Clima, Pe boccia procedura d’urgenza sul target -90% Co2 al 2040

Il dibattito sull’emendamento alla Legge sul Clima che introduce il target al 2040 di riduzione delle emissioni del 90% sui livelli del 1990 fa serrare i ranghi delle forze politiche di destra e di quelle sinistra, delineando una frattura precisa tra i due blocchi al Parlamento europeo e mandando di nuovo in frantumi la vecchia maggioranza Ursula. Oggi, l‘aula ha bocciato la richiesta di usare la procedura d’urgenza su tale modifica. Una richiesta che era stata avanzata da Verdi, Socialisti (S&d) e liberali di Renew Europe per cercare di portare a casa il risultato il prima possibile, entro la prossima Conferenza delle Parti Onu sui cambiamenti climatici (Cop30) a Belém, in Brasile, a novembre.

A votare contro una procedura che avrebbe velocizzato il processo – attraverso un voto in commissione Ambiente direttamente sugli emendamenti alla proposta della Commissione, senza la presentazione della relazione da parte del relatore dei Patrioti per l’Europa e i seguenti negoziati con i relatori ombra – sono state tutte le forze della destra insieme al Partito popolare europeo. Su scala italiana, in questo caso non ci sono state divisioni tra i due blocchi di maggioranza e opposizioni: contrari Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia; favorevoli, Partito democratico, Movimento 5 stelle e Alleanza Verdi Sinistra. A livello complessivo, sono stati 370 i no, 8 gli astenuti e 300 i sì. Il Ppe ha definito non giustificata la richiesta di una procedura più rapida e ha chiesto più tempo per “esaminare attentamente” la legge. Secondo il primo gruppo dell’Aula, devono essere gli Stati membri a decidere sulla questione, presumibilmente in una riunione dei ministri dell’Ambiente il 18 settembre prossimo. Una data che metterebbe inevitabilmente a rischio il risultato entro la Cop30. Il Ppe ha “unito le forze con l’estrema destra per mettere a repentaglio” la legge sul clima, hanno immediatamente denunciato i deputati verdi. E il liberale Pascal Canfin (Renew Europe) ha evidenziato che “il rifiuto della procedura d’urgenza sulla legge sul clima non garantisce che il Parlamento possa votare a ottobre prima” della Conferenza Onu in Brasile. Intanto, ieri la conferenza dei coordinatori della commissione Ambiente (Envi) ha scelto di affidare il dossier ad un relatore dei Patrioti per l’Europa. Con sgomento di sinistra e verdi.

Ciò a cui stiamo assistendo è un vero e proprio tradimento della fiducia dei cittadini europei, che chiedono un maggiore impegno per il clima. Ieri il Ppe ha consegnato la più importante legislazione climatica nelle mani di negazionisti del cambiamento climatico, e oggi ha votato contro la procedura d’urgenza chiesta dalle forze progressiste per contenere i danni“, hanno commentato oggi le eurodeputate e gli eurodeputati della delegazione italiana dei Verdi, Cristina Guarda, Ignazio Marino, Leoluca Orlando e Benedetta Scuderi. “Con questa decisione, l’Ue rischia di presentarsi alla Cop30 sostanzialmente a mani vuote. In un momento in cui gli Stati Uniti si sono ritirati dagli Accordi di Parigi, stiamo di fatto consegnando la leadership delle negoziazioni sul clima alla Cina”, hanno aggiunto. La proposta di inserire il target del -90% di emissioni al 2040 è nelle linee politiche di questa Commissione europea, la seconda guidata da Ursula von der Leyen. Dopo vari ritardi, l’esecutivo Ue ha presentato la proposta a inizio luglio. Ma per venire incontro ai malumori e alle critiche emerse nei mesi scorsi da alcuni Paesi membri e gruppi politici, ha inserito delle flessibilità nel metodo di calcolo nel tentativo di vincere le resistente degli Stati più restii. L’obiettivo della Commissione è di adottare l’emendamento entro l’appuntamento in Brasile, ma i tempi sembrano estremamente stretti. Certamente, il relatore dei Patrioti – gruppo presieduto dal francese Jordan Bardella (Raggruppamento Nazionale, RN) – non potrà impedire alle altre forze politiche di raggiungere un accordo sul contenuto finale della Legge sul clima. Ma l’estrema destra potrà tentare di ritardare i negoziati e avrà una concreta opportunità di combattere “l’ecologia punitiva”.

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Dodici Paesi Ue non raggiungeranno i target climatici al 2030: Italia e Germania maglia nera

L’azione degli stati membri dell’Ue per mitigare le emissioni climalteranti non è sufficiente a conseguire gli obiettivi dell’Unione Europea in materia di protezione del clima e l’Italia è tra i Paesi con i risultati peggiori. È quanto emerge dall’ultimo studio di Transport & Environment, l’organizzazione ambientalista indipendente europea. Senza un’azione immediata, dodici Paesi dell’Ue non conseguiranno gli obiettivi climatici nazionali previsti dall’Effort Sharing Regulation (ESR), mentre altri sette rischiano di non raggiungere la piena compliance. Germania e Italia sono i due Paesi con i risultati peggiori in termini assoluti, mentre la Francia raggiungerà l’obiettivo ma con un margine molto stretto, tanto che qualsiasi passo indietro nelle politiche, o un inverno molto freddo che spinga ad aumentare il consumo di energia, potrebbero mettere a rischio il conseguimento dei suoi obiettivi. “C’è ancora tempo per correggere le politiche governative e raggiungere gli obiettivi al 2030 – commenta T&E – ma serve maggiore impegno”.

ITALIA E GERMANIA MANCHERANNO I TARGET. Lo studio presentato oggi evidenzia come Germania e Italia mancheranno i loro obiettivi climatici con uno scarto sostanziale (rispettivamente 10 e 7,7 punti percentuali). Di conseguenza, potrebbero consumare tutto il surplus di crediti disponibili per gli altri Paesi. La Germania da sola avrà bisogno del 70% dei crediti disponibili. Gli altri Paesi non conformi con gli obiettivi di riduzione delle emissioni si ritroveranno senza crediti da acquistare. Una situazione, questa, che potrebbe dare adito a contenziosi legali. Se le quote dovessero essere scambiate a 129 euro (il prezzo del carbonio previsto da Bloomberg nei settori ETS al 2030), l’Italia, con un deficit di 120 milioni di crediti, dovrà pagare 15,5 miliardi di euro ai Paesi che avranno accumulato crediti di emissione. La Germania potrebbe fare anche peggio, accumulando un debito di 16,2 miliardi. Ma i due Paesi possono ancora raggiungere i loro obiettivi, implementando nuove misure per aumentare la diffusione di veicoli elettrici, aumentare l’efficienza nel settore residenziale e altro ancora.

I Paesi che non raggiungono gli obiettivi possono acquistare crediti da quelli che li raggiungono. Il prezzo dei crediti viene deciso bilateralmente tra i Paesi. Ma T&E avverte che, senza un’azione immediata, ci sarà una scarsità di crediti, dovuta al fatto che saranno troppi i Paesi che falliranno nel ridurre le loro emissioni in linea con i target assegnati su base nazionale. Questo potrebbe portare, nel 2030, a un’asta al rialzo per i crediti, con conseguente aumento dei prezzi.

Andrea Boraschi, direttore dell’ufficio italiano di T&E, spiega: “L’ammontare delle sanzioni che i Paesi potrebbero dover pagare nel 2030 è impressionante. Gli stati membri si trovano di fronte a una scelta chiara: pagare miliardi per il loro debito di carbonio o implementare nuove politiche, che migliorino la vita dei loro cittadini e li proteggano dalle conseguenze del cambiamento climatico. Ci sono ancora sei anni per correggere la rotta. Chiediamo alla nuova Commissione di riunire un gruppo d’azione, in cui vengano proposte misure come gli obiettivi di elettrificazione a livello europeo per le auto aziendali e in cui i Paesi ritardatari ricevano le indicazioni necessarie”.  “La cosa più preoccupante che emerge dalla nostra analisi – ha concluso Boraschi – è che la Germania e l’Italia si accingono a divorare tutti i crediti disponibili nell’UE. Questo avrà ricadute economiche molto concrete; per l’Italia sarebbe un colpo durissimo, vista la precarietà delle nostre finanze e l’enorme debito pubblico”.

IN SPAGNA, GRECIA E POLONIA I MIGLIORI RISULTATI. I Paesi che secondo lo studio di T&E stanno ottenendo i migliori risultati in termini assoluti – quindi con il maggior surplus di crediti – sono la Spagna, la Grecia e la Polonia. La Spagna potrebbe superare di 7 punti percentuali il suo obiettivo per il 2030. Se così fosse, il governo spagnolo, scambiando i suoi crediti di emissione, riceverebbe 10 miliardi circa dai Paesi che non sono in regola. I piani presentati da Francia, Paesi Bassi e Belgio sono appena sufficienti per raggiungere il loro obiettivo, ma qualsiasi passo indietro nelle politiche rischierebbe di far arretrare anche questi stati tra quelli inadempienti, avverte T&E.

REVISIONE DEL PNIEC ITALIANO. Secondo T&E il PNIEC (Piano Nazionale per l’Energia e il Clima) italiano, rispetto alla prima formulazione presentata alla Commissione, ha bisogno di radicali revisioni e in particolare di politiche stabili per accelerare l’elettrificazione dei trasporti su strada, a partire dalle auto aziendali; di un meccanismo di credito per l’elettricità rinnovabile nei trasporti; di un taglio radicale ai 22,5 miliardi di euro di sussidi ambientalmente dannosi, che l’Italia ancora elargisce alterando i prezzi di mercato a favore delle tecnologie fossili.

EMISSIONI NEI SETTORI ESR DIMINUIRANNO DEL 35,5% NEL 2030 ANZICHE’ DEL 40%. In base all’ESR, gli stati membri devono raggiungere gli obiettivi climatici per cinque settori chiave: trasporti stradali, edifici, piccola industria, rifiuti e agricoltura. Gli obiettivi sono stati definiti in base al PIL del Paese, con i Paesi più ricchi che devono raggiungere obiettivi di riduzione delle emissioni più elevati. L’obiettivo generale per l’UE è di -40% entro il 2030 (rispetto ai livelli del 2005) in tutti e cinque i settori. I Paesi devono presentare i Piani Nazionali per l’Energia e il Clima che illustrano come intendono raggiungere l’obiettivo entro il 30 giugno. T&E ha analizzato le bozze dei PNIEC e le proiezioni più recenti per calcolare le riduzioni potenziali delle emissioni di tutti i 27 Paesi dell’UE. Aggregando i piani nazionali presentati dai Paesi, si prevede che le emissioni nei settori ESR diminuiranno solo del 35,5% nel 2030 (rispetto al 2005). Si tratta di 4,5 punti percentuali in meno rispetto all’obiettivo UE del -40%.

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