Filtra ottimismo sui dazi. Tajani: Parole Trump concilianti, ok al 15% se flat

Filtra ottimismo sui dazi dopo la visita negli Usa del commissario europeo al Commercio, Maros Sefcovic, volato a Washington per mitigare l’annuncio del presidente Donald Trump di tariffe al 30% verso l’Unione europea. A vedere una luce in fondo al tunnel è Antonio Tajani. Il ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale nel parla sul palco del Congresso Cisl a Roma, dicendosi fiducioso sull’esito delle trattative: “Sono abbastanza ottimista, credo si troverà un accordo entro il primo agosto” e invita a “non essere arrendevoli o arroganti: schiena dritta”, anche perché “le dichiarazioni di Trump sono concilianti, mi lasciano ben sperare”.

Due i giorni trascorsi negli Usa da Sefcovic, oggi tornato a Bruxelles per aggiornare gli Stati membri sulle trattative. Una possibilità per centrare l’intesa, secondo Tajani, esiste. Malgrado le ragioni degli Usa: “Chiedono un riequilibrio della bilancia commerciale, è vero che oggi siamo in una posizione di vantaggio ma questo non deve tradursi in una condizione di svantaggio”. La Commissione Ue sta quindi spingendo “per un accordo equo”, che non si ottiene con “minacce, ritorsioni o frasi roboanti”. Quindi niente contro-dazi. E toni bassi.

Per l’Europa, azzarda il vicepremier, l’accordo sarebbe equo se le tariffe fossero flat. “Dazi al 15%? Se ne può discutere se è flat – sottolinea – sopra il 15% sarebbe inaccettabile”, ma non sono importanti tanto le percentuali “quanto i settori” coinvolti dalle tariffe. Il 15% andrebbe anche bene, secondo Tajani, purché poi “non si metta il 70% al farmaceutico”. Ovvero uno dei tanti settori chiave dell’export italiano. Tajani lo chiarisce quando sgrava l’Ue dalle responsabilità attuali: “Sia chiaro, non è colpa dell’Europa se ci sono i dazi. Quindi dobbiamo trattare il più possibile e impedire che ci siano danni su settori come farmaceutico, automotive, agroalimentare”.

Eppure gli italiani sono spaventati dai dazi. Secondo uno studio Bocconi-Swg, l’83% teme una guerra commerciale con gli Usa. Ipotesi a cui Tajani non vuole proprio pensare: “Spero si arrivi ad una conclusione positiva e che non sia l’inizio di una guerra commerciale che non farebbe bene a nessuno. Abbiamo bisogno degli Usa e gli Usa hanno bisogno dell’Europa, questo è quel che ho detto nella mia visita negli Usa”. Perché alla fine, lascia intendere il titolare della Farnesina, la trattativa “è competenza esclusiva” della Commissione Ue, ma l’Italia “sta aiutando” in prima linea. L’import-export con l’altra sponda dell’Atlantico “è fondamentale – ribadisce Tajani – come dimostra il recente accordo sul gas”.

Dal G7 di Durban anche il ministro dell’economia e finanze Giancarlo Giorgetti ha sfiorato l’argomento: “Siamo preoccupati per l’impatto dell’incertezza economica e delle persistenti tensioni commerciali sulle nostre economie. L’indebolimento del tasso di cambio del dollaro USA si sta accumulando all’effetto dell’aumento dei dazi commerciali”. Raffaele Fitto, Vicepresidente Esecutivo della Commissione Europea per la Coesione e le Riforme, non entra nel merito della vicenda visto il ruolo ricoperto ma auspica una veloce intesa: “Sarebbe un punto di caduta positivo. Non entro nel merito perché c’è una trattativa molto serrata e i commenti servono a poco”. Chi invece gradirebbe un intervento a gamba tesa dell’Europa è Romano Prodi: “Una forte risposta europea è possibile, come hanno dimostrato Cina e Canada, purché si adotti una politica unitaria e la si applichi senza alcun complesso di inferiorità, con la coscienza che anche fra amici non solo è legittimo ma è doveroso difendere i propri interessi”.