Dl Niscemi in arrivo mercoledì. Meloni: “150 mln al Comune, Ciciliano commissario”

Il decreto per Niscemi approderà in consiglio dei ministri mercoledì e da giovedì i fondi per la cittadina siciliana inghiottita dalla frana saranno disponibili: 150 milioni solo al Comune nisseno, con un commissario straordinario che curerà il dossier, il capo della protezione civile Fabio Ciciliano.

Dopo la prima visita del 28 gennaio, Giorgia Meloni torna in Sicilia, per un sopralluogo delle aree colpite dal ciclone Harry. Accompagnata da Ciciliano, la presidente del Consiglio incontra alcuni cittadini sfollati, insieme al sindaco Massimiliano Conti, e annuncia le novità per Niscemi. Non dà tempistiche però, tantomeno quelle per stabilire la fascia di rispetto, il fronte di frana. Sarebbe “irresponsabile”, spiega. “Non posso e non voglio dare oggi una tempistica della quale non sono certa“, insiste la premier, assicurando però che l’allerta resta alta: “Credo che Niscemi sia il comune più monitorato d’Europa, perché ci sono tutte le migliori eccellenze, il genio militare, la protezione civile stessa, i vigili del fuoco. Stanno lavorando tutti, perché puntiamo a dare risposte su quale sia la fascia che bisognerebbe considerare non sicura e quale invece quella che si può recuperare. Per fare questo c’è bisogno del tempo che è necessario e non è una decisione che secondo me si può forzare”.

Al netto dello stanziamento di 150 milioni di euro al Comune per la demolizione, la ricostruzione, il governo lavora sulla viabilità, sulle scuole e sulla sistemazione temporanea dei cittadini che poi dovranno cercare un’altra casa e che “verranno indennizzati per poter comprare un’altra casa”.

Sarà prevista anche la sospensione dei tributi (come per tutti i territori che sono stati coinvolti dal ciclone in Sicilia, Calabria e Sardegna), fino ad aprile, “vuol dire rimandare il pagamento almeno ad ottobre”, spiega Meloni. Sia per i lavoratori dipendenti sia per i lavoratori autonomi, il ministero del Lavoro lavora poi ad ammortizzatori sociali per chi non può lavorare a causa degli eventi climatici. Il confronto sarà “partecipato” e porterà dare vita alle ordinanze. Il lavoro a Niscemi è “molto complesso”, ma “vorremmo che andasse in velocità”, precisa: “Per me qui è molto importante che non accada quello che è accaduto con la frana della fine degli anni 90“.

Nell’occhio del ciclone per la catastrofe, da Roma il ministro della Protezione civile ed ex governatore della Sicilia, Nello Musumeci, prova a difendersi dalle accuse di inadempienza: “I nostri avversari vorrebbero demolire una delle persone perbene che la politica italiana abbia avuto negli ultimi anni. Per questi detrattori, io sarei il responsabile numero uno di quello che non si è fatto in 28 anni”, lamenta, derubricando le accuse a “strumentalizzazioni“. “Quando tua nipote ti dice ‘nonno, ma io continuo a credere in te?’ questa è una domanda che non avrei mai voluto ricevere – racconta il ministro -. Faccio un’analisi comparativa fra l’attività politica e l’attività del navigante. Quando ti imbarchi non sai che mare trovi, puoi trovare il mare calmo o i marosi con i quali devi necessariamente combattere. L’importante è tenere ferma la rotta e non smarrire la serenità”.

Maltempo, Musumeci: “Frane Sicilia strutturali”. Urso: “Aiuti a imprese”. Schlein: “Gravi ritardi”

L’ondata di maltempo che ha colpito nei giorni scorsi Sicilia, Sardegna e Calabria accende il dibattito politico. Al centro dello scontro in parlamento la frana di Niscemi, ‘rivissuta’ alle Camere in un’informativa urgente del ministro per la Protezione Civile, Nello Musumeci.

Impietosa la sua fotografia del territorio: “Il rischio frane in Sicilia non è emergenziale, ma strutturale”, ha dichiarato citando i dati Ispra secondo cui 9 comuni su 10 nell’isola sono ad alto rischio. Musumeci ha difeso l’operato del sistema di allerta nazionale definendolo di “validità, efficienza ed efficacia” ma ha usato toni durissimi contro chi ha mosso critiche nei giorni scorsi. “C’è stata una campagna che è andata ben oltre la normale dialettica politica – ha richiamato le Aule – non sono mancati i veri e propri sciacalli in giacca e cravatta che hanno cercato in malafede un capro espiatorio”. Su Niscemi il ministro ha riferito di un’accelerazione improvvisa del movimento franoso, con un fronte che ha superato i 4 km di larghezza. Se da un lato ha garantito che le risorse ci sono e che il Governo integrerà i fondi per le tre Regioni colpite dagli eventi, dall’altro ha chiarito che la soluzione per le famiglie evacuate non è ancora definita: “Spetta alle autorità comunali avanzare una proposta risolutiva, i sindaci sono la prima autorità di Protezione Civile”. Musumeci ha poi rivendicato con “legittimo orgoglio” il suo passato da Governatore, affermando che sotto la sua presidenza la Sicilia è stata la prima regione in Italia per spesa contro il dissesto, impegnando oltre il 90% dei 540 milioni disponibili, e ha ammonito: “Non sono disposto a fare da copertura a chi aveva il compito istituzionale dopo il 1997 di intervenire e non lo ha fatto”.

A gettare qualche ombra sulla gestione dei fatti è stato Fabio Ciciliano, capo del Dipartimento della Protezione Civile. In commissione Insularità Ciciliano ha definito l’evento meteorologico come “raro ed estremo”, con mareggiate distruttive e piogge che in pochi giorni hanno eguagliato la media di 8 mesi. Tuttavia, parlando della frana di Niscemi conosciuta fin dal 1790, ha ammesso con schiettezza: “È di tutta evidenza che forse qualcosa di più si sarebbe potuto fare“. Il capo della Protezione Civile ha confermato poi che una parte della fascia di rispetto di 150 metri “sarà sicuramente impossibile da ripopolare”, con abitazioni destinate alla demolizione o alla distruzione naturale. La partita degli aiuti si sposta ora sulle relazioni di stima dei danni che i governatori dovranno inviare a Roma, con cifre che, secondo le prime stime locali, potrebbero toccare i 2 miliardi di euro solo in Sicilia.

Sul fronte economico il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha cercato di rassicurare il tessuto produttivo, annunciando misure simili a quelle adottate per l’Emilia Romagna, come l’estensione del fondo di garanzia per le micro-imprese. Urso ha inoltre sottolineato l’importanza dell’assicurazione obbligatoria contro gli eventi catastrofali, scattata a inizio 2026, pur ammettendo che eventi di tale portata richiedono una riflessione sulla copertura dei rischi.

Le rassicurazioni del governo non hanno placato le critiche delle opposizioni, su tutte quella della segretaria Pd Elly Schlein: “Il governo è arrivato tardi. Si sono persi giorni preziosi, e le ore fanno la differenza in emergenze come queste”. Ancora più dura Raffaella Paita (Italia Viva), che ha chiesto apertamente le dimissioni di Musumeci, accusandolo di “inerzia e mancanza di programmazione” e di aver “volgarmente” attaccato l’attuale presidenza regionale per coprire le proprie responsabilità passate. Il senatore M5s Pietro Lorefice ha respinto le accuse di sciacallaggio: “Parlare così è offensivo verso i cittadini, negli ultimi 25 anni in Sicilia ha governato quasi sempre il centrodestra, basta alibi”, mentre Marco Lombardo (Azione) ha definito l’informativa di Musumeci “semplicemente imbarazzante”, accusandolo di aver trasformato un momento di chiarezza istituzionale in una “difesa d’ufficio del suo ruolo”

Maltempo, Meloni in Sicilia: “Dispiaciuta da polemiche per i 100 mln, al lavoro sul decreto”

Il sorvolo in elicottero sui luoghi della catastrofe in Sicilia, poi un sopralluogo a Niscemi, la città che crolla. Quindi, un vertice a Catania con il Ministro per la Protezione Civile Nello Musumeci, il presidente della Regione Sicilia, Renato Schifani, il Capo Dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, sindaci e prefetti di Catania, Messina e Siracusa. La premier Giorgia Meloni trascorre la giornata a fare il punto sugli strascichi del ciclone Harry e si confessa “dispiaciuta” dalle polemiche: “Abbiamo accompagnato lo stato d’emergenza con un primo stanziamento di 100 milioni di euro, devo dire che sono dispiaciuta per le polemiche, soprattutto qui in Sicilia. Nelle riunioni fatte con i presidenti prima dello stanziamento abbiamo ampiamente chiarito che si è trattato di un primissimo stanziamento emergenziale, per dare intanto un contributo immediato a cittadini e imprese”, scandisce durante il vertice di Catania.

La presidente del Consiglio ribadisce la “massima attenzione” del Governo per l’emergenza e ricorda che l’esecutivo sta lavorando alla definizione del decreto-legge di assegnazione delle risorse necessarie. A Niscemi, promette, non si verificherà quello che è successo con la frana del 1997, quando gli interventi arrivarono anni dopo: “Il Governo agirà velocemente con gli indennizzi”, dice al sindaco Massimiliano Conti e si impegna a fissare un nuovo incontro tra circa due settimane per prendere decisioni più dettagliate, alla luce delle necessarie informazioni.

La frana nel paese nisseno che ha portato all’evacuazione di 1500 persone è ancora attiva. La premier conferma l’impegno per assistere gli sfollati, a favore dei quali è stato già previsto un contributo per la sistemazione, per ripristinare la viabilità, la ripresa dell’attività scolastica e la funzionalità della rete di forniture di gas ed energia elettrica. A rendere complesso il quadro è l’impossibilità, finché la frana rimarrà attiva, di identificare con esattezza l’area su cui intervenire e stabilire di conseguenza le modalità di intervento.

Intanto con un ordine del giorno la Regione guidata da Renato Schifani vota (a scrutinio segreto) per utilizzare per l’emergenza i fondi destinati al Ponte sullo Stretto di Messina. La stessa proposta avanzata dal Pd: “Mettiamo questi fondi a servizio dei territori che stanno soffrendo. Chiediamo risorse, di sospendere i tributi per i cittadini colpiti, chiediamo pure di fare un grande piano di prevenzione del dissesto idrogeologico perché il nostro Paese è troppo fragile. Questo è l’effetto del cambiamento climatico, che rende più frequenti e intensi gli eventi estremi”, afferma la segretaria, Elly Schlein, in conferenza stampa. Il Movimento 5 Stelle invece stanzia un milione di euro dai tagli degli stipendi degli eletti “Noi possiamo agire come sempre abbiamo fatto”, spiega il leader, Giuseppe Conte. “Ovviamente la parte da leone la deve fare il governo con grande speditezza. I soldi ci sono e si possono prendere sicuramente da quel progetto faraonico del Ponte sullo Stretto, ricordiamo che in quei 13 miliardi ci sono anche i soldi dei fondi di coesione della Sicilia e della Calabria”.

Per Musumeci a Niscemi si è trattato di una sciagura “annunciata”. Che quel terreno fosse franoso “lo sapevano anche i bambini. Le esperienze passate purtroppo non hanno insegnato nulla”. E sui soldi del ponte: “Non sono iscritto al partito del Benaltrismo – replica a Schlein e Conte -. Il ponte è necessario, come le infrastrutture idriche. I soldi ci sono stati in passato, ma destinati altrove. Abbiamo costituito una struttura nazionale che si occupa solo di siccità”. La pioggia “è solo una concausa. Ma non la sola. La pianificazione urbanistica di quell’area non ha tenuto conto della fragilità del suolo. Troppa pressione antropica, lì non si doveva costruire”.

Frana continua a inghiottire Niscemi, mille sfollati. Sindaco: “Situazione drammatica”

photo credit: Local Team

 

Niscemi continua a franare sotto la pioggia che non dà tregua e lo stato d’emergenza nazionale dichiarato oggi per Calabria, Sicilia e Sardegna non copre questa nuova catastrofe. Nella sola zona rossa della cittadina nissena sono già oltre mille gli sfollati.

Il capo della Protezione civile Fabio Ciciliano presiede una riunione con il centro operativo comunale e la Prefettura. “Molte persone hanno trovato una sistemazione di fortuna nelle seconde case e presso parenti e amici“, fa sapere il sindaco Massimiliano Valentino Conti, assicurando che sono stati previsti diversi interventi di sostegno immediato e a breve termine, ma confermando che i cittadini non potranno rientrare presto nelle case perché continua a piovere e le frane non si arrestano. “È una frana assolutamente drammatica, non voglio che nessuno prenda sotto gamba questo evento“, dice il primo cittadino in un video sui social. Il ministro della Protezione civile, Nello Musumeci, assicura la “massima collaborazione del governo” già dalle prime ore del disastro, iniziato ieri.

La situazione è da catastrofe“, denuncia il vice presidente dell’Ars, Nuccio Di Paola, dopo un sopralluogo. “Sta crollando mezza città“, riferisce e racconta di “persone in ciabatte, perché fatte evacuare tempestivamente”. Uno scenario “impressionante” che “richiede attenzione immediata dai governi regionale e nazionale“, insiste. La cittadina rischia anche l’isolamento, perché due delle tre vie d’accesso alla città sono state inghiottite dalle frane. Per la messa in sicurezza e la ricostruzione si prevede già che serviranno decine di milioni. “Saremo implacabili e attenti per controllare l’operato di quella politica che negli anni ha pensato a tutto, tranne che alla messa in sicurezza del territorio e alla realizzazione di infrastrutture realmente necessarie“, garantisce Di Paola, che domanda che si renda immediatamente disponibile il miliardo e 300 milioni di fondi dei siciliani che “il governo vuole destinare al ponte sullo Stretto”.

Il paese che frana è il “simbolo del fallimento totale di questo governo”, tuona Angelo Bonelli che, davanti a eventi meteo estremi sempre più violenti continua a denunciare la “destra negazionista e climafreghista” che combatte il Green Deal e le politiche ambientali, salvo poi “presentarsi sulle macerie a parlare di prevenzione”. Sicilia e Calabria sono oggi tra le aree più esposte al rischio idrogeologico, aggravato dalla tropicalizzazione del clima. In tre anni, per l’esponente di Avs, gli eventi meteo estremi hanno causato circa 30 miliardi di euro di danni: “Numeri enormi che raccontano l’irresponsabilità di chi governa. Di fronte a territori che franano e a città lasciate senza protezione, la destra al governo sceglie di non investire in prevenzione, ma di buttare 14 miliardi di euro nel progetto propagandistico del Ponte sullo Stretto di Messina. È una scelta politica chiara: sacrificare la sicurezza delle persone sull’altare di un’opera inutile”. Sul dissesto idrogeologico “il governo ha completamente tirato i remi in barca tagliando dal Pnrr 6,5 miliardi di euro e su cui persino l’Ance aveva lanciato l’allarme”, fa eco la senatrice M5s Ketty Damante, che domanda interventi decisi per garantire alle famiglie evacuate una sistemazione oltre che il ripristino dei servizi essenziali come viabilità e scuole. Anche il Pd chiede risposte immediate per un’emergenza che non è solo locale, ma è nazionale, sottolinea la senatrice Enza Rando, firmataria con Antonio Nicita di un’interrogazione urgente ai ministri per la protezione civile, delle infrastrutture e dell’ambiente sulla frana di Niscemi. “È la mia città – afferma -, la città in cui sono nata e cresciuta, e oggi vedere centinaia di persone evacuate e interi quartieri a rischio impone un’assunzione di responsabilità immediata da parte del Governo”. La senatrice dem domanda lo stato di emergenza nazionale per Niscemi. “Questa vicenda rappresenta un monito sui ritardi negli interventi contro il dissesto idrogeologico – scandisce -: la prevenzione non può più essere rinviata, soprattutto quando è in gioco la sicurezza di un’intera comunità”.