La Difesa cambia, entro 6 mesi riforma in cdm: si punta su Riserva e cybersicurezza

Il quadro geopolitico continua a evolvere con una velocità sorprendente e anche la Difesa italiana cambia pelle.

Entro sei mesi, secondo quanto filtra da fonti istituzionali, sul tavolo del consiglio dei ministri arriverà il disegno di legge di revisione delle forze armate. Non si potrebbe aspettare oltre, date le rapide trasformazioni degli equilibri mondiali. Si dovrà quindi intervenire sulle capacità operative, sulla semplificazione dei processi amministrativi e sulla riorganizzazione di strutture e personale. Allo studio, c’è la creazione di una Riserva, così come lo sviluppo delle capacità di cybersicurezza. Oggi si è riunito per la prima volta il Comitato Strategico incaricato di avviare i lavori preliminari per la definizione del Ddl, che dovrà elaborare una proposta quanto più strutturata e coerente possibile, capace di rispondere alle esigenze operative, organizzative e strategiche del Paese, “in linea con gli impegni internazionali assunti dall’Italia“, ricorda il ministero.

È arrivato il momento di adeguare le forze armate al nuovo contesto geopolitico. Serve una riforma complessiva e profonda, che riguardi l’Istituzione nel suo insieme: non una riforma del ministro, ma una riforma delle forze armate“, tiene a precisare il ministro Guido Crosetto in apertura dei lavori. Il percorso avviato ha natura tecnica e operativa, “non politica“, specifica il dicastero di via XX Settembre e si fonda sul contributo di chi opera quotidianamente nel settore della difesa e sicurezza, in ambito nazionale e internazionale.

La Difesa, osserva Crosetto, rappresenta “il garante delle nostre libertà” in uno scenario internazionale segnato da crisi e conflitti, ribadendo la necessità di fondare la revisione sull’esperienza concreta di chi opera sul campo. Le forze armate saranno infatti pienamente coinvolte in tutte le fasi di analisi ed elaborazione. “Quando la riforma sarà discussa in Parlamento, non sarà il ministro a spiegarla: manderò le forze armate, uomini e donne che conoscono i limiti attuali e le necessità reali“, sottolinea. Il disegno di legge punterà a ottimizzare l’impiego delle risorse pubbliche e a rafforzare la sicurezza nazionale, rendendo la Difesa uno strumento “più resiliente, rispondente alle nuove sfide e reattivo“. I lavori procederanno con “tempi rapidi”, viene ribadito, e in un quadro di “piena collaborazione tra tutte le Istituzioni, con l’obiettivo di rafforzare il ruolo dell’Italia nello scenario internazionale“.

Barachini: “Legge sull’editoria è del 1987, sacrosanto cambiare. Sistema italiano è fragile”

Credo che sia sacrosanto quello che il presidente Lasorella ha detto, fa parte di una riflessione che molti di noi hanno fatto in questo periodo. Il sistema dell’editoria sta cambiando in maniera vorticosa e la legge è del 1987“. Lo dice il sottosegretario all’Editoria e l’informazione, Alberto Barachini, ospite della nuova puntata del #GeaTalk (vedi qui l’intervista integrale), rispondendo indirettamente al presidente dell’Autorità per Garanzie nelle Comunicazioni, Giacomo Lasorella, che alla presentazione della Relazione annuale 2024 sull’attività svolta e sui programmi di lavoro, aveva avanzato l’idea di portare modifiche alla legge di settore. “Basta pensare a questi due elementi – spiega -: il cambiamento, la digitalizzazione del web, poi dei social e l’Intelligenza artificiale, e una legge del 1987, per comprendere che qualcosa sicuramente va rivisto“. Ma “può essere un’occasione per introdurre paletti, norme, regole che difendano l’informazione professionale, che tutelino il lavoro e in qualche modo ci proteggano dagli sviluppi non necessariamente virtuosi della tecnologia. Perché la tecnologia non si arresta, non va contrastata ma a mio parere, come tutte le libertà, deve avere un margine di regole”. Ma allo stesso tempo occorre “Rovesciare la narrazione che l’informazione non sia un bene legato al business, è una delle prime chiavi per arrivare a degli accordi che sorreggono un sistema“, continua la riflessione. “La nostra preoccupazione è che il sistema nazionale dell’informazione italiana è fragile, e lo certificano anche i dati diffusi oggi dalla relazione di Agcom e le parole del presidente Lasorella – aggiunge Barachini -. Oggi il sistema editoriale è abbastanza fragile, quindi va tutelato e difeso nell’interesse nazionale e nell’interesse anche occupazionale del Paese“.