Primo carico di Gnl a Piombino: al via il test sul rigassificatore. Ma per comitati è allarme sicurezza

E’ sempre più vicino l’avvio delle attività della Golar Tundra, arrivata a Piombino tra il 19 e il 20 marzo, che avrà il compito di trasformare il gas naturale liquido proveniente dall’Algeria, per poi immetterlo nelle pipeline che lo porteranno ai punti di stoccaggio e, da lì, nelle case degli italiani. Dopo l’arrivo di Kalymnos, la prima metaniera che avrà il compito di rifornire la nave rigassificatrice di Snam, si aprirà ufficialmente la fase di test. A fare gli onori di casa venerdì mattina ci saranno il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin e il governatore della Toscana, Eugenio Giani.

La Golar Tundra, costata 350 milioni di dollari (circa 330 milioni di euro) può operare sia come metaniera per il trasporto del gas naturale liquefatto, sia come Fsru. La nave, costruita nel 2015, ha una capacità di stoccaggio di circa 170mila metri cubi di gas naturale liquefatto e una capacità di rigassificazione continua di 5 miliardi di metri cubi l’anno.

I diversi comitati di cittadini che da sempre si oppongono al progetto, sono sul piede di guerra e denunciano “condizioni tuttora di incertezza assoluta riguardante la sicurezza”. “Il gas arriverà – scrivono in una nota – e si comincerà a lavorarci per fare delle prove, come se le prove stesse non fossero potenzialmente pericolose. Senza neanche un piano di evacuazione, salvaguardati da 5 vigili del fuoco”. Chiedono, quindi, di attendere “come minimo le risposte e i chiarimenti” del Comitato tecnico regionale in merito al rapporto definitivo di sicurezza. Il Comitato salute pubblica Piombino si rivolge direttamente al ministro Pichetto: “perché viene a Piombino? Forse per Lei e per il Suo Governo è motivo di orgoglio essere riusciti a installare un impianto a rischio di incidente rilevante, in un arco temporale così breve?”.

Una richiesta condivisa anche da Alleanza Verdi Sinistra. Il segretario nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni ha presentato un’interrogazione parlamentare al governo, nella quale si chiede “uno stop cautelativo della fase di collaudo della nave rigassificatrice posizionata all’interno del porto della città di Piombino, in attesa di verificare che tutte le condizioni di sicurezza, con mezzi e personale adeguato, siano verificate dalle autorità nazionali e locali di prevenzione della sicurezza”.

Lo scorso 27 aprile si è svolta la conferenza dei servizi per la concessione dell’autorizzazione all’esercizio del rigassificatore e il Comune di Piombino ha confermato il proprio parere negativo. “Abbiamo ribadito e confermato la posizione di contrarietà del Comune a questo progetto, la cui sicurezza è dubbia ogni giorno di piùha detto Francesco Ferrari, sindaco di Piombino Così come molto dubbio è il percorso amministrativo che va dritto, purtroppo, verso l’autorizzazione all’esercizio dell’impianto”.

E’ al largo della Malesia la nave rigassificatrice di Snam: a Piombino entro marzo

E’ partita. Sta arrivando. La nave rigassificatrice Golar Tundra, acquistata da Snam lo scorso anno per 350 milioni di dollari, ha lasciato il cantiere di Keppel a Singapore e ora – secondo il monitoraggio di Vesselfinder.com – si trova tra Malesia e Indonesia. Procedendo a una velocità di 12 nodi, dovrebbe arrivare a Piombino entro fine mese. Il rigassificatore, costruito nel 2015, è stato sistemato in questi mesi da Keppel, CoolCo e Golar Lng: gli hanno ovviamente apposto anche il logo di Snam. Ora scatta il conto alla rovescia, dopo mesi di polemiche politiche, seguite alla decisione dell’allora governo Draghi di puntare sulla località toscana – insieme a Ravenna – come nuova sede di uno dei due terminal che dovrebbero farci dimenticare il calo di forniture di gas russe via tubo. Il rigassificatore “dovrebbe entrare in funzione entro maggio, ovvero a 6 mesi dall’autorizzazione. Ci sono 200 persone che lavorano 24 ore su 24 per raggiungere l’obiettivo”, spiegava il 19 gennaio scorso Stefano Venier, Ceo di Snam, durante la conferenza stampa di presentazione del piano strategico 2022-2026. E proprio quel giorno la Conferenza dei Servizi concesse a Snam la famosa Aia, Autorizzazione integrata ambientale, per l’installazione del rigassificatore nel porto di Piombino, nonostante le battaglie e il parere contrario del sindaco della città toscana.

La nave, che dovrà percorrere oltre 10mila km per giungere sulle coste toscane, ha una capacità di stoccaggio di circa 170.000 metri cubi di gas naturale liquefatto e di rigassificazione continua di 5 miliardi di metri cubi l’anno. “Da sola – ricordava Venier – potrà contribuire a circa il 6,5% del fabbisogno nazionale, portando la capacità di rigassificazione italiana a oltre il 25% della domanda”. I rigassificatori galleggianti sono dei terminali in grado di stoccare e rigassificare il gas naturale, navi collocate in prossimità di un’area portuale, in banchina o al largo, che ricevono il Gnl a una temperatura di -160°C da altre navi metaniere e lo rigassificano (ovvero lo portano allo stato gassoso) per poterlo immettere nella rete nazionale di trasporto del gas. Snam possiede già il rigassificatore di Panigaglia (La Spezia), è uno degli azionisti di controllo (con il 49%) di Olt (il rigassificatore galleggiante al largo di Livorno) e ha una quota di circa il 7,5% di Adriatic LNG, l’impianto al largo delle coste polesane.

Solo nel 2024 dovrebbe invece entrare in vigore l’altro “rigassificatore a Ravenna, a partire dal terzo trimestre. Sarà ancorato a un molo che deve essere ancora ristrutturato. Ci vuole più tempo rispetto a Piombino”, spiegava sempre Venier. “L’acquisizione della nave sarà invece completata entro settembre e costerà 400 milioni di euro”. Si tratta della BW Singapore, costruita nel 2015 come la Golar Tundra e, come la nave attualmente in navigazione verso l’Oceano Indiano, ha una capacità massima di stoccaggio di circa 170.000 metri cubi di Gnl e di rigassificazione continua per circa 5 miliardi di metri cubi. Snam infine ha firmato un accordo per convertire in metaniera la Golar Arctic dalla capacità di stoccaggio di 140mila metri cubi di gas, che sarà installata nei pressi dell’area portuale di Portovesme, in provincia di Cagliari.

Biometano, un mercato di nicchia in netta espansione

Biometano, fonte rinnovabile e programmabile che si ottiene dalle biomasse agricole e/o agroindustriali e che rappresenta un importante tassello di quella diversificazione delle fonti indispensabile per ridurre le emissioni di CO2

Il Piano europeo RepowerEu punta a produrre 35 miliardi di metri cubi di biometano entro il 2030. Oggi se ne producono 3 (miliardi)

L’Italia dovrebbe arrivare a produrne 5 mili ardi entro il 2030

A che punto è oggi il mercato del biometano? E quali le opportunità offerte da questa fonte? Ne parliamo con Marco Ortu, Managing Director di Bioenerys, società del gruppo Snam. Intervista di Marco Dipaola per WarRoom Business 

Guarda l’intervista completa 

 

Arriva l’autorizzazione ambientale per il rigassificatore di Piombino. Il sindaco: “Valutiamo se impugnare”

La Conferenza dei servizi sul rigassificatore di Piombino concede a Snam l’Aia, Autorizzazione integrata ambientale, per l’installazione dell’impianto nel porto. Anche se il Comune ha espresso parere contrario, il Ruas e la Regione Toscana hanno invece espresso parere favorevole con prescrizioni.
Dovrebbe entrare in funzione entro maggio di quest’anno, ovvero a 6 mesi dall’autorizzazione. “Ci sono 200 persone che lavorano 24 ore su 24 per raggiungere l’obiettivo”, fa sapere Stefano Venier, Ceo di Snam. Ma il sindaco, Francesco Ferrari, non molla: “Tutte questioni profondamente legate alla sicurezza della città e dei cittadini che non possono continuare ad essere ignorate. Attendiamo l’udienza del Tar e, intanto, valuteremo con la Task force di legali e tecnici se impugnare anche questo ennesimo atto”, afferma.

Le argomentazioni del primo cittadino non cambiano: “Non c’è ancora chiarezza sulle molte criticità che abbiamo sollevato”, sostiene. Si discute di una nave sulla quale sono in corso, rileva, “significative opere che ne modificheranno sostanzialmente l’assetto”. Così, quella che rischia di arrivare a Piombino non sarà la nave che è stata studiata e valutata. Snam, denuncia Ferrari, “ha ammesso di non conoscere molti aspetti essenziali e che l’impianto non è ancora stato testato. Inoltre, si continua a non affrontare i temi degli incidenti rilevanti, dell’impatto dell’impianto sulla salute pubblica e dell’operatività del porto una volta installato il rigassificatore”.

La società però è convinta che il progetto andrà in porto nei tempi. “La situazione del mercato del gas è abbastanza buona. Grazie a un clima mite nelle ultime settimane e grazie a tutte le iniziative che abbiamo messo a terra, ora ci sono 2,5 miliardi di metri cubi di gas in più negli stoccaggi. Potremmo arrivare a 4 miliardi di metri cubi di gas di scorta ad aprile”, sostiene Venier. Considera l’obiettivo di arrivare a riempire 11 miliardi di metri cubi di gas per il prossimo inverno “più fattibili” e il rigassificatore di Piombino “darà un contributo di 2,5 miliardi dalla prossima estate”. Con i due rigassificatori di Piombino e Ravenna, Snam prevede che l’Italia avrà nel 2025-2026 il “40% del proprio fabbisogno copribile con forniture di gas liquefatto”. Si partiva dal 20% scarso, “mi sembra già un importante step”.

cdp

Energia, studio Cdp: Stoccaggi, infrastrutture e Gnl per uscire da emergenza

L’Italia è tra i Paesi europei energeticamente più dipendenti dall’estero e dispone di una capacità nominale di importazione di circa 130 miliardi di metri cubi di gas all’anno (115 via gasdotto e circa 15 via nave). Tuttavia il livello di effettivo utilizzo delle infrastrutture di interconnessione è al 57% della loro capacità. Senza contare che l’Italia ha riserve comprese tra i 70 e i 90 miliardi di metri cubi anche se produce poco più di 3 miliardi di metri cubi di gas all’anno (4% dei consumi), con una diminuzione di circa 6 volte rispetto ai livelli di fine anni ’90 e il 2000. Sono solo alcuni dei dati presi in considerazione dallo studio di Cassa Depositi e Prestiti ‘Sicurezza energetica: quali prospettive oltre l’emergenza?’, che analizza la situazione italiana e individua le eventuali alternative percorribili per sostituire le importazioni di gas dalla Russia. Il documento conferma che l’Italia “principalmente a causa della scarsa dotazione di risorse naturali“, è tra i Paesi europei energeticamente più dipendenti delle importazioni: quasi tre quarti delle materie prime arrivano infatti da Paesi terzi (73% a fronte di una media Ue del 57%). Non sono dunque sorprendenti, in tal senso, le conseguenze della guerra in Ucraina. Secondo gli analisti di Cdp, “l’approvvigionamento italiano presenta una forte concentrazione in un numero limitato di Paesi caratterizzati da elevati profili di rischio geopolitico“.

LE STRADE DA PERCORRERE

Ma ci sono almeno tre vie percorribili per ridurre la dipendenza energetica, in special modo dalla Russia: pieno sfruttamento della capacità di stoccaggio nel brevissimo periodo, potenziamento della capacità di trasporto del gasdotto Tap, nuovi impianti per il gas naturale liquefatto per consentire una rimodulazione delle importazioni nel breve-medio periodo. A queste opzioni, spiega Cdp, “si aggiunge la necessità di accelerare la transizione verso un sistema più efficiente e meno dipendente dai combustibili fossili, puntando sulle energie rinnovabili”. Il legame di dipendenza energetica dall’estero si è creato infatti nel corso dei passati decenni, per questioni non meramente economiche. Lo studio sottolinea che “l’obiettivo di salvaguardia dell’ecosistema dai rischi ambientali e sismici ha portato l’Italia a rinunciare all’adozione delle tecnologie di fracking e in generale a ridurre drasticamente le aree di operatività“. Il risultato è che “dei 1.300 giacimenti presenti sul suolo nazionale, oggi poco più di 500 vengono coltivati con continuità” e inoltre “l’ammontare più significativo di riserve è localizzato nell’Adriatico settentrionale, dove è stato imposto il divieto di estrazione“.

L’ITALIA COME PLAYER INTERNAZIONALE

Sta di fatto che in un orizzonte di lungo periodo “gli attuali equilibri energetici e geopolitici potrebbero cambiare e alcuni Paesi potrebbero passare da importatori netti di energia a esportatori“. L’Italia potrebbe infatti giocare un ruolo chiave. Anzi da protagonista, grazie al posizionamento strategico e alla valorizzazione di reti e porti. Senza mezzi termini, Cdp spiega che l’Italia “potrebbe candidarsi a diventare un hub di accesso al gas naturale e in futuro anche dell’idrogeno, facendo da ponte tra le due sponde del Mediterraneo e riacquisendo quella centralità che il posizionamento geografico e storico le hanno sempre assegnato“. Dopotutto, l’Italia vanta una rete infrastrutturale per il trasporto del gas naturale tra le più estese d’Europa. Oltre 32.500 chilometri di gasdotti (la quasi totalità della rete) sono gestiti da Snam. Gli approvvigionamenti sono assicurati – prosegue il documento – da cinque gasdottiche trasportano il gas proveniente dalle principali aree di importazione (Russia, Nord Africa, Nord Europa e Asia Centrale) fino alla frontiera italiana in corrispondenza di sei punti di ingresso nella rete nazionale e tre terminali di rigassificazione”. L’interconnessione con l’estero è garantita dal gasdotto Tenp-Transitgas per il gas estratto nel Mare del Nord dai Paesi Bassi attraverso Germania e Svizzera fino al Passo di Gries, in Piemonte, per una capacità annua di circa 20 miliardi di metri cubi. A questo si aggiungono il Tag (40 miliardi), il Ttpc-Tmpc (34 miliardi), il Greenstream (10 miliardi), il Tap (8 miliardi), il terminale di rigassificazione di Panigaglia (3,5 miliardi), il terminale di rigassificazione offshore di Porto Viro (8 miliardi), il terminale galleggiante di Livorno (3,75 miliardi).

DAL BREVE AL LUNGO PERIODO

L’analisi di Cdp prevede dunque suggerimenti e possibili soluzioni, tenendo ben presente che “la prospettiva più efficace è quella di guardare alla sicurezza energetica in un’ottica integrata che consideri contemporaneamente l’esigenza di tutelare la continuità degli approvvigionamenti, presidiare e preservare le infrastrutture critiche di fornitura e sviluppare le fonti rinnovabili”. Tre le priorità, la prima delle quali prevede “il pieno sfruttamento della capacità di stoccaggio nel brevissimo periodo, arrivando ad una quota di riempimento dei siti pari al 90%, che consentirebbe di coprire circa il 20% dei consumi interni”. Lo studio spiega che “se dovessimo portare oggi lo stoccaggio al 90% delle nostre possibilità, dovremmo acquistare circa 120 terawattora di gas. Ipotizzando di applicare il prezzo che attualmente si utilizza sui mercati, si potrebbe immaginare un costo pari a 12 miliardi di euro“. La seconda leva individuata da Cdp è il “potenziamento della capacità di trasporto del Tap da 10 a 20 miliardi di metri cubi l’anno, equivalente quindi a circa due terzi del gas di importazione russa, e incremento dell’effettivo utilizzo dei metanodotti esistenti che trasportano il gas dal Nord Africa“. Nel documento viene rilevato come la “capacità di trasporto del Tap presso Meledugno è attesa salire a 10 miliardi di metri cubi l’anno già entro l’estate 2022 e il raddoppio della capacità potrebbe essere implementato nell’arco di 4 anni“. Infine, serve il “rafforzamento della capacità di rigassificazione, per consentire una rimodulazione delle importazioni di gas verso il Gnl nel breve-medio periodo. A tal fine – prosegue l’analisi – occorre da un lato portare a pieno regime l’impiego dei terminali esistenti, il cui utilizzo è pari a soltanto il 75% della loro capacità teorica, che coprirebbe circa il 20% del fabbisogno nazionale. Dall’altro, si può provvedere alla realizzazione di nuovi terminali di rigassificazione“. E a questo proposito Cdp ricorda che “il governo italiano ha incaricato i principali operatori del settore di individuare due navi Fsru (floating storage regasification unit) che possano fungere da terminali galleggianti con caratteristiche analoghe a quelle dell’Olt di Livorno. I terminali galleggianti rappresentano una soluzione più rapida, economica e a minor impatto rispetto alla costruzione di impianti onshore30: dal momento della concessione sono necessari, infatti, dai 12 ai 18 mesi per la loro attivazione (quando le navi siano già disponibili)“.

LA ‘QUARTA’ SOLUZIONE

A queste tre possibili soluzioni ‘tecniche’, se ne deve aggiungere un’altra, più diplomatico-politica: “La gestione della crisi – si legge ancora nel documento -, per via dei livelli di interconnessione e interdipendenza tra Stati membri, impone in primo luogo un approccio comunitario alla sicurezza energetica. L’Ue nel suo complesso deve, infatti, trovare un’alternativa per i circa 150 miliardi di metri cubi di gas che nel 2021 ha importato dalla Russia (40% del consumo totale di gas)“.