Rinnovabili

PoliMi: “Il 2021 un anno sprecato per le rinnovabili”

1,3 Gigawatt. È la capacità di rinnovabili installata in Italia nel 2021. Tanto? Poco? Dipende. È molto più rispetto all’anno precedente, e allo stesso tempo è un tasso di installazione troppo debole per gli obiettivi di decarbonizzazione al 2030 e al 2050. Ma 1,3 Gigawatt – e qui viene il dato più curioso – equivale anche alla potenza che abbiamo perso fino ad oggi a causa dell’invecchiamento di impianti fotovoltaici installati oltre dieci anni fa, e mai rinnovati. In altre parole: installiamo oggi per colmare una perdita che potrebbe essere evitabile.

La proiezione è calcolata all’interno del Renewable Energy Report del Politecnico di Milano, appena pubblicato. Un report che, non a caso, ha parlato del 2021 come ennesimo “anno sprecato” per il mercato delle rinnovabili. Ma che indica il tema del revamping e del repowering delle installazioni esistenti come una delle leve per investire sul futuro in maniera integrata.

Anche perché il patrimonio di impianti ormai datati è grande. Il 75% delle potenza fotovoltaica oggi a disposizione in Italia è stata installata tra il 2010 e il 2013, nell’ambito degli incentivi del Conto Energia. Una stagione importante quella, “che ha avuto il pregio di farci prendere coscienza sul ruolo e sul potenziale delle rinnovabili nel mix energetico” spiega Davide Chiaroni, cofondatore dell’Energy&Strategy del Politecnico di Milano, “anche se, col senno di poi, un sistema di incentivazione forse troppo generoso”, che aveva portato in pochissimi anni a una corsa all’installazione improvvisa.

Una delle eredità di quella stagione”, continua Chiaroni, “è stata una diffusione sul territorio di progetti non sempre ben ottimizzati, spesso realizzati da imprese che installavano per la prima volta. Impianti che oggi producono tra il 6,2% e 8,5% in meno”. Diventa allora fondamentale intervenire per non perdere gli sforzi fatti. Con ricostruzioni, rifacimenti, riattivazioni e potenziamenti. “Anche perché dal punto di vista tecnologico” continua Chiaroni, “un impianto fotovoltaico oggi, a parità di superficie coperta, riuscirebbe a produrre oltre il 20% in più”.

Certo, non è semplice attivare una campagna di riqualificazione efficace. Soprattutto per stimolare chi, dieci anni fa, ha investito su taglie di impianti né troppo grandi né troppo piccole, e che quindi può non avere un interesse economico importante nell’intervenire nuovamente. “Un punto di partenza possono essere proposte che invitano i proprietari a sentirsi responsabili verso la comunità” conclude Chiaroni. Il futuro energetico ci riguarda da vicino.

idrogeno verde

Idrogeno verde come principale vettore per la decarbonizzazione

Arrivare a coprire entro il 2050 fino a circa un quarto del fabbisogno totale di energia, riducendo nel contempo le emissioni di CO2 di 560 milioni di tonnellate. Sono queste le potenzialità, delineate nel report ‘Hydrogen Roadmap Europe: Un percorso sostenibile per la transizione energetica europea’, che fanno dell’idrogeno verde un’indiscutibile alleato sulla strada verso la decarbonizzazione. Un’arma cruciale soprattutto per alcuni comparti industriali come la chimica e la siderurgia, ma anche nel campo dell’aviazione e dei trasporti marittimi.

L’idrogeno verde è il primo vettore della transizione energetica in virtù delle sue caratteristiche: è infatti sostenibile al 100% perché derivante dall’elettrolisi dell’acqua in speciali celle elettrochimiche alimentate da elettricità prodotta da fonti rinnovabili. Oggi le principali forme di produzione di idrogeno sono basate sull’utilizzo di materie prime e combustibili fossili, e vanno dunque a impattare sull’ambiente. Mentre il cosiddetto idrogeno blu prevede l’adozione di sistemi di cattura del carbonio alla fine di questo processo, ma con costi di cattura e stoccaggio della CO2 ancora proibitivi.

Cosa frena allora il pieno sviluppo di un’economia basata sull’idrogeno verde? Anche in questo caso la controindicazione viene dagli elevati costi. Secondo un’elaborazione di Snam del 2019, soltanto nel 2030 l’idrogeno verde sarà conveniente come quello grigio, ricavato dal metano. Fino a pochi anni fa l’ostacolo principale era l’elevato costo di produzione delle energie rinnovabili. Ma ora che questo problema è stato in gran parte superato, all’orizzonte si affacciano altre sfide. L’Agenzia Internazionale dell’Energia ha individuato tre principali categorie di problemi da risolvere. Il primo è l’incertezza politica e tecnologica, che rischia di rendere lo sviluppo di progetti innovativi non sufficientemente attrattivo dal punto di vista finanziario. Altro nodo da sciogliere è la complessità della catena del valore e la necessità di sviluppo di un’infrastruttura adeguata al trasporto e alla distribuzione dell’idrogeno verde. Infine, vanno definiti regolamentazioni e standard condivisi ed accettati a livello internazionale.

idrogeno

Serve dunque uno sforzo coordinato a livello globale, con l’Europa che è pronta a fare la propria parte. La strategia sull’idrogeno varata da Bruxelles prevede investimenti tra 180 e 470 miliardi di euro fino al 2050, sia per aumentare la capacità di elettrolisi, sia per adeguare la produzione di energie rinnovabili al fabbisogno degli stessi elettrolizzatori. Il piano italiano per avviare l’economia dell’idrogeno a basse emissioni di carbonio mette invece sul piatto 10 miliardi di euro fino al 2030, con un impatto stimato anche sul mondo del lavoro legato alla creazione di 200mila posti di lavoro. Tra i progetti capofila c’è quello su Acciaierie Italia, l’ex Ilva: la nuova società che mette insieme capitali pubblici e privati punta forte sull’idrogeno e, attraverso investimenti per 4,7 miliardi di euro, mira ad arrivare a produrre 8 milioni di tonnellate di acciaio nel 2025, abbattendo di circa il 40% la CO2 e del 30% le polveri sottili. Mentre il target decennale è la totale eliminazione del carbon coke, virando sull’idrogeno. Anche un player di primissimo piano del comparto energetico come Enel ha già avviato progetti sull’idrogeno verde, puntando su un modello ‘diffuso’ che prevede gli elettolizzatori installati vicino ai siti di consumo, in modo da ridurre la necessità di infrastrutture di trasporto di H2 e aumentare stabilità del sistema di alimentazione elettrica. Il gruppo prevede di aumentare la propria capacità di idrogeno verde a oltre 2 GW entro il 2030.

fotovoltaico

Nel 2021 il fotovoltaico vince il primato tra le rinnovabili (+30% installazioni)

Con il via libera della Commissione Ue al ‘RepowerEU‘, la corsa verso le rinnovabili si fa più veloce. Attraverso una strategia solare europea sarà necessario raddoppiare la capacità fotovoltaica entro il 2025 e installare 600 Gigawatt entro il 2030. I tetti solari saranno una parte fondamentale del piano, con l’obbligo legale per gli Stati membri di installare i pannelli sui nuovi edifici pubblici e commerciali e su quelli residenziali, cioè le case. Ma l’Italia è pronta davvero ad accogliere questa sfida? Sul fronte delle rinnovabili il Paese è ancora indietro. Come ha ricordato il Politecnico di Milano nel Rapporto sulle energie rinnovabili (RER), realizzato dall’Energy & Strategy della School of Management, l’Italia è decisamente indietro ed è lontana dal raggiungimento degli obiettivi al 2030. Mancano – spiega il rapporto – una programmazione integrata e coerente e gli investimenti.

Il fotovoltaico, però, tra le fonti rinnovabili, è quella che nel 2021 ha conquistato il primato delle nuove installazioni, con 935 MW di nuovi impianti (+30% rispetto al 2020). Attualmente nel nostro Paese il volume complessivo di potenza fotovoltaica installata è pari a circa 22,6 GW. Si tratta di 1.015.239 impianti: il 92% di questi è di potenza inferiore a 20 kW e si concentra nelle regioni del Nord Italia (che ospita il 56% degli impianti di piccola taglia, per un totale di 2,7 GW). Al contrario, la potenza installata in impianti di media taglia è distribuita tra Nord, Sud e Isole. Per quanto riguarda gli impianti di grande taglia, le regioni del Sud e le isole cubano l’11% dell’intera potenza installata, suddivisa tra 536 impianti. Lombardia e Veneto sono le Regioni che hanno fatto registrare una crescita maggiore di impianti (+10%) tra il 2020 e il 2021. La potenza pro-capite è di circa 0,38 kW/abitante.

Dal rapporto del PoliMi emerge come i dati del 2021 confermino la crescita degli impianti di piccola e media taglia a discapito degli impianti con potenza superiore a 1 MW. In particolare, lo scorso anno non è stata registrata nuova potenza da impianti di taglia superiore a 10 MW: il 10% della nuova capacità fa unicamente riferimento a impianti di taglia compresa tra 1 MW e 10 MW. Degli oltre 79mila impianti installati nel 2021, il 92% è di piccola taglia (potenza minore di 12 kW) e le regioni del Nord cubano il 58% del totale delle nuove installazioni di fotovoltaico del 2021 (935 MW). Sul fronte europeo, si evidenzia per tutti i Paesi un trend di crescita dal 2010 al 2021. In valore assoluto, è la Germania a possedere la maggiore capacità installata con oltre 58 GW nel 2021, seguita dall’Italia con quasi 23 GW.

ROBERTO CINGOLANI

Così riusciremo a risparmiare energia e a pagare di meno

Aiutare le famiglie a risparmiare sui consumi energetici e ridurre fino al 34% le bollette di luce e gas è tra le ‘Linee guida per il risparmio energetico a casa’ presentate oggi alla Camera dei deputati, nel corso di una conferenza stampa organizzata da Società italiana di medicina ambientale (Sima) in collaborazione con Consumerismo.

“Mai come in questo momento il “risparmio energetico è contemporaneamente una concreta opportunità economica e un dovere nei confronti dell’ambiente“, si legge nel documento. “Alcuni studi evidenziano che le abitudini dell’utente nei confronti dell’uso corretto dell’energia hanno un ruolo importante nel ridurre gli sprechi energetici: l’educazione e la modifica dei comportamenti del cittadino è l’area che può generare la riduzione di consumi più significativa, pari al 34% dei consumi totali di energia“.

L’attuazione di un “programma di risparmio energetico” insieme alla diversificazione delle forniture di gas su sette paesi africani ci consentiranno di “raggiungere l’indipendenza dalle importazioni russe dalla seconda metà del 2024”, ha annunciato Roberto Cingolani, ministro della Transizione ecologica in un videomessaggio inviato in occasione la conferenza stampa alla Camera.

Risparmiare è un elemento fondamentale per diventare autonomi. In questo senso sono diverse le misure che possono essere applicate: dal “controllo dell’utilizzo dell’energia nel riscaldamento – come l’abbassamento della temperatura residenziale di 1 grado – all’interrompibilità nel settore industriale per brevi periodi”, ha spiegato il ministro. Inoltre, si può lavorare “sull’accelerazione dell’uso di rinnovabili e di carburanti alternativi”.

Discutere di risparmio energetico è importante, perché ci aiuterà in futuro a ridurre le sorgenti fossili, ma anche a vivere in maniera più compatibile la transizione ecologica”, ha concluso Cingolani.

ELEONORA EVI

Evi (Verdi): “Su energia serve una risposta pronta e decisa dall’Ue”

Risposta “pronta e decisa dall’Ue” in termini di politiche energetiche e ambientali di fronte agli sviluppi in Ucraina e al rincaro dei prezzi dell’energia. È quella che evoca in un’intervista a GEA Eleonora Evi, eurodeputata dei Verdi europei (Greens/EFA), secondo cui le politiche dell’Ue dovranno puntare, più di prima, su efficienza energetica e rinnovabili.

La guerra di Russia in Ucraina è slittata in cima all’agenda delle istituzioni comunitarie. Qual è l’impatto sui lavori del Parlamento Europeo sul Green Deal e sui vari dossier del pacchetto sul clima ‘Fit for 55’?
“La tragedia che si sta compiendo in Ucraina ha necessariamente un impatto sulle negoziazioni dei dossier del pacchetto ‘Fit for 55’. Per quanto, alla luce dell’evidenza scientifica, non necessitassimo di ulteriori ragioni per accelerare la transizione verso un’economia neutrale al clima e basata esclusivamente sull’uso di energia da fonti rinnovabili, la guerra di Putin ci dimostra ancora una volta l’insensatezza della dipendenza europea dalle importazioni di gas così come di ogni tipo di combustibile fossile. Decenni di politiche miopi e l’assenza di azioni concrete su rinnovabili ed efficienza energetica non ci permettono più il lusso di tentennamenti e procrastinazioni. La stessa Commissione europea ha chiesto al Parlamento e al Consiglio di accelerare l’adozione delle misure chiave del pacchetto ‘Fit for 55’, ivi inclusi obiettivi più ambiziosi per il 2030 in merito alla riduzione delle emissioni di gas serra e all’efficienza energetica”.

Prima dell’inizio della guerra, la Commissione Ue aveva previsto di arrivare a finalizzare la maggior parte dei dossier del ‘Fit for 55’ prima della prossima COP27 (Conferenza sul clima delle Nazioni Unite) di Sharm el-Sheikh che si terrà in autunno. C’è il rischio di un rallentamento sulla tabella di marcia?
“La priorità politica del gruppo dei Verdi/ALE, nonché mia battaglia personale, è quella di assicurare maggiore ambizione normativa nei dossier del ‘Fit for 55’ in linea con quanto ci chiedono l’urgenza della crisi climatica e l’accordo di Parigi. Alla luce degli attuali tragici sviluppi in Ucraina, congiuntamente all’innalzamento vertiginoso dei prezzi dell’energia, si rivela quanto mai necessaria una risposta pronta e decisa da parte dell’Ue in termini di politiche energetiche ed ambientali che puntino convintamente, celermente e immediatamente su efficienza energetica e rinnovabili”.

Per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili russi, l’Esecutivo europeo punta ad alzare i target sulle energie rinnovabili proposti neanche un anno fa nel ‘Fit for 55’. La proposta andrà incontro alle richieste del Parlamento che già chiedeva un aumento al 45%, per il gruppo dei Verdi è abbastanza?
“La proposta della Commissione di aumentare l’obiettivo 2030 per le energie rinnovabili ad almeno il 40% è sicuramente un miglioramento rispetto al precedente obiettivo del 32%, ma vi è ancora purtroppo un grande divario tra questo timido livello di ambizione e quello che è invece necessario a garantire una transizione verso un’economia priva di combustibili fossili ed altamente efficiente entro il 2040, l’unico futuro compatibile con l’accordo di Parigi. Per raggiungere questo obiettivo, infatti, abbiamo bisogno di un target più elevato a livello Ue, ossia almeno il 50% come minimo indispensabile, suddiviso tra Stati membri in target nazionali vincolanti”.

L’Europarlamento ha chiesto un embargo totale sulle importazioni energetiche della Russia, ma gli Stati continuano a essere divisi sull’inclusione del petrolio e del gas. La proposta del premier Draghi di fissare un tetto al prezzo del gas russo (in alternativa a un embargo) potrebbe aiutare a trovare un compromesso in sede di vertice Ue?
“Draghi deve uscire dall’ambiguità e deve smetterla di difendere l’indifendibile, ovvero gli extraprofitti miliardari delle società energetiche che sono realizzati con i soldi delle famiglie, di cui 3,8 milioni stanno entrando nella povertà, e di molte imprese italiane che stanno fallendo per il caro energia. Draghi non ha il coraggio di decidere un contributo di solidarietà per prelevare il 100% degli extra profitti. È questa la proposta che Draghi dovrebbe avanzare in sede Ue. Chiediamo a Draghi di fissare un tetto nazionale per il prezzo del gas pari a 35 € MWh e di 45 € MWh per l’elettricità. Si sblocchino contestualmente i 200 GW di impianti da rinnovabili che rappresentano 4 volte il fabbisogno energetico del nostro paese e che ridurrebbero drasticamente il costo delle bollette”.

Lei è stata relatrice ombra per il gruppo dei Verdi della relazione sull’attuazione della direttiva sull’efficienza edifici, la cui proposta di revisione avanzata a dicembre ha fatto particolarmente discutere in Italia…
“Bisogna demistificare quella narrazione, da parte di una certa parte della stampa, che dipinge sempre e solo un’Europa cattiva, che in questo caso metterebbe le mani addirittura sulle case degli italiani. Ciò che invece raramente si sente dire è che la revisione della direttiva sulla prestazione energetica degli edifici è indispensabile se vogliamo concretizzare gli obiettivi del Green Deal europeo e assicurare il raggiungimento della neutralità climatica. Gli edifici sono infatti una delle maggiori cause di emissioni nell’UE e nel mondo, responsabili del 36% delle emissioni di CO2 e del 40% del consumo totale di energia. Questa revisione è un’occasione preziosa non solo per ridurre drasticamente l’impronta climatica del nostro patrimonio edilizio, ma anche per affrontare il problema della povertà energetica, che colpisce milioni di cittadini europei che non riescono a permettersi di riscaldare o rinfrescare adeguatamente le proprie abitazioni. La strumentalizzazione di questo tema da parte di certa stampa è del tutto fuorviante rispetto al fulcro del problema, che di fatto è rappresentato dalla presenza nel nostro Paese di edifici “colabrodo”, che inquinano e sprecano energia, contribuendo ad aggravare ulteriormente il problema del caro bollette. Senza dimenticare che una ristrutturazione in chiave di efficienza energetica degli edifici non ne aumenta soltanto la qualità, ma anche il valore immobiliare”.

Quali sono le sue idee per modificare la proposta della Commissione?
“Diversi elementi della proposta della Commissione rafforzano l’attuale quadro normativo. Tuttavia, la proposta presenta anche svariate lacune e aspetti da chiarire se si vuole garantire una normativa coerente e completa, soprattutto per quanto concerne le misure per incrementare i tassi di ristrutturazione del patrimonio edilizio esistente, promuovendo altresì pratiche e materiali sostenibili e circolari durante tutto il ciclo di vita degli edifici. Solo così potremo sfruttare i molteplici vantaggi associati a case, uffici, scuole e ospedali più performanti, che riducano la povertà energetica, taglino le emissioni, migliorino la qualità dell’aria, la salubrità e il comfort delle abitazioni, assicurando anche bollette più basse per tutti. Ecco perché è importante che la transizione ecologica parta da qui, al netto delle speculazioni narrative di chi ancora una volta vuole cavalcare l’onda dell’Europa matrigna, invece di mettere in luce l’urgenza dei cambiamenti da fare e i vantaggi concreti di queste misure, specialmente per le fasce più deboli della popolazione”.

L’Esecutivo europeo si è impegnato di recente a diventare, come istituzione, climaticamente neutrale al 2030, facendo leva su edifici più efficienti ma anche sul fare a meno di alcuni edifici e spazi. Seguirà una riflessione dello stesso tipo anche in Parlamento?
“Le istituzioni pubbliche, a partire da quelle europee, devono necessariamente avere un ruolo esemplare nella transizione verso un’economia neutrale al clima. È pertanto da accogliere con grande favore l’impegno della Commissione a diventare un’istituzione del tutto sostenibile entro la fine del decennio, per quanto sia necessario assicurare una vera riduzione delle emissioni e non puntare in misura sostanziale su misure di rimozione del carbonio. Grazie alla volontà della Commissione di rafforzare la cooperazione interistituzionale, si potranno diffondere e discutere concretamente le migliori pratiche e sviluppare approcci e azioni comuni per garantire che tutte le istituzioni europee, non solo la Commissione o il Parlamento, minimizzino il proprio impatto ambientale”.

eolico

Transizione verde, 9 italiani su 10 sono favorevoli

La guerra in Ucraina rende “ancora più urgente” investire nelle energie rinnovabili. Una necessità avvertita con sempre maggiore necessità per rispondere alla questione della sicurezza energetica dopo il deterioramento dei rapporti col fornitore russo, e soprattutto un modo per liberarsi dalla morsa del caro-prezzi che grava sull’economia delle famiglie. Sono praticamente 9 italiani su 10 a chiedere di procedere verso la transizione verde in campo energetico, come mostra il nuovo sondaggio Eurobarometro.

Condotto su un campione totale di oltre 26 mila cittadini dell’UE nell’ultima settimana di aprile, l’89% dei 1.016 intervistati italiani non ha dubbi che bisogna imprimere un cambio di passo su solare, eolico, fotovoltaico, idrogeno e affini. La stessa percentuale ritiene che sia anche giunto il momento di investire di più in mobilità sostenibile ed efficienza energetica negli edifici. Si chiedono dunque politiche atte a incentivare opere di ristrutturazione che consentano isolamento termico e dispersione di calore.

L’indagine di Eurobarometro tocca anche tutti gli altri punti al centro delle azioni dell’Unione europea in risposta alla crisi energetica scaturita dalla guerra in Ucraina. Gli italiani si mostrano consapevoli del fatto che il gas, nell’immediato, continuerà ad essere comunque una fonte imprescindibile per riscaldamento e alimentazione della cucina. Per questo quasi nove su dieci di loro (88%) auspicano che gli Stati membri dell’UE, Italia inclusa, facciano scorte in vista dell’inverno, e confidano in nuovi fornitori alternativi a Gazprom anche nell’auspicio di accordi commerciali che possano portare a prezzi più vantaggiosi con conseguente riduzione delle bollette, considerate un rischio per il potere di acquisto personale e familiare dall’86% degli intervistati.

In tal senso l’indagine mostra anche una forte aspettativa nell’Unione europea. È il 91% degli italiani che guarda con speranza a Bruxelles per strumenti che possano calmierare il prezzo dell’energia a seguito dei rincari. Tutti questi italiani chiedono che “vengano prese misure a livello europeo” per limitare l’impatto dell’impennata dei costi. Intanto gli italiani cercano di arrangiarsi come possono. Pur di ridurre il costo della propria bolletta, più di un cittadino su due (56%) è disposto a rimettere mano al termostato e ridurre la temperatura interna della propria casa.

QUIRINALE, INCONTRO CON ROBERTA METSOLA E UNA RAPPRESENTANZA DI STUDENTI DELLE SCUOLE AMBASCIATRICI DEL PARLAMENTO EUROPEO

Rinnovabili indispensabili per il futuro della Ue, Mattarella: “Dobbiamo fare di più”

Accelerare sulle rinnovabili per evitare di tornare al carbone e dare attuazione al Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il capo dello Stato, Sergio Mattarella, chiede al Paese di “fare di più“, concretizzando in modo “veloce e concreto” i contenuti del Pnrr. L’occasione è stato l’incontro al Quirinale con una rappresentanza degli studenti di scuole secondarie di secondo grado a cui ha partecipato anche la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola. “Bisogna intensificare molto lo sviluppo delle fonti alternative di energia“, ha detto Mattarella, ricordando che, ad esempio, “il Portogallo ormai ha oltre il 60% di energia rinnovabile. Dobbiamo fare molto di più. E il programma che si è fatto, anche nel Pnrr, è in questa direzione. L’importante è adesso attuarlo in maniera veloce e concreta“.

Di energia ha parlato anche Roberta Metsola nel corso della sua giornata in Italia, prima a Palazzo Giustiniani con la presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, poi a Montecitorio con il presidente della Camera, Roberto Fico, infine con Mattarella. “L’Unione dell’energia non può essere più rimandata”, ha sottolineato Metsola. L’energia sarà il tema centrale del dibattito sul futuro dell’Europa presieduto dalla “presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen e dal presidente francese, Emmanuel Macron”. L’Unione Europea, in questo senso, ha “un’opportunità d’oro”, quella di prendere le decisioni “che non abbiamo assunto sinora”.

Ora più che mai emerge la necessità di condensare quanto fino ad adesso è stato discusso sull’Unione dell’energia, per evitare che Stati terzi possano “ricattarci e dimostrarsi non affidabili” e avere così la possibilità di “raggiungere l’autonomia”. Una scelta che è stata rimandata in passato ma che adesso è improrogabile. Sulla fattibilità di un’Unione dell’energia, la presidente, non ha dubbi: “Se abbiamo imparato una cosa durante la pandemia è che quando c’è la volontà politica di prendere decisioni difficili, l’Ue c’è”.

Italia-Giappone

Italia e Giappone insieme per la transizione ecologica

Sono passati quasi 156 anni da quando i nostri paesi firmarono un trattato per la pace perpetua e una amicizia costante”. Inizia così il discorso del presidente del Consiglio, Mario Draghi, nel punto stampa a Palazzo Chigi, al termine dell’incontro con il primo ministro del Giappone, Fumio Kishida.

La condanna dell’invasione Russa all’Ucraina è stato l’argomento fulcro del colloquio. A questo proposito, Italia e Giappone, hanno confermato l’impegno congiunto nel “favorire tregue anche localizzate per permettere l’evacuazione dei civili e sostenere i negoziati di pace”, ha annunciato Draghi, sostenendo che “i nostri Paesi sono alleati nella gestione delle emergenze legate alla guerra, prima fra tutte quella energetica“.

Ringraziando il paese del sol levante per aver “accettato con straordinaria prontezza che carichi di gas naturale liquefatto già pre-contrattualizzati con Paesi terzi siano reindirizzati verso l’Europa“, il premier ha posto l’accento sulla “ricca cooperazione economica e commerciale” tra gli Stati, sottolineando che il Giappone è “il secondo mercato asiatico per le nostre esportazioni”. Spingendosi oltre, il presidente del Consiglio ha annunciato: “Dobbiamo rafforzare i nostri partenariati industriali, in particolare in settori innovativi, come l’energia rinnovabile, le biotecnologie, la farmaceutica, la robotica, l’aeronautica“.

Il primo ministro del Giappone, Fumio Kishida, in merito al legame economico e commerciale tra Italia e Giappone, ha ritenuto importante che tra le imprese dei nostri Paesi “sia iniziata una cooperazione in settori quali l’energia, l’idrogeno e il ferroviario“. “I nostri governi – ha concluso Kishida – stanno lavorando anche per sostenere un ulteriore sviluppo della collaborazione tra le aziende, in settori come quelli delle energie rinnovabili e della connettività“.

MARIO DRAGHI

Draghi: “Tetto al prezzo del gas per togliere risorse economiche a Putin”

Un intervento lungo e toccante, quello del premier Mario Draghi, davanti al parlamento europeo a Strasburgo. Un intervento iniziato con un omaggio a David Sassoli, scomparso a gennaio di quest’anno, e proseguito con una fotografia dell’Unione dopo la pandemia e in piena guerra tra Russia e Ucraina, con tutti i cascami che questa situazione si porta appresso. Draghi ha parlato della necessità di un federalismo pragmatico “che abbracci tutti gli ambiti colpiti dalle trasformazioni in corso: dall’economia, all’energia, alla sicurezza. Se ciò richiede l’inizio di un percorso che porterà alla revisione dei Trattati, lo si abbracci con coraggio e con fiducia”; ha aggiunto che “se dagli eventi tragici di questi anni sapremo trarre la forza di fare un passo avanti; se sapremo immaginare un funzionamento più efficiente delle istituzioni europee che permetta di trovare soluzioni tempestive ai problemi dei cittadini, allora potremo consegnare loro un’Europa in cui potranno riconoscersi con orgoglio”.

CRISI ALIMENTARE

Il presidente del Consiglio si è soffermato a lungo sugli effetti del conflitto ucraino, sostenendo che “dal punto di vista economico, il conflitto ha causato instabilità nel funzionamento delle catene di approvvigionamento globali e volatilità nel prezzo delle materie prime e dell’energia. Le forniture alimentari ucraine sono crollate a causa delle devastazioni della guerra e dei blocchi alle esportazioni imposti dalla Russia nei porti del Mar Nero e del Mar d’Azov. L’Ucraina è il quarto maggiore fornitore estero di cibo nell’Unione Europea, ci invia circa metà delle nostre importazioni di granoturco, e un quarto dei nostri oli vegetali. Russia e Ucraina contano per oltre un quarto delle esportazioni globali di grano. Quasi 50 Paesi del mondo dipendono da loro per più del 30% delle proprie importazioni. C’è un forte rischio che l’aumento dei prezzi, insieme alla minore disponibilità di fertilizzanti, produca crisi alimentari”.

CRISI ENERGETICA

Draghi è stato chirurgico nell’affrontare il tema dell’energia. È partito dai prezzi e ha sviluppato ragionamenti concreti: “Il greggio, che tra dicembre e gennaio oscillava tra i 70 e i 90 dollari al barile, si aggira oggi intorno ai 105 dollari, dopo un picco di 130 dollari a marzo. Il prezzo del gas sul mercato europeo è intorno ai 100 euro per megawattora – circa cinque volte quello di un anno fa. Questi aumenti – che seguono i rincari che si osservavano già prima dell’inizio del conflitto – hanno spinto il tasso d’inflazione su livelli che non si vedevano da decenni”, la sottolineatura di Draghi.

MEDITERRANEO FONDAMENTALE

La politica energetica è un’area in cui i Paesi del Mediterraneo devono giocare un ruolo fondamentale per il futuro dell’Europa. L’Europa ha davanti un profondo riorientamento geopolitico destinato a spostare sempre di più il suo asse strategico verso Sud”, ha raccontato il premier davanti ai parlamentari dell’Unione. “La guerra in Ucraina ha mostrato la profonda vulnerabilità di molti dei nostri Paesi nei confronti di Mosca. L’Italia è uno degli Stati membri più esposti: circa il 40% del gas naturale che importiamo proviene infatti dalla Russia. Una simile dipendenza energetica è imprudente dal punto di vista economico, e pericolosa dal punto di vista geopolitico. L’Italia intende prendere tutte le decisioni necessarie a difendere la propria sicurezza e quella dell’Europa. Abbiamo appoggiato le sanzioni che l’Unione Europea ha deciso di imporre nei confronti della Russia, anche quelle nel settore energetico. Continueremo a farlo con la stessa convinzione in futuro”.

AFRICA E MEDIO ORIENTE

L’Italia si sta muovendo. Draghi ha ribadito a Strasburgo ciò che aveva detto ieri in conferenza stampa dopo il Cdm: “Abbiamo preso importanti provvedimenti di semplificazione per accelerare la produzione di energia rinnovabile, essenziale per rendere la nostra crescita più sostenibile. La riduzione delle importazioni di combustibili fossili dalla Russia rende inevitabile che l’Europa guardi verso il Mediterraneo per soddisfare le sue esigenze. Mi riferisco ai giacimenti di gas, come combustibile di transizione, ma soprattutto alle enormi opportunità offerte dalle rinnovabili in Africa e Medio Oriente. I Paesi del sud Europa, e l’Italia in particolare, sono collocati in modo strategico per raccogliere questa produzione energetica e fare da ponte verso i Paesi del nord. La nostra centralità di domani passa dagli investimenti che sapremo fare oggi”.

TETTO EUROPEO

Draghi ha insistito nulla necessità di mettere “un tetto europeo ai prezzi del gas importato dalla Russia”, precisando che “la nostra proposta consentirebbe di utilizzare il nostro potere negoziale per ridurre i costi esorbitanti che oggi gravano sulle nostre economie. Allo stesso tempo, questa misura consentirebbe di diminuire le somme che ogni giorno inviamo al Presidente Putin, e che inevitabilmente finanziano la sua campagna militare”.

COSTO ELETTRICITÀ

La riflessione di Draghi sull’escalation dei prezzi è stata chirurgica: “Vogliamo rivedere in modo strutturale il meccanismo di formazione del prezzo dell’elettricità, che dipende dal costo di produzione della fonte di energia più costosa, di solito il gas. Anche in tempi normali, la generazione di energia da fonti fossili ha infatti costi di produzione maggiori di quella da fonti rinnovabili. Si tratta di un problema destinato a peggiorare nel tempo. Con l’aumento progressivo della quota di energia rinnovabile nel nostro mix energetico, avremo prezzi sempre meno rappresentativi del costo di generazione dell’intero mercato. In questo periodo di fortissima volatilità sul mercato del gas, la differenza di prezzo è spropositata”.

Draghi

Eolico

Spertino (Politecnico di Torino): L’eolico? Da noi sarà galleggiante

Taranto ha da poco inaugurato il primo parco eolico offshore italiano. Un totale di 10 pale che saranno capaci di fornire il fabbisogno energetico di 60mila persone l’anno. Ci sono voluti 14 anni di stop e ripartenze per arrivare al risultato, e il nodo burocratico ha animato il dibattito sul ritardo di un potenziale eolico italiano che secondo l’associazione Anev può superare i 19 gigawatt entro il 2030, a fronte di un installato di poco superiore ai 10.

Ma tolta la variabile delle autorizzazioni e delle polemiche che accompagnano progetti di questa portata, come possiamo immaginarci la componente eolica nell’Italia del 2050? Quanta energia sarà prodotta da impianti installati nel Mediterraneo, quanti sulla terraferma, e quanti ancora saranno realizzati per intercettare il vento troposferico?

Difficilissimo fare previsioni. Filippo Spertino, professore al dipartimento di Energia al Politecnico di Torino, ci aiuta ad avere un’idea. “Credo che circa il 70% degli impianti eolici saranno onshore“, le tradizionali pale eoliche installate sulla terraferma, “soprattutto per una questione di costi” spiega Spertino. “Mi aspetto poi un 20-25% di eolico offshore, e la percentuale restante di eolico d’alta quota“.

L’eolico offshore – come nell’esempio di Taranto – ha un vantaggio tecnico importante: l’attrito delle correnti d’aria con la superficie del mare è infatti molto minore rispetto al suolo, e può portare anche a una produzione doppia di energia per singola unità. Ma sconta le criticità morfologiche delle coste italiane. “A differenza di quanto accade nei paesi del Nord Europa, dove i fondali marini sono molto più bassi” spiega il professore, “la profondità del Mediterraneo costringe a progettare gran parte dei sistemi eolici come piattaforme galleggianti, con costi di ancoraggio importanti“. Problema a cui si aggiunge il costo dei cavi per il trasferimento dell’energia, che deve coprire distanze importanti sui fondali marini.

E l’eolico d’alta quota? “I rendimenti potenziali possono essere anche superiori al 40%, con un vento in quota molto più intenso e stabile” spiega Spertino. In questo genere di installazione, l’energia meccanica trasmessa dal vento viene trasmessa da un kite (un aquilone, una vela) a un generatore posizionato a terra, oppure trasformata direttamente in quota in energia elettrica. “Ma al momento scontano limiti strutturali, con la gestione della fase di tiro e di richiamo, che non le rendono ancora competitive“.

Ma nell’Italia del 2050, a fare la differenza sarà la pianificazione congiunta fra le diverse tecnologie rinnovabili, come l’energia del vento e il fotovoltaico. “Ma anche cambiare il nostro profilo di consumo” conclude Spertino, “riprogettando alcune attività oggi realizzate a ciclo continuo, intensificandole nelle ore a maggiore disponibilità di sole o vento“.