nuove regole d’ingaggio del Cio con un progetto low cost. Chi ha scelto il nostro bid lo ha fatto sulla base di un dossier preciso, sarebbe poco rispettoso e serio cambiare in corso gli orientamenti assunti, gratificati dal voto del Comitato Olimpico Internazionale. Senza dimenticare che parliamo di un intervento relativo a un’infrastruttura che versa in condizioni di degrado da molti anni”, dice Malagò. Insomma, Innsbruck è da escludere così come Cesana e ciascuna per ragioni diverse. Cortina avrà una pista nuova, anche a costo di esborsi non proprio in linea con la progettualità a bassi costi.

TANGENZIALE A BORMIO

Quanto al secondo tema, quello della ‘tangenzialina’ di Bormio, la posizione del presidente del Coni è netta: “Non entro nel merito degli interventi viari. Ci sono due distinti piani di lavoro, uno prettamente sportivo, direttamente riconducibile alla Fondazione che presiedo, e quello infrastrutturale che è una prerogativa afferente a un’agenda di emanazione pubblica. È stato nominato il Commissario Luigi Valerio Sant’Andrea per gestire con procedure semplificate la progettazione e l’esecuzione di interventi stradali e ferroviari tra Lombardia e Veneto”.

TERRITORI E LEGACY

La volontà del Coni e della Fondazione Milano Cortina è quella di lasciare qualcosa di concreto ai territori coinvolti. “Una legacy che va oltre le infrastrutture, un orizzonte vincente per affrontare il futuro”, puntualizza Malagò. “Ci sono studi importanti, realizzati da qualificati Atenei, che sottolineano la portata dell’indotto prodotto dall’evento, ma voglio soffermarmi sulla grande rilevanza delle ricadute immateriali. Sono quelle determinanti per il cambio di marcia nell’ottica di un Paese migliore”, sottolinea.

ENERGIA RINNOVABILE

Ma in concreto in che modo quelle del 2026 saranno le Olimpiadi più green di sempre? Malagò lo spiega in maniera semplice ed efficace: “Sarà dedicata una speciale attenzione alla massimizzazione dell’impiego di materiali riciclati o rinnovabili sia nella fase di costruzione delle strutture temporanee e permanenti, sia durante l’allestimento delle sedi olimpiche”. Nello specifico, “è anche previsto l’utilizzo esclusivo di energia da fonti rinnovabili, prodotta sul posto o acquistata da fonti certificate, per soddisfare il fabbisogno complessivo durate l’evento. È un crocevia nevralgico nell’attuazione del progetto, una delle declinazioni irrinunciabili”, spiega Malagò. Che ha un obiettivo ambizioso: “Spero che l’Olimpiade possa determinare un cambio di passo che incida a livello culturale, mettendo lo sport – sempre più – al centro delle politiche sociali come essenziale strumento di crescita e di benessere”.